La figlia del Capitano

Ho letto questa storia, l’ho letta dopo il mio breve viaggio nelle “due capitali” russe dove, nella storica libreria di San Pietroburgo, ho acquistato questo romanzo di Aleksandr Sergeevič Puškin: La figlia del Capitano, per un regalino. Io, incuriosita, l’ho poi letto in una edizione della De Agostini del 1983 che avevo in casa: La figlia del capitano e altri racconti.

Trovare questo romanzo in italiano in questa bella libreria di San Pietroburgo è stato il “collegamento”, la motivazione che ha stimolato la lettura, oltre a scoprire dalle innumerevoli piazze, vie, statue dedicate a questo poeta, quanto Puškin sia ancora amato e onorato.

cosacco Pugačëv

Aleksandr Puskin

Questo breve romanzo storico pubblicato nel 1836 mi ha mostrato una realtà lontana ma di cui avevo già sentito narrare in canti e fiabe popolari: guerre civili russe condotte da coraggiosi ribelli contro armati eserciti imperiali, rivolte combattute per la libertà, la vita e la terra. Nobiltà e ricchezze calcolate sul numero di uomini posseduti, una terra di servi fedeli a padroni assoluti che avevano in alto onore i valori del  loro rango e la fedeltà verso il loro sovrano. Insomma una gerarchia molto rigida e difficile da modificare.

Ecco nel romanzo citare i tartari, apparire i cosacchi, i baschiri, i kirghisi, popoli nomadi e coraggiosi a cavallo nelle steppe e sotto le loro tende, ecco le guarnigioni imperiali a difesa di fortini sperduti ai confini della grande Russia. Tutto nel romanzo ci viene presentato come un’avventura rocambolesca, dove i sentimenti e le passioni sono forti, ma sono anche veri, sono relamente esistiti i personaggi principali, ci sono le città, i giardini, le bufere, la storia, ambientata alla fine del Settecento al tempo di Caterina II, è storia vera.

Ecco la zarina Caterina II nel Castello di Puskin di cui ho scritto nel precedente articolo, lei ci appare proprio lì, in quel luogo dorato, e proprio lì si conclude il romanzo, dove Mar’ja, la protagonista femminile giunge a cercare la grazia per il suo giovane tenente Pëtr condannato per  alto tradimento, in seguito all’accusa di aver complottato con il capo della rivolta Pugačëv.

Trovate in pdf le ultime 4 pagine del romanzo dove potete leggere la parte ambientata nel Palazzo di Caterina:

ultime 4 pagine La figlia del capitano

Alcune belle immagini dalla miniserie televisiva del 2012 tratta da La figlia del Capitano di Puškin:

Se volete vederlo lo trovate in due episodi su Rai Play

—————————-

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

 

Un Palazzo dorato

Dopo la prima conoscenza con San Pietroburgo (qui), la mattina successiva (29 maggio 2019) si va in pullman a visitare il famoso Palazzo di Caterina, dove si trova la preziosa Camera d’Ambra. Questo palazzo è a Puškin, a 25 km a sud est di San Pietroburgo, (l’antica Carskoe Selo, dedicato poi al grande scrittore Puškin, che qui fece i suoi studi).

Premetto che non ero entusiasta di questa visita, anche se mi incuriosiva la Camera d’Ambra. Per poter apprezzare le ricchezze e le sfarzosità eccessive di queste residenze, volute da reali di ogni tempo e luogo, mi sono data una motivazione/catalogazione precisa di questi luoghi: sono fabbriche/aziende in cui possono lavorare tantissime persone, fra cui molti artisti e artigiani, che diversamente farebbero fatica a esprimere il loro valore, o meglio a vivere decorosamente mettendo a frutto le loro arti… diversamente ti prende la nausea per eccessi non adeguati alla tolleranza umana.

Questo Palazzo di Caterina con l’immenso parco è Patrimonio dell’Umanità, dunque ora è di tutti noi!

Alcuni miei scatti alle foto dei restauratori all’opera, esposte come documento del grande lavoro che richiede questo “Patrimonio”:

Ci siamo, dopo i controlli all’entrata e calzate le soprascarpe da “sala operatoria”, accediamo ai tesori di marmi, cornici dorate, stucchi dorati, sedie dorate, candelabri dorati, cristalleria, specchi, vetrate, tappezzerie, affreschi, stufe di maioliche dipinte a mano, tessuti e vasellame e argenterie raffinati su tavole imbandite da “Mille e una notte”, drappeggi, tappezzerie disegnate con precise tonalità ed “abbracci campestri”, e legni pregiati sotto ai piedi… delle infinite stanze che creano giochi di prospettive spettacolari.

Entrate nel sogno!

(toccate una foto e scorrete la galleria)

La Camera d’Ambra… non si può fotografare!

Ci resta quindi il desiderio di fare un piccolo acquisto in ambra da portare con noi.

Il quartetto vi saluta, chiaramente in uno specchio “di servizio”, e va a prendere una “boccata d’aria”nel parco:

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Al prossimo!

Dostoevskij?

 

San Pietroburgo sull’acqua

La città da me finalmente raggiunta: San Pietroburgo (qui), fu fondata nel 1703 dallo zar Pietro il Grande sul delta della Neva, dove il fiume sfocia nel mar Baltico, è una vera e propria città costruita sull’acqua, un’acqua da rendere abitabile, una “Venezia” del nord.

(cliccare sulle mappe e sulle foto per ingrandire e leggere)

Mappa di San Pietroburgo modificata con il mio percorso sull’acqua (da https://www.informagiovani-italia.com/Mappa_San_Pietroburgo.htm)

Pomeriggio di martedì 28.05.2019

Prima di fare il giro sull’acqua, facciamo una sosta alle Sfingi egiziane, realmente portate dal Nilo alla Neva, collocate davanti al Palazzo delle Belle Arti. Oltre alle Sfingi troveremo dei Grifoni in bronzo, lucidati dal continuo passaggio di mani, perchè? Pare si possa scoprire se si avrà fortuna in amore o in denaro, dipende in che modo si guarda in un occhio al grifone e contemporaneamente si tocca un suo orecchio, se si guarda e tocca la parte sinistra o destra, non dico altro per non fare spoiler.

Quindi ecco lo sguardo dall’acqua, passando sotto alcuni degli innumerevoli ponti nel centro della città:

Tornati a terra, un po’ infreddoliti, nonostante la coperta dataci per coprirci, ma uno spruzzo dispettoso era riuscito a bagnarci i piedi. A terra dunque, soddisfatti dalla Venezia nordica, (1) facciamo una visita alla Cattedrale azzurra di San Nicola dei Marinai, dove inizio a scoprire la struttura e la funzione delle Chiese Ortodosse. Qui, nel piano basso, che richiama un Santuario di devozione, acquisto per pochi rubli una piccola icona della Vergine di Vladimir, la Madonna più amata in Russia.

(2) Una sosta anche alla Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, di cui godiamo i colori e le giocose forme dell’esterno e ascoltiamo la storia della sua costruzione a ricordo dello zar Alessandro morto qui in un attentato.

Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato

(3) Dopo la cena una breve uscita, c’è luce fino alle 23 circa (notti bianche di San Pietroburgo), scendiamo alla profondissima metropolitana e raggiungiamo la Prospettiva Nevskij, al palazzo che ospita la storica Casa dei libri,  ex Casa Singer, acquisto due libri di autori russi, tradotti in italiano e poi facciamo un giro all’interno del locale posto di fronte, il Magazin Kuptsov Yeliseyevykh: restiamo stupiti dall’atmosfera da favola, con oggetti alimentari e non, di ogni tipo, tutti molto invitanti. Non ci lasciamo tentare ed usciamo ad ammirare la cattedrale di Kazan che assomiglia alla Basilica di San Pietro in Roma e nanna!

I tre luoghi di visita (numerati, con le tre Chiese di riferimento) si trovano lungo il canale Griboedov, (luogo dove si sono mossi anche i personaggi di Dostoevskij in Delitto e Castigo). Noi non li abbiamo”purtroppo”percorsi a piedi ma in pullman, facendo quindi strade diverse.

Sulle mappe ve li mostro collegati dal canale. La prima mappa è disegnata e più intuitiva, la seconda è fatta su Google Maps e mostra il percorso a piedi reale lungo il canale. Io avrei voluto farlo, ma eravamo in organizzazione comitiva, ho “obbedito” e ho provato a lasciarmi trasportare e “coccolare”.

Luoghi evidenziati su Mappa disegnata

 

Percorso su Google Maps

 

A proposito delle notti bianche di San Pietroburgo, ecco due foto fatte dalla finestra dell’Hotel: al tramonto delle 23 e al mattino alle 8. Il sole sorgeva dalle 3 alle 4 circa, ma io non mi sono alzata a fotografarlo…

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Al prossimo!

Un Palazzo dorato

A San Pietroburgo

Ecco, a San Pietroburgo ci sono finalmente stata!

Quanto l’ho pensata, spiata sulle foto, immaginata nelle descrizioni di grandi scrittori.

Procedevo sui passi di personaggi vissuti nei palazzi, nei caseggiati, lungo viali e fiumi, o negli spostamenti dei protagonisti di romanzi, che confusi, adirati, tormentati, stanchi o innamorati si fermavano sui ponti, nelle piazze, nei giardini, nei locali del porto…

Chi subisce condanne a morte, chi si ubriaca, chi muore di malattia e miseria e chi uccide per fare giustizia, chi per amore…

Una città costruita da uno Zar per diventare la sua dimora e la capitale del suo grande stato, quindi un luogo dove tutti potessero riconoscere grandezza e bellezza.

Una città magica perchè incredibilmente nata da malsane paludi, perchè nordica e freddissima nelle lunghe notti invernali, ma calda e luminosa nelle sue notti bianche e magica nei giardini, ponti levatoi, canali, colori e luccichii…

Bene, ora ci sono stata, ci sono stata velocemente da turista e ancora devo fare ordine e trovare conforto e sostegno ai miei pensieri confusi e immaginativi. La realtà non ha superato la fantasia, ma l’ha nutrita di nuove forme, ha arginato e allargato i confini, ha rasserenato le visioni e spinto a nuove ricerche e riflessioni.

Mi conforta l’avela vista anche per poco, avrei voluto sentirla e ascoltarla di più… è stato super anche così!

Parecchi anni fa nacque la mia voglia di vedere la grande città russa, e fu incontrando la scrittrice e psicoanalista Lou Salomè.
H.F. Peters, in Mia sorella, mia sposa. La vita di Lou Andreas Salomè, scriveva:

“Anche nella claustrale solennità del Palazzo di Stato Maggiore [di San Pietroburgo], Lou sentiva l’eccitazione rivoluzionaria del tempo. Le sue aspirazioni alla libertà personale, le sue idee poco ortodosse circa i rapporti fra i sessi, il desiderio di ottenere una preparazione universitaria, tutto era influenzato dal mondo russo che la circondava, a dispetto di tutti gli sforzi che la sua famiglia faceva…”

 

Della visita al ricchissimo museo dell’Ermitage (Il mattino del 28.05.2019), qualche fugace emozione :

Però, però questa bellissima esposizione dell’Ermitage è collocata in altrettanto preziosi palazzi, a partire dal Palazzo d’Inverno, reggia degli Zar di Russia, quindi, quindi io mi distraevo dall’ascolto di Alexandra che ci parlava delle diverse correnti artistiche, di quell’ombra nel viso, o nelle pieghe della camicia, della storia delle esigenze di tranquillità delle zarine…

e mi capitava di guardare dalla finestra, godere la luce delle stanze e prendere spunto dai disegni del legno dei pavimenti…

—————-

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Alla prossima con:

– San Pietroburgo sull’acqua

 

 

La mia prima vacanza!

A luglio 1975 termino gli studi con la Maturità Magistrale e inizio a lavorare seriamente, un lavoro più continuo che mi darà la possibilità di avere i primi risparmi e di fare anche le vacanze!

Nell’estate del 1975 dunque termino gli esami, a fine luglio (si finiva così tardi a quei tempi) e vado a lavorare al “Caminetto” di Colico fino a settembre, torno sperando di occuparmi in un doposcuola e potermi iscrivere al quinto anno, che era nel tardo pomeriggio. Sfuma il doposcuola, vane altre ricerche utili, vado a fare la stagione invernale all’Aprica, addio agli studi! Dopo la stagione invernale ci sarà la stagione estiva a Bellagio (da marzo a settembre 1976).

Per l’anno scolastico 1976/77 mi infilo in varie graduatorie, nella scuola elementare posso fare solo supplenze, ma vengo chiamata alla scuola materna, presso la sezione interna del Sanatorio di Sondalo, con un incarico a tempo indeterminato.

A novembre 1976 sono a Sondalo, condivido un appartamento a Bolladore con una collega di Lecce.
Ora avrò uno stipendio fisso per tutta la vita! Ma che resta di quel piccolo stipendio che guadagno, tolte tutte le spese di vitto e alloggio… uh mam! lavorare negli alberghi guadagnavo quasi il doppio e senza spese!
Ok, ho studiato e vediamo di utilizzare questa fatica per un miglior futuro, quindi insisto a “lavorare per vivere”!

Ed eccomi alla prima estate con ferie e sono pure impegnata in una relazione fissa: ho 20 anni e vado in vacanza!
Certo non sono sposata, ma il nonno Attilio ci concede l’uso del suo Seicento e quindi si parte!
Saremo in compagnia di una coppia di amici per la prima parte del viaggio.
L’itinerario fissato è: Dolomiti, Venezia, una toccata al mare e ritorno con sosta al lago di Garda.

I pernottamenti nella tenda di mia sorella, qualche acquisto per cucinare e via!

La prima notte si va in un alberghetto molto tirolese, eh sì, niente campeggio e “NO campeggio libero”. Al risveglio ci sorridono i monti e partiamo per Venezia. Subito al camping: caldo e voglia di vivere come per le api! Ma a Venezia c’è anche la poesia, l’arte, e la bellezza!

Una giornata in spiaggia con un bagno in mare è imperdibile per dei valtellinesi… ma solo pioggia e umidità in pineta: l’auto non parte più e la tenda non è il miglior riparo!

Povero e caro seicentone!

Vabbè, usciti faticosamente dalla pineta ci mettiamo in direzione “casa”. Soste al lago: Peschiera del Garda e Sirmione. Qualche foto da turisti un po’ seduti ma felici!

La prima vacanza è svelata, ne seguirono molte altre, diverse le ho pubblicate qui nel blog come Alicemate.

Prima del blog c’erano gli album delle foto, poi si sono aggiunti i diari di bordo, e la compagnia dei nostri figlioli, e la ricerca di luoghi, vite e pagine di libri… e poi?

—————-

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

La Mole Antonelliana

Un piccolo omaggio alla Mole Antonelliana, utilizzando una nuova applicazione:

Ho creato questa velocissima presentazione utilizzando le foto scattate a Torino una decina di giorni fa, e chiudendo con la foto del modellino, che avevo già a casa. Il povero modellino è un po’ bruttino, non so chi lo abbia portato in casa, non io perchè la Mole ancora non l’avevo vista, e non è nemmeno stato lui, il modellino, a invogliarmi ad andarla a vedere a Torino. Infatti, come vedete, il modellino è senza punta, quindi gli manca quello slancio verso il cielo che il progettista Antonelli aveva tanto cercato, e che incanta molti visitatori.

Che dire? Sarà opportuno procurarsi un nuovo modellino, che sappia meglio rappresentare questo “puntale” che era tanto piaciuto anche a Nietzsche da paragonarlo al suo Zaratustra, ma leggiamo direttamente dalle sue parole, nella lettera all’amico Heinrich Koselitz del 30 dicembre 1888.
[…]
“Prima sono passato davanti alla Mole Antonelliana, l’edificio più geniale che forse sia mai stato costruito – stranamente, non ha ancora un nome – in virtù di una spinta assoluta verso l’alto – non rammenta niente di simile eccettuato il mio Zarathustra. L’ho battezzata Ecce homo, e mentalmente l’ho circondata di un enorme spazio libero.”

Un’altra curiosità sul grande filosofo tedesco e la Mole Antonelliana ce la scrive il suo biografo Anacleto Verrecchia, secondo cui Nietzsche  amava pranzare nei dintorni dell’alta costruzione torinese per poter godere dei suoi influssi benefici.

(Anch’io ho mangiato il mio “vitello tonnato con effetti benefici”)

Un po’ di storia, di numeri, di cronaca e mistero intorno alla Mole? La mia specialissima guida Marti, durante la visita della città che la ospita ci ha spesso parlato di magia bianca e magia nera, che coinvolge e interessa diverse città, e anche Torino.

1863-1869: da 47 a 70 metri

La Mole era stata inizialmente concepita come nuovo tempio israelitico di 47 metri di altezza. A 70 metri si decide di fare un tetto perchè già troppo alta per la richiesta della comunità ebraica, che poi lascerà al Comune la costruzione e ne farà progettare un’altra più adeguata:

1873-1889: dal Tempietto al completamento della guglia e Genio Alato (Angelo): 167,35 metri

Antonelli riprese quindi in mano il progetto nel 1873, sempre con una serie di modifiche in corso d’opera, aggiungendo il “Tempietto”, ovvero un colonnato a due piani, a base quadrata e che riprende lo stile del pronao della base. Dai 90 metri in su ruppe quindi il tema architettonico a base quadrata, progettando un colonnato in granito a base circolare, chiamato la “Lanterna“. L’architetto ideò anche il disegno di una guglia di circa 50 metri sovrastante la Lanterna, di sezione ottagonale e intervallata da dieci terrazzini circolari, via via sempre più piccoli. L’architetto ipotizzò di terminare la guglia con una stella a 5 punte, uno dei simboli d’Italia, ma poi optò per una statua raffigurante un “Genio Alato“, uno dei simboli di Casa Savoia. Il Genio, fatto di rame sbalzato e dorato, pesava circa 300 kg, e aveva in una mano una lancia e nell’altra un ramo di palma. Sulla sua testa fu deciso di mettere una piccola stella a cinque punte sorretta da un’asta. In tal modo, la statua raggiungeva un’altezza totale di 5,46 metri. Con la posa finale del “Genio Alato”, l’edificio raggiunse un’altezza complessiva di 167,35 metri, quota, all’epoca, mai raggiunta da qualsiasi costruzione in muratura d’Europa e del mondo e, per tal motivo, fu soprannominata Mole.

Cronache degli “incidenti” e successivi interventi alla Mole

11 agosto 1904 Cade “Il genio alato”

L’11 agosto 1904. Torino è avvolta da un violentissimo nubifragio. Tra lampi e tuoni, improvvisamente un boato più forte: un fulmine ha colpito la Mole Antonelliana, provocando il crollo della statua posta sopra la guglia. Da quel violento temporale, la fisionomia dell’edificio non fu più la stessa: il genio alato, dopo esser crollato a causa del fulmine, fu sostituito da quella che oggi è la stella a cinque punte che tutti conosciamo. Oggi il genio è custodito all’interno della Mole.

23 maggio 1953 Il crollo della guglia

Il 23 maggio 1953, su Torino si abbatte un terribile temporale. Poi, proprio come nel 1904, un boato devastante fa tremare le pareti delle abitazioni di mezza città: la Mole si è spezzata, ancora una volta. A cadere a terra, incredibilmente senza provocare nessun morto, non è la stella ma una parte della guglia. 400 tonnellate di mattoni si abbattono sul giardino della Rai, in quel momento vuoto. Da quel giorno la Mole Antonelliana venne rinforzata e costruita senza l’utilizzo dei mattoni, perdendo così il primato d’edificio in muratura più alto d’Europa. Un record che ai torinesi interessa ben poco: l’importante è non vedere mai più la Mole «decapitata»

(testi tratti dal Diario di Torino del 2016)

Storia, mito e mistero

TAURIEL: L’ANGELO PROTETTORE DI TORINO

 

 

Ancora prima del sorgere di una capanna, Tauriel proteggeva Torino e custodiva il nodo di energia che sorgeva dalla terra nel punto dove i due grandi fiumi, Po e Dora, si incrociavano. Ci fu un periodo in cui Tauriel prese corpo grazie a Costanzo Antonelli svettando nel punto più alto di Torino sulla Mole Antonelliana. L’angelo, che Antonelli chiamò il “genio alato”, di rame dorato era alto quattro metri e pesava sei tonnellate; nella mani portava il giavellotto, l’arma che permette al messaggio divino di penetrare il cuore e la mente dell’uomo e la palma simbolo di vittoria.
I piedi posavano su un piedistallo ornato con lo stemma torinese con il toro rampante, ed era ornato da cornucopie straboccanti di fiori e frutti, simbolo di abbondanza e prosperità.
Nell’agosto del 1904, durante un terribile uragano, l’angelo probabilmente colpito da un fulmine, cadde a testa in giù rimanendo miracolosamente sospeso per un piede e i danni fortunatamente furono circoscritti.
La guglia della Mole Antonelliana venne rifatta, si decise di eliminare l’angelo e al suo posto fu issata una stella a cinque punte di quattro metri di diametro creata da Ernesto Ghiotti.
La Mole per i cultori di esoterismo ha i suoi lati oscuri come la base piramidale e una guglia altissima che come una sorta di antenna catalizza l’energia che capta dal Cielo e aspira dalla Terra.
Ed anche intorno all’angelo si snodano credenze di prodigi, come la sua caduta, dato che dopo la folgorazione la statua rimase in bilico sul terrazzo sottostante senza cadere al suolo e senza provocare alcuna vittima.Tauriel è rimasto esposto per un breve periodo nell’atrio della Mole, attualmente si trova nel Museo del Cinema
(informazioni tratte da qui)

L’anima esoterica della Mole

La Mole, per i cultori di esoterismo, ha i suoi lati oscuri.

A Torino, sempre a proposito di esoterismo e magia, bisogna ricordarsi che Tauriel non è l’unico genio alato edificato in città in quanto anche sulla sommità del monumento dedicato al Traforo del Frejus è presente il genio alato della scienza in bronzo.

Il monumento è collocato in piazza Statuto famosa soprattutto per la proclamazione dello Statuto Albertino (che le ha dato il nome) nel 1848, ma anche per la propria collocazione che la inquadra nei luoghi della Torino magica e occulta.

La piazza  sorge infatti sulla “vallis occisorum” una necropoli romana nella quale venivano sepolti i morti.

(notizie tratte da qui)

 

Schema della struttura (fonte Wikipedia), sintetizzata da me sull’immagine di un modellino.

——————————————-

Quindi il modellino spezzato della mia Mole Antonelliana potrebbe ricordare la condizione della costruzione dopo il crollo del 1953.

Forse al modellino è rimasto un terrazzino in più.

A Firenze e dintorni: chiese e luoghi di vita con Lorenzo Milani

Tre giorni in giro per vedere luoghi di vita e… chiese. Certo anche le chiese sono luoghi di vita, e quanta vita racchiudono e raccontano, ma spesso noi conosciamo solo quella degli artisti e dei loro ricchi e potenti committenti. Con la lettura di Esperienze pastorali di don Milani invece, la chiesa sa di gente che non capisce il latino della messa, non capisce le prediche, va alle funzioni perchè si deve, per paura, obbedienza, abitudine, tradizione; gli uomini in fondo con vergogna, le donne davanti con pia partecipazione, i bambini per imparare il catechismo!

I luoghi di vita che mi hanno attirato in particolare sono quelli di don Lorenzo Milani, un prete che mi ha colpito in questi ultimi mesi per come scriveva, per come pensava, per come ha vissuto con i suoi pensieri e le sue parole! Una persona che ha cambiato radicalmente il suo percorso di vita, pare ne abbia vissuto due differenti, con due Lorenzi: una fino a 20 anni e l’altra per altri 24 anni. Una vita breve: 44 anni.

Insomma si parte, con in testa i libri e le stupende lettere scritte da Lorenzo Milani (e naturalmente la mappa di Firenze)

Vedo in “Esperienze pastorali” le strade di Calenzano, la chiesa di san Donato, le contrade in colle, in piano, le botteghe, le vie, la piazza dove va a conoscere la sua gente, a capire perchè non frequenta i sacramenti di cui lui è tanto innamorato e bisognoso, da abbandonate tutto per seguire Gesù… e la sua scuola serale su nei locali della canonica dove riesce poi a riunire cattolici e comunisti, scartando senza pietà i borghesi benpensanti. E le storie raccolte sui campanilismi delle due chiese presenti nel borgo di Calenzano: San Donato e San Niccolò (qui).

Nel breve scritto “L’obbedienza non è più una virtù” dove è protagonista il coraggio, il coraggio di sfidare il mondo intero perchè lo voleva migliore per e con i suoi ragazzi!

E in “Lettera a una professoressa” dove la sua scuola lascia un segno e una guida a giovani e maestri tutti!

E le Lettere, che scriveva a tanta gente, alla mamma, a colleghi, amici, giornalisti, ai suoi ragazzi in giro per il mondo… le lettere sono formidabili, rendono Lorenzo vivo, presente, sìncero, arrabbiato, dolce, ironico, sempre simpaticamente vivace. Mi pare di poterlo vedere girare per le strade, chiacchierare sui gradini della lunga gradinata del sagrato di Calenzano, sfrecciare sulla bicicletta in Firenze per andare dalla mamma, dal vescovo, ma in particolare dal suo padre spirituale don Bensi, un prete fiorentino, gioviale e affezionato al suo faticoso e brillante”monello”.

Ma a Barbiana tutto parla di lui e del lavoro fatto per anni per portare i più poveri ad avere la parola e la dignità di una vita umana!

Tutto questo potrebbe non essere vero, non essere possibile, potrebbe essere esagerato, romanzato, mitizzato… Invece no, tutto è successo, possiamo ancora avere speranza nel valore degli uomini!

(Alcuni nostri scatti: cliccare su una foto e scorrere la galleria)

Abbiamo così girato fra piazze e chiese, trascurando i giardini a causa della pioggia.

La prima Chiesa della galleria ha visto un giovane don Lorenzo (24 anni) alla sua prima esperienza pastorale, le ultime foto sono della Chiesa dove ha concluso i suoi anni come Priore, muore a 44 anni e sarà sepolto per suo volere nel piccolo cimitero di Barbiana.

Fra le chiese di Firenze, sua città natale, residenza di nonni e bisnonni paterni, città dove ebbe la vocazione, la prima formazione alla religione cattolica… possiamo ricordare che compì gli studi teologici nel seminario di Firenze, ricevette l’ordine in Duomo e spesso tornò a Firenze per trovare la madre, il suo padre spirituale e per rispondere alle chiamate del suo vescovo.
Don Milani morì anche a Firenze, in casa della madre per essere curato negli ultimi mesi per una grave e dolorosa malattia.

Voci precedenti più vecchie