– I drammi di Ibsen

   Henrik Ibsen

E’ da un mese che leggo Ibsen seguito dalle chiarificazioni profonde ed esaurienti  di Lou Salomè nell’interpretazione psicologica dei personaggi che lo scrittore ha fatto vivere nei suoi drammi.   Ho fatto questo per capire meglio il teatro “Anime selvatiche”     visto il maggio scorso,  che aveva messo in scena sei  figure di donne di Ibsen, di cui cinque riprese poi  da Lou Salomè.  La figura di donna di  Helene Alving non c’è nel teatro, ma c’è invece Irene (del dramma “Quando noi morti ci destiamo”), donna che Lou non “analizza”.

Ho fatto questo anche perchè Lou Salomè è una mia eroina e perchè Ibsen era un autore che “mi stava aspettando”…

Qualche informazione su questo grande scrittore, liberamente  tratta dall’introduzione di Giovanni Antonucci  a

“Ibsen  I capolavori”

La contemporaneità di un artista si misura su vari piani, ma soprattutto  sulla capacità che hanno le sue opere di rispondere alle domande di una società che non è più quella del suo tempo. Il “classico”, inteso nel senso corretto del termine, è colui che riesce ad esprimere perfettamente lo spirito della sua epoca e, nello stesso tempo, a parlare agli uomini delle generazioni successive, creando una sorta di ponte fra passato e futuro.

Oggi, al di là di certi pregiudizi, Ibsen, come Cechov e Strindberg, acquista ogni anno che passa i tratti del “classico” che non finisce di stupirci e che  rivela continuamente aspetti imprevisti.

La sua opera è così complessa e inquietante da risultare un enigma.

Ibsen non è nè un ideologo nè un riformatore, ma un poeta, un artista che ha saputo leggere e presentare lucidamente tratti della società del suo tempo, modificandone il modo di pensare della sua generazione e di quella successiva.

Ibsen disse a uomini e donne, specie alle donne, che la coscienza morale e la personale idea di libertà di ciascun individuo sono prioritarie, sul piano etico, rispetto alle esigenze della collettività.

La novità del suo teatro è quella di aver riportato sulle scene (per la prima volta dopo i Greci) il dramma dell’uomo alle prese con la verità. Questo già stabilisce il carattere altamente intellettuale, cerebrale, astratto del teatro moderno, dal patriarca Ibsen ai contemporanei Beckett e Ionesco.

Ibsen persegue come tutti noi il sogno di un’esistenza risolta, di un’armonia fra natura e cultura. Un sogno impossibile, che la realtà di tutti i giorni smentisce, ma che pure tutti perseguiamo tenacemente perchè l’uomo ha dentro di sè l’aspirazione alla felicità, alla sintesi, alla conciliazione  fra anima e corpo, fra istinto e ragione, fra reale e irreale.

Tutti i testi di Ibsen sono percorsi dalla stessa anima , un’anima alla ricerca della verità e dalla volontà di cogliere il dissidio irrimediabile fra l’anelito all’eroismo e la realtà che lo incatena alle sue miserie e alle sue colpe.

Il discorso di Ibsen è tutto sull’individuo e all’interno dell’individuo perchè

è proprio l’individuo che, trovando la verità in se stesso, riesce  a trasformare anche la società.

Pirandello  riteneva Ibsen il maggior autore dopo Shakespeare.

            

La lettura  non è ancora terminata, ma ho sentito l’esigenza di una pausa e di un incontro con l’autore,  anche perchè l’ ultimo dramma letto:  “Hedda Gabler”  mi aveva lasciato un po’ di ansia e di disagio. Uhhh… Hedda, che figura inesorabilmente inquietante.

Ora torno ai libri…  augurando buone letture a tutti.