Emozioni nelle storie di Peter Coniglio

Questa mattina ho recuperato alcuni libri dell’infanzia dei miei figli, che avevo tenuto in casa per utilizzarli a scuola, ma anche perchè…  erano diventati parte della storia di famiglia.

Alcuni anni fa erano poi finiti in un armadio per ritinteggiatura e lì erano rimasti.

Questa mattina quindi, stuzzicata dall’ articolo di un’insegnante che proponeva la lettura di audiolibri alla scuola dell’infanzia e in classe 1^, vado alla ricerca del libriccino che lei citava e che io ricordavo con affetto: La storia di Peter Coniglio di Beatrix Potter.

Ecco i due libricini trovati:

Un libriccino si trasforma anche in giostrina, quindi lo rinfresco, riparo un nastrino, ed eccolo:

Dietro alle immagini pop-up abbiamo il testo integrale da leggere:

Avevo anche acquistato le videocassette con le storie.

Su Youtube ho trovato la stessa storia di Peter Coniglio (in inglese)

Tutte le storie iniziano con le immagini della scrittrice Beatrix mentre dipinge gli acquarelli e scrive le storie nel suo ambiente di campagna, poi parte la storia in disegni animati e si conclude con Beatrix che spedisce il manoscritto della storia terminata all’editore. Buona visione!

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– Un orto per stare meglio?

Una riflessione…    Sulla copertina di una rivista scolastica che mi è appena arrivata leggo

in copertina

all’interno gli articoli:

“Restituire serenità recuperare serietà”

“La ripresa? Solo dalla cultura”

“Il lavoro sociale bene comune”

“Quando a scuola scoppia la fragilità”

“Tutela e valori le nuove sfide”.

E per ultimo:

“Un giardino interculturale e multireligioso”

dove si riporta l’esperienza concreta condotta in una piccola scuola.

orto

orto in curva

Ebbene leggo quest’ultimo articolo che insegna a fare, a faticare, a capire la lentezza delle semine e dei raccolti… e mi pare che sia qui il segreto, qui dove si concretizza e si risponde a tutto quanto!!!

Non sarà il tempo di  costruire cose utili, semplici e belle? che non vuol dire superficialità, ma al contrario   profonda conoscenza e molto lavoro!

Dall’articolo:

P1050403

– La solitudine dei numeri primi

Ieri sono andata a Monza, in treno. Ci vado talmente raramente su un treno che è da considerare un evento. Oltre a questo, in  viaggio ho avuto la possibilità di leggere per due ore e portare a termine la lettura di “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano di cui voglio raccontare qualcosa e, terzo evento:  ho trovato un controllore di biglietti speciale:  comprensivo, tenero e generosamente umano. Sarà che era giovane e gli saremo sembrati due anziani sprovveduti e disorientati sia io che il mio compagno di viaggio,  ma ci ha dato una multa “Premio” quindi:  – Ovunque tu sia, GRAZIE!!! –

Ora alla lettura. Di che tratta questo libro che sta così in testa alle classifiche di popolarità?  (su aNobii)

Di bambini, di crescita, di mancanza di capacità di cogliere e controllare il significato di quello che  sta intorno, di quello che sta succedendo… Genitori molto forti, molto deboli, molto ansiosi, molto distratti… tutti questi molto non sono forse troppo pericolosi per i bambini che dipendono da questi superlativi?

Per me è stata una dolorosa lettura, avrei voluto sospenderla ai primi capitoli di lenta agonia…. perchè nella ricerca di appigli trovavo solo precipizi.

Ho continuato e,  non so se ho trovato appigli o validi motivi per precipitare, ma ho fatto tutto il viaggio.

Psicologia e matematica, anima e numeri, pensieri e fisicità, sicurezza e fragilità… e, come sempre, la bellezza dei contrasti mi conquista.

L’originalità di pochi mi commuove, la difficoltà che è dolore e non una favola mi convince e l’insuperabile bellezza di un equilibrio, tanto difficile e puro lascia estasiati.

 “Due ragazzi che si danno la mano” e le emozioni si scombinano:  è una rivoluzione!!!

C’ ‘è anche l’ educazione,  la formazione… i genitori, gli insegnanti… con un ruolo importante ma con una capacità di contributo penosa, deludente, fragile, vergognosa. Sì, sembra di leggere la vergogna per qualcosa, la paura nel loro stare a guardare e aspettare come “vecchi bambini”.

Per favore – io ho letto questa supplica – non facciamo fare ai bambini, ai ragazzi, quello che tocca ai genitori, agli educatori, non chiediamo loro di sostituirci, di essere quello che non sappiamo o non abbiamo saputo essere.

... con la psicologia  (pagina 117) 

“… Gli anni del liceo erano stati una ferita aperta, che a Mattia e Alice era sembrata così profonda da non potersi mai rimarginare. C’erano passati attraverso in apnea, lui rifiutando il mondo e lei sentendosi rifiutata dal mondo, e si erano accorti che non faceva poi una gran differenza. Si erano costruiti un’amicizia difettosa e asimmetrica, fatta di lunghe assenze e di molto silenzio, uno spazio vuoto e pulito in cui entrambi potevano tornare a respirare, quando le pareti della scuola si facevano troppo vicine per ignorare il senso di soffocamento. …”

… con la matematica  (pagina 130/131, cliccare per ingrandire)

Sono contenta che sia un libro molto letto!

In realtà non ho nè scritto nè evidenziato il mio libro, io uso un quadernino per segnare le pagine interessanti e le note da rivedere,  il libro lo lascio bianco, così non mi sconvolgo quando leggo i libri che prendo in prestito in biblioteca, ehhh, va bene?