Una casa nei Cech (11) -un bagno al sole-

Che bello avere un bagno “al sole”!

Avere uno spazio confortevole per potersi rilassare con una doccia, ripulire le unghie annerite dopo aver lavorato in campagna o  magari aver spazzolato con forza i vecchi attrezzi, colorando di ruggine la “posa” di sasso (qui).

E chi non ama lavarsi in un luogo caldo, chi non ama pettinarsi, curarsi mani e viso… e vestirsi in un luogo luminoso?

Eppure le stanze da bagno (o semplicemente i bagni) sono spesso sistemate in spazi della casa angusti e non sempre felici. Spesso le finestre sono inesistenti o piccole, o poste in alto, con vetri smerigliati, la vista su cortili interni…

Certo tutte le stanze meritano attenzione, quindi? Nel mio caso non è stato difficile avendo quasi la completa esposizione della casa a sud/est, ma il vecchio bagno, era a nord! (qui)

Quindi nella ristrutturazione abbiamo ricavato uno spazio per un bagnetto verso sud, con luce, sole, accesso al balcone e vista sulla valle! Qualcuno lo trova un po’ poco intimo, ma si sa, a qualcosa bisogna rinunciare!

Vediamo il cambiamento?

Nello spazio occupato dal nuovo bagno prima c’era una cameretta, che anche noi avevamo sistemato e utilizzato per alcuni anni. Il pavimento era in cemento liscio, non in legno come quello delle altre stanze, perchè sotto c’era il grande forno del pane; la porta finestra in legno verde scolorito con un pesante scuro appeso grazie a due vitoni, e due vetri sottili fermati con dello stucco e schermati da una sottile tendina. Nel muro di una parete era presente una niccchia, che avrei voluto salvare… ma non è stato possibile.
Questa cameretta era in centro e serviva anche da passaggio per la camera vicina (nessun svincolo, vedi qui).

Questa era per noi la camera dei figli maschi.

(cliccare sulle foto per ingrandirle e farle scorrere)

Vediamo nella foto successiva la stanza demolita al suo interno, senza il pavimento, in basso a sinistra i mattoni del vecchio forno, che in parte verrano mantenuti; il soffitto era già stato rialzato; in primo piano il pavimento in legno della “stanza delle femmine”, anche lui purtroppo non sarà recuperato.

lavori di demolizione (19.11.2015)

Ed ecco il nuovo bagnetto e lo svincolo che hanno occupato quasi tutta la precedente cameretta. La porta sarà trasformata in finestra e resterà nella stanza vicina in coppia con la finestrina esistente, mentre qui verrà aperta un’altra porta per uscire sul balcone.

Il bagno, che abbiamo voluto molto semplice, luminoso e bianco, è riscaldato dal sole e da un po’ di legno, e rallegrato dal colore ROSSO!

Dall’esterno si possono osservare le modifiche: il balcone del nostro bagnetto è quello in centro, prima era l’unico sulla facciata, ed è stato mantenuto, le due finestrine anche, come parte dell’ intonaco… Come vedete ci sono stati molti altri interventi, ma di quelli ne riparleremo.

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Ciao, alla prossima puntata!

Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

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Una casa nei Cech (8) -la soffitta-

Nel romanzo di Dostoevskij “L’adolescente” troviamo la descrizione di una soffitta, dove il protagonista Arkadij, ormai diciannovenne, vive a Pietroburgo, in casa della mamma Sof’ja. (cliccate sulle foto sotto per leggere della soffitta)

Avete provato ad immaginarvi la soffitta descritta nel libro?

E cosa c’entra con la casa nei Cech lo avete capito?

Anche in questa nostra casa nei Cech abbiamo una soffitta, che in origine era un sottotetto adibito a fienile, in disuso per molti anni, ed ecco le prime misure per i lavori di intervento che trasformeranno questo piccolo spazio… in una “soffitta”da usare come stanza per un giovane”Arkadij”, che ospiterà anche la sorella “Liza”!

Dopo la vecchia scala ristrutturata (vedi qui), una nuova scaletta a chiocciola ci accompagna agevolmente alla soffitta. Ci accoglie un leggero armadietto foderato di “parole e immagini” di Virginia Woolf e sua sorella Vanessa.

Il locale è piccino, ma possiamo uscire sul terrazzino coperto; non c’è alcun tavolo di legno rozzo, ma due sedie sì, non di vimini bucato, ma di vecchio legno ritinteggiato di rosso o blu, anche se è opportuno preferire le brande, coperte da coloratissima lana lavorata dalle mani della nonna. E non abbiamo nessuna Lucher’ja che ci prepara il letto per la notte stendendo un lenzuolo sul divano coperto d’incerato e mettendo un cuscino: tutto è già predisposto! Ci attirerà sicuramente la vista della luminosa finestra, stiamo un po’ piegati come il padre Versilov nel racconto, per non battere la testa sulle travi, e non è solo un timore, ma la vista merita l’esercizio!
Che altro aggiungere, noi non abbiamo chiesto nessun compenso per l’uso di questo rifugio, ma non ci sembra neppure di poterlo definire una “cassa da morto” e di non dover quindi neppure pagare chi ci soggiorna e si riposa.
(Nelle foto la nostra soffitta, per ora!)

Vi siete trovati a vostro agio? Vi sono piaciute le due soffitte? Certo a San Pietroburgo si vive in città, una bella e ricca città, ma non bella e ricca per tutti!

Io conosco solo la soffitta nella casa del piccolo paese dei Cech, senza la nobiltà nè la schiavitù dei tempi di Dostoevskij!

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Una casa nei Cech (9) -la camera-

Una casa nei Cech (3) -Dai vicoli agli svincoli-

– Dai vicoli agli svincoli – Niente recinzioni, niente ingresso, niente corridoi, niente svincoli, niente scale coperte, ma tante porte e tante chiavi…

Abbiamo visto quanto fosse importante la Cucina in una casa di contadini nella prima metà del 1900 (qui)

Un’altra particolarità di questa architettura popolare era l’assoluta mancanza di spazi interni adibiti a solo passaggio, come ingressi, svincoli, e spesso anche scale. Infatti nella nostra casa nei Cech non ce n’erano. Si entrava direttamente in cucina, e si usciva di nuovo all’esterno per accedere agli altri locali della casa. Quindi la nostra cucina era un locale isolato, le due porte “portavano” entrambe all’esterno: una verso il terrazzino, poi alle stalle e ai prati, l’altra ai cortili e vicoli del paese, oltre alla scala di cantina e a quella che saliva nelle stanza da letto.

Questo spazio di passaggio e accesso, era anche ad uso degli altri abitanti che dovevano raggiungere i loro prati, il bisogno dava diritto di passaggio, oltre a diventare, di conseguenza, anche zona di incontro e gioco.

Ricordo il primo soggiorno alla casa nei Cech, quando era ancora tutto aperto e i ragazzi si divertivano un mondo a giocare a nascondino: tutto il paese era uno spazio condiviso, scale, portoni, muretti, vicoli, lavatoi, fontane, il sagrato della Chiesa… Purtroppo o per fortuna però, a mano a mano che si facevano delle ristrutturazioni, ogni proprietario recintava la propria casa… ormai era rimasta solo la nostra aperta in quella via, e anche noi l’abbiamo chiusa!

Chiusa ai passanti, ai motorini, ai cavalli, ai cani, ai gatti no! Ma in particolare chiusa ai cervi che non ci avrebbero permesso di avere un giardino e un orto!

Ora vi mostro le foto della “zona di passaggio” sul retro della cucina, come era prima e come l’abbiamo trasformata, cioè come un vicolo di passaggio di più persone è diventato uno svincolo interno alla casa.

Con tutta quell’ antica comunione di passaggi, le porte di ogni locale erano però ben chiuse per proteggere la vita privata e la sicurezza degli abitanti: portoncini in legno, irrobustiti da chiodi e catenacci  e incardinati ai muri. Oggi invece si prediligono porte vetrate con piccole chiavi, ma allontanate da occhi e orecchi estranei con recinzioni e giardini… e fotocellule!

Ciao!


Una casa nei Cech (4)

Una casa nei Cech (2) -Entriamo in CASA-

– Entriamo in CASA – la CUCINA

Eccomi a continuare il racconto iniziato il 7 settembre scorso di “Una casa nei Cech”. Per chi non sapesse nulla, vedere qui.

Allora, pensavo di fare un racconto consecutivo, ma io sono facilmente distraibile, sì, vorrei stare più a tema, stare in quel dato argomento e approfondirlo, mi piace molto anzi andare giù e giù, ma anche qui ci si può perdere. Insomma o cambio strada o mi infilo in stradine e straducole che disorientano me, figuriamoci chi mi ascolta o mi segue! In realtà non vedo nessun seguito, e fate bene!

Comunque ho avuto una  gita a Torino, la sistemazione di libri e inizio di nuove letture. Ho chiuso, e mi si stringe il cuore a dirlo, ma ho finalmente chiuso i libri di don Milani, e aperto, o meglio riaperto Montessori, ma stavo avendo un po’ di overdose scolastica, quindi sono passata a Dostoevskij. 

Tutto questo lungo preambolo per giustificare la mia lentezza e anche perchè questa mattina leggevo, nel romanzo di Dostoevskij, di uno strano acquisto ad un’asta di un album di famiglia, per due rubli e cinque copechi, una solenne inutilità che però si rivenderà subito ad un interessato a dieci rubli con grande soddisfazione dell’inesperto acquirente. Insomma un album di famiglia, io ho la passione per queste cose che raccontano di certi piccoli momenti di gioia, o di tragedie incredibili, segretamente nascosti in pagine ingiallite o pareti ammuffite. Infatti molti sorridono del valore che io dò a cose “vecchie” che raccontano storie.

Ed eccomi alla casa nei Cech e alla sua storia.  Ci siete ancora? Noo? pazienza, io scriverò lo stesso.

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“Quindi siamo alla casa che è stata acquistata, utilizzata come “area attrezzata” per vacanza in camper, e poi nelle mani di progettisti, muratori e desideri.

Entriamo in cucina? noi la chiamiamo ora CUCINA, ma nelle case dei nostri paesini, ancora quando io ero bambina, la cucina era la CASA. Sì, la casa era il locale dove si trascorreva la maggior parte della giornata, dove si soggiornava, si mangiava, si facevano i compiti, si ricevevano gli amici, si leggeva il giornale…
Quindi eccoci in “casa”, il centro della vita di allora, dove oggi principalmente si cucina, e infatti è chiamata cucina.

Mostrerò alcune immagini di come era prima della ristrutturazione e dopo.

Si possono notare molte differenze: la tinta delle pareti, molto colorate prima, i soffitti in legno tinteggiati a tempera come le pareti, che si scrostavano molto. E dopo i lavori di sistemazione ecco alcune travi mantenute, ma ripulite e valorizzate nella loro tinta naturale. Abbiamo cercato di mantenere diverse testimonianze della precedente vita: il grande camino, il lavandino di cemento costruito sul posto e sistemato nella rientranza della finestra, le travi sopra alle porte, il tavolo giallo in formica, le sedie in legno… certo tutto ripulito e restaurato, con molto lavoro (anche fatto da me). La lampada saliscendi recuperata nei mercatini, con filo intrecciato che corre sulla trave, le piastrelle esagonali trovate in un fondo di magazzino che sostituiranno il vecchio cemento lavabile…

Dunque entriamo?

Il portoncino che ci porta all’interno, passando dal terrazzino e arrivando, una volta, dai prati e dalle stalle, è collocato al muro con dei grossi cardini, munito di chiavistello e catenaccio, era robusto ma lo abbiamo sostituito con una porta a vetri per dare più luce al locale, lo rivedremo in gran forma in un altro luogo della casa dove non deve entrare la luce!

Ora, da questo lato si arriva con una comoda strada asfaltata mentre prima c’erano solo sentieri, quindi questo è diventato l’ingresso di casa.

La finestra della cucina, con l’inferriata e lo scuro, era posta sopra al lavandino a cui era poi stato aggiunto il prezioso rubinetto dell’acqua corrente, impedendone però la comoda apertura. Nella ristrutturazione abbiamo quindi modificato la finestra con l’aggiunta di un vetro fisso per dare spazio al rubinetto e tolto scuro e inferriata per aumentare la luce. Il lavandino è allo stesso posto, un po’ basso per lavare i piatti, ma da vedere è molto tenero e retrò

L’arredo principale della cucina di un tempo era la credenza, insieme al tavolo naturalmente, poi è arrivata la “cucina all’americana” con elettrodomestici sempre più numerosi.

Al centro il grande tavolo di legno coperto da formica gialla è rimasto col suo luminoso piano di appoggio che è tanto piaciuto all’arredatore. Abbiamo cercato di mantenere l’atmosfera della cucina contadina di un tempo, rendendola più funzionale e gradevole.

Alla parete fra le due porte, dove c’era il fornello, abbiamo sistemato una vecchia credenza del nonno restaurata a dovere, la nicchia nel muro farà da “bar”, dietro la porta un appendiabiti fatto di resti trovati, assemblati e colorati.

Il posto sicuramente più importante è occupato dal grande camino su cui si legge la data di costruzione, posteriore a quella della casa, il 1928. In quegli anni era questo il modello ricorrente, infatti si trova in molte abitazioni della zona. Abbiamo voluto mantenerlo, convinti anche del suo buon funzionamento, purtroppo invece il tiraggio non era ottimale e abbiamo usato questo spazio per sistemare una stufa. Mi piace molto questa soluzione: salva la storia, crea un vano più sicuro per contenere questa fonte di calore ed è un’importante scenografia allo spettacolo creato dalla fiamma, oltre ad avere una nuova canna che aspira il fumo e non fa ricadere la fuliggine all’interno.

Un secondo portoncino, che una volta serviva proprio come principale accesso alla casa, è ora sul retro della cucina e ci porta sulle scale che salgono sopra e scendono in cantina, oltre a far accedere agli stretti vicoli del paese. Ora il vicolo è stato chiuso, quindi lo spazio resta interno, come vano scale.

Usciamo a dare un’occhiata alla trasformazione del vano scale?
Questo spazio è cambiato molto, nonostante si sia conservata tutta la struttura, compreso il muretto a riparo della scala che scende in cantina, ma lo vedremo in seguito.

Alla prossima puntata

 Una casa nei Cech (3) -Dai vicoli agli svincoli-

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Una casa nei Cech (1) -Una storia-

– Una storia Il primo incontro

Era il 2003, ogni tanto andavamo a curiosare le case in vendita “su nei Cech”, perchè avevamo il desiderio di trovare un posticino dove rifugiarci e rilassarci, non sul Fondovalle, un po’ più in alto, per ripararci dalla calura in quel breve periodo estivo e di vacanze scolastiche, ma anche un ambiente che ci offrisse alcune opportunità: stare fuori dalle regole condominiali, avere locali e spazi per coltivare i nostri piccoli hobby, stancarci e sporcarci  con la terra, ma per un tempo il più lungo possibile… quindi dove il clima ce lo permettesse. La Costiera dei Cech era per noi una buona soluzione.

Ed ecco una casa in vendita che si presta a soddisfare alcuni nostri interessi, per me però è troppo inserita nel vecchio paesino, certo ai bordi, ma unita e cresciuta con la gente, la storia, le fortune e sfortune degli abitanti del posto.  Ci si sente un po’ degli usurpatori, degli intrusi, osservati e giudicati, ma allo stesso tempo la storia ci attrae e la geografia del luogo è accattivante, ma quello che più mi intriga sono le vecchie porte in legno con catenacci, chiavi e chiavistelli. Un grande camino, il lavandino costruito sul posto che guarda i prati e la Valle, le travi di legno, e i sassi. Sì una casa di sasso e legno che da decenni è rimasta a guardare le nuove costruzioni fatte di mattoni e piastrelle. Sembra che qui il tempo si sia fermato ad aspettarci, e forse è anche questo che ci fa decidere di adottarla e farci accogliere dai sassi, dalla terra e dai loro abitanti.

Dovremo fare diversi lavori di ristrutturazione, ma è già viva, ha l’energia elettrica, l’acqua corrente, tanti locali da ripulire e rendere confortevoli, senza cancellare il passaggio del tempo e delle storie che racconta.

E l’estate successiva, a luglio 2004, cominciamo a conoscere e godere del nuovo acquisto per un periodo di vacanza da “camperisti speciali”!

Nel 2005 iniziamo una parte di ristrutturazione, una parte sola perchè vogliamo fare le cose con calma, salvare travi, porte, tradizione e cultura contadina, senza precluderci un po’ di migliorie strutturali, pratiche ed estetiche.

Alla prossima puntata vedremo i risultati di tanto lavoro

 Una casa nei Cech (2) – Entriamo in CASA –

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Scritto, fotografato e pubblicato da

Maria Valenti (architetto e restauratrice mancata, ma rompiscatole riuscita) ^_^