– L’ultima Madre

“E’ L’AMORE, NON LA RAGIONE, CHE E’ PIU’ FORTE DELLA MORTE”

(Thomas Mann)

La  grande forza del silenzio dell’amore, del coraggio, della volontà, ecco un pensiero espresso da Michela Murgia in “ACCABADORA”.

La giovane scrittrice sarda  racconta con delicata tristezza la vita che cammina fianco a fianco alla morte, che lotta perchè ogni creatura abbia un percorso degno e possa   terminare con uguale dignità. Perchè ciò possa avvenire sono necessarie le Madri.  Tante sono dunque le “Madri” che ciascuno di noi ha bisogno perchè possa realizzare il suo  progetto di Vita,  nascere,  superare le successive difficoltà e…  morire. Queste “Madri” non sono sempre e solo quelle naturali… questo è il concetto che mi ha colpito e che ritrovo bello. E di attualità è il messaggio sull’eutanasia,  anche per morire con pietà è necessario il coraggio di scegliere e per fare questo  ecco ancora l’amore di  Madre.

“… Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche parte invisibile altrove dell’anima. Di questi pensieri Bonaria Urrai ne aveva diversi, e aveva imparato nel tempo a prendersene cura, scegliendo con pazienza in quali notti farseli sorgere dentro.

…A quindici anni  era già in grado di capire che certe cose, farle o vederle fare è la stessa colpa, e mai da allora le era venuto il dubbio di non essere capace di distinguere tre la pietà e il delitto.”

Ho terminato da poco la lettura di questo romanzo, me l’ hanno regalato, l’ho iniziato subito per la curiosità del titolo, non amo questi tristi racconti, ne è già satura una vita normale…

La figura dell’ Accabadora è colma di rispettoso timore, che rende il suo apparire pesantemente tragico, ma le tante mamme della vita sono indispensabili… io alcune le riconosco, ora  cercherò  di farle affiorare tutte dai miei ricordi e dal mio quotidiano affinchè “le mie maree possano rendere giustizia”.