– Ciao Elide!

Tu Elide non hai forse avuto il tempo nemmeno di fare pensieri sulla morte, eri ancora giovane e piena di vita, ma la perdita di persone care porta a fermarsi e riflettere.  Io vorrei riportare parole di altri che mi hanno aiutato a ricomporre i miei pensieri, pensieri ed emozioni che in questo  momento di coinvolgimento personale non riescono a farsi strada chiaramente.

—————————

“Un pomeriggio di sole, mentre si sentiva poco bene, Jobs, seduto nel giardino dietro casa, si mise a riflettere sulla morte. Parlò delle sue esperienze in India, circa quattro decenni prima, del suo studio del buddhismo e delle sue idee sulla reincarnazione e sulla trascendenza dello spirito. – Nell’esistenza di  Dio credo al cinquanta per cento –  disse.

– Per la maggior parte della vita ho provato la sensazione che nella nostra esistenza ci debba essere qualcosa di più di quanto appare agli occhi. –

Ammise che di fronte alla morte, forse stava sovrastimando tale possibilità per il desiderio di credere nell’aldilà. – Mi piace pensare che dopo la morte qualcosa sopravviva – disse. – E’ strano pensare che uno accumuli tanta esperienza, magari anche un po’ di saggezza, per poi andarsene completamente. Perciò io voglio davvero credere che qualcosa sopravviva, per esempio che la coscienza non venga meno. –

Poi fece una lunga pausa di silenzio. – Ma d’altra parte, forse – aggiunse, – si tratta solo di un pulsante on/off.  “Clic!” e te ne vai. –

Fece un’altra pausa. e con un lieve sorriso:- Forse – disse – è per questo che non mi è mai piaciuto mettere pulsanti on/off sugli apparecchi Apple -.”

(da Steve Jobs di Walter Isaacson)

—————————

“Voglio vivere con me

e godere del ben che devo al Cielo

senza alcun testimonio

vuoto d’amor, di zelo,

 di odio, di speranza e di timore.”

(Luis de Leon)

—————————

LA CIFRA

L’amicizia silente della luna

… ti accompagna

fin da quella smarrita ormai nel tempo

notte o crepuscolo quando i tuoi vaghi

occhi la decifrarono per sempre

in un giardino o cortile che son polvere.

Per sempre? Io so che un giorno qualcheduno

ti potrà dire veritieramente:

Non tornerai a veder la chiara luna.

Hai consumato già l’inalterabile

somma di volte che ti dà il destino.

E’ vano aprire tutte le finestre

del mondo. E’ tardi. Non potrai trovarla.

Viviamo riscoprendo ed obliando

l’abitudine dolce dalla notte.

Devi guardarla bene. Può essere l’ultima. “

(Jorge Luis Borges)

—————————

Cara Elide, so che sarai contenta di trovare un saluto su  “Alicemate”, apprezzavi il mio scrivere e comunicare anche con l’uso di questi mezzi che la tecnologia di oggi ci mette a disposizione. Chissà se anche da te ci si può connettere! Siii?

Ciao  Elide!

Maria

– al Glasnevin Cemetery di Dublino

A Dublino abbiamo fatto una visita  al cimitero di Glasnevin: torri di avvistamento, statue e alberi monumentali

e tante, tante croci celtiche.

 

   

James Joyce ha dedicato il sesto capitolo dell’ “Ulisse” a raccontarci il percorso in carrozza compiuto da Mr Bloom per seguire il funerale di Dignam, un suo conoscente…  percorrendo strade, attraversando incroci, canali… Ci ha  fatto partecipi dei numerosi monologhi interiori che lo hanno accompagnato per tutto il tempo del viaggio in carrozza e il tempo della funzione della sepoltura,  all’interno del monumentale cimitero. Qui sotto vediamo alcune immagine dipinte nel cortiletto del museo di Joyce a Dublino, che ricordano questo originale racconto: la carrozza su cui si raggiunge il cimitero, il canale nord, personaggi incontrati, pensati… e immagini del cimitero.

Dal sesto capitolo dell’Ulisse di Joyce:

… “Mr Bloom camminava inosservato per un vialetto lungo file di angeli rattristati, croci, colonne spezzate, tombe di famiglia, speranze di pietra che pregavano con gli occhi al cielo, cuori e mani della vecchia Irlanda. Più sensato spendere i soldi in qualche opera di carità per i vivi.” … I cancelli lucevano di fronte: ancora aperto. Di nuovo nel mondo. Basta con questo posto. Ti ci porta un po’ più vicino ogni volta. … Proseguirono verso i cancelli. Mr Bloom avvilito si tenne indietro di qualche passo in modo da non sentire quel che dicevano. …”

Noi, per recarci al cimitero, non per un funerale…  abbiamo compiuto il percorso con il bus, in compagnia di un vispo vecchetto irlandese che un po’ infastidiva e un po’ cantava intonato e felice.  La giornata era serena e piacevole, il luogo tranquillo, turisti in visita, un acquisto, chi sorseggia un tè “con amici trovati e perduti”, chi consuma un piatto caldo in compagnia di un pensiero al dono della vita tanto bella e breve…

 

Avevate  pranzato in un cimitero?

In Inghilterra, precisamente nel piccolo cimitero di Rodmell, di fianco alla casa di campagna di Virginia Woolf, avevo visto una famigliola fare il pic nik su un angolo di verde prato, di fianco ad una tomba, forse di un loro caro?!

(Questa è la foto scattata da me, si intravede la famiglia … )

Ecco la vita,  la morte e  la poesia… in armonia?

– L’ultima Madre

“E’ L’AMORE, NON LA RAGIONE, CHE E’ PIU’ FORTE DELLA MORTE”

(Thomas Mann)

La  grande forza del silenzio dell’amore, del coraggio, della volontà, ecco un pensiero espresso da Michela Murgia in “ACCABADORA”.

La giovane scrittrice sarda  racconta con delicata tristezza la vita che cammina fianco a fianco alla morte, che lotta perchè ogni creatura abbia un percorso degno e possa   terminare con uguale dignità. Perchè ciò possa avvenire sono necessarie le Madri.  Tante sono dunque le “Madri” che ciascuno di noi ha bisogno perchè possa realizzare il suo  progetto di Vita,  nascere,  superare le successive difficoltà e…  morire. Queste “Madri” non sono sempre e solo quelle naturali… questo è il concetto che mi ha colpito e che ritrovo bello. E di attualità è il messaggio sull’eutanasia,  anche per morire con pietà è necessario il coraggio di scegliere e per fare questo  ecco ancora l’amore di  Madre.

“… Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche parte invisibile altrove dell’anima. Di questi pensieri Bonaria Urrai ne aveva diversi, e aveva imparato nel tempo a prendersene cura, scegliendo con pazienza in quali notti farseli sorgere dentro.

…A quindici anni  era già in grado di capire che certe cose, farle o vederle fare è la stessa colpa, e mai da allora le era venuto il dubbio di non essere capace di distinguere tre la pietà e il delitto.”

Ho terminato da poco la lettura di questo romanzo, me l’ hanno regalato, l’ho iniziato subito per la curiosità del titolo, non amo questi tristi racconti, ne è già satura una vita normale…

La figura dell’ Accabadora è colma di rispettoso timore, che rende il suo apparire pesantemente tragico, ma le tante mamme della vita sono indispensabili… io alcune le riconosco, ora  cercherò  di farle affiorare tutte dai miei ricordi e dal mio quotidiano affinchè “le mie maree possano rendere giustizia”.