Monaco, Jena e Danimarca

Programmare il prossimo viaggio-vacanza: il percorso per raggiungere la meta, ma la via è sempre ricca di scoperte!
Viaggio agosto 2015
Mappa interattiva: cliccare QUI per viaggiare su  Google My Maps del  percorso in programma: da Morbegno alla Danimarca.
Cliccando poi sui vari punti segnati si aprono finestrelle con le foto e alcune informazioni del luogo indicato ( dal web)
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– Prima parte del viaggio: Morbegno/Jena con F. Nietzsche, Lou Salomè, R.Wagner
(cliccare su mappa per ingrandire)
1^ Mappa

– La casa di Nietzsche a Sils Maria: clicca QUI

Bayreuth, Nietzsche e la musica

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– Seconda parte del viaggio – Jena e dintorni con F.Nietzsche e Lou Salomè

Jena e dintorni

– Lou Andreas-Salomé (San Pietroburgo, 12 febbraio 1861 – Gottinga, 5 febbraio 1937), scrittrice e psicoanalista (nella foto), conobbe Nietzsche nel 1882 e lo ispirò per «Così parlò Zarathustra»

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– Terza parte del viaggio: in Danimarca con spiagge, Vichinghi, Andersen, …
Danimarca 2
Ritorno a casa!
Magari al termine del viaggio metterò una mappa del reale viaggio 
con le nostre foto
Se qualche lettore avesse indicazioni o consigli… scriveteli sotto nei commenti. Grazie!
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Lou Salomé come la bella Marcella di Cervantes

Marcella pastoraMarcella, personaggio descritto in Don Chisciotte della Mancia, curiosamente richiama la figura di Lou Salomé, scrittrice vissuta a cavallo del 1900.

In nero brani dal Don Chisciotte, in blu da biografie di Lou Salomè, principalmente da “Mia sorella mia sposa, la vita di Lou Salomé” di H.F. Peters.

CAPITOLO XII Di ciò che un capraio raccontò a quelli che erano con Don Chisciotte

[…]  Vi dirò dunque, proseguì il ragazzo, che stamattina morì  quel famoso pastore studente che si chiamava Crisostomo, e si dice in giro che sia morto  d’amore per quella diavola di ragazza di  Marcella, figlia di Guglielmo il ricco, quella che va vestita da pastorella per questi paraggi.

Lou non sarrebbe più ritornata, questa certezza portò Nietzsche ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un giocatore che ha puntato tutto su una carta e ha perduto tutto, si trovava ora di fronte alla rovina di tutte le sue speranze.

 Quando ella si fece vedere da tutti, ed apparve pubblicamente la sua bellezza, non vi saprei dire quanti giovani cittadini e villani le andassero dietro e le dicessero amorose parole per queste campagne. Uno di costoro, come già vi ho detto, fu il nostro defunto, il quale, non che amarla, potea dirsi che l’adorasse.

Nessuno supponga che l’avvenente Marcella, per essersi data a quella vita libera e sciolta da ogni riguardo, si allontanasse per un momento da quanto esigono il più savio contegno e la più rigorosa onestà; ché anzi tale e tanta si è la custodia in che tiene sé stessa, che fra i molti che la vagheggiano e la importunano non fu mai chi si sia vantato, o chi possa ora vantarsi di avere avuto da lei la minima speranza di conseguire i suoi desiderî.

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Nella famosa foto: Lou Salomé, Friedrich Nietzsche, celebre filosofo  tedesco, Paul Rée, filosofo tedesco.

 Lou, russa di famiglia nobile, di lei si innamorarono i maggiori intellettuali del suo tempo, fra loro anche Rainer Maria Rilke e Sigmund Freud.

 Lou, grande ammaliatrice che si concede loro solo intellettualmente ma mai fisicamente.
 Nietzsche non riesce a sostenere la situazione e dopo due anni si allontana disperato; Rée non riuscì mai a superare la separazione e nel 1901 morì tragicamente nel fiume Inn in Engadina, in Svizzera. Anche il marito Andreas aveva tentato il suicidio per lei e, in un certo senso, l’aveva costretta a sposarlo. Consapevole di aver subito un ricatto, Lou pretese che il marito rispettasse un reciproco patto di libertà sentimentale.

… il giorno che Marcella si fa pastora, senza che potessero impedirlo nè suo zio nè tutti quelli del paese, prese ad andarsene in campagna insieme con l’altre pastore del luogo e a guardarsi da sè il suo gregge. E non appena essa si mostrò in pubblico e mostrò apertamente la sua bellezza, non le posso dire quanti giovanotti la vanno corteggiando per quei campi. benchè non rifugga e schivi la compagnia e la conversazione coi pastori e li tratti con cordiale amicizia, non appena qualcuno di loro si azzarda a scoprirle la sua intenzione, foss’anche legittima e santa come quella del matrimonio, lei lo respinge via da sè come un tiro di schioppo. E con questo carattere va facendo in questa terra assai più danno che se vi fosse entrata la peste, perché la sua affabilità e bellezza costringe i cuori che le si affezionano a portarle servitù ed amore; ma i suoi rifiuti e il suo disinganno li conduce al partito della disperazione

Lou era per temperamento una ribelle. Molto presto nella vita aveva scelto come sua divisa i versi: “La vita non ti sarà generosa, Non ti fare illusioni! Così, se vuoi avere la tua vita, Va’ prenditela!

Le altre donne si interessavano di vestiti, di divertimenti, mentre essa sentiva il bisogno di parlare del miracolo della vita, di questa forza misteriosa che sentiva pulsare nel suo giovane corpo. Essere vivi: quello era il miracolo. Camminare a piedi nudi in un prato, in primavera… più belloo che passare la notte danzando con giovani ufficiali dalla testa vuota.

Le sue aspirazioni alla libertà personale, le sue idee poco ortodosse circa i rapporti fra i sessi… generamente la donna doveva sacrificare il suo sviluppo intellettuale e sottomettere la propria personalità a quella del marito … Lou non ne voleva sapere. Se un giorno si sarebbe sposata avrebbe preteso un’eguaglianza totale.  perchè non conosciamo altro che cavalieri, amanti o padroni? Abbiamo dimenticato di essere fratelli? Lou amava la Russia, grande, naturale… tutto questo essa lo sentiva suo… era una forza elementare come l’acqua, il vento, la pioggia, una forza che scaturiva dalla profondità dell’anima russa.

Ma nè le amicizie, nè gli incontri più importanti potevano trattenere Lou dall’inseguire quella che era in quel momento la sua meta principale: la ricerca della libertà, per arrivarci dovette lavorare: la sua indipendenza economica era subordinata a quello che poteva guadagnare. Fu instancabile.

tomba

CAPITOLO XIV Dove si riportano i versi disperati del defunto pastore, con altri eventi inattesi.

Marcella: – … la sola mia determinata volontà di far conoscere a ognuno quanto a torto io sia incolpata della disperazione e della morte di Crisostomo

 Io nacqui libera, e per vivere tale ho scelto la solitudine della campagna; gli alberi di questi boschi sono i compagni miei; mio specchio le chiare acque di questi rivi, e mi contento di comunicare agli alberi ed alle acque i miei pensieri: fate conto ch’io sia fuoco lontano, e spada rimota. Ho disingannati colle mie parole quelli che innamorai con la vista: e se è vero che i desiderî alimentansi di speranze, non avendone io data mai nessuna né a Crisostomo, né a nessun altro, ben si può dire che non fu la crudeltà mia quella che li ha perduti ma la loro ostinazione. Se poi qualcuno volesse imputarmi che oneste erano le inclinazioni di lui, e che perciò io fossi obbligata di corrispondergli, dichiaro che quando in questo sito medesimo, dove ora state scavando il suo sepolcro, mi scoprì la rettitudine delle sue intenzioni, io gli risposi che ero deliberata di vivere in una perpetua solitudine, e che la sola terra cogliesse il frutto delle conversazioni e le spoglie della mia bellezza. Che se, nonostante un sì chiaro disinganno, gli piacque ostinarsi contro la speranza, navigar contro il vento, qual meraviglia ch’egli sia naufragato nel golfo della sua imprudenza? Se io lo avessi tenuto a parole sarei stata falsa: se avessi accondisceso ai suoi voleri avrei mancato al migliore mio proposito. Lo disillusi e insistette, e senza essere odiato si diede alla disperazione. Vedete per tanto se sarebbe ragionevole l’incolparmi di quanto egli soffrì. Si dolga chi fu ingannato; si disperi colui che si trovò deluso nelle promesse speranze; mi accusi chi può dire di essere stato sedotto da me; ma nessuno mi dica crudele né micidiale di un uomo cui nulla ho promesso, che da me non fu mai ingannato, né ebbe mai accoglimenti e carezze. Non volle finora Iddio rendermi amante per destino, ed io sarò sempre scusata se amar non voglio per elezione. Serva questa lezione di disinganno a tutti coloro che mi vanno sollecitando ad amarli, e sappiano che se alcuno per me avesse a morire, non morrà per colpa di gelosia o di disprezzo; mentre chi non ama nessuno non può dar gelosia a nessuno, e non debbono i disinganni tenersi in conto di sdegni o disprezzi. Chi trova in me una fiera, un basilisco, un essere pregiudizievole e tristo; chi mi chiama ingrata, non mi serva, non mi segua chi mi tien per crudele; perché questa crudele, questa sconoscente, questa ingrata, questo basilisco non li chiamerà, non cercherà mai di loro, né amerà mai d’averli vicino.

Io, come sapete, ho ricchezze mie proprie, né bramo quelle degli altri: libera è la mia condizione, e non voglio rendermi soggetta a chicchesia: non amo, né odio alcuno; non inganno questo, né istigo quello; non burlo uno, né mi do buon tempo con l’altro; l’onesta conversazione con le abitatrici di queste selve, e la custodia delle mie capre formano il soggetto dei miei passatempi; tra questi dirupi si confinano i miei desiderî e se da essi si allontanano, non fanno che per contemplare la bellezza del cielo: cose tutte che guidano l’anima alla felicità cui unicamente anela.»

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Intelligenti e belle, ricche e libere, libere di innamorararsi della vita intera, uomini compresi 😉

(immagini prese dal web)

L’empatia di Lou Salomé

imm articolo

Ho trovato un articolo del 2010 di Pietro Citati che ritengo interessante per aver colto l’aspetto empatico presente in Lou Salomé, infatti, anche per me l’empatia è una dote fondamentale per chi scrive libri di indagine psicologica e per chi, come lei, si dedica alla cura delle persone affette da disturbi psichici.

Però Citati non è stato imparziale, non è stato capace di scostarsi dal suo punto di vista al “maschile”.

“Lou Salomé affascinava qualsiasi essere umano…

Lou Salomé credeva ciecamente in se stessa: aveva una disumana e sovrumana energia… voleva diventare se stessa

Capiva gli altri meglio di quanto gli altri si capissero; rapidissimamente diventava gli altri

Lou era un angelo uno strano angelo bizantino che il destino gli aveva inviato (a Nietzsche)

come Nietzsche, Lou aveva l’inclinazione per tutto ciò che era nascosto: era affascinata dalla sua solitudine…

Non c’è nulla di male ad essere senza Dio, purché ci si sia veramente liberati da Dio

Con sè, attraverso gli anni e le figure di uomini che aveva percorso, Lou Salomé non aveva portato molto d’altro, tranne l’intollerabile fioritura del fascino.”

L’ultima frase conclusiva dell’articolo mi sembra molto denigratoria e nega il valore dell’apporto che Lou Salomé ha dato alla cultura e alla crescita civile e sociale di tutti gli esseri umani. Pare negare in questo modo l’importanza che capirsi e capire la realtà che ci sta intorno sia il “filtro” che ci fa capaci di scelte libere e coscienti !

QUI l’articolo di Pietro Citati del 2010

– “Anime selvatiche”

Ciao, adesso che posso dire? Che idea mi sono fatta della soffitta, della libertà, della ricerca della propria realizzazione…  Come rivedo la rappresentazione teatrale “Anime selvatiche” alla luce delle letture di Ibsen e di Lou Salomè?


Ho le idee più chiare intorno ai personaggi, a queste donne nella loro soffitta… poi c’è la soffitta di Ibsen dove viene riprodotto il bosco in cui si può perfino cacciare e dove è stata messa in salvo l’anatra ferita…

E c’è anche la soffitta di Lou Salomè che ne fa la fiaba iniziale in “Figure di donne” ed é qui che meglio si inserisce lo spettacolo. La soffitta dove le donne/anitre selvatiche si ritrovano per differenti vicissitudini e ognuna di loro reagisce diversamente a questa condizione.

Ma nella soffitta di Lou ci sono solo anitre, non donne, nella soffitta del teatro di Milano ci sono donne e la loro anima selvatica, interpretata da un’ altra attrice donna, si aggira fra loro risvegliando ricordi, amori e passioni in modo da condurle alla coscienza di ciò che sono, vogliono, desiderano, rinunciano…

Tutte le donne hanno lo stesso trucco e lo stesso abito, perché? Le scarpe bianche, uguali, ben allineate che le donne indossano dopo le prime battute, che significato hanno?

… che  bisogna adeguarsi alle regole della soffitta?

… che è necessario indossare una maschera per riuscire a riconoscersi e convivere?

 E per concludere,

un’ impressione mi è rimasta ora più chiara:

sono tanti, troppi i suicidi di “anime selvatiche” che ci ha lasciato Ibsen, quanto sensibile e vulnerabile può essere l’animo umano e Lou ce lo spiega, ora anche noi contemporanei riviviamo tutto questo dramma di come condurre la nostra vita…

  è veramente difficile quindi

VIVERE LIBERI ED EDUCATI

 Per riuscire a farlo bisogna esserne capaci: conoscere, capire, sopportare e sognare per avere la forza di recuperare le energie e … ripartire.

 La mia soffitta è un buon riparo? La vostra?

 La finestra della soffitta è aperta alla libertà di uscire nel cielo azzurro?

 Sappiamo uscire e ritornare? O abbiamo paura ad uscire perché ci potremmo ferire o perdere?

Ci proviamo?

 Voliamo tutti nell’azzurro cielo ma abitiamo anche una buona soffitta

– come nido per noi

– per i nostri piccoli

– con buone aperture per l’aria e il sole

– per accogliere gli altri

– per uscire nella libertà quando il momento e l’energia ce lo permettono.

 Vola solo chi osa farlo dunque?

dalla soffitta vola solo chi osa farlo…

ma nella soffitta non tutti sanno abitare…

la forza sta in entrambe le capacità

 BUONA  SOFFITTA  A  TUTTI,  IN PARTICOLARE  ALLE  ANITRE  SELVATICHE!!!


(L’audio del filmato è “Confortable Numb” dei Pink Floyd, eseguito dal gruppo Cometa Rossa. Il brano è stato pubblicato da Giacomo sul suo blog: http://lameladiodessa.wordpress.com/2010/05/29/musicaaaaaa/)