A Firenze e dintorni: chiese e luoghi di vita con Lorenzo Milani

Tre giorni in giro per vedere luoghi di vita e… chiese. Certo anche le chiese sono luoghi di vita, e quanta vita racchiudono e raccontano, ma spesso noi conosciamo solo quella degli artisti e dei loro ricchi e potenti committenti. Con la lettura di Esperienze pastorali di don Milani invece, la chiesa sa di gente che non capisce il latino della messa, non capisce le prediche, va alle funzioni perchè si deve, per paura, obbedienza, abitudine, tradizione; gli uomini in fondo con vergogna, le donne davanti con pia partecipazione, i bambini per imparare il catechismo!

I luoghi di vita che mi hanno attirato in particolare sono quelli di don Lorenzo Milani, un prete che mi ha colpito in questi ultimi mesi per come scriveva, per come pensava, per come ha vissuto con i suoi pensieri e le sue parole! Una persona che ha cambiato radicalmente il suo percorso di vita, pare ne abbia vissuto due differenti, con due Lorenzi: una fino a 20 anni e l’altra per altri 24 anni. Una vita breve: 44 anni.

Insomma si parte, con in testa i libri e le stupende lettere scritte da Lorenzo Milani (e naturalmente la mappa di Firenze)

Vedo in “Esperienze pastorali” le strade di Calenzano, la chiesa di san Donato, le contrade in colle, in piano, le botteghe, le vie, la piazza dove va a conoscere la sua gente, a capire perchè non frequenta i sacramenti di cui lui è tanto innamorato e bisognoso, da abbandonate tutto per seguire Gesù… e la sua scuola serale su nei locali della canonica dove riesce poi a riunire cattolici e comunisti, scartando senza pietà i borghesi benpensanti. E le storie raccolte sui campanilismi delle due chiese presenti nel borgo di Calenzano: San Donato e San Niccolò (qui).

Nel breve scritto “L’obbedienza non è più una virtù” dove è protagonista il coraggio, il coraggio di sfidare il mondo intero perchè lo voleva migliore per e con i suoi ragazzi!

E in “Lettera a una professoressa” dove la sua scuola lascia un segno e una guida a giovani e maestri tutti!

E le Lettere, che scriveva a tanta gente, alla mamma, a colleghi, amici, giornalisti, ai suoi ragazzi in giro per il mondo… le lettere sono formidabili, rendono Lorenzo vivo, presente, sìncero, arrabbiato, dolce, ironico, sempre simpaticamente vivace. Mi pare di poterlo vedere girare per le strade, chiacchierare sui gradini della lunga gradinata del sagrato di Calenzano, sfrecciare sulla bicicletta in Firenze per andare dalla mamma, dal vescovo, ma in particolare dal suo padre spirituale don Bensi, un prete fiorentino, gioviale e affezionato al suo faticoso e brillante”monello”.

Ma a Barbiana tutto parla di lui e del lavoro fatto per anni per portare i più poveri ad avere la parola e la dignità di una vita umana!

Tutto questo potrebbe non essere vero, non essere possibile, potrebbe essere esagerato, romanzato, mitizzato… Invece no, tutto è successo, possiamo ancora avere speranza nel valore degli uomini!

(Alcuni nostri scatti: cliccare su una foto e scorrere la galleria)

Abbiamo così girato fra piazze e chiese, trascurando i giardini a causa della pioggia.

La prima Chiesa della galleria ha visto un giovane don Lorenzo (24 anni) alla sua prima esperienza pastorale, le ultime foto sono della Chiesa dove ha concluso i suoi anni come Priore, muore a 44 anni e sarà sepolto per suo volere nel piccolo cimitero di Barbiana.

Fra le chiese di Firenze, sua città natale, residenza di nonni e bisnonni paterni, città dove ebbe la vocazione, la prima formazione alla religione cattolica… possiamo ricordare che compì gli studi teologici nel seminario di Firenze, ricevette l’ordine in Duomo e spesso tornò a Firenze per trovare la madre, il suo padre spirituale e per rispondere alle chiamate del suo vescovo.
Don Milani morì anche a Firenze, in casa della madre per essere curato negli ultimi mesi per una grave e dolorosa malattia.

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L’ingratitudine, malattia da vaccinare?

Sono in accordo con il grande Miguel de Cervantes sulla gravità del difetto dell’ ingratitudine umana per l’epidemica diffusione sociale che si riscontra che poi, come diceva Cervanes, riempirà “l’inferno”. Magari ci faranno il vaccino anti ingratitudine… no no tranquilli, forse basta un po’ di prevenzione con uso di buone regole fin dai primi anni di vita.

Comunque non è un male moderno, come io immaginavo, ma era presente fortemente già nel 1600.

Bisogna dunque impegnarsi con la prevenzione, dando esempi e insegnamenti  di gratitudine, di ringraziamento verso chi si cura di noi, spesso anche in modo elegante e delicato.  I miei alunni erano sprovvisti di questa virtù… ma non è colpa loro, è certo!

C’è però anche chi ritiene che la gratitudine sia difettosa di ossequiosità, perbenismo, affettazione, falsità… beh allora ci dobbiamo capire: nessuno vuole creare altari o inginocchiatoi, un riconoscere il lavoro donato, e dire grazie. Nemmeno a me piace raccogliere beneficenze a cui devo riverenza a vita, ma un po’ di onestà ci vuole, no?

Certo la via giusta è sempre difficile da seguire, sennò sarebbe troppo facile la virtù, che è bellezza per tutti i beneficiati e i benefattori!

Provate a leggere quello che scriveva Cervantes intorno a questo difetto.

Dal Don Chisciotte della Mancia Vol. 2 di Miguel de Cervantes

CAPITOLO LVIII

[…] Infine, tolte le tovaglie, con molta dignità don Chisciotte si alzò e disse: — Fra i maggiori peccati che gli uomini commettono, sebbene alcuni dicano che il più grande sia la superbia, io sostengo che è l’ingratitudine, attenendomi al detto, che l’inferno è pieno d’ingrati. Per quanto mi è stato possibile, cercai sempre di non poter essere accusato di questo peccato, sino da quando ebbi l’uso della ragione: e quando non posso ricambiare i benefici che ottengo, supplisco almeno con il desiderio di farlo: e se questo non basta, li divulgo per ogni dove… . Pertanto su queste basi, grato com’io sono agl’infiniti vostri favori, non potendovi corrispondere in egual misura, e contenendomi nei ristretti confini della mia possibilità, offro quello che posso e quello che tengo di mia natura, e dichiaro che mi tratterrò per due giorni naturali in mezzo a questa strada maestra che va a Saragozza, per sostenere a prova con chi che sia, che queste signore pastorelle travestite che si trovano qua presenti, sono le più belle e cortesi donzelle che vanti il mondo, tranne unicamente l’impareggiabile Dulcinea del Toboso, unica signora dei miei pensieri, con buona pace di quanti e quante mi ascoltano. […]

per leggere tutto il capitolo: https://it.wikisource.org/wiki/Don_Chisciotte_della_Mancia_Vol._2/Capitolo_LVIII

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citazioni varie:
https://it.wikiquote.org/wiki/Ingratitudine

(immagini prese dal web e una modificata da me con le scritte)

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Ciao da Alicemate/Maria Valenti

Buon Natale (in Moby Dick)

Leggere Moby Dick di Herman Melville la mattina di Natale!

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Questa mattina natalizia mi sono presa un momentino per leggere una paginetta interrotta 10 giorni fa e mi sono trovata al capitolo 22 con il titolo: Buon Natale

Beh, questo mi è parso particolarmente “in tema” e, stupita e soddisfatta di una così fortunata combinazione, ho letto il capitoletto con la gioia di avere avuto gli auguri direttamente da Melville!

Ma che successe in quel Natale: finalmente la baleniera Pequod, alla 105esima pagina, leva le ancore verso gli oceani a caccia di balene e per il capitano Achab a caccia di Moby Dick.

Quindi un Natale di partenza per un lungo viaggio: duro, atteso e temuto…

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Anche il nostro Natale “sta per prendere il largo”, ecco un quesito espresso subito dopo che la baleniera fu in mare aperto: “… ogni pensiero serio e profondo non è che l’intrepido sforzo dell’anima per difendere l’aperta libertà del suo mare, mentre i venti più furiosi del cielo e della terra cospirano per gettarla sulla costa infida e servile?”

Buon viaggio a tutti sempre in tensione verso la libertà di ciascuno!

– Una pinta… irlandese, con Flann O’Brien

Da ” Una pinta di inchiostro irlandese” di Flann O’ Brien

“Passavo per Stephen Green… mi propose di andare nel pub di Grogan a bere una certa quantità di boccali, ossia bicchieri da una pinta di birra scura. Il carattere fortuito del suo invito mi fece provare molto piacere e osservai che probabilmente ciò non avrebbe guastato, così esprimendo la mia totale e cordiale approvazione mediante una figura retorica.

nome della figura retorica: Litote (o Meiosi).” …  (figure retoriche)

L’autore Flann O’ Brien scrive questo romanzo pubblicato nel 1939 dove racconta di uno studente dublinese (scopritene il nome, citato una sola volta in tutte le 292 pagine),  questo studente sta scrivendo un romanzo in cui racconta di Trellis, uno scrittore che sta creando i personaggi per un suo romanzo. Questi personaggi , oltre a muoversi secondo le direttive del loro creatore, vivono  una loro vita dove raccontano e si raccontano anche loro. Raccontano storie strane o quotidiane, vissute da loro e che si intrecciano con miti e leggende del passato (la pazzia di Re Sweeny, western a Dublino, vicissitudini di diavoli e spiritelli del bene…..). Tutti i personaggi nati dalla fantasia dello scrittore Trellis,  dello studente scrittore,  del reale scrittore Flann…  si incontrano, si aiutano, si stuzzicano, cantano, giocano, discutono insieme come un gruppo di amici… intrecciandosi incredibilmente e tremendamente   fra loro.

Nell’immagine sopra vediamo in primo piano lo scrittore irlandese Flann O’ Brien e sullo sfondo una scena del romanzo “Una pinta di inchiostro irlandese”.

Sull’albero, precisamente un pungente tasso c’è il re pazzo Sweeny, di lui racconta una storia mitologica; ai piedi del tasso, da destra Tappo il cow boy con le due pistole, il demone cattivo Cacodemone che ha nel taschino Agatademone, lo spirito buono, il poeta lavoratore Jem Casey e il cow boy Lumaca. Questo gruppo di “personaggi letterari” sta andando a trovare un nascituro come fosse un gruppo amici, a cui si unirà anche il re pazzo da loro soccorso. Sembra un po’ la storia “I quattro musicantii di Brema”? In qualcosa può richiamarla.

Qualche battuta presa dal libro riferita all’immagine sopra  (pag. 161, 163, 164)

– “Zitti, disse l’Agatodemone agitato. Vedo un uomo sopra un albero. (…)
– Potrebbe essere un uccello, sull’albero, disse il Tappo, un uccello grosso. (…)
– Scendi da quell’albero, urlò il Tappo, scendi giù maledetta canaglia!
– Cerca di contenerti, disse il Lumaca, non vorrai sparare su una preda immobile.
– Qualunque cosa sia, ossercò il poeta, non è un uomo. Non ha pantaloni. Probabilmente è un marsupiale. (…)
– Se non scendi da quell’albero prima che conti due, tuonò il Tappo brandendo le due pistole, cadrai morto non appena avrò detto tre! Anzi conterò fino a dieci. Uno, due… (…)
Si udì un soave fruscio nel folto dei rami verdi, una lenta carezza, come una brezza d’estate sopra un campo d’avena, un debole movimento inanimato, e una voce scese fino ai viaggiatori, lamentosa e afflitta da una stanchezza infinita, una debole voce che recitava queste quartine:
 
E’ Sweeny dai fianchi magri
nel mezzo del tasso;
la vita qui è molto nuda,
Gesù pietoso è senza gioia.
 
Rami grigi mi hanno ferito
mi hanno trafitto i polpacci,
sono qui appeso sul tasso,
senza scacchi, senza donne.
 
Non posso fidarmi degli uomini
nei luoghi dove dimorano;
crescione di sera è la mia sorte,
non scenderò dall’albero.”
 
 

(Metto un lik per un po’ di musica irlandese  che racconta anche della  leggenda della follia del Re Sweeny spodestato dal monaco Ronan. Clicca QUI )

Un video  di questo gruppo italiano che compone musiche principalmente irlandesi: i “Whisky Trail”

 

Io,  leggendo “Una pinta d’inchiostro irlandese”  ho scoperto un po’ di Dublino  con i suoi abitanti che scendono in strada, vanno in università, al pub… che convivono come tutti con le loro fatiche, i loro desideri, i loro mezzi e tengono a bada le  passioni…

e un po’ di Irlanda dove la natura è grande e ricca di frutti e di opportunità di valorosa rinascita o di oppresso isolamento.

E come lettrice ho potuto intrecciare la storia delle mie giornate con le storie raccontate e, come ogni vita,  diventare  parte del grande romanzo.

Il grande Flan O’ Brien non ci ha raccontato solo una storia o tante storie, ma ha tradotto in parole la mente e dato a noi la possibilità di ritradurre il suo scritto in altre immagini mentali, sensazioni ed emozioni.

(Un caro ringraziamento a Riccardo, scrittore e amico on line, per avermi consigliato questa lettura )