MEMORIE dal SOTTOSUOLO di Fedor Dostoevskij

Guerre, disastri, ingiustizie… dopo questa lettura, beh mi pare tutto regolare amministrazione! Fa parte dell’uomo, boh che fare? Renderci consapevoli, mah…

img_2192pag. 11

“l’uomo intellligente non può diventare realmente qualcosa, ma diventa qualcosa solamente lo sciocco. Sissignori.  L’uomo intelligente del diciannovesimo secolo deve essere privo di carattere. l’uomo di carattere, l’uomo d’azione è una creatura essenzialmente limitata.”

pag. 22-23

“Oh, signore, io,  forse, per questo solo mi stimo un uomo intelligente, perchè in tutta la vita non ho potuto nè cominciare, nè finire nulla. Io sarò un chiacchierone, un innocuo, fastidioso chiacchierone, come noi tutti. Ma che fare, se l’immediata ed unica destinazione di ogni uomo intelligente è la chiacchiera, cioè un premeditato perdersi in sciocchezze?”

pag. 33

“Insomma tutto si può dire della storia, tutto ciò che può venire in mente all’immaginazione più disordinata. Una  sola cosa non si può dire: che sia uno spettacolo ragionevole.”

– non puntina, non tasto di pianoforte… l’uomo VUOLE, ha volontà e per questo è anche irragionevole, pur di soddisfare la sua natura, sceglie contro i suoi interessi, contro la sua felicità –

“L’uomo ama costruire e tracciare delle strade, è indiscutibile. Ma perchè mai egli ama fino alla passione anche la distruzione e il caos?”

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– Lettura integrale del romanzo “Memorie dal sottosuolo” (in due parti) di Valter Zanardi
https://www.youtube.com/watch?v=sWqkpLz7_6Q

Registrazione integrale (2011) dello spettacolo tratto da F. Dostoevskij, “Memorie del sottosuolo”.
Drammaturgia e Regia di Roberto Trifirò. Edizione con Roberto Trifirò e Beatrice Facconi
Teatro Sala Fontana – Milano, 2011

https://www.youtube.com/watch?v=aIPsYN4u2ZE

DELITTO E CASTIGO di Fedor Dostoevskij

 

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Ah-ah-ah… quello che ho prodotto (schizzo a destra), dopo poche pagine di lettura + pagine introduttive (che ho letto):  ho schizzato la scena del protagonista in strada a Pietroburgo nel 1800… Ho notato che il famoso scrittore utilizza molto i punti di sospensione, descrizioni… ah ah anch’io non avevo amato l’inizio della lettra perchè mi sembrava un romanzone d’appendice, seppur ben scritto… tutti i fatti così all’apice del verosimile, così amplificato tutto, tutto grandioso nell’altezza e nella bassezza… p poi ci sono dei momenti che mi prende in questa sua capacità di indagare la psicologia umana

p1180520a pag 132 copio, e schizzo l’ idea del desiderio di sopravvivenza
“Dove ho letto“, pensò Raskòlnikov, proseguendo, “dove ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, dice o pensa che se gli toccasse vivere su un’alta cima, su una roccia, o su di uno spiazzo tanto stretto da poterci posare solamente i suoi due piedi – e intorno a lui ci fossero gli abissi, l’oscurità eterna, un’eterna solitudine e un’eterna tempesta – e dovesse rimaner così, in un arscin di spazio, per tutta la vita, per mille anni, in eterno – preferirebbe vivere in quel modo che morire subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere come che sia, ma vivere!… che verità!”, Signore! E’ vile l’uomo! … ed è vile chi per questo lo chiama vile” aggiunse dopo un momento.

A fine lettura scrivo qulacosa da mettere su aNobii

Non so che dire… c’è tutto, tranne la superficialità, la gioia, la leggerezza,  tutto è complicato e difficile, o risolto magicamente come nelle fiabe! La drammaticità è più psicologica che fisica… la mente dipende dalla psiche ed entrambe non hanno il coraggio necessario che può dare solo l’amore?…. mah Mi è piaciuto riconoscere nel giudice istruttore Porfirij Petrovic il personaggio del commissario Colombo e scoprirne poi la veridicità. Dopo le prime pagine mi ero bloccata, dovevo crearmi la scena, dovevo vedere quello che leggevo… poi quanta fatica a rivivere la tragicità della realtà in un racconto del 1800, in una lontana città russa! Siamo proprio tutti uomini con le medesime debolezze, debolezze che si ripetono, senza incontrarsi, in tempi e spazi estranei fra loro, se non nelle debolezze umane. Ora devo leggere un secondo Dostoevskji!

 

  • Film visto (al link): Delitto e castigo (Crime and Punishment) – del 1998, diretto da Joseph Sargent

https://www.4shared.com/video/l9Efhj9Hba/Delitto_E_Castigo_1998.html

 

 

 

“Le onde” di Virginia Woolf

Virginia Woolf, la grande scrittrice inglese che ci ha lasciato romanzi, saggi, racconti senza i quali… una mamma cosa legge?

Così riflettevaCroazia 2003 Tom a sette anni e, rivolto alla sua mamma: -Mamma per fortuna che Virginia Woolf, prima di morire*, aveva scritto tanti libri per te!

Oggi ho ripreso il romanzo “Le onde” proprio perchè Tom lo ha voluto portare al mare, dopo aver già letto “Gita al faro”.

Mi ha nuovamente incantato leggere questa scrittrice, con la sua capacità di utilizzare le parole per raggiungere i lettori, mostrando i suoi pensieri più profondi, più nascosti, più dolci, più sensuali, più poetici…

Quindi ricordo l’ultima volta che avevo letto “Le onde”, nel 2003, e trovo i brevi pensieri copiati su foglietti. Oggi invece posso leggerlo nel cofanetto I Meridiani, con le note di Nadia Fusini e ricercare informazioni on-line:

E dalle nostre foto dell’estate 2007: un tuffo nei luoghi di infanzia di Virginia Woolf che hanno ispirato “Gita al faro” e “Le onde”:

* (dopo aver saputo che era morta suicida nel fiume)

Traversata Livorno/Olbia… Vignola Mare, Costa Paradiso, Castelsardo.

Martedì 18-08-2013

Sveglia alle 6:00 nel parcheggio antistante il piazzale di imbarco. Imbarco ok, ma partenza con 1,30 ore di ritardo.

Attraversamento 8 ore + tempi tecnici, ma abbastanza comodo, pranzo veloce sul traghetto dove si osservano i passeggeri e si legge.

Sbarco alle 17:00 e breve tour sulla Costa Smeralda. A Vignola Mare sosta campeggio. Cena in riva al mare guardando la costa della Corsica: è fresco!

Mercoledì 14-08-2013 giornata di relax in spiaggia a Vignola: mare limpido sole e aria fresca… (foto cell ?)

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Giovedì 15-08.2013 Lasciamo  A.A. di Vignola per Castelsardo, con una sosta nella spiaggia consigliata di Costa Paradiso:

Alle ore 14:30 a Castelsardo: pranzo e salita al Castello. Visita la museo degli intrecci e ripartenza per Alghero. Pernottamento Area Attrezzata ben organizzata con pizza al canto delle cicale.

16-08-2013: Visita alla città di Alghero vedi articolo QUI

Moby Dick a fine lettura

A conclusione della lettura, quello che riesco ad esprimere:

Moby Dick mio

La mia immagina finale, con matita e colori

“… lanciò nell’aria un grido da gabbiano:- Laggiù soffia! Una gobba come una montagna di neve. E’ Moby Dick!”

I tre giorni di inseguimento sono tanto frenetici e violenti da richiedere riposo, senza tuttavia riuscire ad averlo, siamo col vecchio e folle Achab, impossibilitati anche noi a fermarci, a rimandare, a desistere dal farci trascinare dal desiderio di vivere il grande incontro da tante “pagine” atteso!
E alla fine resto senza respiro, resta il bisogno di chiedere perdono a Moby Dick e liberarlo per sempre da ramponi e funi, resta la compassione e l’ammirazione per tutti gli uomini del Pequod.

Ogni parte del libro ha il suo fascino: un mondo lontano, per me sconosciuto, che sa dare perfino informazioni particolarissime, punti di vista speciali scritti da chi su quel mare, su quelle baleniere ci è vissuto… uniti a riflessioni, a dialoghi teatrali, a descrizioni piene di poesia.

Ora mi sento soddisfatta, cresciuta sì, ma anche un po’ orfana.

(cap. 133. 134, 135  L’inseguimento. Primo giorno. Secondo giorno. Terzo giorno.)

Qualche altra indicazione:

“… Moby Dick si compose sotto la penna di Melville, cambiando per strada, fisionomia, struttura … il suo gigantismo come la metamorfosi creativa si scopre nella deformità, asimmetria, irrazionalità e mutelibrovolezza del libro. Moby Dick si affermò infatti nel secolo successivo, nel Novecento, quando  si comprese il nesso tra letteratura e inconscio. Nella luce dell’Ulisse di Joyce, la deformità di Moby Dick poteva diventare perfino ordinata e con gli studi di Freud, l’incubo della balena diventa leggibile. La bellezza di Moby Dick dovette quindi aspettare una grammatica mentale che potesse decifrarla.Baricco tre scene

Il racconto inizia con le comiche peripezie di Ismaele e cambia quando il libro scende in mare con l’eroica partenza del Pequod nel freddissimo giorno di Natale, per inserire molti libri differenti lungo il percorso, libri di cetologia, tecnologia, geografia, filosofia… fino all’attesissima e apocalittica tragedia finale.” (tratto liberamente dall’introduzione a  “Tre scene da Moby Dick” di A. Baricco)

Altri capitoli da rileggere:

Capitolo 30. La pipa – Achab smette di fumare –

Cap. 36. Il ponte di comando (Entra Achab poi tutti) – scena del doblone d’oro –

Cap. 41. Moby Dick – presentazione di Moby Dick da parte di Achab e dei marinai: sublime  (lettura di pag.162,163  e nel video degli inseparalibri indicato da mio figlio T.)

Al minuto 7:24 lettura di Moby Dick 

Altri articoli pubblicati da me durante la lettura di Moby Dick:

Moby Dick – 01 nov 2015

Buon Natale (in Moby Dick) 25 Dec 2015

La vita come un telaio (in Moby Dick) – 08 Feb 2016

– “La coperta” del capodoglio (Moby Dick) – 07 Mar 2016

Capodoglio e balena franca in Moby Dick – 28 Mar 2016

MOBY DICK – Banco Del Mutuo Soccorso –

Capodoglio e balena franca in Moby Dick

IMG_0728Durante la lettura di Moby Dick il mondo dei cetacei entra nella tua vita.

Ora ho fatto conoscenza con la balena franca, infatti, nonostante la baleniera Pequod ha ancora il capodoglio catturato appeso alla fiancata della nave in attesa di recuperare olio e avorio, il capitano Achab dà ordine di scendere in mare a cacciare una balena franca… quindi seguono  congetture e paragoni fra i due grandi cetacei: il capodoglio e la balena franca.

 

Riporto alcune parti del racconto e qualche illustrazione presa da internet e modificata da me per una miglior conoscenza di queste affascinanti creature:

cap 73

balena immagine

cap 73... continua

Capod e bal franca

cap 73... continua 2

differenze fra balene

cap 74.

cap 74.continua

75. La testa della balena franca. Visione comparata (osservazione più immaginazione)

La nobile testa del capodoglio può essere paragonata ad una biga da combattimento romana (specialmente di fronte, dove è tanto arrotondata), così, a grandi linee, la testa della balena franca presenta una grossolana rassomiglianza con una gigantesca scarpa a punta tozza. … se fissate lo sguardo sulla strana incrostazione – una cosa verde coperta di crostacei (“corona” o “cuffia”) scambierete la testa per il tronco di un’enorme quercia…

Guardate il labbro inferiore penzolante! Che broncio enorme, che razza di muso!; un broncio e un muso che vi frutteranno 500 e più galloni di olio… e i fanoni: 300 per lato a forma di scimitarra, con gli orli sfrangiati di fibre pelose, attraverso i quali la balena filtra l’acqua e trattiene il pesce piccolo, quando all’ora del pasto percorre a bocca aperta i mari di brit.”

Conclusione del capitolo di facile comprensione… per filosofi:

“Non vi sembra che la testa della balena franca parli di una enorme risolutezza pratica nell’affrontare la morte? Questa balena, a mia vista, deve essere stata uno stoico; il capodoglio un platonico che magari, nei suoi ultimi anni, ha subito l’influsso di Spinoza.”

p.s. certo che se continuo così non finirò mai di leggere Moby Dick,  eppure ne ho la ferma determinatezza)

Lou Salomé come la bella Marcella di Cervantes

Marcella pastoraMarcella, personaggio descritto in Don Chisciotte della Mancia, curiosamente richiama la figura di Lou Salomé, scrittrice vissuta a cavallo del 1900.

In nero brani dal Don Chisciotte, in blu da biografie di Lou Salomè, principalmente da “Mia sorella mia sposa, la vita di Lou Salomé” di H.F. Peters.

CAPITOLO XII Di ciò che un capraio raccontò a quelli che erano con Don Chisciotte

[…]  Vi dirò dunque, proseguì il ragazzo, che stamattina morì  quel famoso pastore studente che si chiamava Crisostomo, e si dice in giro che sia morto  d’amore per quella diavola di ragazza di  Marcella, figlia di Guglielmo il ricco, quella che va vestita da pastorella per questi paraggi.

Lou non sarrebbe più ritornata, questa certezza portò Nietzsche ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un giocatore che ha puntato tutto su una carta e ha perduto tutto, si trovava ora di fronte alla rovina di tutte le sue speranze.

 Quando ella si fece vedere da tutti, ed apparve pubblicamente la sua bellezza, non vi saprei dire quanti giovani cittadini e villani le andassero dietro e le dicessero amorose parole per queste campagne. Uno di costoro, come già vi ho detto, fu il nostro defunto, il quale, non che amarla, potea dirsi che l’adorasse.

Nessuno supponga che l’avvenente Marcella, per essersi data a quella vita libera e sciolta da ogni riguardo, si allontanasse per un momento da quanto esigono il più savio contegno e la più rigorosa onestà; ché anzi tale e tanta si è la custodia in che tiene sé stessa, che fra i molti che la vagheggiano e la importunano non fu mai chi si sia vantato, o chi possa ora vantarsi di avere avuto da lei la minima speranza di conseguire i suoi desiderî.

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Nella famosa foto: Lou Salomé, Friedrich Nietzsche, celebre filosofo  tedesco, Paul Rée, filosofo tedesco.

 Lou, russa di famiglia nobile, di lei si innamorarono i maggiori intellettuali del suo tempo, fra loro anche Rainer Maria Rilke e Sigmund Freud.

 Lou, grande ammaliatrice che si concede loro solo intellettualmente ma mai fisicamente.
 Nietzsche non riesce a sostenere la situazione e dopo due anni si allontana disperato; Rée non riuscì mai a superare la separazione e nel 1901 morì tragicamente nel fiume Inn in Engadina, in Svizzera. Anche il marito Andreas aveva tentato il suicidio per lei e, in un certo senso, l’aveva costretta a sposarlo. Consapevole di aver subito un ricatto, Lou pretese che il marito rispettasse un reciproco patto di libertà sentimentale.

… il giorno che Marcella si fa pastora, senza che potessero impedirlo nè suo zio nè tutti quelli del paese, prese ad andarsene in campagna insieme con l’altre pastore del luogo e a guardarsi da sè il suo gregge. E non appena essa si mostrò in pubblico e mostrò apertamente la sua bellezza, non le posso dire quanti giovanotti la vanno corteggiando per quei campi. benchè non rifugga e schivi la compagnia e la conversazione coi pastori e li tratti con cordiale amicizia, non appena qualcuno di loro si azzarda a scoprirle la sua intenzione, foss’anche legittima e santa come quella del matrimonio, lei lo respinge via da sè come un tiro di schioppo. E con questo carattere va facendo in questa terra assai più danno che se vi fosse entrata la peste, perché la sua affabilità e bellezza costringe i cuori che le si affezionano a portarle servitù ed amore; ma i suoi rifiuti e il suo disinganno li conduce al partito della disperazione

Lou era per temperamento una ribelle. Molto presto nella vita aveva scelto come sua divisa i versi: “La vita non ti sarà generosa, Non ti fare illusioni! Così, se vuoi avere la tua vita, Va’ prenditela!

Le altre donne si interessavano di vestiti, di divertimenti, mentre essa sentiva il bisogno di parlare del miracolo della vita, di questa forza misteriosa che sentiva pulsare nel suo giovane corpo. Essere vivi: quello era il miracolo. Camminare a piedi nudi in un prato, in primavera… più belloo che passare la notte danzando con giovani ufficiali dalla testa vuota.

Le sue aspirazioni alla libertà personale, le sue idee poco ortodosse circa i rapporti fra i sessi… generamente la donna doveva sacrificare il suo sviluppo intellettuale e sottomettere la propria personalità a quella del marito … Lou non ne voleva sapere. Se un giorno si sarebbe sposata avrebbe preteso un’eguaglianza totale.  perchè non conosciamo altro che cavalieri, amanti o padroni? Abbiamo dimenticato di essere fratelli? Lou amava la Russia, grande, naturale… tutto questo essa lo sentiva suo… era una forza elementare come l’acqua, il vento, la pioggia, una forza che scaturiva dalla profondità dell’anima russa.

Ma nè le amicizie, nè gli incontri più importanti potevano trattenere Lou dall’inseguire quella che era in quel momento la sua meta principale: la ricerca della libertà, per arrivarci dovette lavorare: la sua indipendenza economica era subordinata a quello che poteva guadagnare. Fu instancabile.

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CAPITOLO XIV Dove si riportano i versi disperati del defunto pastore, con altri eventi inattesi.

Marcella: – … la sola mia determinata volontà di far conoscere a ognuno quanto a torto io sia incolpata della disperazione e della morte di Crisostomo

 Io nacqui libera, e per vivere tale ho scelto la solitudine della campagna; gli alberi di questi boschi sono i compagni miei; mio specchio le chiare acque di questi rivi, e mi contento di comunicare agli alberi ed alle acque i miei pensieri: fate conto ch’io sia fuoco lontano, e spada rimota. Ho disingannati colle mie parole quelli che innamorai con la vista: e se è vero che i desiderî alimentansi di speranze, non avendone io data mai nessuna né a Crisostomo, né a nessun altro, ben si può dire che non fu la crudeltà mia quella che li ha perduti ma la loro ostinazione. Se poi qualcuno volesse imputarmi che oneste erano le inclinazioni di lui, e che perciò io fossi obbligata di corrispondergli, dichiaro che quando in questo sito medesimo, dove ora state scavando il suo sepolcro, mi scoprì la rettitudine delle sue intenzioni, io gli risposi che ero deliberata di vivere in una perpetua solitudine, e che la sola terra cogliesse il frutto delle conversazioni e le spoglie della mia bellezza. Che se, nonostante un sì chiaro disinganno, gli piacque ostinarsi contro la speranza, navigar contro il vento, qual meraviglia ch’egli sia naufragato nel golfo della sua imprudenza? Se io lo avessi tenuto a parole sarei stata falsa: se avessi accondisceso ai suoi voleri avrei mancato al migliore mio proposito. Lo disillusi e insistette, e senza essere odiato si diede alla disperazione. Vedete per tanto se sarebbe ragionevole l’incolparmi di quanto egli soffrì. Si dolga chi fu ingannato; si disperi colui che si trovò deluso nelle promesse speranze; mi accusi chi può dire di essere stato sedotto da me; ma nessuno mi dica crudele né micidiale di un uomo cui nulla ho promesso, che da me non fu mai ingannato, né ebbe mai accoglimenti e carezze. Non volle finora Iddio rendermi amante per destino, ed io sarò sempre scusata se amar non voglio per elezione. Serva questa lezione di disinganno a tutti coloro che mi vanno sollecitando ad amarli, e sappiano che se alcuno per me avesse a morire, non morrà per colpa di gelosia o di disprezzo; mentre chi non ama nessuno non può dar gelosia a nessuno, e non debbono i disinganni tenersi in conto di sdegni o disprezzi. Chi trova in me una fiera, un basilisco, un essere pregiudizievole e tristo; chi mi chiama ingrata, non mi serva, non mi segua chi mi tien per crudele; perché questa crudele, questa sconoscente, questa ingrata, questo basilisco non li chiamerà, non cercherà mai di loro, né amerà mai d’averli vicino.

Io, come sapete, ho ricchezze mie proprie, né bramo quelle degli altri: libera è la mia condizione, e non voglio rendermi soggetta a chicchesia: non amo, né odio alcuno; non inganno questo, né istigo quello; non burlo uno, né mi do buon tempo con l’altro; l’onesta conversazione con le abitatrici di queste selve, e la custodia delle mie capre formano il soggetto dei miei passatempi; tra questi dirupi si confinano i miei desiderî e se da essi si allontanano, non fanno che per contemplare la bellezza del cielo: cose tutte che guidano l’anima alla felicità cui unicamente anela.»

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Intelligenti e belle, ricche e libere, libere di innamorararsi della vita intera, uomini compresi 😉

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