Syd Barrett e James Joyce

due uomini speciali insieme per

musica, libri, sentimenti… in

“Golden Hair”

testo di James Joyce, Chamber Music (1907)

musica e voce di Syd Barrett in “The madcap laughs”
Lean out of the window,
Goldenhair,
I heard you singing
A merry air.
My book is closed,
I read no more,
Watching the fire dance
On the floor.
I have left my book:
I have left my room:
For I heard you singing
Through the gloom,
Singing and singing
A merry air.
Lean out of the window,
Goldenhair.
(Sporgiti alla finestra, capelli d’oro; ti ho sentita cantare un’aria felice. Chiudo il mio libro, non leggo più, guardo il fuoco danzare sul pavimento. Ho lasciato il mio libro, ho lasciato la stanza: perché ti ho sentita cantare, attraverso la malinconia, cantare e cantare, un’aria felice. Sporgiti alla finestra, capelli d’oro ).

grazie al post di giacy.nta: golden hair for two voices  e di Giuliano che me l’hanno fatta conoscere

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– al Glasnevin Cemetery di Dublino

A Dublino abbiamo fatto una visita  al cimitero di Glasnevin: torri di avvistamento, statue e alberi monumentali

e tante, tante croci celtiche.

 

   

James Joyce ha dedicato il sesto capitolo dell’ “Ulisse” a raccontarci il percorso in carrozza compiuto da Mr Bloom per seguire il funerale di Dignam, un suo conoscente…  percorrendo strade, attraversando incroci, canali… Ci ha  fatto partecipi dei numerosi monologhi interiori che lo hanno accompagnato per tutto il tempo del viaggio in carrozza e il tempo della funzione della sepoltura,  all’interno del monumentale cimitero. Qui sotto vediamo alcune immagine dipinte nel cortiletto del museo di Joyce a Dublino, che ricordano questo originale racconto: la carrozza su cui si raggiunge il cimitero, il canale nord, personaggi incontrati, pensati… e immagini del cimitero.

Dal sesto capitolo dell’Ulisse di Joyce:

… “Mr Bloom camminava inosservato per un vialetto lungo file di angeli rattristati, croci, colonne spezzate, tombe di famiglia, speranze di pietra che pregavano con gli occhi al cielo, cuori e mani della vecchia Irlanda. Più sensato spendere i soldi in qualche opera di carità per i vivi.” … I cancelli lucevano di fronte: ancora aperto. Di nuovo nel mondo. Basta con questo posto. Ti ci porta un po’ più vicino ogni volta. … Proseguirono verso i cancelli. Mr Bloom avvilito si tenne indietro di qualche passo in modo da non sentire quel che dicevano. …”

Noi, per recarci al cimitero, non per un funerale…  abbiamo compiuto il percorso con il bus, in compagnia di un vispo vecchetto irlandese che un po’ infastidiva e un po’ cantava intonato e felice.  La giornata era serena e piacevole, il luogo tranquillo, turisti in visita, un acquisto, chi sorseggia un tè “con amici trovati e perduti”, chi consuma un piatto caldo in compagnia di un pensiero al dono della vita tanto bella e breve…

 

Avevate  pranzato in un cimitero?

In Inghilterra, precisamente nel piccolo cimitero di Rodmell, di fianco alla casa di campagna di Virginia Woolf, avevo visto una famigliola fare il pic nik su un angolo di verde prato, di fianco ad una tomba, forse di un loro caro?!

(Questa è la foto scattata da me, si intravede la famiglia … )

Ecco la vita,  la morte e  la poesia… in armonia?

– Da Sweny, in farmacia con Joyce.

 

Siamo sempre a Dublino, nella Dublino di oggi dove troviamo la farmacia Sweny: che bellezza! E’ l’unica costruzione nominata da Joyce nel suo “Ulisse” che è rimasta intatta, quindi bisogna vederla, entrarci e comprare la saponetta al profumo di limone,  che è in vendita con i libri e i ricordi. Il locale è piccolo e stracolmo di oggetti, dai vasi da farmacista ai volumi e alle carte: un misto che ci racconta una piccola venerazione dei dublinesi per il loro grande scrittore.

E ora torniamo al 16 giugno 1904, giorno in cui è ambientata la storia dell’Ulisse (Mr Bloom) di Joyce:

In Lincoln Place dal farmacista Sweny, Mr Bloom compra una saponetta profumata al limone e ordina la lozione che gli ha chiesto la moglie.

“… Che ore abbiamo fatto? … C’è tempo ancora. Meglio far fare quella lozione. Dov’è? Ah, sì, l’ultima volta. Sweny in piazza Lincoln. I farmacisti si trasferiscono di rado. Quei loro vasi verde e oro sono troppo pesanti da rimuovere.  […]  Ma la ricetta è negli altri pantaloni. […]  Insomma può cercarla sul registro delle ricette.

Il farmacista voltò una pagina dopo l’altra. Odore di sabbia e di seccume sembra che abbia. Cranio incartapecorito. E’ vecchio. Ricerca della pietra filosofale. Gli alchimisti. Le droghe ti invecchiano dopo averti eccitato. Poi letargo. Perché? Reazione. Una vita intera in una notte. A poco a poco ti cambia il carattere. Vivere tutto il giorno tra erbe, unguenti, disinfettanti. Tutti i suoi vasi di alabastro. Mortaio e pestello. Aq. Dist. Fol. Laur. Te Virid. L’odore quasi ti guarisce come il campanello del dentista. […] Il primo che colse un’erba per curarsi aveva un bel fegato. Semplici. Bisogna stare attenti. Ce n’è abbastanza qui da cloroformizzarti. Prova:  fa diventar rossa una cartina di tornasole azzurra. Cloroformio. Dose eccessiva di laudano. Sonniferi. Filtri amorosi. Sciroppo di papavero cattivo calmante per la tosse. Ostruisce i pori o il catarro. Veleni i soli rimedi.     […] 

Aspettava al banco, inalando l’aroma acuto delle droghe, l’odore secco e polveroso delle spugne e dei loofah.

– Olio di mandorla dolce e tintura di benzoino – disse Mr Bloom – e poi acqua di fiori d’arancio…

Certamente le rendeva la pelle delicata e bianca come la cera

– E cera bianca anche – disse.        […]

– La prepari per piacere. Passerò più tardi, e prendo una di quelle saponette. … Mr  Bloom ne portò una alle narici. Dolce cera al limone. […]

Uscì dalla bottega, il giornale a bacchetta sotto l’ascella, il sapone dalla fresca fascetta nella sinistra. “

    

– Io ho scritto l’Ulisse, e tu? 

– Io l’ho letto –  😉

– Dublino alla spiaggia di Sandymount… con Joyce

Nel terzo episodio dellUlisse di Joyce, Stephen Dedalus cammina sulla spiaggia mentre il suo pensiero divaga in meditazioni stuzzicate e distratte dalle percezioni tattili, visive, uditive olfattive offerte dall’ambiente circostante: la spiaggia di Sandymount.

Il 10 agosto anch’io ho passeggiato su questa spiaggia:  eccovi alcune foto… quello che ho provato là è stato fresco e ventoso, ma mi sono anche sentita  molto vicina allo Stephen di Joyce

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Riporto alcune percezioni scritte da Joyce e vi lascio da scoprire  tutte le inumerevoli peregrinazioni del pensiero del lungo monologo interiore di Stephen mentre passeggia su questa spiaggia.

” […]  Stephen chiuse gli occhi per sentire le sue scarpe schiacciare scricchiolanti marami e conchiglie. …

Mi avvio all’eternità lungo la spiaggia di Sandymount? Crasc, crac, cric, criic.  […]

Le brezze gli caracollavano intorno, brezze mordenti e frizzanti. Eccole le onde. I cavalli marini biancocriniti, ribelli al morso, imbrigliati da lucide brezze, corsieri di Mananaan.   […]

La sabbbia granitica era sparita da sotto i suoi piedi. Le sue scarpe calpestarono ancora un’umida crosciante amalgama petrosa, taglienti gusci di conchiglie, stridule ghiaia. […]  Mefitici banchi di sabbia attendevano di risucchiargli le calpestanti suole, esalando tanfate di fogna. Li costeggiò con cauto passo. Una bottiglia di birra si rizzava, infitta fino alla cintola, nell’impasto grumoso della sabbia. Una sentinella: isola della terribile sete. Cerchi di botte rotti sulla spiaggia; dalla parte di terra un dedalo di oscure reti scaltre; ancor più lontano porte posteriori scarabocchiatre di gesso, e su un ripiano più alto del litorale una corda per il bucato con due camicie crocifisse.  […]

S’era avvicinato all’orlo del mare e sabbia umida gli schiaffeggiava le scarpe. La brezza nuova lo salutò, arpeggiando su nervi selvaggi, vento d’aria selvaggia di semi di splendore. […]

Queste grevi spiagge sono linguaggio che la marea e il vento hanno stacciato qui.  […]

Un puntolino, un cane vivo, ingrandiva a vista d’occhio attraverso la distesa di sabbia, Signore, mi si avventerà contro? Rispetta la sua libertà. Non sarai padrone degli altri o loro schiavo. Ho il bastone. Rimani seduto. […] ”

“Rimani seduto.”

– Alla torre di Sandycove con l’ Ulisse di Joyce

Il primo episodio dell’Ulisse di James Joyce è ambientato all’interno e poi sulla spiaggia sottostante della Torre di Sandycove,  a pochi chilometri a sud-est di Dublino. La Torre esiste ancora ed è ora utilizzata come museo di Joyce.

Io l’ho raggiunta il 9 agosto appena passato!  Evviva!!!

   

Entriamo nell’Ulisse: due personaggi, Stephen Dedalus (poeta, letterato e insegnante suo malgrado) e Buck Mulligan (studente di medicina) sono sulla piattaforma della torre, Buck si rade e si prende gioco di Stephen. Nella torre con loro c’è anche un ospite temporaneo, Haines, studente inglese di Oxsford, curioso di folclore irlandese.

“Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un catino di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli era alzata delicatamente sul dietro dalla mite aria mattutina.  […]

(I seguenti fumetti che raccontano questo episodio dell’Ulisse  di Joyce sono alcuni di quelli esposti al Joyce Center di Dublino, cliccateci sopra se li volete ingrandire)

Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando: – Vieni su Kinch (soprannome dato a Stephen da Haines). Vieni su, pauroso gesuita.  […]  Poi avvedutosi di Stephen Dedalus, si chinò verso di lui e tracciò rapide croci nell’aria, gorgogliando di gola e tentennando il capo.

Stephen Dedalus, contrariato e sonnolento, appoggiò i gomiti sul sommo della scala e guardò con freddezza la tentennante gorgogliante faccia che lo benediceva, cavallina nella lunghezza, e i chiari capelli senza tonsura, marezzati color quercia chiaro.

[…]   Nel fosco tinello a cupola della torre la sagoma di Buck Mulligan in vestaglia andava e veniva arzilla al focolare, nascondendone e scoprendone il giallo barbaglio. Due fasci di luce mattutina piombavano dagli alti barbacani sul pavimento lastricato: all’incrocio dei loro raggi una nuvola di fumo di carbone e vapori di grasso fritto aleggiava, mulinando.

– Finiremo asfissiati, disse Buck Mulligan. Haines, apra quella porta, le spiace?

Stephen posò il bacile sulla credenza. Un’alta figura si levò dall’amaca dove stava seduta, andò alla bussola e spalancò i battenti interni.

– Ha la chiave?  […]

– E’ nella toppa, disse Stephen.

La chiave stridette due volte aspramente e, quando la pesante porta venne socchiusa, entrarono gradita luce ed aria vivida. Haines rimase nel vano guardando fuori. […]

Buck Mulligan spadellò il fritto sul piatto vicino a lui. Poi portò al tavolo il piatto e una gran teiera, li mise giù pesantemente e dette un respiro di sollievo.  [… ]  Kinch, sveglia. Pane, burro, miele. Haines, entri. Il rancio è pronto. Benedici noi, o Signore,  e questi tuoi doni. Dov’è lo zucchero? Cribbio non c’è latte. Stephen andò a prendere dalla credenza la pagnotta e il vasetto di miele e la vaschetta di burro. […]  – Sta salendo quella donna col latte.  […](I tre si avviano sulla spiaggia per fare il bagno e Haines cerca di convincere Stephen a esporre una sua idea originale su Amleto, un altro principe spodestato come Telemaco, ma questi rifiuta e preferisce proclamare le sue convinzioni politiche e religiose che si riassumono nel netto rifiuto di ogni sudditanza alla Chiesa Cattolica e all’Impero Britannico)

Mulligan fa il bagno mentre Haines prudentemente si siede su una roccia, aspetta di aver digerito la colazione, e Stephen si allontana lasciando a Buck la chiave della torre e due pence.

“Scesero lungo il sentiero serpeggiante fino alla caletta. Buck Mulligan era ritto su un masso, in maniche di camicia, la cravatta senza fermaglio sventolava su una spalla. Un giovanotto aggrappato a uno sprone roccioso vicino a lui muoveva lentamente a guisa di rana le gambe verdi nella fonda gelatina dell’acqua.  […]

Buck Mulligan si sedette per slacciarsi le scarpe. […]  Annuì a se stesso mentre si sfilava i pantaloni e, alzandosi in piedi, diceva adagio: – Le rosse  […]

Si districò dalla camicia e se la gettò dietro le spalle dove si ammucchiavano i suoi vestiti.  […]

[…]   Stephen gli porse la chiave. Buck Mulligan la posò di traverso sul mucchio dei vestiti. – E due pence per una pinta. Buttali lì.

Stephen buttò due monete sul soffice mucchio. Vestirsi,  svestirsi. Buck Mulligan eretto, con le mani davanti a sè, disse solennemente:

– Chi ruba al povero presta al Signore. Così parlò Zaratustra.

Il suo corpo paffuto si tuffò.”

Qualche scatto sul luogo del racconto cercando di far rivivere immagini e  parole

  

    

James Joyce

James Augustine Aloysius Joyce(Dublino, 2 febbraio 1882 – Zurigo, 13 gennaio 1941)

Dall’ “Ulisse” di Joyce

… Giunto agli scalini del quarto dei numeri dispari, numero  7 di Eccles street, egli inserì meccanicamente la mano nella tasca posteriore dei pantaloni per raggiungere la chiave di casa.

… Cadde egli?  Con tutto il suo peso noto di centocinquantotto libbre della scala avoirdupois, testificata dalla macchina graduata automatica per la pesatura periodica … al 19 di Frederick street, nord, il giorno dell’Ascensione ultimo scorso, ciò è a dire, il dodicesimo giorno di Maggio dell’anno bisestile 1904 dell’era cristiana ( era ebraica cinquemilaseicentosessantaquattro, era maomettana milletrecentoventidue ) numero aureo 5, epatta 13, ciclo solare 9, lettere dominicaliC B , indicazione romana 2, periodo giuliano 6617,  MXMIV.

… Come presero congedo, l’uno dall’altro, sulle mosse di separarsi?  Rimanendo perpendicolari alla stessa porta e su lati differenti della sua base, le linee delle loro braccia valedicenti incontrandosi ad un qualsiasi punto e formando un qualsiasi angolo minore della somma di due angoli retti.

… La necessità dell’ordine, un posto per tutto e tutto al suo posto

… Quali attrazioni aggiuntive poteva contenere la proprietà?  Come addendi, un campo di tennis e di palla a maglio, un vivaio di arbusti, una serra estiva con palme tropicali,… aiuole ovali su prati rettangolari con ellissi eccentriche di tulipani rossi e gialli, scille azzurre, crochi, …

… In abiti ampi di pura lana con berretto di Harris tweed, prezzo 8 scellini e 6 pence e opportune scarpe di giardinaggio,… spingendo una carriola di  erbacce senza eccessiva fatica, al tramonto, in mezzo al profumo di fieno falciato di fresco, moltiplicando la propria saggezza, raggiungendo la longevità.

… Quali mezzi rapidi ma insicuri di far fortuna avrebbero facilitato un acquisto immediato?  … Un contratto con un contraente sconsiderato per la consegna di 32 partite di una determinata merce in ragione di un pagamento in contanti alla consegna, al tasso iniziale di 1/4 d. in progressione geometrica crescente di 2 (1/4 d. 1/2 d., 2d., 4d., 8d., 1s. 4d., 2s.,8d. fino a 32 versamenti). Un progetto ben studiato in base al calcolo delle probabilità per far saltare il banco di Montecarlo. Una soluzione del secolare problema della quadratura del circolo, premio governativo di 1.000.000 di lire sterline.