Emozioni nelle storie di Peter Coniglio

Questa mattina ho recuperato alcuni libri dell’infanzia dei miei figli, che avevo tenuto in casa per utilizzarli a scuola, ma anche perchè…  erano diventati parte della storia di famiglia.

Alcuni anni fa erano poi finiti in un armadio per ritinteggiatura e lì erano rimasti.

Questa mattina quindi, stuzzicata dall’ articolo di un’insegnante che proponeva la lettura di audiolibri alla scuola dell’infanzia e in classe 1^, vado alla ricerca del libriccino che lei citava e che io ricordavo con affetto: La storia di Peter Coniglio di Beatrix Potter.

Ecco i due libricini trovati:

Un libriccino si trasforma anche in giostrina, quindi lo rinfresco, riparo un nastrino, ed eccolo:

Dietro alle immagini pop-up abbiamo il testo integrale da leggere:

Avevo anche acquistato le videocassette con le storie.

Su Youtube ho trovato la stessa storia di Peter Coniglio (in inglese)

Tutte le storie iniziano con le immagini della scrittrice Beatrix mentre dipinge gli acquarelli e scrive le storie nel suo ambiente di campagna, poi parte la storia in disegni animati e si conclude con Beatrix che spedisce il manoscritto della storia terminata all’editore. Buona visione!

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L’ingratitudine, malattia da vaccinare?

Sono in accordo con il grande Miguel de Cervantes sulla gravità del difetto dell’ ingratitudine umana per l’epidemica diffusione sociale che si riscontra che poi, come diceva Cervanes, riempirà “l’inferno”. Magari ci faranno il vaccino anti ingratitudine… no no tranquilli, forse basta un po’ di prevenzione con uso di buone regole fin dai primi anni di vita.

Comunque non è un male moderno, come io immaginavo, ma era presente fortemente già nel 1600.

Bisogna dunque impegnarsi con la prevenzione, dando esempi e insegnamenti  di gratitudine, di ringraziamento verso chi si cura di noi, spesso anche in modo elegante e delicato.  I miei alunni erano sprovvisti di questa virtù… ma non è colpa loro, è certo!

C’è però anche chi ritiene che la gratitudine sia difettosa di ossequiosità, perbenismo, affettazione, falsità… beh allora ci dobbiamo capire: nessuno vuole creare altari o inginocchiatoi, un riconoscere il lavoro donato, e dire grazie. Nemmeno a me piace raccogliere beneficenze a cui devo riverenza a vita, ma un po’ di onestà ci vuole, no?

Certo la via giusta è sempre difficile da seguire, sennò sarebbe troppo facile la virtù, che è bellezza per tutti i beneficiati e i benefattori!

Provate a leggere quello che scriveva Cervantes intorno a questo difetto.

Dal Don Chisciotte della Mancia Vol. 2 di Miguel de Cervantes

CAPITOLO LVIII

[…] Infine, tolte le tovaglie, con molta dignità don Chisciotte si alzò e disse: — Fra i maggiori peccati che gli uomini commettono, sebbene alcuni dicano che il più grande sia la superbia, io sostengo che è l’ingratitudine, attenendomi al detto, che l’inferno è pieno d’ingrati. Per quanto mi è stato possibile, cercai sempre di non poter essere accusato di questo peccato, sino da quando ebbi l’uso della ragione: e quando non posso ricambiare i benefici che ottengo, supplisco almeno con il desiderio di farlo: e se questo non basta, li divulgo per ogni dove… . Pertanto su queste basi, grato com’io sono agl’infiniti vostri favori, non potendovi corrispondere in egual misura, e contenendomi nei ristretti confini della mia possibilità, offro quello che posso e quello che tengo di mia natura, e dichiaro che mi tratterrò per due giorni naturali in mezzo a questa strada maestra che va a Saragozza, per sostenere a prova con chi che sia, che queste signore pastorelle travestite che si trovano qua presenti, sono le più belle e cortesi donzelle che vanti il mondo, tranne unicamente l’impareggiabile Dulcinea del Toboso, unica signora dei miei pensieri, con buona pace di quanti e quante mi ascoltano. […]

per leggere tutto il capitolo: https://it.wikisource.org/wiki/Don_Chisciotte_della_Mancia_Vol._2/Capitolo_LVIII

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citazioni varie:
https://it.wikiquote.org/wiki/Ingratitudine

(immagini prese dal web e una modificata da me con le scritte)

– “Anime selvatiche”

Ciao, adesso che posso dire? Che idea mi sono fatta della soffitta, della libertà, della ricerca della propria realizzazione…  Come rivedo la rappresentazione teatrale “Anime selvatiche” alla luce delle letture di Ibsen e di Lou Salomè?


Ho le idee più chiare intorno ai personaggi, a queste donne nella loro soffitta… poi c’è la soffitta di Ibsen dove viene riprodotto il bosco in cui si può perfino cacciare e dove è stata messa in salvo l’anatra ferita…

E c’è anche la soffitta di Lou Salomè che ne fa la fiaba iniziale in “Figure di donne” ed é qui che meglio si inserisce lo spettacolo. La soffitta dove le donne/anitre selvatiche si ritrovano per differenti vicissitudini e ognuna di loro reagisce diversamente a questa condizione.

Ma nella soffitta di Lou ci sono solo anitre, non donne, nella soffitta del teatro di Milano ci sono donne e la loro anima selvatica, interpretata da un’ altra attrice donna, si aggira fra loro risvegliando ricordi, amori e passioni in modo da condurle alla coscienza di ciò che sono, vogliono, desiderano, rinunciano…

Tutte le donne hanno lo stesso trucco e lo stesso abito, perché? Le scarpe bianche, uguali, ben allineate che le donne indossano dopo le prime battute, che significato hanno?

… che  bisogna adeguarsi alle regole della soffitta?

… che è necessario indossare una maschera per riuscire a riconoscersi e convivere?

 E per concludere,

un’ impressione mi è rimasta ora più chiara:

sono tanti, troppi i suicidi di “anime selvatiche” che ci ha lasciato Ibsen, quanto sensibile e vulnerabile può essere l’animo umano e Lou ce lo spiega, ora anche noi contemporanei riviviamo tutto questo dramma di come condurre la nostra vita…

  è veramente difficile quindi

VIVERE LIBERI ED EDUCATI

 Per riuscire a farlo bisogna esserne capaci: conoscere, capire, sopportare e sognare per avere la forza di recuperare le energie e … ripartire.

 La mia soffitta è un buon riparo? La vostra?

 La finestra della soffitta è aperta alla libertà di uscire nel cielo azzurro?

 Sappiamo uscire e ritornare? O abbiamo paura ad uscire perché ci potremmo ferire o perdere?

Ci proviamo?

 Voliamo tutti nell’azzurro cielo ma abitiamo anche una buona soffitta

– come nido per noi

– per i nostri piccoli

– con buone aperture per l’aria e il sole

– per accogliere gli altri

– per uscire nella libertà quando il momento e l’energia ce lo permettono.

 Vola solo chi osa farlo dunque?

dalla soffitta vola solo chi osa farlo…

ma nella soffitta non tutti sanno abitare…

la forza sta in entrambe le capacità

 BUONA  SOFFITTA  A  TUTTI,  IN PARTICOLARE  ALLE  ANITRE  SELVATICHE!!!


(L’audio del filmato è “Confortable Numb” dei Pink Floyd, eseguito dal gruppo Cometa Rossa. Il brano è stato pubblicato da Giacomo sul suo blog: http://lameladiodessa.wordpress.com/2010/05/29/musicaaaaaa/)