“Le onde” di Virginia Woolf

Virginia Woolf, la grande scrittrice inglese che ci ha lasciato romanzi, saggi, racconti senza i quali… una mamma cosa legge?

Così riflettevaCroazia 2003 Tom a sette anni e, rivolto alla sua mamma: -Mamma per fortuna che Virginia Woolf, prima di morire*, aveva scritto tanti libri per te!

Oggi ho ripreso il romanzo “Le onde” proprio perchè Tom lo ha voluto portare al mare, dopo aver già letto “Gita al faro”.

Mi ha nuovamente incantato leggere questa scrittrice, con la sua capacità di utilizzare le parole per raggiungere i lettori, mostrando i suoi pensieri più profondi, più nascosti, più dolci, più sensuali, più poetici…

Quindi ricordo l’ultima volta che avevo letto “Le onde”, nel 2003, e trovo i brevi pensieri copiati su foglietti. Oggi invece posso leggerlo nel cofanetto I Meridiani, con le note di Nadia Fusini e ricercare informazioni on-line:

E dalle nostre foto dell’estate 2007: un tuffo nei luoghi di infanzia di Virginia Woolf che hanno ispirato “Gita al faro” e “Le onde”:

* (dopo aver saputo che era morta suicida nel fiume)

Lou Salomé come la bella Marcella di Cervantes

Marcella pastoraMarcella, personaggio descritto in Don Chisciotte della Mancia, curiosamente richiama la figura di Lou Salomé, scrittrice vissuta a cavallo del 1900.

In nero brani dal Don Chisciotte, in blu da biografie di Lou Salomè, principalmente da “Mia sorella mia sposa, la vita di Lou Salomé” di H.F. Peters.

CAPITOLO XII Di ciò che un capraio raccontò a quelli che erano con Don Chisciotte

[…]  Vi dirò dunque, proseguì il ragazzo, che stamattina morì  quel famoso pastore studente che si chiamava Crisostomo, e si dice in giro che sia morto  d’amore per quella diavola di ragazza di  Marcella, figlia di Guglielmo il ricco, quella che va vestita da pastorella per questi paraggi.

Lou non sarrebbe più ritornata, questa certezza portò Nietzsche ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un giocatore che ha puntato tutto su una carta e ha perduto tutto, si trovava ora di fronte alla rovina di tutte le sue speranze.

 Quando ella si fece vedere da tutti, ed apparve pubblicamente la sua bellezza, non vi saprei dire quanti giovani cittadini e villani le andassero dietro e le dicessero amorose parole per queste campagne. Uno di costoro, come già vi ho detto, fu il nostro defunto, il quale, non che amarla, potea dirsi che l’adorasse.

Nessuno supponga che l’avvenente Marcella, per essersi data a quella vita libera e sciolta da ogni riguardo, si allontanasse per un momento da quanto esigono il più savio contegno e la più rigorosa onestà; ché anzi tale e tanta si è la custodia in che tiene sé stessa, che fra i molti che la vagheggiano e la importunano non fu mai chi si sia vantato, o chi possa ora vantarsi di avere avuto da lei la minima speranza di conseguire i suoi desiderî.

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Nella famosa foto: Lou Salomé, Friedrich Nietzsche, celebre filosofo  tedesco, Paul Rée, filosofo tedesco.

 Lou, russa di famiglia nobile, di lei si innamorarono i maggiori intellettuali del suo tempo, fra loro anche Rainer Maria Rilke e Sigmund Freud.

 Lou, grande ammaliatrice che si concede loro solo intellettualmente ma mai fisicamente.
 Nietzsche non riesce a sostenere la situazione e dopo due anni si allontana disperato; Rée non riuscì mai a superare la separazione e nel 1901 morì tragicamente nel fiume Inn in Engadina, in Svizzera. Anche il marito Andreas aveva tentato il suicidio per lei e, in un certo senso, l’aveva costretta a sposarlo. Consapevole di aver subito un ricatto, Lou pretese che il marito rispettasse un reciproco patto di libertà sentimentale.

… il giorno che Marcella si fa pastora, senza che potessero impedirlo nè suo zio nè tutti quelli del paese, prese ad andarsene in campagna insieme con l’altre pastore del luogo e a guardarsi da sè il suo gregge. E non appena essa si mostrò in pubblico e mostrò apertamente la sua bellezza, non le posso dire quanti giovanotti la vanno corteggiando per quei campi. benchè non rifugga e schivi la compagnia e la conversazione coi pastori e li tratti con cordiale amicizia, non appena qualcuno di loro si azzarda a scoprirle la sua intenzione, foss’anche legittima e santa come quella del matrimonio, lei lo respinge via da sè come un tiro di schioppo. E con questo carattere va facendo in questa terra assai più danno che se vi fosse entrata la peste, perché la sua affabilità e bellezza costringe i cuori che le si affezionano a portarle servitù ed amore; ma i suoi rifiuti e il suo disinganno li conduce al partito della disperazione

Lou era per temperamento una ribelle. Molto presto nella vita aveva scelto come sua divisa i versi: “La vita non ti sarà generosa, Non ti fare illusioni! Così, se vuoi avere la tua vita, Va’ prenditela!

Le altre donne si interessavano di vestiti, di divertimenti, mentre essa sentiva il bisogno di parlare del miracolo della vita, di questa forza misteriosa che sentiva pulsare nel suo giovane corpo. Essere vivi: quello era il miracolo. Camminare a piedi nudi in un prato, in primavera… più belloo che passare la notte danzando con giovani ufficiali dalla testa vuota.

Le sue aspirazioni alla libertà personale, le sue idee poco ortodosse circa i rapporti fra i sessi… generamente la donna doveva sacrificare il suo sviluppo intellettuale e sottomettere la propria personalità a quella del marito … Lou non ne voleva sapere. Se un giorno si sarebbe sposata avrebbe preteso un’eguaglianza totale.  perchè non conosciamo altro che cavalieri, amanti o padroni? Abbiamo dimenticato di essere fratelli? Lou amava la Russia, grande, naturale… tutto questo essa lo sentiva suo… era una forza elementare come l’acqua, il vento, la pioggia, una forza che scaturiva dalla profondità dell’anima russa.

Ma nè le amicizie, nè gli incontri più importanti potevano trattenere Lou dall’inseguire quella che era in quel momento la sua meta principale: la ricerca della libertà, per arrivarci dovette lavorare: la sua indipendenza economica era subordinata a quello che poteva guadagnare. Fu instancabile.

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CAPITOLO XIV Dove si riportano i versi disperati del defunto pastore, con altri eventi inattesi.

Marcella: – … la sola mia determinata volontà di far conoscere a ognuno quanto a torto io sia incolpata della disperazione e della morte di Crisostomo

 Io nacqui libera, e per vivere tale ho scelto la solitudine della campagna; gli alberi di questi boschi sono i compagni miei; mio specchio le chiare acque di questi rivi, e mi contento di comunicare agli alberi ed alle acque i miei pensieri: fate conto ch’io sia fuoco lontano, e spada rimota. Ho disingannati colle mie parole quelli che innamorai con la vista: e se è vero che i desiderî alimentansi di speranze, non avendone io data mai nessuna né a Crisostomo, né a nessun altro, ben si può dire che non fu la crudeltà mia quella che li ha perduti ma la loro ostinazione. Se poi qualcuno volesse imputarmi che oneste erano le inclinazioni di lui, e che perciò io fossi obbligata di corrispondergli, dichiaro che quando in questo sito medesimo, dove ora state scavando il suo sepolcro, mi scoprì la rettitudine delle sue intenzioni, io gli risposi che ero deliberata di vivere in una perpetua solitudine, e che la sola terra cogliesse il frutto delle conversazioni e le spoglie della mia bellezza. Che se, nonostante un sì chiaro disinganno, gli piacque ostinarsi contro la speranza, navigar contro il vento, qual meraviglia ch’egli sia naufragato nel golfo della sua imprudenza? Se io lo avessi tenuto a parole sarei stata falsa: se avessi accondisceso ai suoi voleri avrei mancato al migliore mio proposito. Lo disillusi e insistette, e senza essere odiato si diede alla disperazione. Vedete per tanto se sarebbe ragionevole l’incolparmi di quanto egli soffrì. Si dolga chi fu ingannato; si disperi colui che si trovò deluso nelle promesse speranze; mi accusi chi può dire di essere stato sedotto da me; ma nessuno mi dica crudele né micidiale di un uomo cui nulla ho promesso, che da me non fu mai ingannato, né ebbe mai accoglimenti e carezze. Non volle finora Iddio rendermi amante per destino, ed io sarò sempre scusata se amar non voglio per elezione. Serva questa lezione di disinganno a tutti coloro che mi vanno sollecitando ad amarli, e sappiano che se alcuno per me avesse a morire, non morrà per colpa di gelosia o di disprezzo; mentre chi non ama nessuno non può dar gelosia a nessuno, e non debbono i disinganni tenersi in conto di sdegni o disprezzi. Chi trova in me una fiera, un basilisco, un essere pregiudizievole e tristo; chi mi chiama ingrata, non mi serva, non mi segua chi mi tien per crudele; perché questa crudele, questa sconoscente, questa ingrata, questo basilisco non li chiamerà, non cercherà mai di loro, né amerà mai d’averli vicino.

Io, come sapete, ho ricchezze mie proprie, né bramo quelle degli altri: libera è la mia condizione, e non voglio rendermi soggetta a chicchesia: non amo, né odio alcuno; non inganno questo, né istigo quello; non burlo uno, né mi do buon tempo con l’altro; l’onesta conversazione con le abitatrici di queste selve, e la custodia delle mie capre formano il soggetto dei miei passatempi; tra questi dirupi si confinano i miei desiderî e se da essi si allontanano, non fanno che per contemplare la bellezza del cielo: cose tutte che guidano l’anima alla felicità cui unicamente anela.»

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Intelligenti e belle, ricche e libere, libere di innamorararsi della vita intera, uomini compresi 😉

L’empatia di Lou Salomé

imm articolo

Ho trovato un articolo del 2010 di Pietro Citati che ritengo interessante per aver colto l’aspetto empatico presente in Lou Salomé, infatti, anche per me l’empatia è una dote fondamentale per chi scrive libri di indagine psicologica e per chi, come lei, si dedica alla cura delle persone affette da disturbi psichici.

Però Citati non è stato imparziale, non è stato capace di scostarsi dal suo punto di vista al “maschile”.

“Lou Salomé affascinava qualsiasi essere umano…

Lou Salomé credeva ciecamente in se stessa: aveva una disumana e sovrumana energia… voleva diventare se stessa

Capiva gli altri meglio di quanto gli altri si capissero; rapidissimamente diventava gli altri

Lou era un angelo uno strano angelo bizantino che il destino gli aveva inviato (a Nietzsche)

come Nietzsche, Lou aveva l’inclinazione per tutto ciò che era nascosto: era affascinata dalla sua solitudine…

Non c’è nulla di male ad essere senza Dio, purché ci si sia veramente liberati da Dio

Con sè, attraverso gli anni e le figure di uomini che aveva percorso, Lou Salomé non aveva portato molto d’altro, tranne l’intollerabile fioritura del fascino.”

L’ultima frase conclusiva dell’articolo mi sembra molto denigratoria e nega il valore dell’apporto che Lou Salomé ha dato alla cultura e alla crescita civile e sociale di tutti gli esseri umani. Pare negare in questo modo l’importanza che capirsi e capire la realtà che ci sta intorno sia il “filtro” che ci fa capaci di scelte libere e coscienti !

QUI l’articolo di Pietro Citati del 2010

Ricordando Virginia Woolf

Il 25 gennaio 1882 nasceva Virginia Woolf, la mia “maestra” di lettura.

Oggi voglio ricordarla con due riflessioni prese dal suo diario, pubblicato dal marito Leonard Woolf  in “Diario di una scrittrice“.

woolf(scrive nel 1928, dopo essere stata ad una conferenza alle donne)

“Giovani affamate ma coraggiose: questa è la mia impressione. Intelligenti, impazienti , povere, destinate a divenire nugoli di maestre. Ho detto loro pacatamente di bere vino e di procurarsi una stanza tutta per loro. Perchè lo splendore e i piaceri della vita devono essere riversati soltanto su pochi privilegiati e sugli altri niente? E i privilegiati magari, non li apprezzano neppure. A volte mi illudo che il mondo stia cambiando. Mi pare che  la ragione si faccia strada.”

“… se volete essere utili non riducete mai le cose a sistema; non prima di avere settant’anni e di essere stati aperti, comprensivi e creativi e avere messo alla prova tutti i vostri nervi e le vostre possibilità”

Se vi interessa fare un viaggetto virtuale nei luoghi di Virginia, linko un articolo scritto da una carissima persona:

da Craft-duck in “Di assenze e presenze e di un incontro lungamente atteso”

– Risparmiare e stare meglio! Primo: non stirare!

Spesso risparmiare ci fa pensare a sacrifici, a rinunce, ad un aumento di fatica… ma non sempre è così.

Io,  da due tre anni,  ho scoperto che posso evitare di fare alcuni lavori di casa e non perchè pago una colf… semplicemente non li faccio più e non perchè mi piaccia vivere nella trascuratezza nè tanto meno nello sporco… sì, ammetto che la mia casetta non brilla, ma è in ordine e gli abitanti non manifestano problemi, anzi tutti erano predisposti a questo cambiamento prima di me!

calendario del cambiamento

Novità, quest’anno ricevo un calendario 2013 appunto, dove ci sono scritti comportamenti che avvallano e motivano il mio risparmio e … SONO FELICE!!! Questo è il calendario da scaricare in pdf CalendarioDelCambiamento 2013: è on line, gratuito, da leggere, diffondere e se volete, stampare!!!

Mi soffermo ora in particolare sullo stirare: a me piace stirare, mi è sempre piaciuto perchè ti fa riportare gli abiti ad una condizione di bellezza più vicina alla rinascita,  dopo l’uso e lo strapazzo della lavatura. Ma quanto tempo e consumo di energia va sacrificato per questa “gioia” che ora mi sembra anche un po’ “masochista” … anche se non la rinnego.  Aggiungo poi che mi ero regalata un ferro-caldaia super:  una caldaia bella e brava, quindi mi piaceva anche utilizzarla. E’ durata parecchi anni, poi si è rotta e non c’era più il pezzo di ricambio: quasi un lutto… per un po’ ho tenuto la mia compagna di lavoro in garage, non mi pareva giusto rottamarla, ma chiaramente l’ho sostituita, questa volta con un prodotto più scadente, era già nato in me il bisogno di gratificarmi con altre “macchine” e decido di non investire più in caldaie belle, brave e costose! E da lì in poi il mio percorso è continuato all’insegna del risparmio sulle stirature.

Vi riporto questi due brevi  scritti che ho trovato sul calendario, ulteriore  sprone a continuare nella mia impresa e anche a pubblicarla:

PERCHE’ STIRARE? Gli SVANTAGGI:

consuma energia
1 kW e siamo in una crisi energetica, inoltre dobbiamo
pagare questa energia e siamo in una crisi economica, inquiniamo
per produrre energia e siamo in una crisi ambientale,
dobbiamo occupare il nostro tempo per pagare questa energia
e i ferri da stiro progettati per rompersi e finire nelle discariche.
Inoltre la stiratura toglie molto tempo che invece potrebbe
essere dedicato a noi stesse per fare ciò che ci piace (1 ora
in media la settimana/persona, in una famiglia di 3 persone
sono 3 ore la settimana, 150 ore l’anno). Il tempo purtroppo è
l’unica risorsa veramente non rinnovabile.
Forse anche noi dovremmo iniziare a chiederci se facciamo
veramente bene a sacrificare il nostro tempo a spendere i
nostri soldi, a inquinare il nostro pianeta per il mito della
stiratura? Forse faremmo bene ad unirci al movimento che
boicotta la stiratura?

COME SMETTERE DI STIRARE?

Smettere di stirare di
colpo è difficile, bisogna adottare una tecnica progressiva. C’è
sempre più gente che non stira. Innanzitutto quando stendiamo
dobbiamo stendere in modo da non lasciare pieghe, ci si
mette un attimo in più ma poi è più semplice e rapido stirare e
molti capi non necessitano più di essere stirati. Dopo quando
abbiamo davanti a noi la cesta dobbiamo eliminare i capi che
non necessitano stiratura: lenzuola, fazzoletti, l’intimo, tutto
ciò che non si vede.

Ora vi mostro quale percorso seguo io per evitare la stiratura, ma avere indumenti “stirati”

– Togliere i panni dalla lavatrice in modo ordinato, praticamente li piego un po’

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– poi li stendo, quando ho tempo, tendendoli bene sullo stendino

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– le camicie le stendo direttamente sulle loro grucce

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– anche i panni  che lavo a mano, li centrifugo  e li stendo con cura

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– dopo averli ritirati, li piego sopra un piano “stirandoli” prima un po’ con le mani

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– e li impilo lasciando sopra lenzuola, tovaglie, felpe pesanti, in modo da schiacciarli un po’ e fissarne la “stiratura a mano” e, quando la pila è troppo alta, o ritengo che la pressa abbia avuto il tempo sufficiente a fissare la piega, distribuisco i panni da riporre nei vari armadi ai rispettivi proprietari.

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– Alcuni capi vanno proprio stirati? li metto in attesa… e una volta al mese, al massimo, attacco il ferro!

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– I capi in fibre sintetiche, che non si stropicciano nemmeno con la lavatura, hanno il problema dei “pallini”, che io tolgo con rasoio e spazzolino antipelucchi. Eih,  attenzione al rasoio potreste anche tagliare il capo: fate prove su capi che possono rischiare tagli irriparabili!!!

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– Se non è necessario non piegateli, ma appendeteli subito su grucce appendiabiti

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Il tempo risparmiato lo occupo in modo più piacevole “anche” dello “stirare” :

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leggere….

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                                          scrivere sul blog…

– Lou Salomé come Eloisa

Ho riletto, per errore caspita, con tutto quello che mi aspetta da leggere, ancora non mi posso permettere riletture per quanto molte lo meriterebbero, sia per il loro valore che per il mio bisogno!! Quindi perchè ho riletto?

Bene, solitamente stesse letture hanno lo stesso titolo, o no? Questi due mini saggi della Salomé invece no, chi li pubblica o chi li cura ne dà un titolo differente, quindi io non ci penso e parto a leggere perchè il libro dal titolo “Devota e infedele” è piccino e la recensione di Nadia Fusini mi attira. Mi immergo poi  nel primo saggio e mi dico:  – Caspita sei in sintonia con Lou, sei una piccola psicanalista, come capisci bene questi profondi pensieri… certo l’amore è amore, non si tratta di 1800 o 2000, il tempo non fa variare i sentimenti, le emozioni, le pulsioni  … –

Ok , mi trastullo nella mia candida illusione di mente acuta finchè mi sorge il dubbio??? E se l’avessi già letto? Indago e non ci vuol Sherlock Holmes:

è rilettura, acc, pace… è fatta ma fatta talmente bene che ho deciso di farne un secondo post aggiungendo le chiare indicazioni di Nadia.

Poi c’è Eloisa… ho in ordine un libro che non decide di arrivare che me la farà conoscere, lei con il suo Abelardo! Direte voi: fissata con l’amore di sti tempi? E certo, io di tutti i tempi mi innamoro di tutto e di più e sicuramente lo farete anche  tutti Voi.

A Voi innamorati dunque la mia  profonda ri-lettura.

– NOVELLA DIOTIMA

Lou Salomé esperta in amore, novella Diotima, come Eloisa, donna tutta e interamente filosofica.

Affascinante e crudele, infedele e devota è una provocazione e uno scandalo.

La brava Nadia Fusini così inizia la sua prefazione al libricino dal titolo “Devota e infedele” in cui sono riportati due saggi di Lou Andreas Salomé, intorno al problema dell’amore, come donna, come studiosa della psiche e della sessualità umana.

Nel 1899 pubblica “L’umano come donna”(Der Mensch als Weib)

Nel 1900 pubblica un altro saggio di cui il primo capitolo è

“Riflessioni sul problema dell’amore” (Gedanken uber das Liebesproblem)

Nel 1914 presenta “Il tipo donna” (Zum Typus Weib)

– LOU E NIETZSCHE

Lou è un piccolo genio… “

Di tutte le conoscenze che ho fatto, la più preziosa e la più feconda è stata per me quella della signorina Salomé. Solo dal momento che la conobbi, io divenni maturo per il mio Zaratustra.”

Ma l’ebrea russa, “la bestia bionda” non resta. Abbandona, tradisce. Procede a plasmare il suo ideale con le sole sue forze.

In collera Nietzsche le rimprovera l’egoismo feroce… mentre piace a Freud che chiamerà Lou la sua gatta narcisista.

Sempre Nietzsche ammette, anche se ferito, “ E’ una creatura di talento.”

– DALLA RELIGIONE AL SESSO

Alla fine del 1900 (Lou è nata nel 1861) l’oggetto della sua riflessione muta dalla religione alla sessualità (come amore fisico e come differenza dei due sessi).

Con Nietzsche aveva contemplato la “morte di Dio”, ora si avvia verso il mistero umano, troppo umano, dell’altro, quando l’altro prende le fattezze di un amante terreno: mon prochaine, mon frere, mon ami.

Il femminile è pienezza sferica, autosufficienza.

Il maschile è irrequietezza e inquietudine incessante.

– CONFRONTO FRA LOU SALOME’ E VIRGINIA WOOLF

Nadia Fusini è una grande conscitrice e traduttrice anche della Woolf e in questo contesto ce le pone a confronto. Come affrontano l’argomento dell’amore, della sessualità  due grandi donne quasi contemporanee?

Per la Woolf l’intera questione si poteva affrontare solo con un lieve pizzico di umorismo, addirittura di canzonatura. E più che di natura e biologia, si trattava di parlare di cultura e scomodare concetti niente affatto metafisici, assai banali come: le consuetudini, i costumi, le pigrizie mentali, le comodità, i vantaggi.

A Lou, la storia, questa storia non interessava. A Lou non interessava l’uguaglianza dei sessi, a lei interessava la questione della differenza sessuale… e questi “doni” facevano della donna una creatura umana “oltre-l’uomo”. In una sovversione dei valori, le debolezze femminili diventavano qualità svalutando le conquiste virili. (non per niente Nietzsche aveva identificato in lei , “l’oltre-uomo”).

Con altri paradossi Lou descriveva la donna come l’essere umano superiore, più fisico, più felice, più indipendente.

Secondo me è buono il punto di vista di entrambe, uniamoli e vedremo il problema fisico e sociale sotto una buona lente.. aggiorniamolo, non tanto direi, le due scrittrici avevano un buon canocchiale, o no?

L’ EROS

Non c’è amore senza egoismo, l’amore è amore di sé.

L’ impulso erotico obbedisce alla stessa spinta: nell’amore due estraneità, due contrari, due mondi si incontrano e questa spinta ci infiamma, ci accende. Per lo stesso motivo accade che le fiamme della passione si spengano. Ma quel che conta non è quanto duri, conta che la passione si scateni, perchè nell’esperienza della passione amorosa l’uomo, la donna si aprono a se stessi, e la mente e il corpo giungono ad uno sposalizio fecondo.

Erotico: forze fisiche e psichiche si mescolano.

La vita sessuale è localizzata in un punto preciso fisico come quella digestiva è nello stomaco.

“La funzione erotica coinvolge non solo tutto il corpo, ma tutto l’essere. Il corpo e lo spirito conoscono allora la felicità, l’intima gioia dei giorni di festa:  sono giorni di festa e di giubilo, allietati da suoni di timpani e trombe, e non c’è fine alla gioia interiore che pulsa fin nelle più remote fibre nervose. Una simile festa, un simile evento, è la vera manifestazione dell’ebrezza erotica, in cui l’amante sente corpo e anima uniti dentro di sè.

Perciò si dice anche, non a torto, che ogni tipo di amore rende felici, anche quello infelice.

Questa è solo la felicità dell’amare, senza considerare l’amato.

Amare e creare sono la stessa cosa.

La creazione è amore.

L’amore è creazione.”

– I drammi di Ibsen

   Henrik Ibsen

E’ da un mese che leggo Ibsen seguito dalle chiarificazioni profonde ed esaurienti  di Lou Salomè nell’interpretazione psicologica dei personaggi che lo scrittore ha fatto vivere nei suoi drammi.   Ho fatto questo per capire meglio il teatro “Anime selvatiche”     visto il maggio scorso,  che aveva messo in scena sei  figure di donne di Ibsen, di cui cinque riprese poi  da Lou Salomè.  La figura di donna di  Helene Alving non c’è nel teatro, ma c’è invece Irene (del dramma “Quando noi morti ci destiamo”), donna che Lou non “analizza”.

Ho fatto questo anche perchè Lou Salomè è una mia eroina e perchè Ibsen era un autore che “mi stava aspettando”…

Qualche informazione su questo grande scrittore, liberamente  tratta dall’introduzione di Giovanni Antonucci  a

“Ibsen  I capolavori”

La contemporaneità di un artista si misura su vari piani, ma soprattutto  sulla capacità che hanno le sue opere di rispondere alle domande di una società che non è più quella del suo tempo. Il “classico”, inteso nel senso corretto del termine, è colui che riesce ad esprimere perfettamente lo spirito della sua epoca e, nello stesso tempo, a parlare agli uomini delle generazioni successive, creando una sorta di ponte fra passato e futuro.

Oggi, al di là di certi pregiudizi, Ibsen, come Cechov e Strindberg, acquista ogni anno che passa i tratti del “classico” che non finisce di stupirci e che  rivela continuamente aspetti imprevisti.

La sua opera è così complessa e inquietante da risultare un enigma.

Ibsen non è nè un ideologo nè un riformatore, ma un poeta, un artista che ha saputo leggere e presentare lucidamente tratti della società del suo tempo, modificandone il modo di pensare della sua generazione e di quella successiva.

Ibsen disse a uomini e donne, specie alle donne, che la coscienza morale e la personale idea di libertà di ciascun individuo sono prioritarie, sul piano etico, rispetto alle esigenze della collettività.

La novità del suo teatro è quella di aver riportato sulle scene (per la prima volta dopo i Greci) il dramma dell’uomo alle prese con la verità. Questo già stabilisce il carattere altamente intellettuale, cerebrale, astratto del teatro moderno, dal patriarca Ibsen ai contemporanei Beckett e Ionesco.

Ibsen persegue come tutti noi il sogno di un’esistenza risolta, di un’armonia fra natura e cultura. Un sogno impossibile, che la realtà di tutti i giorni smentisce, ma che pure tutti perseguiamo tenacemente perchè l’uomo ha dentro di sè l’aspirazione alla felicità, alla sintesi, alla conciliazione  fra anima e corpo, fra istinto e ragione, fra reale e irreale.

Tutti i testi di Ibsen sono percorsi dalla stessa anima , un’anima alla ricerca della verità e dalla volontà di cogliere il dissidio irrimediabile fra l’anelito all’eroismo e la realtà che lo incatena alle sue miserie e alle sue colpe.

Il discorso di Ibsen è tutto sull’individuo e all’interno dell’individuo perchè

è proprio l’individuo che, trovando la verità in se stesso, riesce  a trasformare anche la società.

Pirandello  riteneva Ibsen il maggior autore dopo Shakespeare.

            

La lettura  non è ancora terminata, ma ho sentito l’esigenza di una pausa e di un incontro con l’autore,  anche perchè l’ ultimo dramma letto:  “Hedda Gabler”  mi aveva lasciato un po’ di ansia e di disagio. Uhhh… Hedda, che figura inesorabilmente inquietante.

Ora torno ai libri…  augurando buone letture a tutti.