“Le onde” di Virginia Woolf

Virginia Woolf, la grande scrittrice inglese che ci ha lasciato romanzi, saggi, racconti senza i quali… una mamma cosa legge?

Così riflettevaCroazia 2003 Tom a sette anni e, rivolto alla sua mamma: -Mamma per fortuna che Virginia Woolf, prima di morire*, aveva scritto tanti libri per te!

Oggi ho ripreso il romanzo “Le onde” proprio perchè Tom lo ha voluto portare al mare, dopo aver già letto “Gita al faro”.

Mi ha nuovamente incantato leggere questa scrittrice, con la sua capacità di utilizzare le parole per raggiungere i lettori, mostrando i suoi pensieri più profondi, più nascosti, più dolci, più sensuali, più poetici…

Quindi ricordo l’ultima volta che avevo letto “Le onde”, nel 2003, e trovo i brevi pensieri copiati su foglietti. Oggi invece posso leggerlo nel cofanetto I Meridiani, con le note di Nadia Fusini e ricercare informazioni on-line:

E dalle nostre foto dell’estate 2007: un tuffo nei luoghi di infanzia di Virginia Woolf che hanno ispirato “Gita al faro” e “Le onde”:

* (dopo aver saputo che era morta suicida nel fiume)

– Mani e piedi nel “Pasticciaccio” di Gadda

MANI nel “Pasticciaccio” di Gadda

Ritratto di Cosimo il Vecchio di Pontormo

Ritratto di Cosimo il Vecchio di Pontormo

Cosa non si dice con le mani?

Nell’ ultimo capitolo di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, in cui viene descritta la vecchia Migliarini Veronica, Carlo Emilio Gadda ritaglia le mani da un Ritratto del Pontormo in un quadro del 1518 19 e le applica (nobili come sono, e di classe medicea) a una vecchia dogliosa e vizza; a un’anticaglia buona a reggere scaldini. Nel ritratto contano soprattutto le vive mani. E le dita: «col difettoso modellato della prima falange dell’indice, caratteristica del maestro»

“La vecchia, la Migliorini Veronica, si stava ingobbita sulla sedia, impietrata in una rimemorazione degli evi che s’erano viceversa dissolti nella non-memoria: teneva una mano in una mano, da parer Còsimo pater patriae nel cosiddetto ritratto del Pontormo: pelle secca di lucertola, in viso, e la immobilità rugosa di un fossile. Non c’era, in grembo, ma le ci voleva, lo scaldino di coccio”.

mani - particolare -

mani – particolare –

Delle dita del grinzoso e secolare Cosimo, alias Migliorini Veronica, non si dà cura palese il Gadda del Pasticciaccio; pur interessato alle «materiali piccolezze» e ai «girigogoli» dell’arte.

Eppure di dita finisce per occuparsi, lo scrittore.

Di dita di piedi, però:  di alluci.

PIEDI nel “Pasticciaccio” di Gadda

Nell’VIII capitolo del Pasticciaccio,  il brigadiere Pestalozzi si dirige in motocicletta  verso la bettola-harem della Zamira. Ai Due Santi, l’attenzione del cortovestito milite è attirata da un tabernacolo alto: un «bell’affrescone» raffigura Pietro e Paolo, entrambi forniti di enormi e priapanti alluci e investiti da una luce che sembra «vaporare di sotterra» .

Luce e alluci, del resto, sono elementi essenziali della nostra pittura e la luce, anzi, è madre agli alluci:

“… il muriccio d’un orto, o d’una vigna, o d’un qualche cosa di simile… Lo interrompeva un tabernacolo alto … Quei due … lasciavano scoperti gli stinchi e più giù ancora degli stinchi i ridipinti malleoli: e avevano conceduto al pittor primo, al «creatore», di tirare in scena quattro piedi insospettati.”

Tondo Doni di Michelangelo (1503)

Tondo Doni di Michelangelo (1503)

«Il metatarso di San Giuseppe s’è peduncolato di inimitabile alluce nel tondo michelangioliano della Palatina (Sacra Famiglia) […] Il metatarso medesimo protubera pollice pedagno rivale del michelangioliano e palatino (a signiferare il miracolo, o meglio l’audicolo, della castità virile) nei Sacri Sponsali dell’Urbinate, oggi a Brera […] E [il dito mastro] risponde, fatto augusto dalla divaricazione, risponde all’estasi alta ed eretta del sottile stelo o bàculo che nottetempo ebbe fioritura bianca di tre gigli, anziché del consueto garofano». San Paolo, «un racchietto coi capelli neri a le tempie», sembra cedere il passo al duro e ossuto socio, cui «una specie di diritto di primogenitura» titola «d’un principato da parer di pietra il capillizio grigio e tuttavia lanoso, la fronte minimizzata»

i piedi , particolare del Tondo  di Michelangelo 2

L’antisublime satirico travolge gli eroi del Cristianesimo – ma ne racconta anche, se per storto e sghembo, la miracolosa essenza, sospesa tra effimero ed eterno: gli alluci sono, difatti, «lo strumento fisico del loro itinerante apostolato»

Articolo edito grazie a:

– “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda

–  The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

– Foto delle opere d’arte da internet

– Siracusa e Santa Lucia (12°post del viaggio)

16 agosto 2011… a Siracusa

Colazione con cornetto al pistacchio, poi sul pullman per Ortigia, l’isola su cui si trova la parte più storica della città.

Subito un’immersione nel mercato siciliano  che ogni mattina  riempie le bancarelle  di frutta, verdura e soprattutto pesce fresco

Video (con la voce di Enrico Caruso in ” Santa Lucia” 1916, che mi fa immaginare i pescatori che tornano al porto con il loro carico di fatica)

La  patrona di Siracusa è Santa Lucia, nella piazza del Duomo si trova anche la chiesa di Santa Lucia in Badia al cui interno vi è un bellissimo affresco di Michelangelo Merisi.

caravaggio_seppellimento_santa-lucia

Il Duomo è una costruzione speciale sorto su un tempio dedicato alla dea Atena, di cui conserva le enormi colonne doriche.

(Ho montato un breve video con l’accompagnamento musicale della bellissima “Santa Lucia” di Francesco De Gregori)

Attraversiamo vie e piazze e  l’attenzione è per i balconi barocchi,  alcuni ancora arzilli, altri stancamente resistono , ma tutti ci comunicano qualcosa di poetico.

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(Erri de Luca, da L’ospite incallito)

Prima dei telefoni i balconi,
si usciva fuori e si mandava a dire.
Erano lo sfogo della casa, le ragazze non uscivano
a spasso
tranne per la funzione, la domenica.
Però stavano in vista sul balcone,
passava il giovanotto, un fiore conficcato nell’occhiello,
una sbirciata a scippo, l’intesa fulminata,
telegramma spedito con le ciglia.

Al balcone tra i vasi la ragazza dipanava un gomitolo,
ricamava a telaio, fingeva di pungersi con l’ago
per liberare gli occhi messi in giù.
Mia nonna si fidanzò al balcone.
E mia madre, d’estate, dopoguerra,
con altri amici esce sul balcone per il fresco
e un uomo, ventottanni, sedutosi vicino le chiede
di sposare.

Provengo dall’incontro di loro due là fuori, a Mergellina,
col cielo giocoliere del tramonto.
Ma da un altro balcone s’era affacciato pure l’impettito
a dichiarare guerra, sporgendosi rapace e pappagallo
sulla folla ubriaca di se stessa.
Era meglio se usciva alla finestra
e meglio ancora se teneva chiuso, così non si guastava
la storia dei balconi e dell’Italia del millenovecento.

Per continuare la conoscenza di Siracusa vai al 13° post: La leggenda di Aretusa, cliccando QUI.

– Viaggio verso la Sicilia… 1° post: la Reggia di Caserta

Dopo tanti anni di vacanze al nord dell’Europa… si va al sud, scendendo attraverso la nostra Italia per arrivare in SICILIA!!!

La prima tappa è  alla

“Reggia di Caserta”

ll  video che posto riunisce “alcune”  foto scattate  durante la nostra visita al parco: nel giardino  all’ italiana, alla fontana di Diana e Atteone, la più alta e lontana dalla Reggia  e nel giardino all’ inglese.

Dopo il giro nei giardini vedrete la passeggiata interna attraverso le sale della Reggia, fra antiche preziosità e moderne opere d’arte  in giocoso contrasto.

Per informazioni su questo “Patrimonio UNESCO” cliccate  QUI.

Che vi pare?

Esagerati Borbonici !!!

Per completare, se vi interessa potete ascoltare Alberto Angela nella Reggia di Caserta…

Il prossimo post continua sulle opere esposte nella Reggia: clicca QUI