L’insostenibile leggerezza dell’essere (1)

sabato 20 giugno 2015

Stasera mi sento leggera!

sentirsi in vacanza… aprire un libro e… condividere pensieri, parole ed emozioni

…” provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore. Questa compassione designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti è il sentimento supremo. …

al barTereze cercava di vedere se stessa attraverso il suo corpo.  Quando ci riusciva era un momento di ebrezza: l’anima saliva sulla superficie del corpo, come quando un equipaggio irrompe dal ventre della nave, riempie tutto il ponte di coperta, agita le mani verso il cielo e canta.

Così era accaduto il giorno in cui aveva incontrato Tomáš per la prima volta. In quel bar nessuno aveva mai aperto un libro sul tavolo. Il libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un’unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale.

Le parlò con voce gentile e Tereza sentì la propria anima precipitarsi alla superficie attraverso tutte le vene, tutti i capillari e tutti i pori, per mostrarsi a lui.

anna karenina 2Lui era seduto su una panchina gialla… proprio su quella panchina si era seduta lei il giorno prima con un libro in grembo!  Lui la chiamò, la invitò a sederglisi accanto. (l’equipaggio della sua anima si precipitò  sul ponte di coperta del suo corpo).

dal film..

Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia.

Molto più del biglietto da visita che lui le ha dato all’ultimo momento, è stato il richiamo di quelle coincidenze (il libro, Beethoven, il numero sei, la panchina gialla) a darle il coraggio di andar via  di casa e di cambiare il proprio destino.

Sono state quelle poche coincidenze a mettere in moto il suo amore e a diventare fonte di un’energia che essa non esaurirà fino alla fine della sua vita.”

 

Edipo Re -Sofocle-

lunedì 22 giugno 2015: stasera mi sento pesante… sono sempre in vacanza, ho sempre un libro da leggere, ma l’equipaggio della mia anima è sottocoperta, chissà quale colpa o timore o tensione l’hanno spaventato?

Un brindisi all’amore, che spesso culmina in un matrimonio, che poi forse non sarà felice come il coraggio che lo fa credere… ma la vita è fatta di tante intime emozioni, che anche immagini di un film o parole di un libro sanno moltiplicare… e la musica e il silenzio.

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera, 1982

L’insostenibile leggerezza dell’essere film di Philip Kaufman (1988)

 

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Lou Salomé come la bella Marcella di Cervantes

Marcella pastoraMarcella, personaggio descritto in Don Chisciotte della Mancia, curiosamente richiama la figura di Lou Salomé, scrittrice vissuta a cavallo del 1900.

In nero brani dal Don Chisciotte, in blu da biografie di Lou Salomè, principalmente da “Mia sorella mia sposa, la vita di Lou Salomé” di H.F. Peters.

CAPITOLO XII Di ciò che un capraio raccontò a quelli che erano con Don Chisciotte

[…]  Vi dirò dunque, proseguì il ragazzo, che stamattina morì  quel famoso pastore studente che si chiamava Crisostomo, e si dice in giro che sia morto  d’amore per quella diavola di ragazza di  Marcella, figlia di Guglielmo il ricco, quella che va vestita da pastorella per questi paraggi.

Lou non sarrebbe più ritornata, questa certezza portò Nietzsche ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un giocatore che ha puntato tutto su una carta e ha perduto tutto, si trovava ora di fronte alla rovina di tutte le sue speranze.

 Quando ella si fece vedere da tutti, ed apparve pubblicamente la sua bellezza, non vi saprei dire quanti giovani cittadini e villani le andassero dietro e le dicessero amorose parole per queste campagne. Uno di costoro, come già vi ho detto, fu il nostro defunto, il quale, non che amarla, potea dirsi che l’adorasse.

Nessuno supponga che l’avvenente Marcella, per essersi data a quella vita libera e sciolta da ogni riguardo, si allontanasse per un momento da quanto esigono il più savio contegno e la più rigorosa onestà; ché anzi tale e tanta si è la custodia in che tiene sé stessa, che fra i molti che la vagheggiano e la importunano non fu mai chi si sia vantato, o chi possa ora vantarsi di avere avuto da lei la minima speranza di conseguire i suoi desiderî.

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Nella famosa foto: Lou Salomé, Friedrich Nietzsche, celebre filosofo  tedesco, Paul Rée, filosofo tedesco.

 Lou, russa di famiglia nobile, di lei si innamorarono i maggiori intellettuali del suo tempo, fra loro anche Rainer Maria Rilke e Sigmund Freud.

 Lou, grande ammaliatrice che si concede loro solo intellettualmente ma mai fisicamente.
 Nietzsche non riesce a sostenere la situazione e dopo due anni si allontana disperato; Rée non riuscì mai a superare la separazione e nel 1901 morì tragicamente nel fiume Inn in Engadina, in Svizzera. Anche il marito Andreas aveva tentato il suicidio per lei e, in un certo senso, l’aveva costretta a sposarlo. Consapevole di aver subito un ricatto, Lou pretese che il marito rispettasse un reciproco patto di libertà sentimentale.

… il giorno che Marcella si fa pastora, senza che potessero impedirlo nè suo zio nè tutti quelli del paese, prese ad andarsene in campagna insieme con l’altre pastore del luogo e a guardarsi da sè il suo gregge. E non appena essa si mostrò in pubblico e mostrò apertamente la sua bellezza, non le posso dire quanti giovanotti la vanno corteggiando per quei campi. benchè non rifugga e schivi la compagnia e la conversazione coi pastori e li tratti con cordiale amicizia, non appena qualcuno di loro si azzarda a scoprirle la sua intenzione, foss’anche legittima e santa come quella del matrimonio, lei lo respinge via da sè come un tiro di schioppo. E con questo carattere va facendo in questa terra assai più danno che se vi fosse entrata la peste, perché la sua affabilità e bellezza costringe i cuori che le si affezionano a portarle servitù ed amore; ma i suoi rifiuti e il suo disinganno li conduce al partito della disperazione

Lou era per temperamento una ribelle. Molto presto nella vita aveva scelto come sua divisa i versi: “La vita non ti sarà generosa, Non ti fare illusioni! Così, se vuoi avere la tua vita, Va’ prenditela!

Le altre donne si interessavano di vestiti, di divertimenti, mentre essa sentiva il bisogno di parlare del miracolo della vita, di questa forza misteriosa che sentiva pulsare nel suo giovane corpo. Essere vivi: quello era il miracolo. Camminare a piedi nudi in un prato, in primavera… più belloo che passare la notte danzando con giovani ufficiali dalla testa vuota.

Le sue aspirazioni alla libertà personale, le sue idee poco ortodosse circa i rapporti fra i sessi… generamente la donna doveva sacrificare il suo sviluppo intellettuale e sottomettere la propria personalità a quella del marito … Lou non ne voleva sapere. Se un giorno si sarebbe sposata avrebbe preteso un’eguaglianza totale.  perchè non conosciamo altro che cavalieri, amanti o padroni? Abbiamo dimenticato di essere fratelli? Lou amava la Russia, grande, naturale… tutto questo essa lo sentiva suo… era una forza elementare come l’acqua, il vento, la pioggia, una forza che scaturiva dalla profondità dell’anima russa.

Ma nè le amicizie, nè gli incontri più importanti potevano trattenere Lou dall’inseguire quella che era in quel momento la sua meta principale: la ricerca della libertà, per arrivarci dovette lavorare: la sua indipendenza economica era subordinata a quello che poteva guadagnare. Fu instancabile.

tomba

CAPITOLO XIV Dove si riportano i versi disperati del defunto pastore, con altri eventi inattesi.

Marcella: – … la sola mia determinata volontà di far conoscere a ognuno quanto a torto io sia incolpata della disperazione e della morte di Crisostomo

 Io nacqui libera, e per vivere tale ho scelto la solitudine della campagna; gli alberi di questi boschi sono i compagni miei; mio specchio le chiare acque di questi rivi, e mi contento di comunicare agli alberi ed alle acque i miei pensieri: fate conto ch’io sia fuoco lontano, e spada rimota. Ho disingannati colle mie parole quelli che innamorai con la vista: e se è vero che i desiderî alimentansi di speranze, non avendone io data mai nessuna né a Crisostomo, né a nessun altro, ben si può dire che non fu la crudeltà mia quella che li ha perduti ma la loro ostinazione. Se poi qualcuno volesse imputarmi che oneste erano le inclinazioni di lui, e che perciò io fossi obbligata di corrispondergli, dichiaro che quando in questo sito medesimo, dove ora state scavando il suo sepolcro, mi scoprì la rettitudine delle sue intenzioni, io gli risposi che ero deliberata di vivere in una perpetua solitudine, e che la sola terra cogliesse il frutto delle conversazioni e le spoglie della mia bellezza. Che se, nonostante un sì chiaro disinganno, gli piacque ostinarsi contro la speranza, navigar contro il vento, qual meraviglia ch’egli sia naufragato nel golfo della sua imprudenza? Se io lo avessi tenuto a parole sarei stata falsa: se avessi accondisceso ai suoi voleri avrei mancato al migliore mio proposito. Lo disillusi e insistette, e senza essere odiato si diede alla disperazione. Vedete per tanto se sarebbe ragionevole l’incolparmi di quanto egli soffrì. Si dolga chi fu ingannato; si disperi colui che si trovò deluso nelle promesse speranze; mi accusi chi può dire di essere stato sedotto da me; ma nessuno mi dica crudele né micidiale di un uomo cui nulla ho promesso, che da me non fu mai ingannato, né ebbe mai accoglimenti e carezze. Non volle finora Iddio rendermi amante per destino, ed io sarò sempre scusata se amar non voglio per elezione. Serva questa lezione di disinganno a tutti coloro che mi vanno sollecitando ad amarli, e sappiano che se alcuno per me avesse a morire, non morrà per colpa di gelosia o di disprezzo; mentre chi non ama nessuno non può dar gelosia a nessuno, e non debbono i disinganni tenersi in conto di sdegni o disprezzi. Chi trova in me una fiera, un basilisco, un essere pregiudizievole e tristo; chi mi chiama ingrata, non mi serva, non mi segua chi mi tien per crudele; perché questa crudele, questa sconoscente, questa ingrata, questo basilisco non li chiamerà, non cercherà mai di loro, né amerà mai d’averli vicino.

Io, come sapete, ho ricchezze mie proprie, né bramo quelle degli altri: libera è la mia condizione, e non voglio rendermi soggetta a chicchesia: non amo, né odio alcuno; non inganno questo, né istigo quello; non burlo uno, né mi do buon tempo con l’altro; l’onesta conversazione con le abitatrici di queste selve, e la custodia delle mie capre formano il soggetto dei miei passatempi; tra questi dirupi si confinano i miei desiderî e se da essi si allontanano, non fanno che per contemplare la bellezza del cielo: cose tutte che guidano l’anima alla felicità cui unicamente anela.»

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Intelligenti e belle, ricche e libere, libere di innamorararsi della vita intera, uomini compresi 😉

(immagini prese dal web)

– Lou Salomé come Eloisa

Ho riletto, per errore caspita, con tutto quello che mi aspetta da leggere, ancora non mi posso permettere riletture per quanto molte lo meriterebbero, sia per il loro valore che per il mio bisogno!! Quindi perchè ho riletto?

Bene, solitamente stesse letture hanno lo stesso titolo, o no? Questi due mini saggi della Salomé invece no, chi li pubblica o chi li cura ne dà un titolo differente, quindi io non ci penso e parto a leggere perchè il libro dal titolo “Devota e infedele” è piccino e la recensione di Nadia Fusini mi attira. Mi immergo poi  nel primo saggio e mi dico:  – Caspita sei in sintonia con Lou, sei una piccola psicanalista, come capisci bene questi profondi pensieri… certo l’amore è amore, non si tratta di 1800 o 2000, il tempo non fa variare i sentimenti, le emozioni, le pulsioni  … –

Ok , mi trastullo nella mia candida illusione di mente acuta finchè mi sorge il dubbio??? E se l’avessi già letto? Indago e non ci vuol Sherlock Holmes:

è rilettura, acc, pace… è fatta ma fatta talmente bene che ho deciso di farne un secondo post aggiungendo le chiare indicazioni di Nadia.

Poi c’è Eloisa… ho in ordine un libro che non decide di arrivare che me la farà conoscere, lei con il suo Abelardo! Direte voi: fissata con l’amore di sti tempi? E certo, io di tutti i tempi mi innamoro di tutto e di più e sicuramente lo farete anche  tutti Voi.

A Voi innamorati dunque la mia  profonda ri-lettura.

– NOVELLA DIOTIMA

Lou Salomé esperta in amore, novella Diotima, come Eloisa, donna tutta e interamente filosofica.

Affascinante e crudele, infedele e devota è una provocazione e uno scandalo.

La brava Nadia Fusini così inizia la sua prefazione al libricino dal titolo “Devota e infedele” in cui sono riportati due saggi di Lou Andreas Salomé, intorno al problema dell’amore, come donna, come studiosa della psiche e della sessualità umana.

Nel 1899 pubblica “L’umano come donna”(Der Mensch als Weib)

Nel 1900 pubblica un altro saggio di cui il primo capitolo è

“Riflessioni sul problema dell’amore” (Gedanken uber das Liebesproblem)

Nel 1914 presenta “Il tipo donna” (Zum Typus Weib)

– LOU E NIETZSCHE

Lou è un piccolo genio… “

Di tutte le conoscenze che ho fatto, la più preziosa e la più feconda è stata per me quella della signorina Salomé. Solo dal momento che la conobbi, io divenni maturo per il mio Zaratustra.”

Ma l’ebrea russa, “la bestia bionda” non resta. Abbandona, tradisce. Procede a plasmare il suo ideale con le sole sue forze.

In collera Nietzsche le rimprovera l’egoismo feroce… mentre piace a Freud che chiamerà Lou la sua gatta narcisista.

Sempre Nietzsche ammette, anche se ferito, “ E’ una creatura di talento.”

– DALLA RELIGIONE AL SESSO

Alla fine del 1900 (Lou è nata nel 1861) l’oggetto della sua riflessione muta dalla religione alla sessualità (come amore fisico e come differenza dei due sessi).

Con Nietzsche aveva contemplato la “morte di Dio”, ora si avvia verso il mistero umano, troppo umano, dell’altro, quando l’altro prende le fattezze di un amante terreno: mon prochaine, mon frere, mon ami.

Il femminile è pienezza sferica, autosufficienza.

Il maschile è irrequietezza e inquietudine incessante.

– CONFRONTO FRA LOU SALOME’ E VIRGINIA WOOLF

Nadia Fusini è una grande conscitrice e traduttrice anche della Woolf e in questo contesto ce le pone a confronto. Come affrontano l’argomento dell’amore, della sessualità  due grandi donne quasi contemporanee?

Per la Woolf l’intera questione si poteva affrontare solo con un lieve pizzico di umorismo, addirittura di canzonatura. E più che di natura e biologia, si trattava di parlare di cultura e scomodare concetti niente affatto metafisici, assai banali come: le consuetudini, i costumi, le pigrizie mentali, le comodità, i vantaggi.

A Lou, la storia, questa storia non interessava. A Lou non interessava l’uguaglianza dei sessi, a lei interessava la questione della differenza sessuale… e questi “doni” facevano della donna una creatura umana “oltre-l’uomo”. In una sovversione dei valori, le debolezze femminili diventavano qualità svalutando le conquiste virili. (non per niente Nietzsche aveva identificato in lei , “l’oltre-uomo”).

Con altri paradossi Lou descriveva la donna come l’essere umano superiore, più fisico, più felice, più indipendente.

Secondo me è buono il punto di vista di entrambe, uniamoli e vedremo il problema fisico e sociale sotto una buona lente.. aggiorniamolo, non tanto direi, le due scrittrici avevano un buon canocchiale, o no?

L’ EROS

Non c’è amore senza egoismo, l’amore è amore di sé.

L’ impulso erotico obbedisce alla stessa spinta: nell’amore due estraneità, due contrari, due mondi si incontrano e questa spinta ci infiamma, ci accende. Per lo stesso motivo accade che le fiamme della passione si spengano. Ma quel che conta non è quanto duri, conta che la passione si scateni, perchè nell’esperienza della passione amorosa l’uomo, la donna si aprono a se stessi, e la mente e il corpo giungono ad uno sposalizio fecondo.

Erotico: forze fisiche e psichiche si mescolano.

La vita sessuale è localizzata in un punto preciso fisico come quella digestiva è nello stomaco.

“La funzione erotica coinvolge non solo tutto il corpo, ma tutto l’essere. Il corpo e lo spirito conoscono allora la felicità, l’intima gioia dei giorni di festa:  sono giorni di festa e di giubilo, allietati da suoni di timpani e trombe, e non c’è fine alla gioia interiore che pulsa fin nelle più remote fibre nervose. Una simile festa, un simile evento, è la vera manifestazione dell’ebrezza erotica, in cui l’amante sente corpo e anima uniti dentro di sè.

Perciò si dice anche, non a torto, che ogni tipo di amore rende felici, anche quello infelice.

Questa è solo la felicità dell’amare, senza considerare l’amato.

Amare e creare sono la stessa cosa.

La creazione è amore.

L’amore è creazione.”