Un Palazzo dorato

Dopo la prima conoscenza con San Pietroburgo (qui), la mattina successiva (29 maggio 2019) si va in pullman a visitare il famoso Palazzo di Caterina, dove si trova la preziosa Camera d’Ambra. Questo palazzo è a Puškin, a 25 km a sud est di San Pietroburgo, (l’antica Carskoe Selo, dedicato poi al grande scrittore Puškin, che qui fece i suoi studi).

Premetto che non ero entusiasta di questa visita, anche se mi incuriosiva la Camera d’Ambra. Per poter apprezzare le ricchezze e le sfarzosità eccessive di queste residenze, volute da reali di ogni tempo e luogo, mi sono data una motivazione/catalogazione precisa di questi luoghi: sono fabbriche/aziende in cui possono lavorare tantissime persone, fra cui molti artisti e artigiani, che diversamente farebbero fatica a esprimere il loro valore, o meglio a vivere decorosamente mettendo a frutto le loro arti… diversamente ti prende la nausea per eccessi non adeguati alla tolleranza umana.

Questo Palazzo di Caterina con l’immenso parco è Patrimonio dell’Umanità, dunque ora è di tutti noi!

Alcuni miei scatti alle foto dei restauratori all’opera, esposte come documento del grande lavoro che richiede questo “Patrimonio”:

Ci siamo, dopo i controlli all’entrata e calzate le soprascarpe da “sala operatoria”, accediamo ai tesori di marmi, cornici dorate, stucchi dorati, sedie dorate, candelabri dorati, cristalleria, specchi, vetrate, tappezzerie, affreschi, stufe di maioliche dipinte a mano, tessuti e vasellame e argenterie raffinati su tavole imbandite da “Mille e una notte”, drappeggi, tappezzerie disegnate con precise tonalità ed “abbracci campestri”, e legni pregiati sotto ai piedi… delle infinite stanze che creano giochi di prospettive spettacolari.

Entrate nel sogno!

(toccate una foto e scorrete la galleria)

La Camera d’Ambra… non si può fotografare!

Ci resta quindi il desiderio di fare un piccolo acquisto in ambra da portare con noi.

Il quartetto vi saluta, chiaramente in uno specchio “di servizio”, e va a prendere una “boccata d’aria”nel parco:

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Al prossimo!

Dostoevskij?

 

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Gennaio -L’omino di paglia-

Il racconto L’omino di paglia di Attilio Cassinelli, pubblicato da Giunti Editore, nella collana dodici mesi, l’ho trovato in biblioteca in una edizione del 1993. L’ho cercato nelle varie librerie ma risulta anche questo esaurito.

Anche in questo tenero racconto ci sono molteplici spunti da cogliere e approfondire, secondo l’età e l’attività che ci siamo prefissi di sviluppare, o seguendo le curiosità che possono nascere spontaneamente dai bambini stessi.

Si parte citando la migrazione degli uccelli in AFRICA, quindi avendo un mappamondo si potrebbe toccare la Terra che ha questo nome, facendo magari osservare che il sole in inverno le sta più vicino rispetto alla nostra Italia/Europa… per questo gli uccelli ci lasciano, alla ricerca del cibo che da noi non troverebbero più, ecc…

Si parla delle stagioni, e sempre girando il mappamondo attorno ad una lampadina, si potrebbe far intuire il succedersi delle quattro stagioni a causa dell’ inclinazione del nostro globo terrestre (vedi fig.1)

Si parla di alberi, del gelso spoglio… se vogliamo fare un po’ di scienze, potremmo utilizzare del materiale per giochi “scientifici”: foglie reali da toccare, annusare; la foglia montessoriana con le sua parti da comporre e denominare… (vedi fig. 2) ecc

Per italiano certo c’è l’ascolto, la lettura personale, quella espressiva a voce alta… e i valori comunicati sono “poetici”!

I disegni sono molto belli e chiari, possono stimolare la copiatura e la lettura per immagini, per i bambini che non hanno ancora appreso la tecnica della lettura.

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Per chi volesse leggerlo o farlo leggere ai suoi bambini (adatto indicativamente dai 3 ai 7 anni) metto il pdf che ho costruito, perchè questo libro non è più in commercio.

l’omino di paglia

Scritto, fotografato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Lavoro dedicato in particolare alla mia piccola Viola che ama ascoltare e guardare le storie.

 

Come togliere “la Pietra dalla strada” (Dostoevskij)

LA PIETRA IN MEZZO ALLA STRADA

Arkadij e Versilov ascoltano

«Ah, eccoti», disse Versilov, tendendomi amichevolmente la mano senza alzarsi. «Siediti qui con noi; Pëtr Ippolìtoviè mi sta raccontanto una storia interessantissima a proposito di quella pietra, vicino alle caserme Pàvlovskie… o da quelle parti…»

«Senz’altro conoscevate quella pietra, uno stupido macigno in mezzo alla strada. Perché stava lì? A cosa serviva? Era soltanto d’intralcio, non è vero? Il sovrano passava di lì di frequente e si imbatteva sempre in quella pietra. Finalmente al sovrano la cosa venne a noia, e, effettivamente, era una vera e propria montagna, una montagna in mezzo alla strada, la rovinava: “Fate in modo che la pietra sparisca!” Che fare con quella pietra?

Tutti persero la testa; si convocò persino la Duma e, soprattutto, uno dei primi dignitari di quel tempo, al quale era stato affidato questo incarico. Questo dignitario interpellò varie persone: la cosa sarebbe costata non meno di quindicimila rubli, gli dicevano, e d’argento. “Come, quindicimila, che assurdità sono mai queste!”. Gli inglesi volevano posare delle rotaie e trasportar via il masso col vapore, ma quanto sarebbe venuto a costare? Allora non c’erano ancora le ferrovie, era in funzione soltanto quella di Càrskoe Selò…».

«Be’, ecco, si sarebbe potuto farlo a pezzi», feci io «Proprio così, farlo a pezzi, e proprio a quello approdarono, e precisamente Montferrand, che allora stava costruendo la cattedrale di Sant’Isacco. “Fatelo a pezzi” dice, “e portatelo via”. Certo, ma quanto costa una cosa simile?». «Bisogna installare una macchina a vapore e poi portar via dove? Una montagna di quella fatta? Ci vogliono diecimila rubli, dicevano, di meno non può costare; dieci o dodicimila rubli»

«Per l’appunto si fece avanti un borghese, e giovane, ancora, un russo, con una barbetta a punta, con un caffetano lungo fino ai piedi. Si limitava a starsene lì, questo borghese, mentre loro discutevano, gli inglesi e Montferrand, e questo personaggio incaricato della cosa, che era arrivato in calesse, li stava ad ascoltare e si stizziva che quelli discutessero tanto senza riuscire ad arrivare a una conclusione; e, a un tratto, nota che questo borghese se ne sta lì in disparte con un sorriso ironico, ironico, sissignore, cioè un po’ ironico, quel bonario sorriso russo, sapete… Be’, al personaggio, naturalmente, la cosa fece saltare la mosca al naso: “Ehi, tu, che aspetti lì? Chi sei?” – “Guardo, dice, il sassolino, vostra serenità”. “Allora, la porterai forse via tu la pietra? Perché ridacchi?” – “Ce l’ho soprattutto con gli inglesi, vostra serenità: chiedono un prezzo davvero esagerato, perché la borsa russa è grossa e loro non hanno nulla da mangiare a casa loro. Stabilite una ricompensa di cento rubli, vostra serenità, e per domani sera faremo sparire la pietra”. Be’, potete immaginarvi l’effetto che fece una proposta simile: gli inglesi, si capisce, avrebbero voluto mangiarselo, Montferrand rideva. Soltanto questo luminosissimo cuore russo fa: “Che gli siano dati cento rubli! Davvero, dice, ci riuscirai?”. “Per domani sera ce la faremo, vostra serenità”. “E come farai?”. “Questo, se vostra serenità non si offende, è un nostro segreto. La cosa piacque al personaggio: “Dategli tutto quel che chiederà!”.

E se ne andarono; «E voi, cosa pensate che facesse?» «Ecco come fece: ingaggiò dei contadini con dei picconi, di questi semplici contadini russi, e si misero a scavare proprio accanto al masso, a filo di esso, una fossa; scavarono tutta la notte e ne fecero una enorme, grande quanto la pietra, soltanto un palmo più profonda, e, quando l’ebbero scavata, ordinò di scavare a poco a poco e con cautela la terra di sotto alla pietra stessa. Be’, naturalmente, quando ebbero scavato abbastanza, alla pietra mancò il sostegno e cominciò a oscillare; allora loro si misero a spingerla dall’altra parte con le mani, così, gridando urrah, alla russa: e la pietra, patapum, giù nella fossa! Allora subito la ricoprirono di terra con i badili, pressarono la terra col mazzapicchio, la lastricarono di ciottoli, tutto liscio e il sassolino era sparito!».

«Pensate un po’! La gente, la gente che accorse, un’infinità! C’erano anche gli inglesi: da un pezzo avevano indovinato e si rodevano. Giunse Montferrand: questo, dice, è un lavoro da contadini, è troppo semplice. Ma proprio qui sta il punto, che è semplice, voi però non ci siete arrivati, stupidi che siete! Allora, vi dico, questo personaggio, un’alta carica dello stato, fece solo un “ah” d’ammirazione, lo abbracciò, lo baciò e gli chiese: “Di dove sei tu?”. “Vengo dal governatorato di Jaroslàvl’, vostra serenità, di mestiere noi, propriamente, facciamo i sarti, ma per l’estate siamo venuti nella capitale a commerciare con la frutta”. Ne giunse voce alle autorità; queste ordinarono che gli fosse data una medaglia e così se ne andava in giro con la medaglia al collo…

Questo aneddoto, letto nel romanzo “L’adolescente” di Fëdor Dostoevskij, mi fa pensare a come le persone semplici e concrete sappiano spesso superare quelle erudite, che si sono allontanate dalla quotidianità e le cui soluzioni sono diventate troppo complesse e costose, quindi spesso non più adeguate e attuabili.

Link al pdf del romanzo (a pag 198 l’aneddoto della pietra in mezzo alla strada):
http://www.writingshome.com/ebook_files/222.pdf

L’immagine dei coniglietti è del bloc-notes della Erickson per il Metodo Analogico su cui ho fatto gli schizzi del sasso.

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Letto, sintetizzato, illustrato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

La Mole Antonelliana

Un piccolo omaggio alla Mole Antonelliana, utilizzando una nuova applicazione:

Ho creato questa velocissima presentazione utilizzando le foto scattate a Torino una decina di giorni fa, e chiudendo con la foto del modellino, che avevo già a casa. Il povero modellino è un po’ bruttino, non so chi lo abbia portato in casa, non io perchè la Mole ancora non l’avevo vista, e non è nemmeno stato lui, il modellino, a invogliarmi ad andarla a vedere a Torino. Infatti, come vedete, il modellino è senza punta, quindi gli manca quello slancio verso il cielo che il progettista Antonelli aveva tanto cercato, e che incanta molti visitatori.

Che dire? Sarà opportuno procurarsi un nuovo modellino, che sappia meglio rappresentare questo “puntale” che era tanto piaciuto anche a Nietzsche da paragonarlo al suo Zaratustra, ma leggiamo direttamente dalle sue parole, nella lettera all’amico Heinrich Koselitz del 30 dicembre 1888.
[…]
“Prima sono passato davanti alla Mole Antonelliana, l’edificio più geniale che forse sia mai stato costruito – stranamente, non ha ancora un nome – in virtù di una spinta assoluta verso l’alto – non rammenta niente di simile eccettuato il mio Zarathustra. L’ho battezzata Ecce homo, e mentalmente l’ho circondata di un enorme spazio libero.”

Un’altra curiosità sul grande filosofo tedesco e la Mole Antonelliana ce la scrive il suo biografo Anacleto Verrecchia, secondo cui Nietzsche  amava pranzare nei dintorni dell’alta costruzione torinese per poter godere dei suoi influssi benefici.

(Anch’io ho mangiato il mio “vitello tonnato con effetti benefici”)

Un po’ di storia, di numeri, di cronaca e mistero intorno alla Mole? La mia specialissima guida Marti, durante la visita della città che la ospita ci ha spesso parlato di magia bianca e magia nera, che coinvolge e interessa diverse città, e anche Torino.

1863-1869: da 47 a 70 metri

La Mole era stata inizialmente concepita come nuovo tempio israelitico di 47 metri di altezza. A 70 metri si decide di fare un tetto perchè già troppo alta per la richiesta della comunità ebraica, che poi lascerà al Comune la costruzione e ne farà progettare un’altra più adeguata:

1873-1889: dal Tempietto al completamento della guglia e Genio Alato (Angelo): 167,35 metri

Antonelli riprese quindi in mano il progetto nel 1873, sempre con una serie di modifiche in corso d’opera, aggiungendo il “Tempietto”, ovvero un colonnato a due piani, a base quadrata e che riprende lo stile del pronao della base. Dai 90 metri in su ruppe quindi il tema architettonico a base quadrata, progettando un colonnato in granito a base circolare, chiamato la “Lanterna“. L’architetto ideò anche il disegno di una guglia di circa 50 metri sovrastante la Lanterna, di sezione ottagonale e intervallata da dieci terrazzini circolari, via via sempre più piccoli. L’architetto ipotizzò di terminare la guglia con una stella a 5 punte, uno dei simboli d’Italia, ma poi optò per una statua raffigurante un “Genio Alato“, uno dei simboli di Casa Savoia. Il Genio, fatto di rame sbalzato e dorato, pesava circa 300 kg, e aveva in una mano una lancia e nell’altra un ramo di palma. Sulla sua testa fu deciso di mettere una piccola stella a cinque punte sorretta da un’asta. In tal modo, la statua raggiungeva un’altezza totale di 5,46 metri. Con la posa finale del “Genio Alato”, l’edificio raggiunse un’altezza complessiva di 167,35 metri, quota, all’epoca, mai raggiunta da qualsiasi costruzione in muratura d’Europa e del mondo e, per tal motivo, fu soprannominata Mole.

Cronache degli “incidenti” e successivi interventi alla Mole

11 agosto 1904 Cade “Il genio alato”

L’11 agosto 1904. Torino è avvolta da un violentissimo nubifragio. Tra lampi e tuoni, improvvisamente un boato più forte: un fulmine ha colpito la Mole Antonelliana, provocando il crollo della statua posta sopra la guglia. Da quel violento temporale, la fisionomia dell’edificio non fu più la stessa: il genio alato, dopo esser crollato a causa del fulmine, fu sostituito da quella che oggi è la stella a cinque punte che tutti conosciamo. Oggi il genio è custodito all’interno della Mole.

23 maggio 1953 Il crollo della guglia

Il 23 maggio 1953, su Torino si abbatte un terribile temporale. Poi, proprio come nel 1904, un boato devastante fa tremare le pareti delle abitazioni di mezza città: la Mole si è spezzata, ancora una volta. A cadere a terra, incredibilmente senza provocare nessun morto, non è la stella ma una parte della guglia. 400 tonnellate di mattoni si abbattono sul giardino della Rai, in quel momento vuoto. Da quel giorno la Mole Antonelliana venne rinforzata e costruita senza l’utilizzo dei mattoni, perdendo così il primato d’edificio in muratura più alto d’Europa. Un record che ai torinesi interessa ben poco: l’importante è non vedere mai più la Mole «decapitata»

(testi tratti dal Diario di Torino del 2016)

Storia, mito e mistero

TAURIEL: L’ANGELO PROTETTORE DI TORINO

 

 

Ancora prima del sorgere di una capanna, Tauriel proteggeva Torino e custodiva il nodo di energia che sorgeva dalla terra nel punto dove i due grandi fiumi, Po e Dora, si incrociavano. Ci fu un periodo in cui Tauriel prese corpo grazie a Costanzo Antonelli svettando nel punto più alto di Torino sulla Mole Antonelliana. L’angelo, che Antonelli chiamò il “genio alato”, di rame dorato era alto quattro metri e pesava sei tonnellate; nella mani portava il giavellotto, l’arma che permette al messaggio divino di penetrare il cuore e la mente dell’uomo e la palma simbolo di vittoria.
I piedi posavano su un piedistallo ornato con lo stemma torinese con il toro rampante, ed era ornato da cornucopie straboccanti di fiori e frutti, simbolo di abbondanza e prosperità.
Nell’agosto del 1904, durante un terribile uragano, l’angelo probabilmente colpito da un fulmine, cadde a testa in giù rimanendo miracolosamente sospeso per un piede e i danni fortunatamente furono circoscritti.
La guglia della Mole Antonelliana venne rifatta, si decise di eliminare l’angelo e al suo posto fu issata una stella a cinque punte di quattro metri di diametro creata da Ernesto Ghiotti.
La Mole per i cultori di esoterismo ha i suoi lati oscuri come la base piramidale e una guglia altissima che come una sorta di antenna catalizza l’energia che capta dal Cielo e aspira dalla Terra.
Ed anche intorno all’angelo si snodano credenze di prodigi, come la sua caduta, dato che dopo la folgorazione la statua rimase in bilico sul terrazzo sottostante senza cadere al suolo e senza provocare alcuna vittima.Tauriel è rimasto esposto per un breve periodo nell’atrio della Mole, attualmente si trova nel Museo del Cinema
(informazioni tratte da qui)

L’anima esoterica della Mole

La Mole, per i cultori di esoterismo, ha i suoi lati oscuri.

A Torino, sempre a proposito di esoterismo e magia, bisogna ricordarsi che Tauriel non è l’unico genio alato edificato in città in quanto anche sulla sommità del monumento dedicato al Traforo del Frejus è presente il genio alato della scienza in bronzo.

Il monumento è collocato in piazza Statuto famosa soprattutto per la proclamazione dello Statuto Albertino (che le ha dato il nome) nel 1848, ma anche per la propria collocazione che la inquadra nei luoghi della Torino magica e occulta.

La piazza  sorge infatti sulla “vallis occisorum” una necropoli romana nella quale venivano sepolti i morti.

(notizie tratte da qui)

 

Schema della struttura (fonte Wikipedia), sintetizzata da me sull’immagine di un modellino.

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Quindi il modellino spezzato della mia Mole Antonelliana potrebbe ricordare la condizione della costruzione dopo il crollo del 1953.

Forse al modellino è rimasto un terrazzino in più.

Torino in due giorni

Una visita a Torino? con una guida specialissima che ci fa un primo invito a pranzo, ma nel rispetto dei tempi: non si tollerano anticipi!

Prima giornata, il percorso della guida Marti 

cliccare sulla mappa per visualizzarla interattiva:

Foto scattate lungo il percorso:

(lasciare caricare le foto delle slideshow e usare le frecce)

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Siamo giunti in una bella piazzetta con il “piccolo” Duomo che conserva la Santa Sindone. Visita in duomo, poi, girato l’angolo ci troviamo negli ambienti dei nostri antichi regnanti Savoia: giardini, il Palazzo Reale con la cancellata che richiama quella del Castello di Praga, e il bifronte Palazzo Madama proprio in centro alla Piazza!

(le foto nella slideshow, dove c'è FINE, è l'ultima)

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Ora andiamo al fiume PO, tutto il percorso è al coperto dai famosi e storici portici, che avrebbero dovuto concedere la passeggiata al fiume ai regnanti, con qualsiasi tipo di tempo meteorologico! (io avevo anche un ombrellino nello zaino). Poi è ora di una cenetta al Poormanger, il locale delle patate ripiene al forno, una passeggiata in collina per digerire e un ritorno notturno rifacendo Via Po.

(e le foto nella slideshow)

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 NOTTE A TORINO

Seconda giornata, il percorso della guida Marti

cliccare sulla mappa per visualizzarla interattiva:

In questa seconda giornata continuerà il nostro “colpo d’occhio” sulla città, ancora camminando, ma anche utilizzando i mezzi pubblici per cogliere alcuni aspetti che la guida ci vuole mostrare: un museo, scelto il museo del cinema, anche perchè è allestito all’interno della Mole Antonelliana e ci permette così di vedere i suoi spazi interni. Mangeremo sotto la Mole, dove Nietzsche pare lo facesse spesso per ricevere i benefici influssi creati da questa grande costruzione… comunque buono il mio vitello tonnato piemontese. Al pomeriggio ci spostiamo a Porta Palazzo con il suo mercato dell’antiquariato e poi al Parco del Valentino, dove si fa vedere anche uno scoiattolo americano. Ricordate la canzone Piemontesina bella, dove si cita il Valentino?

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Cosa mi ha emozionato?

La vista della Mole Antonelliana.

Alcuni ricordi di film visti in passato, riemersi al museo del cinema, in particolare  attraverso i Manifesti esposti nella galleria. Da batticuore Jules e Jim di François Truffaut, con il bellissimo poster che mi ha rievocato le scene e la canzone Le Tourbillon de la Vie…

Molto forte anche risvegliare i sentimenti come lo sanno fare i film di Krzysztof Kieślowski: Tre colori: film blu, film bianco, film rosso. La doppia vita di Veronica. Decalogo, serie di dieci brevi film.

Curiosità:

Gramsci a Torino

proprio a due minuti dal ristorante Poormanger, all’angolo con la piazza Carlina (come la chiamano i torinesi la Piazza Carlo Emanuele ll), visse Gramsci studente universitario, quando iniziò anche il suo impegno sociale e politico. QUI

Nietzsche e Torino QUI

Lettere da Torino e l’episodio del cavallo in piazza Carignano QUI

La “storia” di Nietzsche e del cavallo: quando il filosofo impazzì a Torino anche QUI 

Informazioni:

Poormanger con patate ripiene come “una pizza”
https://www.guidatorino.com/poormanger-patate-ripiene-torino/

Museo del cinema:
https://www.guidatorino.com/il-museo-nazionale-del-cinema-di-torino/

CIAO TORINO!

Grazie a Marti, anche per le mappe,

e a Torino un arrivederci

da Alicemate (Maria Valenti)

Un regalo da “Alicemate”

Scatolone con sorpresa, da aprire, trasformare per sorprendere e augurare e… apprendere al volo! Tavolo Puzzle analogico, con sedie, ideato dal maestro e pedagogista Camillo Bortolato.

Ecco il breve video che racconta:

Questo regalo di compleanno è da Alicemate, perchè?

Perchè è innanzi tutto “matematico”. E giocoso, sorprendente, esagerato e fantasioso, festaiolo ma un po’ inusuale.

Le immagini e i disegni sono stati scelti casualmente:  Marti ed io, le Donne col pennello, non avevamo assolutamente pensato alla storia di Alice, ma poi ecco che ne esce? Il “Bianconiglio” e lo “Stregatto”!

E un Cappellaio matto c’è, se il maestro Camillo si presta a mettersi il cappello, e lasciarci usare la sua creazione del tavolo puzzle per gli invitati al tè del non compleanno. Le “Carte” che tinteggiano anche, ma non le rose! Alice nel Paese delle Meraviglie la vediamo in diverse dimensioni, passaggi e con strani compagni di gioco. E per concludere la festa, ecco pure un Paesaggio delle Meraviglie!

Osservare le coppie di immagini in analogia, cliccare sopra per ingrandirle e far scorrere la galleria

Per vedere bene il vero regalo: il tavolo puzzle, al link il video di presentazione della Erickson:


 

scritto, costruito e pubblicato da

Maria Valenti (nonna, maestra e lettrice )

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[le immagini di Alice nel paese delle Meraviglie sono tratte dal web)

Lorenzo Milani e Virginia Woolf: due Maestri!

“Troviamo quel che vogliamo trovare, troviamo quel che cerchiamo. Troviamo se cerchiamo.” (Lorenzo Milani)

Io ho trovato un grande maestro di “scuola” e una grande maestra di “lettura”. Il primo è il sacerdote Lorenzo Milani, scoperto da poco, la seconda è la scrittrice Virginia Woolf, scoperta da molti anni.

Se si fossero incontrati avrebbero senz’altro fatto una profonda, interessante, ironica e chiassosa conversazione. Si sarebbero stimati e insultati a vicenda, Lorenzo Milani lo avrebbe fatto direttamente dandole della privilegiata e viziata… lei solo in seguito, e ne avrebbe disegnato una figura potente e incapace di autocontrollo, adolescenziale forse, come aveva ai tempi definito anche il suo coetaneo James Joyce.

Entrambi di famiglia ricca e coltissima, crescono in ambiente ateo, viaggiano e conoscono lingue e culture diverse

Entrambi conducono scelte di pacifismo e di promozione di giustizia sociale. Lui dedica la vita alla professione del Vangelo, si dedica ai poveri e alla loro elevazione attraverso la parola, lei si dà alla scrittura come parola capace di raggiungere tutti, e alla sua missione/professione si dona completamente.

I libri che li hanno resi famosi sono rivoluzionari: per Virginia una rivoluzione nel modo scrivere, utilizzando il monologo interiore. Per don Milani e la scuola di Barbiana, sarà un messaggio rivoluzionario su come fare scuola!

Ma il momento in cui ho colto il collegamento fra i due grandi maestri è stato quando ho trovato questo pensiero di don Milani, in una lettera del 1958  indirizzata a don Divo, un suo stimato insegnante di seminario, riferendosi alla sua massima occupazione (che lui stimava occupasse il 99% del suo tempo), LA SCUOLA:

“Non penso che al Giudizio (Universale) la mia scuola mi verrà scritta dalla parte dei meriti, ma son convinto invece che essa mi verrà scritta dalla parte delle opere che hanno già avuto il loro premio. Immense gioie, amicizie, affetti duraturi.”

Era lo stesso concetto che la scrittrice Virginia Woolf scriveva nel breve saggio “Come leggere un libro”(1925), ma invece di essere legato al fare scuola era legato alla lettura:

“A volte ho sognato che arrivato il giorno del Giudizio in cui tutti saranno pronti a ricevere i loro premi, il Signore si girerà verso Pietro e gli dirà, non senza una certa invidia, quando ci vedrà entrare con i nostri libri tra le braccia: “Guarda, costoro non hanno bisogno di premi. Non abbiamo nulla per loro. Loro hanno amato leggere.”

Entrambi quindi ritengono che la loro vita sia già stata “un Paradiso”.

Io sono stata maestra per “professione” e lettrice per bisogno e conforto. Così, da eterna scolara di letture a maestra quotidiana di bambini, eccomi incapace a rinunciare alla continua condivisione di quello che ritengo interessante. Lo faccio con gioia ed è per me un paradiso in terra? Certo leggere è una gioia, comunicare agli altri una seconda gioia, quindi la mia condizione potrei definirla

“UN PARADISO”?

Certamente lo è oggi. In passato la mia è stata una vita alla ricerca del tempo per leggere e alla ricerca e mediazione fra la scuola che avrei voluto e quella che ho potuto fare. Comunque mi considero premiata a sufficienza e non ritengo di aver alcuna pretesa ulteriore.

scritto, ragionato e firmato da

Maria Valenti (maestra e lettrice)

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Bibliografia citata:

L’obbedienza non è più una virtù, Lorenzo Milani

Le tre ghinee, Virginia Woolf

Lettera a una professoressa, Scuola di Barbiana (con regia di don Milani)

La signora Dalloway, Virginia Woolf

Perché mi hai chiamato? Lettere ai sacerdoti, appunti giovanili e ultime parole, Lorenzo Milani (a cura di Michele Gesualdi)

Come leggere un libro, Virginia Woolf

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Per approfondire, biografie di:

Lorenzo Milani  (Firenze, 27 maggio 1923 – Firenze, 26 giugno 1967)

e Virginia Woolf   (Londra, 25 gennaio1882 – Rodmell, 28 marzo1941)

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