DELITTO E CASTIGO di Fedor Dostoevskij

 

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Ah-ah-ah… quello che ho prodotto (schizzo a destra), dopo poche pagine di lettura + pagine introduttive (che ho letto):  ho schizzato la scena del protagonista in strada a Pietroburgo nel 1800… Ho notato che il famoso scrittore utilizza molto i punti di sospensione, descrizioni… ah ah anch’io non avevo amato l’inizio della lettra perchè mi sembrava un romanzone d’appendice, seppur ben scritto… tutti i fatti così all’apice del verosimile, così amplificato tutto, tutto grandioso nell’altezza e nella bassezza… p poi ci sono dei momenti che mi prende in questa sua capacità di indagare la psicologia umana

p1180520a pag 132 copio, e schizzo l’ idea del desiderio di sopravvivenza
“Dove ho letto“, pensò Raskòlnikov, proseguendo, “dove ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, dice o pensa che se gli toccasse vivere su un’alta cima, su una roccia, o su di uno spiazzo tanto stretto da poterci posare solamente i suoi due piedi – e intorno a lui ci fossero gli abissi, l’oscurità eterna, un’eterna solitudine e un’eterna tempesta – e dovesse rimaner così, in un arscin di spazio, per tutta la vita, per mille anni, in eterno – preferirebbe vivere in quel modo che morire subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere come che sia, ma vivere!… che verità!”, Signore! E’ vile l’uomo! … ed è vile chi per questo lo chiama vile” aggiunse dopo un momento.

A fine lettura scrivo qulacosa da mettere su aNobii

Non so che dire… c’è tutto, tranne la superficialità, la gioia, la leggerezza,  tutto è complicato e difficile, o risolto magicamente come nelle fiabe! La drammaticità è più psicologica che fisica… la mente dipende dalla psiche ed entrambe non hanno il coraggio necessario che può dare solo l’amore?…. mah Mi è piaciuto riconoscere nel giudice istruttore Porfirij Petrovic il personaggio del commissario Colombo e scoprirne poi la veridicità. Dopo le prime pagine mi ero bloccata, dovevo crearmi la scena, dovevo vedere quello che leggevo… poi quanta fatica a rivivere la tragicità della realtà in un racconto del 1800, in una lontana città russa! Siamo proprio tutti uomini con le medesime debolezze, debolezze che si ripetono, senza incontrarsi, in tempi e spazi estranei fra loro, se non nelle debolezze umane. Ora devo leggere un secondo Dostoevskji!

 

  • Film visto (al link): Delitto e castigo (Crime and Punishment) – del 1998, diretto da Joseph Sargent

https://www.4shared.com/video/l9Efhj9Hba/Delitto_E_Castigo_1998.html

 

 

 

Moby Dick

A scuola stiamo studiando il più grande e misterioso dei mammiferi: la balena. Stiamo leggendo “Kio e Gus” il curioso racconto per “fare filosofia” e anche qui c’è la balena Leviatano salvatrice del nonno…

Quindi era ora che facessi la conoscenza di Moby Dick la leggendaria balena di Melville.

Il film Moby Dick (del 1956):

moby Dick fim

http://www.nowvideo.li/video/5f273c4f3c94e

Il libro: Moby Dick ovvero la balena, di Herman Melville

Da leggere o scaricare, al link sotto:

http://www.liber-rebil.it/wp-content/uploads/2011/09/MELVILLE-Moby-Dick.pdf

Io sto leggendo Moby Dick  curato e tradotto da Pietro Meneghelli

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Capitolo 3 – La Locanda dello Sfiatatoio, con bellissime e particolareggiate descrizioni di questo locale di marinai, dove Ismaele incontra l’amico Queequeg con i suoi tatuaggi e il tomahawk*, provando molta paura. Dal racconto di Ismaele:

“L’ignoranza è madre della paura, e sentendomi completamente sconcertato e confuso in merito allo sconosciuto, confesso che allora ne ebbi paura, neanche fosse stato il demonio in persona a fare irruzione nella mia camera nel cuore della notte.”

moby Dick locandamoby Dick Queequeg con il tomahaw

 

 

 

 

 

* Il Tomahawk è l’ascia da battaglia (termine in realtà improprio in quanto il tomahawk è in realtà un’accetta) dei Nativi americani. Gli europei realizzarono alcuni esemplari sia in pietra che metallo con il manico cavo ed una pipa integrata nella testa per potervi fumare tabacco: una descrizione di questo tipo di tomahawk si trova nel romanzo Moby Dick di H. Melville; si tratta dell’arma del (buon) selvaggio Queequeg. Questi oggetti particolari venivano commerciati con i Nativi o scambiati in trattative diplomatiche e avevano un valore simbolico, da un lato vi era l’ascia simbolo di guerra, dall’altro una sorta di calumet, la pipa della pace. (Wikipedia)

Non so quando finirò la lettura, ma l’ho iniziata ed è “gustosa”!

Aggiorno con altri link:

– La vera storia di Moby Dick – Ulisse: Il piacere della scoperta del 07/11/2015

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bfb60895-5742-4184-a210-a9eaa8256f69.html

L’insostenibile leggerezza dell’essere (1)

sabato 20 giugno 2015

Stasera mi sento leggera!

sentirsi in vacanza… aprire un libro e… condividere pensieri, parole ed emozioni

…” provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore. Questa compassione designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti è il sentimento supremo. …

al barTereze cercava di vedere se stessa attraverso il suo corpo.  Quando ci riusciva era un momento di ebrezza: l’anima saliva sulla superficie del corpo, come quando un equipaggio irrompe dal ventre della nave, riempie tutto il ponte di coperta, agita le mani verso il cielo e canta.

Così era accaduto il giorno in cui aveva incontrato Tomáš per la prima volta. In quel bar nessuno aveva mai aperto un libro sul tavolo. Il libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un’unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale.

Le parlò con voce gentile e Tereza sentì la propria anima precipitarsi alla superficie attraverso tutte le vene, tutti i capillari e tutti i pori, per mostrarsi a lui.

anna karenina 2Lui era seduto su una panchina gialla… proprio su quella panchina si era seduta lei il giorno prima con un libro in grembo!  Lui la chiamò, la invitò a sederglisi accanto. (l’equipaggio della sua anima si precipitò  sul ponte di coperta del suo corpo).

dal film..

Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia.

Molto più del biglietto da visita che lui le ha dato all’ultimo momento, è stato il richiamo di quelle coincidenze (il libro, Beethoven, il numero sei, la panchina gialla) a darle il coraggio di andar via  di casa e di cambiare il proprio destino.

Sono state quelle poche coincidenze a mettere in moto il suo amore e a diventare fonte di un’energia che essa non esaurirà fino alla fine della sua vita.”

 

Edipo Re -Sofocle-

lunedì 22 giugno 2015: stasera mi sento pesante… sono sempre in vacanza, ho sempre un libro da leggere, ma l’equipaggio della mia anima è sottocoperta, chissà quale colpa o timore o tensione l’hanno spaventato?

Un brindisi all’amore, che spesso culmina in un matrimonio, che poi forse non sarà felice come il coraggio che lo fa credere… ma la vita è fatta di tante intime emozioni, che anche immagini di un film o parole di un libro sanno moltiplicare… e la musica e il silenzio.

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera, 1982

L’insostenibile leggerezza dell’essere film di Philip Kaufman (1988)

 

– Preparare il VIAGGIO in SARDEGNA

Abbiamo deciso di osare finalmente un viaggio in Sardegna

lo faremo col camper, non lo avevamo ancora attuato per timore delle alte temperature… e ci dirigevamo di preferenza verso il nord…

Due anni fa siamo stati nella bellissima Sicilia, e… ci siamo ancora! (nel senso che non siamo morti per il caldo, non che siamo rimasi là).  Lo scorso anno ci siamo rinfrescati in Irlanda,

e ora siamo pronti per un giro di esplorazione dell’isola che attrae  i ricconi e non solo… la Sardegna!

Provo a individuare un possibile percorso utilizzando i consigli di Riccardo, Giacomo, Antonio…

Sbarco ad Olbia e direzione nord per occhiata alla parte di costa colonizzata dai “ricconi”, la famosa Costa Smeralda, poi si procede seguendo il percorso verde. Le località riquadrate dovrebbero essere quelle su cui soffermare la nostra attenzione perchè segnalate dagli amici, quelle sottolineate le maggiori che incontreremo.  Spiagge e mare, mi pare di capire,  saranno ovunque da godere, per motivi differenti ma sempre validi … come  pure i profumi e sapori, oltre ai suoni… PERCORSO SU Mappa Sardegna

Qualche lettura per sentirmi un po’ più sarda:

– “Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo” ha detto David Herbert Lawrence

QUI trovi il libro di Lawrence in pdf “Mare e Sardegna” non letto, ancora

– Sto invece leggendo Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci,  nato e cresciuto in Sardegna.

QUI trovi Le lettere dal carcere” in pdf

(se vuoi leggere i libri in pdf, è meglio scaricarli sul tuo computer)

Per conoscere meglio Gramsci e la sua Sardegna, vorrei passare per Ghilarza, il paese dove abitò con i genitori e i fratelli e, magari… guardare la differente valle del Tirso da San Serafino, nel  comune di Ghilarza, perchè?

leggi la lettera:

(dal carcere di Turi, lettera numero 218)                                                                            18 ottobre 1931

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 14 e sono stato molto contento nel sapere che ti sei rinforzata e che andrai almeno per un giorno alla festa di San Serafino. Come mi piaceva, da ragazzo, la valle del Tirso sotto San Serafino! Stavo ore e ore seduto su una roccia ad ammirare quella specie di lago che il fiume formava proprio sotto la chiesa, per il nesserzu (pescaia in sardo) costruito piú a valle, a vedere le gallinelle che uscivano dai canneti tutto intorno a nuotare verso il centro, e i salti dei pesci che cacciavano le zanzare. Forse adesso è tutto cambiato, se hanno incominciato a costruire la chiusa progettata per raccogliere le acque del Flumineddu. Mi ricordo ancora come una volta vidi un grosso serpe entrare nell’acqua e uscirne poco dopo con una grossa anguilla in bocca e come ammazzai il serpe e gli portai via l’anguilla, che poi dovetti buttare via perché non sapevo come fare a portarla al muristene (in Sardegna, abitazione rustica costruita in prossimità di chiese e adibita ad alloggio dei visitatori),  si era irrigidita come un bastone e mi faceva puzzare le mani troppo. […]
Metto una foto della chiesa di San Serafino trovata in internet e precisamente QUI: sarà il lago Omodeo formato dallo sbarramento di cui parla Gramsci,  quello che si vede?
chiesa di San Serafino

– Ho letto “Accabadora” di Michela Murgia,  vedi il mio articolo  QUI

e la biografia sul suo blog: QUI

– Ho letto anche i tre bellissimi libri di Riccardo Uccheddu, scrittore e filosofo di Cagliari:

Dante...  r-uccheddu--lune-a-scoppio-r    gioiosotorm1

Clicca QUI  per andare sul blog dell’autore

 

Ho guardato i film:

1) “Banditi a Orgosolo” diretto nel 1961 da Vittorio De Seta

Molto interessante ed emozionante anche se avrei preferito vederne anche i colori e sentire i pastori parlare la loro lingua sottotitolata… Ho sentito invece il vento sulla pelle e la paura che mi fermava il battito cardiaco…. Super!

2)“La destinazione” del 2003 diretto da Piero Sanna

diviso in 5 parti sul canale di https://www.youtube.com/user/ViolaGlicine8

Senza parole! Lingua e canti disperatamente lirici… Che ci sia progresso e cambiamento senza perdere la bellezza di questo popolo!

Musica e Sardegna:

LE LAUNEDDAS

Le launeddas, ha spiegato il prof. Olianas, sono fatte di umili canne, tre per l’esattezza, su basciu o tumbu è la canna più lunga e fornisce una sola nota: quella della tonica su cui è intonato l’intero strumento; sa  mancosa manna ha la funzione di produrre le note dell’accompagnamento e viene legata con spago impeciato al basso (formando la croba); la mancosedda è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia.

Le Launeddas producono una tale complessità di melodie che sono stati in molti, studiosi e musicisti, che si sono chiesti come sia stato possibile che un popolo povero di risorse socio economiche abbia potuto produrre uno struBentzon sulla sua Nimbus, Sardegna 1958mento di tale valenza culturale.
Di questo si accorse
Andreas Fridolin Weis Bentzon, lo studioso danese che visitò per la prima volta la Sardegna nel 1953, innamorandosi delle launeddas, studiandone le caratteristiche nel secondo viaggio del 1955 e poi procedendo a delle straordinarie registrazioni nel 1957 e nel 1962, anno in cui con una 16 mm. riprende scene di vita popolare sarda in 20 pellicole, da cui il regista Fiorenzo Serra trarrà successivamente il noto documentario “Is Launeddas, la musica dei Sardi.” (per ulteriori notizie si rimanda al sito del prof. Olianas www.launeddas.it).

Un film documentario in B/N girato da A.F.W. Bentzon in Sardegna nel 1962, composto da Fiorenzo Serra e prodotto da Dante Olianas

con… Fabrizio De Andrè

in “Caccia al cinghiale”  racconta della Sardegna e del suo rapimento, avvenuto proprio nella sua  fattoria a Tempio Pausania in Alta Gallura, dove viveva con la famiglia da tre anni .

Il tema dell’album è il confronto tra due popoli per certi versi affini e per certi altri molto diversi, il popolo dei sardi e quello dei pellerossa, entrambi chiusi nei loro mondi. “Quello che non ho” è il primo brano è introdotto da spari e urla registrati durante una caccia al cinghiale in Gallura. L’attenzione torna sul popolo sardo con  Ave Maria” cantata in lingua sarda  (da Wikipedia)

Qualche miglioramento l’ho fatto. Ho unito alcune cose che conoscevo ad altre che si sono aggiunte e, e quante cose belle e importanti non conosco… ma le scoprirò. Fra queste i murales, i famosi nuraghi, le rocce rosse, le miniere, isole e spiagge incantevoli…

Mi fermo quì, chissà che qualcuno mi dia qualche altro suggerimento  e mi aiuti ad organizzare al meglio… mentre io continuo la  preparazione.

Buona estate e buoni viaggi a tutti!!! (reali o virtuali).