Una casa nei Cech (7) -le fresche scale-

Lasciamo il vicolo del comodo passaggio (qui) e “rientriamo” in casa, ho virgolettato perché nella nostra casa nei Cech le scale erano esterne!

Che aria fresca, se non  fredda, si sentiva quando si usciva sulle scale. Allora era tutto aperto, si era in mezzo a muri di sasso che quasi non si vedeva il cielo, l’aria si doveva intrufolare, e correndo fra cantine e sottoscala ombrosi si vestiva del loro umido aroma.

Abbiamo poi chiuso con una grande vetrata il passaggio anche al correre dell’aria, ma dalla cantina sempre riesce a risalire il lento fresco del terreno bagnato dalla piccola sorgente.

Salendo poi verso le stanze, ci coglie ancora un odore di fuliggine, di canne fumarie fredde e camini spenti.

Il forno non funziona da tanto, ma la cenere trovata al suo interno ci ha testimoniato il suo importante lavoro. Abbiamo dovuto smantellarlo, ma la sua presenza non sarà dimenticata, ne abbiamo fatto un’artistica nicchia, un quadro moderno.

La salita ora è meno greve, ci si ferma più agevolmente anche al vecchio bagno, collocato in questo spazio fresco e ombroso, un po’ lo abbiamo rischiarato e anche riscaldato, ma il sole non riesce ad aiutarci molto.

Tipico delle passate generazioni era costruire i bagni in posti nascosti e spesso freddi, e come potevano dare loro uno spazio più importante, quando prima non erano nemmeno considerati servizi da mettere dentro all’abitazione?!

E  finalmente ci accoglie la grande porta ruvida a protezione dei sonni passati, e presenti.

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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per continuare a leggere

Una casa nei Cech (8) -la soffitta-

 

 

 

 

Una casa nei Cech (4) -Porte e passaggi-

– Porte e passaggi – (articolo precedente su vicoli e svincoli, qui)

Leggendo Dostoevskij  La porta laterale si aprì, e quella donna apparve!… Ricordo soltanto che in quei tre minuti vidi una donna veramente bellissima… Essa alzò il viso e mi diede una guardataccia e sorrise in modo così insolente che io …  Mi volsi e uscii. Uscii dalla stanza come in estasi.”

Pensando alle scuole… A scuola suona la campanella alle ore 8.00 e si aprono le porte; qualcuno finisce sempre fuori dalla porta; per entrare dal Dirigente si bussa alla porta

Le porte servono a portare oltre, a far passare, a far passare ma anche a non far passare, quando vengono sbarrate o chiuse a chiave.

Passano i proprietari, gli abitanti, gli invitati, gli ospiti, gli amici… non passano gli sconosciuti, gli estranei, i nemici, gli indesiderati. Quindi perchè una casa sia un ambiente sicuro, protetto, riparato, chiuso ma accessibile, ha bisogno delle porte.

Le porte in una casa devono avere una struttura solida su cui incernierarsi per ruotare, potersi bloccare saldamente, ma anche girare agevolmente.

La porta si vede molto, tutti quelli che vogliono entrare se la trovano davanti, quindi spesso serviva e serve ancora a presentare e rappresentare la casa e i suoi abitanti: casa regale, signorile, essenziale, austera, moderna, povera… Nel tempo le porte sono cambiate, sia come materiali che come lavorazione e come modalità di montaggio e chiusura.

Vediamo alcune porte della casa dei Cech risalenti almeno ai primi anni del 1900, alcune come le abbiamo trovate, altre risanate e mantenute, altre spostate o modificate, altre infine rimessate o eliminate. Tutte erano fornite di catenacci o chiavistelli, alcune con successiva aggiunta di serrature con “chiave a blocchetto”. Tutte le porte erano in legno: di castagno, larice o abete; erano incernierate ai muri in sasso direttamente, con cardini di ferro. Certo non erano a chiusura a prova di spifferi, le fessure fra legno e muro erano evidenti e garantivano la circolazione di aria, così da evitare la formazione di odori, muffe e marciumi, infatti, nonostante l’umidità e i legni tarlati e scrostati, abbiamo trovato un ambiente “sano”.

Cliccare su una foto per ingrandire, leggere e scorrere la galleria 
in cui le porte "si presentano":

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Ciao, alla prossima puntata! QUI

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Libri di Attilio: edizioni a confronto

Sono felice perchè sono riuscita a trovare tre dei quattro libri di Attilio della collana -dodici mesi- che mi mancavano (ne ho parlato qui).

Li ho trovati nelle biblioteche, ma sono di edizioni diverse da quelli che avevo regalato a mio figlio. Quelli del piccolo Sam sono dell’edizione del 1982, quelli presi in prestito sono di edizioni del 1972 e del 1993. Li ho sfogliati e ho colto alcune differenze: l’edizione più vecchia ha i titoli in Corsivo e la storia scritta in normali caratteri minuscoli, quella del 1982 ha i titoli in STAMPATO MAIUSCOLO, ma nel 1993, oltre ai titoli in stampato maiuscolo, ha pure tutti i testi  in STAMPATO MAIUSCOLO. Non mi sono meravigliata molto, perchè ho ricordato che in quel periodo, (anni 90) era diventato “raccomandabile” iniziare l’apprendimento dela lettura e anche della scrittura usando questi caratteri, più semplici da copiare e anche da vedere.

E ora? beh, questa è un’altra storia.

Vorrei invece mostravi le differenze osservate in queste tre edizioni, perchè mi sono sembrate interessanti. Ho costruito una tabella e poi metterò le foto per chiarire le rilevazioni.
Le copertine nelle tre edizioni, notare i caratteri di scrittura:

Le pagine nelle differenti edizioni, ingrandire cliccando sulla foto e notare lo stampato nell’edizione del 1993:

Occhiello iniziale (con indicazione collana), non presente nella prima edizione, che presenta invece nella prime e ultime pagine le illustrazioni delle quattro stagioni (1972):

Occhielli delle due edizioni successive:

Le quarte di copertina con la differenza del prezzo?

Per chiudere questi confronti vi pubblico tre coloriture dei personaggi di Attilio presentati a fine libro. Sono curiose perchè mostrano il proseguire della padronanza di tecnica e precisione nel riempire gli spazi da parte della sorellina Marti (brava neh!)

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Scritto, fotografato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate (mamma e maestra)

 

Mi piacerebbe pubblicare anche le tre storie recuperate in biblioteca, non essendo in commercio dovrebbe essere legale. E, se qualche lettore volonteroso avesse la storia mancante (Febbraio. Evviva il Carnevale) questo ci farebbe un bel regalo a mostrarcela, inviandomela per mail. Indirizzo in home page.

Articolo successivo: Agosto -tre amici nello stagno-

 

 

Torino in due giorni

Una visita a Torino? con una guida specialissima che ci fa un primo invito a pranzo, ma nel rispetto dei tempi: non si tollerano anticipi!

Prima giornata, il percorso della guida Marti 

cliccare sulla mappa per visualizzarla interattiva:

Foto scattate lungo il percorso:

(lasciare caricare le foto delle slideshow e usare le frecce)

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Siamo giunti in una bella piazzetta con il “piccolo” Duomo che conserva la Santa Sindone. Visita in duomo, poi, girato l’angolo ci troviamo negli ambienti dei nostri antichi regnanti Savoia: giardini, il Palazzo Reale con la cancellata che richiama quella del Castello di Praga, e il bifronte Palazzo Madama proprio in centro alla Piazza!

(le foto nella slideshow, dove c'è FINE, è l'ultima)

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Ora andiamo al fiume PO, tutto il percorso è al coperto dai famosi e storici portici, che avrebbero dovuto concedere la passeggiata al fiume ai regnanti, con qualsiasi tipo di tempo meteorologico! (io avevo anche un ombrellino nello zaino). Poi è ora di una cenetta al Poormanger, il locale delle patate ripiene al forno, una passeggiata in collina per digerire e un ritorno notturno rifacendo Via Po.

(e le foto nella slideshow)

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 NOTTE A TORINO

Seconda giornata, il percorso della guida Marti

cliccare sulla mappa per visualizzarla interattiva:

In questa seconda giornata continuerà il nostro “colpo d’occhio” sulla città, ancora camminando, ma anche utilizzando i mezzi pubblici per cogliere alcuni aspetti che la guida ci vuole mostrare: un museo, scelto il museo del cinema, anche perchè è allestito all’interno della Mole Antonelliana e ci permette così di vedere i suoi spazi interni. Mangeremo sotto la Mole, dove Nietzsche pare lo facesse spesso per ricevere i benefici influssi creati da questa grande costruzione… comunque buono il mio vitello tonnato piemontese. Al pomeriggio ci spostiamo a Porta Palazzo con il suo mercato dell’antiquariato e poi al Parco del Valentino, dove si fa vedere anche uno scoiattolo americano. Ricordate la canzone Piemontesina bella, dove si cita il Valentino?

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Cosa mi ha emozionato?

La vista della Mole Antonelliana.

Alcuni ricordi di film visti in passato, riemersi al museo del cinema, in particolare  attraverso i Manifesti esposti nella galleria. Da batticuore Jules e Jim di François Truffaut, con il bellissimo poster che mi ha rievocato le scene e la canzone Le Tourbillon de la Vie…

Molto forte anche risvegliare i sentimenti come lo sanno fare i film di Krzysztof Kieślowski: Tre colori: film blu, film bianco, film rosso. La doppia vita di Veronica. Decalogo, serie di dieci brevi film.

Curiosità:

Gramsci a Torino

proprio a due minuti dal ristorante Poormanger, all’angolo con la piazza Carlina (come la chiamano i torinesi la Piazza Carlo Emanuele ll), visse Gramsci studente universitario, quando iniziò anche il suo impegno sociale e politico. QUI

Nietzsche e Torino QUI

Lettere da Torino e l’episodio del cavallo in piazza Carignano QUI

La “storia” di Nietzsche e del cavallo: quando il filosofo impazzì a Torino anche QUI 

Informazioni:

Poormanger con patate ripiene come “una pizza”
https://www.guidatorino.com/poormanger-patate-ripiene-torino/

Museo del cinema:
https://www.guidatorino.com/il-museo-nazionale-del-cinema-di-torino/

CIAO TORINO!

Grazie a Marti, anche per le mappe,

e a Torino un arrivederci

da Alicemate (Maria Valenti)

Capodoglio e balena franca in Moby Dick

IMG_0728Durante la lettura di Moby Dick il mondo dei cetacei entra nella tua vita.

Ora ho fatto conoscenza con la balena franca, infatti, nonostante la baleniera Pequod ha ancora il capodoglio catturato appeso alla fiancata della nave in attesa di recuperare olio e avorio, il capitano Achab dà ordine di scendere in mare a cacciare una balena franca… quindi seguono  congetture e paragoni fra i due grandi cetacei: il capodoglio e la balena franca.

 

Riporto alcune parti del racconto e qualche illustrazione presa da internet e modificata da me per una miglior conoscenza di queste affascinanti creature:

cap 73

balena immagine

cap 73... continua

Capod e bal franca

cap 73... continua 2

differenze fra balene

cap 74.

cap 74.continua

75. La testa della balena franca. Visione comparata (osservazione più immaginazione)

La nobile testa del capodoglio può essere paragonata ad una biga da combattimento romana (specialmente di fronte, dove è tanto arrotondata), così, a grandi linee, la testa della balena franca presenta una grossolana rassomiglianza con una gigantesca scarpa a punta tozza. … se fissate lo sguardo sulla strana incrostazione – una cosa verde coperta di crostacei (“corona” o “cuffia”) scambierete la testa per il tronco di un’enorme quercia…

Guardate il labbro inferiore penzolante! Che broncio enorme, che razza di muso!; un broncio e un muso che vi frutteranno 500 e più galloni di olio… e i fanoni: 300 per lato a forma di scimitarra, con gli orli sfrangiati di fibre pelose, attraverso i quali la balena filtra l’acqua e trattiene il pesce piccolo, quando all’ora del pasto percorre a bocca aperta i mari di brit.”

Conclusione del capitolo di facile comprensione… per filosofi:

“Non vi sembra che la testa della balena franca parli di una enorme risolutezza pratica nell’affrontare la morte? Questa balena, a mia vista, deve essere stata uno stoico; il capodoglio un platonico che magari, nei suoi ultimi anni, ha subito l’influsso di Spinoza.”

p.s. certo che se continuo così non finirò mai di leggere Moby Dick,  eppure ne ho la ferma determinatezza)

L’empatia di Lou Salomé

imm articolo

Ho trovato un articolo del 2010 di Pietro Citati che ritengo interessante per aver colto l’aspetto empatico presente in Lou Salomé, infatti, anche per me l’empatia è una dote fondamentale per chi scrive libri di indagine psicologica e per chi, come lei, si dedica alla cura delle persone affette da disturbi psichici.

Però Citati non è stato imparziale, non è stato capace di scostarsi dal suo punto di vista al “maschile”.

“Lou Salomé affascinava qualsiasi essere umano…

Lou Salomé credeva ciecamente in se stessa: aveva una disumana e sovrumana energia… voleva diventare se stessa

Capiva gli altri meglio di quanto gli altri si capissero; rapidissimamente diventava gli altri

Lou era un angelo uno strano angelo bizantino che il destino gli aveva inviato (a Nietzsche)

come Nietzsche, Lou aveva l’inclinazione per tutto ciò che era nascosto: era affascinata dalla sua solitudine…

Non c’è nulla di male ad essere senza Dio, purché ci si sia veramente liberati da Dio

Con sè, attraverso gli anni e le figure di uomini che aveva percorso, Lou Salomé non aveva portato molto d’altro, tranne l’intollerabile fioritura del fascino.”

L’ultima frase conclusiva dell’articolo mi sembra molto denigratoria e nega il valore dell’apporto che Lou Salomé ha dato alla cultura e alla crescita civile e sociale di tutti gli esseri umani. Pare negare in questo modo l’importanza che capirsi e capire la realtà che ci sta intorno sia il “filtro” che ci fa capaci di scelte libere e coscienti !

QUI l’articolo di Pietro Citati del 2010

Buggerru: mare e miniere

In agosto dell’anno scorso abbiamo fatto una breve sosta, con visita al museo minerario, a Buggerru in Sardegna.

Oltre all’ospitale parcheggio sul mare, alla vista di un  bellissimo tramonto… abbiamo potuto scoprire la storia di questo nucleo, nato intorno al lavoro di scavo in miniera e successiva lavorazione. Fa parte di questo momento storico anche il sacrificio dei minatori alla ricerca di condizioni di vita più umane.

Le nostre foto:

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Alcune informazioni sulle miniere: (clicca sulle immagini per ingrandire e leggere)

P1060768

P1060766

Lunedì 19.08.2013, lasciata Buggerru, percorriamo una ventina di chilometri di bellissimi saliscendi, con vedute a stropiombo sul mare, viaggiamo poi sul piano di Sulcis, in parte ben coltivato,  fino a Carbonia (città Mussolinia), e giriamo a est per Cagliari… vedi QUI

Per approfondire

Dal sito del Comune di Buggerru:

IL Museo del Minatore è situato nelle vicinanze del porto, nell’edificio restaurato che un tempo era la falegnameria e l’officina dell’industria mineraria attiva nel paese nel secolo scorso e luogo cruciale nel famoso evento dello sciopero del 1904. Il museo possiede tesori fossili di era paleozoica, aree che raccontano la storia di Buggerru fino ai primi del novecento, per soffermarsi in particolare sul quadro rappresentato dalle condizioni di vita e di lavoro dei minatori di una Buggerru all’epoca così all’avanguardia ma allo stesso tempo così tragicamente sfruttata

Link su Buggerru:

http://it.wikipedia.org/wiki/Buggerru

http://www.sardegnaturismo.it/it/punto-di-interesse/buggerru-0

https://egov2.halleysardegna.com/buggerru/hh/index.php

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11676722/Lavoro–al-via-il-4.html

Riaprono con le guide siti minerari della Sardegna

http://www.kalariseventi.com/escursione-a-buggerru-sabato-23-febbraio/

http://www.parcodessi.it/parcodessi/opencms/www/Sinistra/Luoghi/Buggerru/

http://web.tiscali.it/parrocchiabuggerru/buggerru_miniere.htm