UMILIATI e OFFESI di Fedor Dostoevskij

p1180518Scopro lo sceneggiato televisivo del 1958 su youtube, è diviso in quattro parti, lo si può guardare con calma… (vedi il link a fondo pagina)

Quindi devo leggere il libro, perchè si sa, gli scritti di Dostoevskij meritano, non importa se la storia la conosco, ne scoprirò meglio i particolari, la scelta delle espressioni, confronterò le parti messe più o meno in evidenza e… ne coglierò altri messaggi!

Ecco, ho terminato di leggere “Umiliati e offesi” e sono soddisfatta, certo è consigliabile prima la lettura della visione di un film, o forse no? mah! insomma… si fa quello che si può e si vuole.

Cosa posso dire di mio? In “Delitto e Castigo l’Amore è stato la salvezza, e in questo romanzo? L’amore è sempre al massimo del suo fascinoso caos, e c’è ancora un’eroina, anzi più di una, ma la più investita di tale responsabilità è sicuramente Nelly: una “piccola fiammiferaia” senza fiammiferi, ma con un  nonno nelle visioni, una Maria Goretti che riesce a salvarsi… almeno la pelle, una Biancaneve il cui principe azzurro non riuscirà a restituirle la vita, una Cenerentola che rifiuta di andare al palazzo del principe… insomma manca il lieto fine, ma i personaggi non scherzano! Al maschile l’eroismo, quando c’è, perchè ce n’è decisamente di meno, mi richiama Don Chisciotte! Chi mi è piaciuto di più? il cattivo principe: mi è piaciuto come personaggio coraggioso e sincero, anche nella sua spudorata cattiveria, è da questo personaggio che Dostoevskij fa uscire di più il vero animo umano, misto di bene e male, di egoismo più che altruismo, e dove spesso anche l’altruismo è una maschera all’umana debolezza.

Bello certamente, anche se sicuramente, l’idea che mi ero fatta di Dostoevskij, non era questa.

 

Link allo sceneggiato:
https://www.youtube.com/watch?v=7XOKCyXqu9E

MEMORIE dal SOTTOSUOLO di Fedor Dostoevskij

Guerre, disastri, ingiustizie… dopo questa lettura, beh mi pare tutto regolare amministrazione! Fa parte dell’uomo, boh che fare? Renderci consapevoli, mah…

img_2192pag. 11

“l’uomo intellligente non può diventare realmente qualcosa, ma diventa qualcosa solamente lo sciocco. Sissignori.  L’uomo intelligente del diciannovesimo secolo deve essere privo di carattere. l’uomo di carattere, l’uomo d’azione è una creatura essenzialmente limitata.”

pag. 22-23

“Oh, signore, io,  forse, per questo solo mi stimo un uomo intelligente, perchè in tutta la vita non ho potuto nè cominciare, nè finire nulla. Io sarò un chiacchierone, un innocuo, fastidioso chiacchierone, come noi tutti. Ma che fare, se l’immediata ed unica destinazione di ogni uomo intelligente è la chiacchiera, cioè un premeditato perdersi in sciocchezze?”

pag. 33

“Insomma tutto si può dire della storia, tutto ciò che può venire in mente all’immaginazione più disordinata. Una  sola cosa non si può dire: che sia uno spettacolo ragionevole.”

– non puntina, non tasto di pianoforte… l’uomo VUOLE, ha volontà e per questo è anche irragionevole, pur di soddisfare la sua natura, sceglie contro i suoi interessi, contro la sua felicità –

“L’uomo ama costruire e tracciare delle strade, è indiscutibile. Ma perchè mai egli ama fino alla passione anche la distruzione e il caos?”

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– Lettura integrale del romanzo “Memorie dal sottosuolo” (in due parti) di Valter Zanardi
https://www.youtube.com/watch?v=sWqkpLz7_6Q

Registrazione integrale (2011) dello spettacolo tratto da F. Dostoevskij, “Memorie del sottosuolo”.
Drammaturgia e Regia di Roberto Trifirò. Edizione con Roberto Trifirò e Beatrice Facconi
Teatro Sala Fontana – Milano, 2011

https://www.youtube.com/watch?v=aIPsYN4u2ZE

Moby Dick a fine lettura

A conclusione della lettura, quello che riesco ad esprimere:

Moby Dick mio

La mia immagina finale, con matita e colori

“… lanciò nell’aria un grido da gabbiano:- Laggiù soffia! Una gobba come una montagna di neve. E’ Moby Dick!”

I tre giorni di inseguimento sono tanto frenetici e violenti da richiedere riposo, senza tuttavia riuscire ad averlo, siamo col vecchio e folle Achab, impossibilitati anche noi a fermarci, a rimandare, a desistere dal farci trascinare dal desiderio di vivere il grande incontro da tante “pagine” atteso!
E alla fine resto senza respiro, resta il bisogno di chiedere perdono a Moby Dick e liberarlo per sempre da ramponi e funi, resta la compassione e l’ammirazione per tutti gli uomini del Pequod.

Ogni parte del libro ha il suo fascino: un mondo lontano, per me sconosciuto, che sa dare perfino informazioni particolarissime, punti di vista speciali scritti da chi su quel mare, su quelle baleniere ci è vissuto… uniti a riflessioni, a dialoghi teatrali, a descrizioni piene di poesia.

Ora mi sento soddisfatta, cresciuta sì, ma anche un po’ orfana.

(cap. 133. 134, 135  L’inseguimento. Primo giorno. Secondo giorno. Terzo giorno.)

Qualche altra indicazione:

“… Moby Dick si compose sotto la penna di Melville, cambiando per strada, fisionomia, struttura … il suo gigantismo come la metamorfosi creativa si scopre nella deformità, asimmetria, irrazionalità e mutelibrovolezza del libro. Moby Dick si affermò infatti nel secolo successivo, nel Novecento, quando  si comprese il nesso tra letteratura e inconscio. Nella luce dell’Ulisse di Joyce, la deformità di Moby Dick poteva diventare perfino ordinata e con gli studi di Freud, l’incubo della balena diventa leggibile. La bellezza di Moby Dick dovette quindi aspettare una grammatica mentale che potesse decifrarla.Baricco tre scene

Il racconto inizia con le comiche peripezie di Ismaele e cambia quando il libro scende in mare con l’eroica partenza del Pequod nel freddissimo giorno di Natale, per inserire molti libri differenti lungo il percorso, libri di cetologia, tecnologia, geografia, filosofia… fino all’attesissima e apocalittica tragedia finale.” (tratto liberamente dall’introduzione a  “Tre scene da Moby Dick” di A. Baricco)

Altri capitoli da rileggere:

Capitolo 30. La pipa – Achab smette di fumare –

Cap. 36. Il ponte di comando (Entra Achab poi tutti) – scena del doblone d’oro –

Cap. 41. Moby Dick – presentazione di Moby Dick da parte di Achab e dei marinai: sublime  (lettura di pag.162,163  e nel video degli inseparalibri indicato da mio figlio T.)

Al minuto 7:24 lettura di Moby Dick 

Altri articoli pubblicati da me durante la lettura di Moby Dick:

Moby Dick – 01 nov 2015

Buon Natale (in Moby Dick) 25 Dec 2015

La vita come un telaio (in Moby Dick) – 08 Feb 2016

– “La coperta” del capodoglio (Moby Dick) – 07 Mar 2016

Capodoglio e balena franca in Moby Dick – 28 Mar 2016

MOBY DICK – Banco Del Mutuo Soccorso –

A Ventimiglia come nel Paleolitico

A Ventimiglia impronte di mani sugli scogli (con Vauro Senesi, ilfattoquotidiano.it/2015/06/26)

(clicca sull'immagine per vedere il servizio)

mani sugli scogli

I migranti, sugli scogli di Ventimiglia, si trovano proprio davanti alla grande grotta paleolitica posta sullo strapiombo di falesia, nella quale ha vissuto (o almeno è transitato) l’Homo Sapiens lasciando numerose testimonianze in manufatti, graffiti e sepolture. (articolo di Paolo Andreozzi, 16.06. 2015 )

(clicca sull'immagine per leggere l'articolo)

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Il fatto:

(clicca sull'immagine per leggere l'articolo del Post)

View of the camp set up by migrants, at the Franco-Italian border in Ventimiglia, Italy, Saturday, June 20, 2015. European Union nations failed to bridge differences Tuesday, June 16 over an emergency plan to share the burden of the thousands of refugees crossing the Mediterranean Sea, while on the French-Italian border, police in riot gear forcibly removed dozens of migrants. (AP Photo/Thibault Camus)

 

Lou Salomé come la bella Marcella di Cervantes

Marcella pastoraMarcella, personaggio descritto in Don Chisciotte della Mancia, curiosamente richiama la figura di Lou Salomé, scrittrice vissuta a cavallo del 1900.

In nero brani dal Don Chisciotte, in blu da biografie di Lou Salomè, principalmente da “Mia sorella mia sposa, la vita di Lou Salomé” di H.F. Peters.

CAPITOLO XII Di ciò che un capraio raccontò a quelli che erano con Don Chisciotte

[…]  Vi dirò dunque, proseguì il ragazzo, che stamattina morì  quel famoso pastore studente che si chiamava Crisostomo, e si dice in giro che sia morto  d’amore per quella diavola di ragazza di  Marcella, figlia di Guglielmo il ricco, quella che va vestita da pastorella per questi paraggi.

Lou non sarrebbe più ritornata, questa certezza portò Nietzsche ai limiti della follia. Ne fu totalmente sconvolto. Come un giocatore che ha puntato tutto su una carta e ha perduto tutto, si trovava ora di fronte alla rovina di tutte le sue speranze.

 Quando ella si fece vedere da tutti, ed apparve pubblicamente la sua bellezza, non vi saprei dire quanti giovani cittadini e villani le andassero dietro e le dicessero amorose parole per queste campagne. Uno di costoro, come già vi ho detto, fu il nostro defunto, il quale, non che amarla, potea dirsi che l’adorasse.

Nessuno supponga che l’avvenente Marcella, per essersi data a quella vita libera e sciolta da ogni riguardo, si allontanasse per un momento da quanto esigono il più savio contegno e la più rigorosa onestà; ché anzi tale e tanta si è la custodia in che tiene sé stessa, che fra i molti che la vagheggiano e la importunano non fu mai chi si sia vantato, o chi possa ora vantarsi di avere avuto da lei la minima speranza di conseguire i suoi desiderî.

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Nella famosa foto: Lou Salomé, Friedrich Nietzsche, celebre filosofo  tedesco, Paul Rée, filosofo tedesco.

 Lou, russa di famiglia nobile, di lei si innamorarono i maggiori intellettuali del suo tempo, fra loro anche Rainer Maria Rilke e Sigmund Freud.

 Lou, grande ammaliatrice che si concede loro solo intellettualmente ma mai fisicamente.
 Nietzsche non riesce a sostenere la situazione e dopo due anni si allontana disperato; Rée non riuscì mai a superare la separazione e nel 1901 morì tragicamente nel fiume Inn in Engadina, in Svizzera. Anche il marito Andreas aveva tentato il suicidio per lei e, in un certo senso, l’aveva costretta a sposarlo. Consapevole di aver subito un ricatto, Lou pretese che il marito rispettasse un reciproco patto di libertà sentimentale.

… il giorno che Marcella si fa pastora, senza che potessero impedirlo nè suo zio nè tutti quelli del paese, prese ad andarsene in campagna insieme con l’altre pastore del luogo e a guardarsi da sè il suo gregge. E non appena essa si mostrò in pubblico e mostrò apertamente la sua bellezza, non le posso dire quanti giovanotti la vanno corteggiando per quei campi. benchè non rifugga e schivi la compagnia e la conversazione coi pastori e li tratti con cordiale amicizia, non appena qualcuno di loro si azzarda a scoprirle la sua intenzione, foss’anche legittima e santa come quella del matrimonio, lei lo respinge via da sè come un tiro di schioppo. E con questo carattere va facendo in questa terra assai più danno che se vi fosse entrata la peste, perché la sua affabilità e bellezza costringe i cuori che le si affezionano a portarle servitù ed amore; ma i suoi rifiuti e il suo disinganno li conduce al partito della disperazione

Lou era per temperamento una ribelle. Molto presto nella vita aveva scelto come sua divisa i versi: “La vita non ti sarà generosa, Non ti fare illusioni! Così, se vuoi avere la tua vita, Va’ prenditela!

Le altre donne si interessavano di vestiti, di divertimenti, mentre essa sentiva il bisogno di parlare del miracolo della vita, di questa forza misteriosa che sentiva pulsare nel suo giovane corpo. Essere vivi: quello era il miracolo. Camminare a piedi nudi in un prato, in primavera… più belloo che passare la notte danzando con giovani ufficiali dalla testa vuota.

Le sue aspirazioni alla libertà personale, le sue idee poco ortodosse circa i rapporti fra i sessi… generamente la donna doveva sacrificare il suo sviluppo intellettuale e sottomettere la propria personalità a quella del marito … Lou non ne voleva sapere. Se un giorno si sarebbe sposata avrebbe preteso un’eguaglianza totale.  perchè non conosciamo altro che cavalieri, amanti o padroni? Abbiamo dimenticato di essere fratelli? Lou amava la Russia, grande, naturale… tutto questo essa lo sentiva suo… era una forza elementare come l’acqua, il vento, la pioggia, una forza che scaturiva dalla profondità dell’anima russa.

Ma nè le amicizie, nè gli incontri più importanti potevano trattenere Lou dall’inseguire quella che era in quel momento la sua meta principale: la ricerca della libertà, per arrivarci dovette lavorare: la sua indipendenza economica era subordinata a quello che poteva guadagnare. Fu instancabile.

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CAPITOLO XIV Dove si riportano i versi disperati del defunto pastore, con altri eventi inattesi.

Marcella: – … la sola mia determinata volontà di far conoscere a ognuno quanto a torto io sia incolpata della disperazione e della morte di Crisostomo

 Io nacqui libera, e per vivere tale ho scelto la solitudine della campagna; gli alberi di questi boschi sono i compagni miei; mio specchio le chiare acque di questi rivi, e mi contento di comunicare agli alberi ed alle acque i miei pensieri: fate conto ch’io sia fuoco lontano, e spada rimota. Ho disingannati colle mie parole quelli che innamorai con la vista: e se è vero che i desiderî alimentansi di speranze, non avendone io data mai nessuna né a Crisostomo, né a nessun altro, ben si può dire che non fu la crudeltà mia quella che li ha perduti ma la loro ostinazione. Se poi qualcuno volesse imputarmi che oneste erano le inclinazioni di lui, e che perciò io fossi obbligata di corrispondergli, dichiaro che quando in questo sito medesimo, dove ora state scavando il suo sepolcro, mi scoprì la rettitudine delle sue intenzioni, io gli risposi che ero deliberata di vivere in una perpetua solitudine, e che la sola terra cogliesse il frutto delle conversazioni e le spoglie della mia bellezza. Che se, nonostante un sì chiaro disinganno, gli piacque ostinarsi contro la speranza, navigar contro il vento, qual meraviglia ch’egli sia naufragato nel golfo della sua imprudenza? Se io lo avessi tenuto a parole sarei stata falsa: se avessi accondisceso ai suoi voleri avrei mancato al migliore mio proposito. Lo disillusi e insistette, e senza essere odiato si diede alla disperazione. Vedete per tanto se sarebbe ragionevole l’incolparmi di quanto egli soffrì. Si dolga chi fu ingannato; si disperi colui che si trovò deluso nelle promesse speranze; mi accusi chi può dire di essere stato sedotto da me; ma nessuno mi dica crudele né micidiale di un uomo cui nulla ho promesso, che da me non fu mai ingannato, né ebbe mai accoglimenti e carezze. Non volle finora Iddio rendermi amante per destino, ed io sarò sempre scusata se amar non voglio per elezione. Serva questa lezione di disinganno a tutti coloro che mi vanno sollecitando ad amarli, e sappiano che se alcuno per me avesse a morire, non morrà per colpa di gelosia o di disprezzo; mentre chi non ama nessuno non può dar gelosia a nessuno, e non debbono i disinganni tenersi in conto di sdegni o disprezzi. Chi trova in me una fiera, un basilisco, un essere pregiudizievole e tristo; chi mi chiama ingrata, non mi serva, non mi segua chi mi tien per crudele; perché questa crudele, questa sconoscente, questa ingrata, questo basilisco non li chiamerà, non cercherà mai di loro, né amerà mai d’averli vicino.

Io, come sapete, ho ricchezze mie proprie, né bramo quelle degli altri: libera è la mia condizione, e non voglio rendermi soggetta a chicchesia: non amo, né odio alcuno; non inganno questo, né istigo quello; non burlo uno, né mi do buon tempo con l’altro; l’onesta conversazione con le abitatrici di queste selve, e la custodia delle mie capre formano il soggetto dei miei passatempi; tra questi dirupi si confinano i miei desiderî e se da essi si allontanano, non fanno che per contemplare la bellezza del cielo: cose tutte che guidano l’anima alla felicità cui unicamente anela.»

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Intelligenti e belle, ricche e libere, libere di innamorararsi della vita intera, uomini compresi 😉

Il mio Claddagh

 Il mio nuovissimo anellino Claddagh (sul medio della mano sinistra): lo conoscete?

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Alcuni anni fa mia nipote, che era stata a Dublino, mi aveva portato in regalo un anellino dolcissimo di cui ancora non conoscevo nulla, ma è subito diventato un mio inseperabile accessorio, ricco di amichevole gioia. Lo portavo sempre sul mignolo della mano destra,  fermato per non perderlo dalla mia prima fede…

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In seguito anch’io sono stata in Irlanda e anche a Galway, la patria dei famosi anellini, e ne avrei voluto comprare un altro… ma già l’avevo e quindi fotografavo:

(clicca su una foto per far scorrere la galleria poi in basso a dx per vedere a “grandezza originale” anelli e prezzi del 2012)

lo scorso inverno l’anello mi è scivolato nello scarico del lavandino e poco dopo è stato raggiunto dalla piccola fede che si sentiva troppo sola e colpevole di non averlo saputo proteggere, lasciando me senza nessuno, ma più serena nel saperli in compagnia…

Fortunatamente mia nipote è tornata in Irlanda e mi ha portato un altro tenero Claddagh: GRAZIE!

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Link per saperne di più:

Perchè si chiama Claddagh

Le leggende di Claddagh

I significati dell’anello Claddagh

e buonanotte irlandese…

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La pace nel mondo

LA PACE pare tutti la vogliano… ma le guerre continuano, la violenza, la prepotenza, l’arroganza fanno da padrone in ogni luogo… quindi come si spera di crescere un esercito per la pace?

Le guerre non devono venire, ma come? basta con la retorica e i  buonismi! forse bisogna imparare ed allenarsi ad essere forti, fortissimi, perché non cadere in guerra è dannatamente difficile per gli uomini.

Questa riflessione mi ha portato a tornare ad una lettura,  fatta diversi anni fa, di un saggio di Virginia Woolf “Le tre ghinee”,  che mi aveva profondamente colpito e dopo di allora il mio atteggiamento nei confronti delle guerre passate, presenti e future è decisamente mutato.

Le tre ghinee

Leggendo “Le tre Ghinee” saggio scritto in risposta ad una richiesta di consiglio su come prevenire la guerra si incontrano 4 maestre.

Le 4 maestre: la povertà, la castità, la derisione, la libertà da fittizi legami, sono i requisiti necessari a rimanere esseri umani civili, i soli che possono impedire la guerra.

Cosa sono le 4 maestre o condizioni/requisiti necessari a rimanere esseri umani civili? secondo l’autrice sono:

1- la POVERTA’: denaro sufficiente per vivere, cioè guadagnare abbastanza da non dipendere da nessun altro e da poter comperare quel minimo di salute, di tempo, di sapere… che occorre per sviluppare appieno il corpo e la mente, ma nulla di più

2- la CASTITA’: rifiutare di vendere il cervello per denaro, ma farlo solo per amore della ricerca e della sperimentazione, o per amore dell’arte o per aiutare gli altri

3- la DERISIONE: rifiutare la pubblicità di merito (il ridicolo,  l”oscurità e la disapprovazione sono preferibili per ragioni psicologiche alla fama e alla lode) Non accettare insegne, onorificienze o titoli

4. la LIBERTA’ DA FITTIZI LEGAMI: libertà dall’orgoglio per la propria patria, religione, università, scuola, famiglia, sesso…

Ma come fare a giudicare la correttezza delle nostre azioni? Privatamente che ognuno sappia valutare attraverso il suo “psicometro” e pubblicamente un aiuto ce lo può dare la consultazione dell’ “Antigone” di Sofocle (Antigone in pdf).

Che si possa evitare la guerra solo attraverso una prevenzione mooolto capillare che potrebbe diventare anch’essa una guerra alla guerra!

Tre ghinee by Virfinia Woolf, Hogarth Press, 1938, cover design by Vanessa Bell

 

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