Racconto del mercante (di Dostoevskij)

Dal romanzo L’adolescente” di Fëdor Dostoevskij (da pag. 384)

   (non adatto ai minori o a persone particolarmente sensibili)

. Si avvicinava infine spesso alla porta in quelle serate, venendo fuori dalla sua cucina, la cuoca Luker’ja, rimaneva ritta dietro la porta ad ascoltare Makàr Ivànoviè che raccontava. Versilov una volta la chiamò e la invitò a sedersi con noi. Questo mi piacque; ma da quella volta ella smise di avvicinarsi alla porta. Ognuno la pensa a modo suo!

Riporto qui uno di questi racconti a caso, unicamente perché è quello che ricordo meglio. È la storia di un mercante...

Il racconto del mercante (sintesi)

«Da noi, nella città di Afìm’evo, sentite che miracolo è avvenuto. C’era un mercante, si chiamava Skotobòjnikov, Maksìm Ivànoviè, ed era l’uomo più ricco di tutto il circondario. Aveva costruito una fabbrica di tessuti di cotone che dava da vivere ad alcune centinaia di operai e si era enormemente insuperbito. E bisogna dire che ormai egli faceva il bello e il cattivo tempo, le autorità stesse non lo ostacolavano in nulla e l’archimandrita gli era riconoscente per il suo zelo: donava grandi somme al monastero e, quando gli veniva l’estro, sospirava molto per la propria anima e si preoccupava parecchio per la vita futura. Era vedovo e senza figli… Aveva anche un debole per il bere e, quando si ubriacava…«”Lo so io”, diceva, ” La gente di qui è dissoluta; senza di me qui morirebbero tutti di fame, tutti quanti sono. Bisogna inoltre dire che la gente di qui è ladra: qualunque cosa vede, arraffa, non ha alcuna onestà.«Così parlava Maksìm Ivànoviè della gente di Afìm’evo; sebbene egli parlasse male, tuttavia c’era una parte di verità: erano sfaticati e indolenti.

«Viveva in quella stessa città anche un altro mercante, il quale morì; era un uomo giovane e scriteriato, fece fallimento e perse tutto il capitale. Egli maledisse Maksìm Ivànoviè fin sul letto di morte. Lasciò una vedova ancora giovane e cinque figli, che non aveva di che nutrire: l’ultima piccola proprietà, una casa di legno, se la voleva prendere Maksìm Ivànoviè in conto del suo credito. Allora lei mise i i figli tutti in fila, l’uno accanto all’altro, sul sagrato della chiesa; il ragazzo più grande aveva appena otto anni e le altre erano tutte bambine, una più piccola dell’altra, tra le quali correva un anno di differenza; la maggiore aveva quattro anni e la più piccola la portava ancora in braccio e la allattava. Finita la messa Maksìm Ivànoviè uscì e tutti i bambinelli si misero in ginocchio in fila davanti a lui, come lei aveva loro insegnato, e congiunsero tutti quanti le manine, mentre lei col quinto bambino in braccio, davanti a tutti, gli si inchinò fino a terra: “Bàtjuška, Maksìm Ivànoviè, abbi pietà di questi orfani, non portar loro via l’ultimo boccone, non cacciarli dal nido natio!”. E tutti quelli che erano lì si misero a piangere, tanto bene ella li aveva ammaestrati. Pensava: “Davanti alla gente egli si vergognerà e ci risparmierà, renderà la casa agli orfani”; le cose, tuttavia, non andarono così. Maksìm Ivànoviè si fermò e le disse: “Tu, giovane vedova, vuoi un marito e non piangi per gli orfanelli. Il defunto mi ha maledetto sul letto di morte”, e andò oltre e la casa non gliela rese. “Perché imitare le loro sciocchezze (ossia, esser con loro indulgente)? Se facessi loro del bene si metterebbero a biasimarti ancora di più…

«Si mise a gemere la madre, ma lui cacciò gli orfani dalla casa… Dapprima l’aiutarono, poi andò a cercar lavoro. Soltanto che da noi, a parte la fabbrica, quale lavoro volete mai che ci sia; da una parte lavava i pavimenti, da un’altra sarchiava l’orto, dall’altra riscaldava il bagno e sempre col bambino in braccio e piangendo, mentre gli altri quattro in camiciola correvano per la strada lì accanto. La vedova pensa: “Dove vi riparerò quando verrà l’inverno… Solo che non attese fino all’inverno. Dalle nostre parti c’è una tosse, la tosse asinina, che passa da un bambino all’altro. Dapprima morì la bambina in fasce, dopo di lei si ammalarono anche gli altri e in quello stesso autunno si portò via una dopo l’altra tutte e quattro le bambine.

«Le rimase in vita soltanto il ragazzo, il maggiore, Era gracile e delicato. Lo portò alla fabbrica, mentre lei si impiegò come balia in casa di un impiegato.Solo che una volta il ragazzo stava correndo nel cortile, quando a un tratto arrivò su una pariglia Maksìm Ivànoviè come a farlo apposta ubriaco; e il ragazzo, sbadatamente, scivolò correndo giù per le scale e andò a sbattere proprio contro di lui mentre scendeva dal calesse. Egli lo afferrò per i capelli e si mise a urlare: “Di chi è figlio? Le verghe! Frustatelo, dice, immediatamente, davanti a me. Frustatelo finché non smetterà di gridare!”. Non smise di gridare finché non rimase tramortito del tutto. Allora smisero di frustarlo e si spaventarono: il ragazzo non respirava e giaceva privo di sensi. Si spaventò anche Maksìm Ivànoviè: “Di chi è figlio?”, domandò; glielo dissero. “Guarda un po’! Riportatelo alla madre; cosa ci faceva qui in giro per la fabbrica?” Col ragazzo le cose si erano messe male: si era ammalato, giaceva in un angolo nella camera della madre; lei a causa di ciò aveva dovuto lasciare il suo lavoro in casa dell’impiegato ed era risultato che aveva una polmonite. Lui si aspettava che la madre presentasse denuncia e, per orgoglio, taceva; solo che la madre non osò sporgere denuncia. Egli allora le mandò quindici rubli e un medico; e non perché avesse paura di qualcosa, ma così, perché aveva riflettuto.

«Passò l’inverno e Maksìm Ivànoviè di nuovo domanda: “Che ne è di quel ragazzo?” “È guarito, sta con la madre; lei va sempre a lavorare a giornata”. Quel giorno stesso Maksìm Ivànoviè si recò dalla vedova: “Ecco”, le dice, “onesta vedova, voglio essere un vero benefattore per tuo figlio e colmarlo di favori: da ora in poi lo prendo in casa mia. E se egli mi compiacerà un po’, gli lascerò per testamento un capitale sufficiente; se invece mi compiacerà in tutto lo posso nominare erede di tutto il mio patrimonio alla mia morte, come se fosse mio figlio carnale, a patto però che vostra grazia non favorisca in casa mia, tranne che nelle grandi feste. «Maksìm Ivànoviè lo rivestì come un signorino, assoldò un maestro e da quel momento stesso lo mise davanti a un libro; e la cosa arrivò al punto che non lo perdeva mai di vista e lo teneva sempre accanto a sé. Se appena il ragazzo si distraeva egli subito gli gridava: “Prendi il libro! Studia: voglio fare di te un uomo”. Ma il ragazzo era malaticcio, da quella volta che era stato battuto aveva cominciato a tossire. “Non sta forse bene con me?”, si meravigliava Maksìm Ivànoviè, “quando stava da sua madre andava in giro scalzo, mangiava croste di pane, come mai è più magro di prima?”. Ma il maestro gli dice: “Ogni ragazzo ha bisogno di giocare un po’, non di studiare sempre; deve fare del movimento”, e gli dimostrò tutto assennatamente. Maksìm Ivànoviè si sedette e gridò al ragazzo. “Gioca”, mentre quello davanti a lui a stento respirava. E si arrivò al punto che il bambino non riusciva a sostenere nemmeno la sua voce che subito si metteva a tremare. E Maksìm Ivànoviè si stupiva sempre di più: “Ma che razza di bambino è mai; io l’ho tirato fuori dal fango e l’ho vestito di drap de dame; va in giro in stivaletti di panno e camicia ricamata, lo tengo come il figlio di un generale, perché mai non mi porta affetto? Perché se ne sta zitto come un lupacchiotto?” Maksìm Ivànoviè si era affezionato a quel bambinetto tanto che non riusciva più a staccarsene. Egli non usò mai neppure una volta la verga. Lo aveva spaventato, ecco come stanno le cose. Senza bisogno della verga lo aveva spaventato.

«Un giorno accadde un guaio. Una volta, appena Maksìm Ivànoviè uscì, il ragazzo abbandonò subito il libro e montò sopra una sedia (in precedenza aveva gettato una palla sopra un mobile) per riprenderla, ma la manica gli si impigliò nella lampada di porcellana che era posata sul mobile e questa cadde sul pavimento andando in mille pezzi, tanto che il rumore rimbombò per tutta la casa, si trattava di una cosa preziosa, una porcellana di Sassonia. Maksìm Ivànoviè, che era due camere più lontano udì e si mise a urlare. Il bambino si precipitò fuori a capofitto correndo perla paura, senza nemmeno lui sapere dove, uscì fuori sulla terrazza, attraversò il giardino e attraverso il cancelletto posteriore finì diritto sul lungofiume.

“Ah! – Maksìm Ivànoviè – Ecco dove sei! Prendetelo!” (Era così infuriato che era uscito lui stesso fuori di casa senza berretto per inseguirlo). Il ragazzo lanciò un grido, si lanciò verso l’acqua, si strinse entrambe le mani chiuse a pugno contro il petto, alzò gli occhi al cielo e giù nel fiume! La gente si mise a urlare, si lanciarono giù dalla zattera cercando di afferrarlo, ma la corrente era veloce e l’acqua lo trascinò via. Quando lo tirarono fuori era già affogato, era morto. «”Perché, sei rimasto così atterrito da questo bambino, della cui morte non hai neppure particolarmente colpa?”. «”Mi appare in sogno”, rispose Maksìm Ivànoviè. Maksìm Ivànoviè mandò anche a chiamare il maestro.«”Dipingimi un quadro, il più grande che ci sia, che occupi tutta la parete, e su di esso per prima cosa dipingi il fiume, la discesa e la zattera, e che ci siano tutte le persone che c’erano quel giorno. Che ci siano la moglie del colonnello e la bambina e quel famoso riccetto. E dipingimi anche l’altra riva tutta quanta, che si veda com’è: la chiesa, la piazza, le botteghe, e il punto dove son fermi i vetturini, dipingi tutto com’è. E lì, all’approdo del traghetto, dipingi il ragazzo, proprio sulla riva del fiume, in quel punto preciso, e che immancabilmente si stringa i due piccoli pugni così al petto.Non apriremo il cielo e non occorre dipingere gli angeli, ma farò scendere dal cielo un raggio, come in segno di benvenuto; un unico raggio di luce: sarà pressappoco la stessa cosa”. Maksìm Ivànoviè fu soddisfatto del lavoro ben fatto , ma non fece vedere il quadro a nessuno, bensì lo chiuse a chiave nel suo studio, lontano dagli occhi di tutti.Improvvisamente Maksìm Ivànoviè andò da quella stessa vedova e si inchinò davanti a lei fino a terra. “Madre, gemette, onesta vedova, sposa questo mostro, fa’ che io viva!”. Quella lo guardava più morta che viva. “Voglio che ci nasca un altro ragazzo e se ci nascerà vorrà dire che il ragazzo ci avrà perdonato entrambi, te e me. Mi ha ordinato così il ragazzo”l’archimandrita le sussurrò all’orecchio: “Tu puoi far nascere in lui un uomo nuovo”. Lei era atterrita. La gente si meravigliava di lei: “Come si fa a rifiutare una simile fortuna!”. Ecco come, alla fine, lui riuscì a piegarla. “Se invece mi sposerai ti faccio una solenne promessa: costruirò una nuova chiesa solo in eterna memoria dell’anima di tuo figlio suicida”. Di fronte a ciò ella non resistette e acconsentì. Così si sposarono.

E con grandissima meraviglia di tutti essi, fin dal primo giorno, presero a vivere in grande e sincera concordia. Ella concepì quello stesso inverno. Egli fece erigere la chiesa che aveva promesso e fece costruire in città un ospedale e un ospizio. Donò una grossa somma alle vedove e agli orfani e si ricordò di tutti coloro che aveva trattato ingiustamente con il proposito di risarcirli. I suoi discorsi si fecero pacati e persino la sua stessa voce mutò. Divenne ineguagliabilmente pietoso, persino verso gli animali.E quando maturò il tempo di lei, il Signore, infine, ascoltò le loro preghiere e mandò loro un figlio e Maksìm Ivànoviè distribuì molte elemosine, condonò molti debiti, invitò tutti al battesimo.

Invitò tutta la città, ma l’indomani egli si risvegliò scuro come la notte.”Aspetta – dice alla moglie – non era mai venuto per un anno intero e questa notte, invece, l’ho sognato di nuovo”. – “A queste parole terribili”, ricordava lei in seguito, “il mio cuore fu pervaso di terrore”.

«E non per niente il ragazzo gli era apparso in sogno. Appena Maksìm Ivànoviè parlò di questo, quasi, si può dire, in quello stesso istante, al neonato accadde qualcosa: improvvisamente si ammalò. La sua malattia durò otto giorni, pregarono, chiamarono i dottori, ma il bambino verso sera morì.

«Che accadde dopo questo? Maksìm Ivànoviè intestò tutta la proprietà alla cara sposa, le consegnò tutti i capitali e i documenti, fece ogni cosa per bene e come prescrive la legge, e poi si presentò davanti a lei e le si inchinò fino a terra: “Lasciami andare, inestimabile consorte mia, a salvare la mia anima, finché è possibile. Se trascorrerò il mio tempo senza profitto per la mia anima, non tornerò più indietro. Sono stato duro e crudele e ho imposto molti pesi, ma penso che per i dolori e i pellegrinaggi che mi aspettano il Signore non mi lascerà senza remunerazione. Si dice che ancor oggi compia i suoi pellegrinaggi e faccia penitenza, e che visiti la cara sposa ogni anno…».

Testo tratto dal romanzo L’adolescente” di Fëdor Dostoevskij e sintetizzato da Maria Valenti

Disegni di Maria Valenti

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Riflessioni personali:

Ciascuno di noi ha diritto al rispetto verso i sentimenti e i valori che possiede, ma ci vuole empatia e onestà per vederli.

Io ho colto questo, sia dall’episodio di Luker’ja che dalle vicissitudini dei personaggi del racconto.

E c’è molto altro.

Si può uccidere sia con l’indifferenza che con un amore possessivo ed esclusivo.

La beneficenza non è altruismo.

La paura può uccidere come una malattia.

Il denaro e la sapienza sono potenti, ma i buoni sentimenti sono rivoluzionari.

Quanta saggezza si può trovare in questo racconto popolare scritto da Dostoevskij nel suo romanzo “L’adolescente”

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Articolo di

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

Per leggere tutto il racconto:
il racconto del mercante integrale

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Gennaio -L’omino di paglia-

Il racconto L’omino di paglia di Attilio Cassinelli, pubblicato da Giunti Editore, nella collana dodici mesi, l’ho trovato in biblioteca in una edizione del 1993. L’ho cercato nelle varie librerie ma risulta anche questo esaurito.

Anche in questo tenero racconto ci sono molteplici spunti da cogliere e approfondire, secondo l’età e l’attività che ci siamo prefissi di sviluppare, o seguendo le curiosità che possono nascere spontaneamente dai bambini stessi.

Si parte citando la migrazione degli uccelli in AFRICA, quindi avendo un mappamondo si potrebbe toccare la Terra che ha questo nome, facendo magari osservare che il sole in inverno le sta più vicino rispetto alla nostra Italia/Europa… per questo gli uccelli ci lasciano, alla ricerca del cibo che da noi non troverebbero più, ecc…

Si parla delle stagioni, e sempre girando il mappamondo attorno ad una lampadina, si potrebbe far intuire il succedersi delle quattro stagioni a causa dell’ inclinazione del nostro globo terrestre (vedi fig.1)

Si parla di alberi, del gelso spoglio… se vogliamo fare un po’ di scienze, potremmo utilizzare del materiale per giochi “scientifici”: foglie reali da toccare, annusare; la foglia montessoriana con le sua parti da comporre e denominare… (vedi fig. 2) ecc

Per italiano certo c’è l’ascolto, la lettura personale, quella espressiva a voce alta… e i valori comunicati sono “poetici”!

I disegni sono molto belli e chiari, possono stimolare la copiatura e la lettura per immagini, per i bambini che non hanno ancora appreso la tecnica della lettura.

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Per chi volesse leggerlo o farlo leggere ai suoi bambini (adatto indicativamente dai 3 ai 7 anni) metto il pdf che ho costruito, perchè questo libro non è più in commercio.

l’omino di paglia

Scritto, fotografato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Lavoro dedicato in particolare alla mia piccola Viola che ama ascoltare e guardare le storie.

 

L’ingratitudine, malattia da vaccinare?

Sono in accordo con il grande Miguel de Cervantes sulla gravità del difetto dell’ ingratitudine umana per l’epidemica diffusione sociale che si riscontra che poi, come diceva Cervanes, riempirà “l’inferno”. Magari ci faranno il vaccino anti ingratitudine… no no tranquilli, forse basta un po’ di prevenzione con uso di buone regole fin dai primi anni di vita.

Comunque non è un male moderno, come io immaginavo, ma era presente fortemente già nel 1600.

Bisogna dunque impegnarsi con la prevenzione, dando esempi e insegnamenti  di gratitudine, di ringraziamento verso chi si cura di noi, spesso anche in modo elegante e delicato.  I miei alunni erano sprovvisti di questa virtù… ma non è colpa loro, è certo!

C’è però anche chi ritiene che la gratitudine sia difettosa di ossequiosità, perbenismo, affettazione, falsità… beh allora ci dobbiamo capire: nessuno vuole creare altari o inginocchiatoi, un riconoscere il lavoro donato, e dire grazie. Nemmeno a me piace raccogliere beneficenze a cui devo riverenza a vita, ma un po’ di onestà ci vuole, no?

Certo la via giusta è sempre difficile da seguire, sennò sarebbe troppo facile la virtù, che è bellezza per tutti i beneficiati e i benefattori!

Provate a leggere quello che scriveva Cervantes intorno a questo difetto.

Dal Don Chisciotte della Mancia Vol. 2 di Miguel de Cervantes

CAPITOLO LVIII

[…] Infine, tolte le tovaglie, con molta dignità don Chisciotte si alzò e disse: — Fra i maggiori peccati che gli uomini commettono, sebbene alcuni dicano che il più grande sia la superbia, io sostengo che è l’ingratitudine, attenendomi al detto, che l’inferno è pieno d’ingrati. Per quanto mi è stato possibile, cercai sempre di non poter essere accusato di questo peccato, sino da quando ebbi l’uso della ragione: e quando non posso ricambiare i benefici che ottengo, supplisco almeno con il desiderio di farlo: e se questo non basta, li divulgo per ogni dove… . Pertanto su queste basi, grato com’io sono agl’infiniti vostri favori, non potendovi corrispondere in egual misura, e contenendomi nei ristretti confini della mia possibilità, offro quello che posso e quello che tengo di mia natura, e dichiaro che mi tratterrò per due giorni naturali in mezzo a questa strada maestra che va a Saragozza, per sostenere a prova con chi che sia, che queste signore pastorelle travestite che si trovano qua presenti, sono le più belle e cortesi donzelle che vanti il mondo, tranne unicamente l’impareggiabile Dulcinea del Toboso, unica signora dei miei pensieri, con buona pace di quanti e quante mi ascoltano. […]

per leggere tutto il capitolo: https://it.wikisource.org/wiki/Don_Chisciotte_della_Mancia_Vol._2/Capitolo_LVIII

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citazioni varie:
https://it.wikiquote.org/wiki/Ingratitudine

(immagini prese dal web e una modificata da me con le scritte)

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Ciao da Alicemate/Maria Valenti

Il ” verme roditore” di Cervantes

titolo

 Cos’è  il ” verme roditore”  di Cervantes???

tarli

– dal tomo secondo, capitolo ottavo – (qui link per tutto il capitolo)

Potete leggere anche solo il passo specifico che vi riporto, preso dalla traduzione di Vittorio Bodini:

don chisciotte

“— Ma come Sancio — disse don Chisciotte […] — forse l’invidia che qualche mago maligno deve avere per le cose mie, tutte quelle che mi dovrebbero far piacere me le cambia e trasforma in aspetti diversi da quelli che hanno; e così, in quella storia che delle mie imprese dicono sia stata stampata, se per avventura ne è stato autore qualche sapiente che mi è nemico, avrà messo una cosa per l’altra, mescolando a una verità mille menzogne, divertendosi a raccontare altri fatti oltre quelli richiesti dallo sviluppo di una autentica storia. O invidia, radice di tutti i mali, verme roditore della virtù! Tutti quanti i vizi, o Sancio, hanno dentro un non so che di piacere, l’invidia porta con sé solo dispiaceri, rancori e rabbia.

Questo è quello che dico pure io — rispose Sancio —, e penso che in quella leggenda […] la mia onorabilità dev’essere stata ridotta un immondezzaio, e come sogliono dire, uno schifo …

Eppure, in fede di galantuomo, io non ho mai detto male di nessun mago, e neppure ci ho tanti beni da poter essere invidiato. Sono un po’ malizioso, questo sì, e ho le mie punte di bricconeria, ma tutto questo lo ricopre e nasconde il gran mantello della mia ingenuità, che è sempre naturale e mai finta; e quand’altro non avessi che il credere, come sempre credo, fermamente e sinceramente in Dio e in tutto quello che ritiene e crede la Santa Chiesa Cattolica Romana, … dovrebbero gli storici aver misericordia di me e trattarmi bene nei loro scritti …”

Se già nel 1600 si parlava in questi termini del verme roditore o tarlo che dir si voglia, bisogna veramente farsene  una ragione? Non c’è rimedio? Se qualcuno ti vuole male sei fritto! E se tutti ti vogliono bene è solo perché sei già fritto e rifritto?  E solo alcuni avranno la misericordia dagli storici, quelli che avranno la fede di cui Sancio si fa paladino?

Che fare? completando e approfondendo la lettura si troveranno lumi?

Proprio non mi voglio arrendere … 😉

Grazie a Giacomo per avermi condotto a questa riflessione… e chissà che prima o poi riesca anche a completare la lettura di questo geniale romanzo!

(immagini prese dal web)

Aggiornamento il 30.06.2018

Il romanzo “Don Chisciotte della Mancia” l’ho letto tutto!!!

– Con “La storia della Finta Tartaruga” finisce la scuola!!!

Quest’anno ho concluso il percorso scolastico di scuola primaria con le mie due classi quinte.

Proprio le classi a cui ho raccontato le avventure di “Alice nel paese delle Meraviglie”,  proprio loro a cui ho voluto far vivere un po’ la matematica unita alla fantasia… e ne ho approfittato anche quando ho parlato loro dei diagrammi di Carroll. Ricordo con un link il momento dell’incontro con Carroll in classe 2^ e del saluto di fine anno con la visione del film di “Alice nel paese delle Meraviglie” di Nick Willingfino fino all’episodio del “Tè dal Cappellaio Matto” ( punto di arrivo con la lettura in classe).

E in classe 3^?

Abbiamo preparato la festa dell’accoglienza ai nuovi compagni che iniziavano la classe 1^(ecco il momento di festa) . E da allora i miei ragazzi hanno sempre ricordato Carroll come un matematico che sa anche inventare con la fantasia, ragionare con gli assurdi (Un tè di matti), divertirsi e imparare giocando…  anche con le carte, la geometria si può fare anche costruendo il cappello per il Cappellaio Matto o parlando del film di Alice in Wonderland” in tre dimensioni (vedi qui).

Insomma un po’  Alice ci ha aiutato, ho preparato anche qualche problema a tema, qualche esercizio, qualche misurazione… Poi altro ha occupato la nostra attenzione,  i ragazzi ogni tanto chiedevano ancora il racconto della famosa Alice, finchè…  al termine della scuola primaria eccola ritornare per salutare.

Non ho più pubblicato le avventure e le esperienze con i miei alunni su questo mio blog  perchè da due anni, cioè in classe 4^ e in classe 5^ avevo aperto uno spazio apposta per loro, tutto per la loro e la mia scuola!!!

Proprio sul blog delle classi “Fantasia e Innovazione ho quindi pubblicato il saluto di Alice con la lettura e drammatizzazione del nono capitolo che ripubblico anche qui perchè  Alicemate è nato in onore alla  ” matematica con la fantasia”  oltre ad essere al servizio della mia nuova  “tecnologia didattica”.

E  voilà:

“La storia della Finta Tartaruga”

5^ A: “Incontro di Alice con la Duchessa”

La Duchessa/Giada incontra Alice/Beatrice che stava  partecipando al croquet della Regina di Cuori (notare il pellicano/ombrello/mazza da croquet) e vuole chiacchierare amichevolmente con lei…

 

La Duchessa con il suo mento aguzzo e  la sua morale vuole conversare, ma quanta pazienza dovrà avere la povera Alice per sopportarla, finchè non sparirà di nuovo con l’arrivo  della Regina.

Vediamo il video (fatto da maestra Gemma) di questo incontro “drammatizzaletto” che vuol dire:  drammatizzare subito una lettura ripetendo  battute, improvvisando costumi…  con la fresca e spontanea partecipazione  dei ragazzi.

Ora la Regina ha affidato Alice al Grifone[1] perchè l’accompagni dalla Finta Tartaruga[2] e le racconti la SUA STORIA

[1] Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d’aquila. Il grifone è quindi spesso rappresentato con quattro zampe, ali, becco, artigli d’aquila e spesso con orecchie equine.

[2] Nelle illustrazioni originali per Alice,  John Tenniel riprese il gioco di parole di Carroll rappresentando la Finta Tartaruga come una sorta di chimera composta da parti di diversi animali, e in particolare proprio quelle con cui si preparava la zuppa di finta tartaruga, tra cui la testa, gli zoccoli e la coda del vitello.

5^ B:  “il racconto della  Finta Tartaruga”

   

Il Grifone/Matteo è con Alice/Vittoria  dalla Finta Tartaruga /Mattia  per poter ascoltare… ma stiamo certi che qualche domanda la farà anche lei!

 

Finalmente la storia ha inizio e scopriamo una scuola anche …in fondo al mare!

Ecco il video girato dall”operatrice” Veronica che ci mostra gli attori/volontari alle prese con queste non facili “battute” appena ascoltate e visualizzate sulle schermate della  LIM.

“E ora basta con scuola e lezioni,  è il momento di pensare ai giochi”, come dicono i nostri strani amici carrolliani.

Link per leggere il nono capitolo (la traduzione non è quella che ho utilizzato io):

“La storia della falsa Tartaruga”

– Pirandello, Sicilia e letture (9°post del viaggio)

venerdì 13 agosto 2011 eravamo ad Agrigento

per La Valle dei Templi certo,  ma anche per Pirandello, quindi oggi, 145° anniversario della sua nascita,  bisogna che lo ricordi con i luoghi che ho visto, con i libri che ho riletto,  con il teatro che mi sono goduta nel piazzale della sua casa, ora museo,  a Caos a pochi chilometri da Agrigento (la sua Girgenti).

Premessa intorno alle letture in Sicilia: eravamo sbarcati in  Sicilia (il 07.08.11) e  stavo leggendo”Il Cimitero di Praga” di Umberto Eco,  la lettura si accordava bene … si raccontava di Garibaldi e il suo sbarco in Sicilia con i Mille, ma accidenti quanto pesa il testo, difficile infilarlo nello zainetto e portaselo lungo i nostri percorsi per avere la giusta lettura nei momenti di relax, quindi lo sospendo e dopo una veloce e felice immersione  in “Seta” di Baricco, decido di rileggere Pirandello che mi sono portata appositamente per entrare anche un po’ in “contatto letterario” con l’isola. 

Inizio con “Il Turno” romanzo del 1902.

http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&item_id=011b6a56ff9ff4301f&time=0

a pag 57 si legge:  “In una di quelle serate si concertò per la prossima domenica una gita ai Tempii: convegno alle sette del mattino.”

e qui si parla dei Tempii o Templi della Valle che noi abbiamo visitato, carino, sembra di camminare dove ha camminato il grande letterato, premio Nobel…

   

Tempio di Giunone   – Tempio della Concordia   – Tempio di Ercole

… poi si legge della  pioggia che li insupperà, per cui cercheranno riparo sotto ad un albero, sempre alla gita raccontata…

     

Per noi il problema non è stata la pioggia ma il sole a cui abbiamo cercato ogni possibile riparo!

Al termine della lettura ho pubblicato  la mia recensione su aNobii:

“Si fa il turno per salire sull’altalena, da piccoli. Si fa il turno per curare i nonni, da grandi. Ma fare il turno per sposare una donna? Non ci avevo mai pensato, neanche per sposare un uomo si intende, eh! Pirandello invece ci racconta proprio di chi deve aspettare il suo turno per sposare la donna desiderata. Prima sarà il turno del vecchio ricco, poi dell’arrogante, forte e geloso siciliano e infine dello squattrinato e sensibile innamorato… Beh, ci vuole pazienza, sopportazione  e una mano della provvidenza, noo,  in questo caso, fortuna non la si può proprio chiamare.   Nota curiosa: ho riletto questo romanzo durante il viaggio in Sicilia, anche ad Agrigento, la Girgenti di Pirandello. Fuori dalla casa di Caos e in attesa dell’inizio del teatro rappresentato nel piazzale della casa/museo.

 

– visita alla casa/museo   –  letture “a tema” – passeggiata di Pirandello

 

– casa di Pirandello vista dalla piazza/teatro       – il teatro all’aperto

Commedia in due atti dal titolo “Atto unico”. Recita una compagnia di attori che riprende le tematiche di Pirandello attraverso nuovi testi.”

Questo “tocco teatrale”, un po’  insolito e imprevisto,  ha giovato sicuramente alla nostra vacanza, sì, di tutti e tre!

http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&item_id=01e0de59576cd15915&time=1199052251Le mie letture sono poi continuate con questo libro che contiene due testi teatrali:

“Tutto per bene”
Quando l’amore rende ciechi e idioti e quanto si possa essere vittime inconsapevoli della propria buona fede (La tragedia di Martino Lori).

” Come prima, meglio di prima”
Come si possano “lavare i panni in famiglia” mostrando sempre solo la parte edificante, anche a costo di sacrificarvi la vita, ma non tutti lo sanno fare con la delinquenza necessaria. (Il dramma di Fulvia viva, ma morta)

http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&item_id=01f54bfdb5016978be&time=1234244967

Ho poi iniziato la rilettura delle novelle, ma ormai il viaggio era al termine e così il mio pirandellismo doveva lasciare un po’ di spazio ad un altro isolano, ma questa volta sardo e nostro contemporaneo: Riccardo Uccheddu con i suo 3 bellissimi libri (link ai libri di Uccheddu)

anche Pirandello li avrebbe apprezzati 😉

Link utili:

Leggere Pirandello su Liber Liber qui

Clicca QUI per continuare il viaggio in Sicilia

– “Attraverso lo specchio”

Vi metto un collegamento per la lettura online del racconto  successivo ad “Alice nel paese delle meraviglie”:

“Attraverso lo specchio

di Lewis Carroll

mentre il primo libro gioca sul tema delle carte da gioco,  questo  sul tema degli scacchi, anche questo racconto è ricco di sorprese; l’inizio e il  finale sono  dolcissimi …. buona lettura!!

vi aggiungo un altro collegamento per leggere:

Attraverso lo specchio”

in un’altra edizione, ci sono anche le illustrazioni, potete confrontare le traduzioni e scoprirere altre curiosità

NOTE: Le immagini sono tratte dalle illustrazioni 

di John Tenniel dell’edizione originale.

TRATTO DA: Nel Paese dello specchio, di Lewis Carroll
Istituto Editoriale Italiano
Milano, 1914
1a EDIZIONE ELETTRONICA  DEL: 12 maggio 1996

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