Hanging Rock è un “Paese delle Meraviglie”?

1 imm
Festosi cinguettii e scene naturali richiamano alla vita le ragazze del collegio la cui condizione si chiarisce subito al risveglio di un giorno di festa:
“La vita è sogno soltanto sogno, il sogno del sogno”
che come un flauto magico ti attira a seguirla?
Qualcuno riuscirà, altri ne avranno paura o si sacrificheranno per scelta e qualcuno verrà sacrificato per l’ingiustizia del mondo?
“Picnic ad Hanging Rock” è un film di Peter Weir del 1975 tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice australiana Joan Lindsay.
Io ho scoperto sia il film che il libro da cui è stato tratto, dalla lettura di un bellissimo post di giacynta: “rosa” (QUI) che mi ha incuriosito perchè metteva in evidenza alcuni parallelismi con il racconto di Lewis Carroll “Alice nel paese delle Meraviglie”.
Quindi ho visto il film (Qui il link per lo streaming) e sto leggendo il libro.
Alcuni miei abbinamenti con i personaggi di “Alice nel Paese delle Meraviglie”:
(clicca su un'immagine per ingrandire e far scorrere la galleria)
La famosa Alice di Carroll è forte,  curiosa, vivace e la sua avventura è a lieto fine… ma qui?
Il parallelo con Alice va fatto con l’attenta Miranda, la protagonista di questo racconto che osa avventurarsi, ma anche con la giovane Sara che non può andare al picnic, non può più avere lo stesso trattamento delle compagne perchè nessuno paga più la sua retta, tutto si svolge con una sottile e subdola crudeltà che richiama le peggiori forme di persecuzione della “Regina di Cuori”.
Il ruolo di Sara, che passa in secondo piano rispetto alla scomparsa delle compagne sul monte Hancing Rock, mi ha colpito molto. La ragazzina subisce angherie da parte della direttrice che non riuscirà a soppportare, proprio come le compagne che hanno “trovato libertà” nella fuga da un mondo di oppressione anche apparentemente privilegiato e vezzoso.
Dunque  tante “Alici” che gridano i loro diritti?
Tutto appare bello… ma la vera felicità non vive di costrizioni e falsità ma di difficili libertà…
Link:

Questo amore…

QUESTO AMORE

Jacques Prévert

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando è buio
Così sicuro dì sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura agli altri
Che li faceva parlare che li faceva  impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo
braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E’ il tuo amore
E’ il mio amore
E’ quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.

testo originale in francese con traduzione

Cet amour 1cet amour 2cet amour 3

– Alicemate compie 1 anno!!!

Compleanno del blog “Alicemate”, il mio spazio virtuale nato per… imparare!!!

Quindi oggi è un anno che “lavoro”, scrivo, leggo, commento, rispondo, rifletto, sorrido, gioisco, mi rattristo, questo, sinceramente molto poco, quasi nulla. Certo non avrei continuato a tenere aperta una casa che mi procurasse crucci, o perlomeno in tal caso mi sarei attivata a fare i debiti interventi di ristrutturazione… Qualche intervento l’ho fatto, certo la manutenzione ordinaria è necessaria come in qualsiasi costruzione che si intenda abitare. Se oltre ad abitarla poi vuoi, vorresti anche accogliere eventuali ospiti, che siano invitati o casuali passanti …

Ricordo come ebbe inizio questa piccola avventura. Era tornato mio figlio da Milano e mi domanda:

– Hai iniziato a lavorare sul blog con il tuo collega? –

– No, Giacomo non ha tempo. –

– Vieni che ti faccio vedere io due cose – Accende il computer e inizia a scrivere e chiedere:

– Username?…

– Che ne so ?-

– E dinne uno –

Beh, per farla breve dico “ALICEMATE” e se non sapete perchè andatelo a leggere sulle pagine di apertura del presente blog.

E da quel giorno in cui, incredula ma convinta, ho iniziato a provare, sbagliare, pasticciare, rifare, scoprendo pian piano, mooolto piano,  i procedimenti per pubblicare  i miei post e per sistemare  e personalizzare la mia nuova casetta virtuale … non ho più smesso di “abitarla”.

Molte sono state le ore trascorse soletta a leggere e, di più, a scrivere… Che bello poter scrivere quello che mi premeva dentro, che solitamente si lascia su un quadernino chiuso in un cassetto…  Adesso se qualcuno casualmente avesse un momento di tempo da “perdere” lo può fare anche leggendo un mio pensiero o un pensiero riportato da me perchè lo condivido, lo amo, lo contesto…

Insomma l’esperienza mi è piaciuta e perciò la ricordo e la festeggio, anzi adesso vado a preparare una torta… eh eh,  e prima di notte ve la offrirò con… un buon tè!

Certo auguri a tutte le Alici, i Cappellai, le Lepri Marzoline, i Conigli Bianchi, gli Stregatti, le Regine di Cuori con consorte e seguito di Carte …. e Topolini, Duchesse,  maialini …..

Ma in particolare a tutti gli ospiti graditissimi, vecchi, nuovi e che arriveranno nel corso del prossimo anno…

Non potevo dimenticare di addizionare auguri per tutti i miei piccoli matematici e anche per i medi, i grandi e i geni della GRANDE MATEMATICA  di cui  sto leggendo su “La matematica non serve a nulla…” di Bolondi-D’Amore  (ne riparlerò).

E con l’augurio che il mio tempo si fermi, non forzatamente all’ora del tè, ma diciamo RALLENTI fortemente per darmi l’opportunità di fare anche le cose ritenute utili e necessarie alla vita quotidiana.

OK  Signor Tempo? Sii un po’ tranquillo anche tu, non correre sempre, non t’arrabbiare, non sfuggire alle richieste di una vecchia Alice, che ha l’età…  di un bebè!!!!!

Pubblico e vado a preparare… aggiornerò …

Ecco la torta e il “festeggiato”… sono proprio da registrare, ma essendo Carnevale, ci può stare???

Beh, non è da pasticceria, ma da…  “fantasia” . Chi vuole passare posso offrire, per gli altri una fettina … virtuale  😉

La “vera” Alice

“Sono stata Alice” di Melanie Benjamin, la biografia romanzata di Alice Pleasence Liddell, una delle eroine più famose della letteratura, che ispirò il romanzo “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll (Lewis Carroll – pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson)  ...

Per i milioni di lettori che hanno subito l’incantesimo dell’eroina di  Carroll, una storia che esplora la verità al di là dello specchio, il 5 marzo   nelle sale è uscito l’attesissimo film di Tim Burton “Alice nel Paese delle Meraviglie”, in 3D. Per l’occasione, Fazi Editore manda in libreria Sono stata Alice di Melanie Benjamin (traduzione di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini).


Il pomeriggio del 4 Luglio 1862, Charles Dodgson e il suo amico Robinson Duckworth portarono Alice, che all’epoca aveva 10 anni, e le sue due sorelle Ina ed Edith a fare una gita in barca sul fiume Isis, durante la quale Dodgson iniziò a raccontare la storia di una bambina che seguì un coniglio nella sua tana. Alice Liddel, affascinata, gli chiese quindi di mettere la storia per iscritto. Gli ci vollero due anni ma alla fine, nel novembre 1864, consegnò ad Alice un manoscritto rilegato in pelle intitolato Le avventure di Alice sotto terra, contenente illustrazioni curate da lui stesso e una fotografia di Alice a sette anni sul retro. Da quel momento fu allontanato dalla famiglia Liddell. Successivamente Dodgson chiese a John Tenniel di curare le illustrazioni del libro. L’Alice che Tenniel dipinse, con i famosi capelli biondi, era ben diversa da Alice Liddell, che aveva capelli corti castani. Intitolato Alice nel paese delle meraviglie, scritto da Lewis Carroll, sin dal 1865, anno della sua pubblicazione, fu un successo immediato tra adulti e bambini. Si vocifera fosse uno dei libri preferiti della Regina Vittoria…

L’AUTRICE – Melanie Benjamin vive a Chicago, dove attualmente sta lavorando al suo secondo romanzo. “Sono stata Alice” è il suo primo romanzo storico ed è in corso di pubblicazione in Australia, Germania, Olanda, Grecia, Portogallo, Polonia, Brasile.

“Alcuni anni fa, mentre vagavo per le sale dell’Art Institute of Chicago, mi imbattei in una mostra molto interessante: Dreaming in Pictures: The Photografy of Lewis Carroll. Conoscevo Lewis Carroll solo come autore del classico Alice nel Pese delle Meraviglie.
Immaginate quindi la mia sorpresa, quando scoprii che le fotografie di Lewis Carroll (o del Reverendo Charles Lutwidge Dodgson, il suo vero nome) erano immagini di ragazzine.
Tra quelle immagini affascinanti, una foto spiccava in particolare. Era la fotografia di una bambina… ma fur
ono gli occhi a colpirmi; scuri, scintillanti, saggi, …

La didascalia diceva che era Alice Liddell, sette anni, figlia     privilegiata del Decano Liddell del Christ Church College di Oxford, dove Dodgson insegnava matematica;  era la bambina che aveva ispirato il libro : Alice nel Paese delle Meraviglie.

Questa era la storia che dovevo scrivere: le avventure di    Alice dopo che aveva lasciato il Paese delle Meraviglie.

Non sono una storica, non sono una studiosa di Lewis Carroll

” Benjamin si ispira a uno dei più famosi legami narrati in un libro per ragazzi, traendo l’emozionante storia di Alice direttamente dalla trama di Alice nel paese delle meraviglie. Concentrando l’attenzione sui tre periodi della vita di Alice, Benjamin ci offre un ritratto raffinato che fonde perfettamente i fatti con la finzione ” ( Publisher Weekly)

“Il romanzo di Benjamin ci lascia intravedere la verità dietro il mistero dei rapporti di Lewis Carroll con la sua musa bambina, Alice Liddell. Anche se permane l’ombra dell’ambiguità, si tratta di una vera storia d’amore, sia pure del tipo che esiste soltanto in una fiaba. Un libro che susciterà un enorme interesse, perché allo stesso tempo cronaca, romanzo e opera di letteratura con una grande dose di suspence” ( Library Journal)

Eppure, anche le favole più belle hanno un prezzo. Nelle vecchiaia Alice Pleasance Liddell dirà: – Santo cielo, quanto sono stanca di essere Alice nel Paese delle Meraviglie. Vi sembro ingrata? Sì, lo so. Ma sono davvero stanca –

L’ultima foto di Alice scattata da Dodgson


… non avevo molta voglia di pubblicizzare questa

novità,  …    ma per correttezza di informazione…

poi … chi lo conosce o l’ha letto ci illumini …


Recensioni sul film di Tim Burton

Ho trovato moltissimi commenti e recensioni di pubblico e personaggi “più del mestiere”.

Tutti possono servirci a scuriosare  e approfondire intorno al tema di questo  racconto famoso ma in realtà poco letto

Ne ho scelto 6 scritti dal pubblico e 9 da giornalisti : con calma…  si può fare ?!

e, se avete visto il film potete aggiungere anche la vostra, ma impegnatevi .. ho letto da poco che   esprimere il proprio parere ….ma scriverlo ancor di più, genera effetti benefici, catartici,…cura chiunque … (prof. D. Demetrio, 1999)

RECENSIONI DEL PUBBLICO

1- diego

inviata il 05-04-2010

premetto che amo il cinema di tim burton, mi piace molto Jhonny Depp e mi affascina la storia di alice. Quindi le mie aspettative sul film erano molto alte. Forse per questo la delusione è stata molto forte. L’ambientazione gotico fantasy di Burton c’è ma manca quel qualcosa in più che dia spessore. della storia di Alice con gli splendidi giochi linguistici rimane poco o niente, qualche frase buttata qua e la. Secondo me si nota l’intrusione dello stile disney nel rovinare le fiabe europee (vedi pinocchio). Il film resta sulla superfice non entra nell’inconscio come glia altri di Burton, manca forza visiva e anima, manca una storia. Passa e va come un bicchiere d’acqua fresca. voto 5

2 – Uappu

inviata il 01-04-2010

Quello di Lewis Carroll, creatore tanto di fiabe quanto di giochi logico-matematici, è un libro che presenta infinite chiavi di lettura. Sfruttando questi aspetti Tim Burton si diverte a “giocare” con lo spettatore attento, inserendo gag simultanee e riferimenti a molti suoi film. Ogni elemento della vita “reale” di Alice ha il suo doppio nel Paese delle Meraviglie, ma, come accade quando ci si riflette in uno specchio, tutto è “alla rovescia”, come dicono Pinco Panco e Panco Pinco. Ma la genialità è altrove: un corvo somiglia ad una scrivania perché………………….non ci viene svelato. Forse perchè anche noi, come Alice, dobbiamo trovare una soluzione che seppur non è universalmente giusta, è la nostra unica e personale. Morale della favola:10 e lode! Logico,no?

3 – didi

inviata il 23-03-2010

Imbarazzante! Sono d’accordo con tutte le critiche che ho letto. Penso che lo spirito della fiaba fosse quello di aprire approfondimenti sulla natura umana tramite l’utilizzo del nonsense, di porci delle domande sul perchè noi umani stessi ci poniamo delle domande, ed anche di mostrare che in noi coesistono debolezze ma anche coraggio e caparbietà. Conta la meta od il cammino? Invece è stato trattato come una lotta tra il bene ed il male: AAARGH

4 -chiara della corte

inviata il 20-03-2010

il film era bellissimo, il 3d era meraviglioso, il cappellaio matto, la regina di cuori,la regina bianca e tutti gli altri sono meravigliosi. chiara (9 anni)

5 – Amleto Melgiovanni

inviata il 16-03-2010

Esistono infinite storie da raccontare e infiniti modi di raccontare una storia. Un artista la reinterpreta restandone fedele al cuore. Alice compie il suo ultimo di infiniti viaggi nel paese delle meraviglie prima di affrontare con leggera follia e con il Wonder (meraviglia) le meraviglie del mondo, da donna emancipata dopo aver detto addio ai sogni di bambinaBravo Tim, a rileggere una storia che nelle intenzioni dell’autore doveva raccontare la follia e l’immaginazione scatenata e che quindi non dovrebbe seguire a nessuna trama ferrea tranne quella voluta dal narratore e di chi le ascolta… come le favole della buonanotte dovrebbero essere…come in fondo è la vita stessa Meravigliosa e senza trama tranne quella che ci scriviamo.

6 – barbara

inviata il 14-03-2010

Uffff….ma quanti critici cinematografici abbiamo qua…. A me è piaciuto, non era la trasposizione cinematografica del libro, non voleva esserlo, è così difficile da capire? Io non amo questo tipo di film, non amo il 3D, ci devo andare per portarci i miei figli, ma devo dire che il film è scivolato via godibile e una volta tanto non noioso. E poi vogliamo o no dire che l’interpretazione di Depp è sublime? Esilarante, malinconica, folle, lieve,  poetica. Basta lui a giustificare il prezzo del biglietto.

RECENSIONI DEI GIORNALISTI

1 -Autore: Lietta Tornabuoni – Testata: L’espresso

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Nella fantasia di Lewis Carroll, Alice è una bambina intelligente che piange spesso; nel film di Tim Burton è una ragazza vittoriana ardita e indipendente che al matrimonio preferisce viaggiare e lavorare. Wonderland, il Paese delle meraviglie, nel film diventa Underland, il Sottomondo. La protagonista cortese e stupefatta si trasforma nella guerriera d’un avventuroso film d’azione. La Regina Bianca, vecchia sciatta bisbetica e bizzarra, si muta in una giovane donna perfettamente vestita, truccata e pettinata: ma svagata, stupida. Nulla di strano. Durante i suoi 150 anni di vita, l’amatissima ‘Alice nel Paese delle meraviglie’ è stata riraccontata in un’infinità di versioni. Nei Sessanta una delle canzoni di maggior successo degli Jefferson Airplane era ‘White Rabbit’, e Ravi Shankar scrisse la musica di una variante oggi diffusa in dvd. Nei Settanta non mancò una porno-Alice in film. Più recentemente, il videogioco ‘American Magee’s Alice’ immagina la protagonista chiusa in manicomio. Ogni generazione e cultura ha la sua Alice: a testimoniare quanto la meravigliosa opera di Lewis Carroll risulti introiettata e indispensabile. Tim Burton ha adattato Alice al proprio stile: la fiaba fantastica e ironica si fa oppressa e rivoltosa; Wonderland si fa sinistro, un bosco di rami neri spogli e scheletriti; la sorpresa diventa malinconia; la beffa dell’autoritarismo nel personaggio della Regina Rossa con il suo motto ‘Tagliategli la testa!’ diventa un’autentica minaccia di morte. Chi ama l’Alice originale può essere sconcertato e il risultato non è certo un capolavoro. Ma non si può non amare le due invenzioni più affascinanti del film: Johnny Depp nella parte del Cappellaio Matto, occhi stellanti e aria sognante, metà clown e metà scienziato pazzo, bellissimo; e l’uso degli effetti speciali, in particolare nella figura della Regina Rossa, gran testa e corpicciolo, ridicolaggine e livore, impersonata da Helena Bonham Carter, la moglie di Tim Burton.

2- Autore: Paolo D’Agostini – Testata: la Repubblica

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Non si discute sulla statura di Tim Burton grandissimo fantasista e innovatore, tra le personalità più inventive e tra le creatività più genuine che il cinema americano abbia regalato nel corso dell’ultimo ventennio. Anche se la sua capacità inventiva e la sua creatività le ha espresse in maniera poco convenzionale e poco lineare, quindi spiazzante e talvolta faticosa da riconoscere e, sicuramente, da classificare.(….) Dare la sua versione dell’opera di Lewis Carroll. Che Burton, portando nell’universo disneyano l’inquietudine adulta di un artista che però non perde mai la tenerezza e l’innocenza di uno sguardo infantile, sceglie di mostrarci non bambina ma quasi ventenne. Al suo secondo viaggio nel sottomondo di Wonderland, tra le creature assurde e sconclusionate che lo popolano, tra il Cappellaio Matto di Johnny Depp e l’irascibile Regina Rossa (formidabile) di Helena Bonham Carter, tra il Bianconiglio e la Regina Bianca di Anne Hathaway. Infondendo quel tanto di cupezza triste che gli è propria nell’insieme di umoristico e ironico nonsense. Per fare di Alice, potenziando tutte le letture di chiave psicanalitica già abbondantemente esistenti sul conto di un personaggio pluri-rivisitato e interpretato e ogni volta attraverso traduzioni e adattamenti o trasposizioni in forme espressive diverse da quella letteraria che, data la sua natura allegorico allusiva, non potevano non essere soggette a mille variazioni, per fare di Alice – si diceva – soprattutto un campione di anticonformismo ribelle e di libertà interiore. Infatti incorniciano il viaggio della ragazza Alice nel paese delle meraviglie un antefatto e un epilogo che ce la mostrano dapprima promessa in sposa dalle rigide e soffocanti regole di convenienza sociale vittoriana a un tizio che lei non vuole e non ama. E infine pronta al matrimonio al quale avrà la sfrontatezza e il coraggio di dire no. In nome del principio secondo il quale da nessuno bisogna lasciarsi dire che cosa fare o non fare, che cosa desiderare, progettare, a che cosa aspirare. In nome di una sola fedeltà: a se stessa, alla passione per l’avventura e la fantasia. Detto tutto questo e toltoci per l’ennesima volta il cappello di fronte alla vulcanica creatività del regista americano, diciamo però anche che non appare sempre e tutto così necessario il tributo alla sfavillante spettacolarità degli effetti e della tridimensionalità. Che fanno un po’ rimpiangere la semplicità di non meno fantasiose prove precedenti.

3- Autore: Maurizio Porro – Testata: Il corriere della sera

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Tutto quello che vi aspettate da un film di Tim Burton (…). Ma gli altri suoi film si accendevano anche di una genialità particolare e poetica che qui langue anche se le occasioni di meraviglia sono pressanti ed abbondanti.

4- Mariarosa Mancuso – Testata: Il Foglio

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(…) Non serviva invece il revisionismo su “Alice nel paese delle meraviglie” (…). Fatichiamo quindi a trovare una ragione per la mesta cornice che Tim Burton infligge al suo film. (…) Bastavano i costumi, il trucco, la fantasia di Tim Burton per garantire lo spettacolo, forse si poteva anche fare a meno del 3-D. Non c’era bisogno di spiegazioni, né di far diventare Alice una ragazzina vittoriana che cerca la sua strada in un mondo ostile. (…)

5- Autore: Boris Sollazzo – Testata: Liberazione

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Anche Tim Burton sbaglia. (…) Se si esclude qualche inquadratura degna di nota, lo Stregatto e poco altro, infatti, rimane pochissimo. (…) Tim sembra affetto da “burtonismo” (e buonismo), sembra mediocre imitatore di se stesso, e ci offre un’Alice totalmente normalizzata, lieto fine (!) compreso (…). Johnny Depp, Cappellaio Matto volenteroso che nei momenti migliori ricorda il Mago Galbusera.

6- Autore: Alessandra Levantesi Kezich – Testata: La Stampa

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(…) ci sembra che l’incontro fra il cineasta e lo scrittore vittoriano Charles Lutwidge Dodgson, alias Lewis Carroll, sia dei più felici. (…) Per il regista il mondo di Carroll è talmente congeniale, che si direbbe non abbia fatto alcuna fatica a tradurre la pagina sullo schermo. Tutto funziona e tutto è giusto e naturale: (…). Ma a colpire davvero al cuore è Johnny Depp: mai Cappellaio Matto fu tanto leggiadro, malinconico, fragile e, soprattutto, poetico.

7- Autore: Massimo Bertarelli – Testata: il Giornale

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(…) nulla da dire su scenografie e costumi, la superba cornice insomma, davvero una gioia per gli occhi, ma molto da ridire sul deludente quadro, che non ha mai il guizzo che ci si aspetta. (…) Quanti sbadigli, alla faccia del genio.

8- Autore: Alberto Crespi – Testata: l’Unità

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(…) Quel che succede nel Paese delle Meraviglie è fiaba allo stato puro, che Burton ricrea in 3D andando alle radici cinematografiche del mito. (…)

9- Autore: Luca Mastrantonio – Testata: Il Riformista

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(…) Alice in Wonderland è noiosamente bello. Bello perché il mondo derivato dal romanzo di Lewis Carroll è un fantasioso adescamento estetico cui si cede volentieri. Noioso perché, soprattutto nella seconda parte del film, l’azione langue, i personaggi perdono spessore e, soprattutto, ci si è ormai dimenticati del 3D. (…) Il film deluderà chi pensava che Tim Burton potesse sovvertire il mondo disneyano. I canoni vengono tutto sommato rispettati. E’ Burton, piuttosto, ad essere disneyzzato. (…)

…e ora tocca a voi lettori diventare  SCRITTORI   …

anche solo   …  indicando  quale commento   avete preferito o perchè vi ha lasciato qualcosa, o  vi riconoscete di più o vi ha fatto fare una nuova riflessione o vi ha forse fatto nascere una curiosità?!? … ciaoo

Film di Tim Burton

Sono in attesa di vedere il film “Alice in Wonderland” di Tim Burton, in particolare per l’interpretazione di   Jonny Depp nel ruolo dell’originalissimo    “Cappellaio Matto”.

15.03.2010

Ho visto il film, l’ho visto due volte!! Letti i cattivi commenti degli amanti di Carroll, sono un po’ fuori pista.

Ma io ero convinta già prima di andarlo a vedere che mi sarebbe piaciuto…

Se un artista prende spunto da un ‘opera importante è per darci un’ interpretazione personale, se no che fa? Una copia? Impossibile e inutile o no??

Allora ??

Togliamo le due scene date ai mostri per sfogare le loro energie in inseguimenti e catture spettacolari, distruttive, rumorose e di durata eccessiva…

Togliamo il personaggio poco appetitoso di Lord da sposare che fa pensare che la nostra Alice non debba essere necessariamente molto sveglia per preferire seguire un coniglio per prendere tempo…

Togliamo la recitazione cavernosa del Jabberwocky da parte di un tetro cappellaio…

HO PORTATO A CASA ALCUNE GIOIE:

L’omaggio all’amicizia (per me amicizia non amore), a questo dolcissimo e forte valore che sa far cambiare gli eventi ma non i destini, che non è assillante, non è schiavizzante, dà coraggio e libertà….

Sarà che il personaggio di Jonny Depp “doveva piacermi” ??… non è stato proprio completo il mio appagamento ma mi ha soddisfatto il suo ruolo di “amico”.

E il messaggio al mondo femminile??

Liberatorio, anche se un po’ alla Pocaontas, ma d’altronde siamo nel 1800… dove anche sposare un ricco Lord stomachevole era meno improbabile di oggi.

I richiami al racconto originale come le  scene con la tana del coniglio, il giardino fantastico, la tavola del tè e la costruzione dei personaggi … non sono una celebrazione del nostro Carroll?!

Se volete sentire la colonna sonora del film clicca qui

Voi che ne dite?