Una casa nei Cech (2) -Entriamo in CASA-

– Entriamo in CASA – la CUCINA

Eccomi a continuare il racconto iniziato il 7 settembre scorso di “Una casa nei Cech”. Per chi non sapesse nulla, vedere qui.

Allora, pensavo di fare un racconto consecutivo, ma io sono facilmente distraibile, sì, vorrei stare più a tema, stare in quel dato argomento e approfondirlo, mi piace molto anzi andare giù e giù, ma anche qui ci si può perdere. Insomma o cambio strada o mi infilo in stradine e straducole che disorientano me, figuriamoci chi mi ascolta o mi segue! In realtà non vedo nessun seguito, e fate bene!

Comunque ho avuto una  gita a Torino, la sistemazione di libri e inizio di nuove letture. Ho chiuso, e mi si stringe il cuore a dirlo, ma ho finalmente chiuso i libri di don Milani, e aperto, o meglio riaperto Montessori, ma stavo avendo un po’ di overdose scolastica, quindi sono passata a Dostoevskij. 

Tutto questo lungo preambolo per giustificare la mia lentezza e anche perchè questa mattina leggevo, nel romanzo di Dostoevskij, di uno strano acquisto ad un’asta di un album di famiglia, per due rubli e cinque copechi, una solenne inutilità che però si rivenderà subito ad un interessato a dieci rubli con grande soddisfazione dell’inesperto acquirente. Insomma un album di famiglia, io ho la passione per queste cose che raccontano di certi piccoli momenti di gioia, o di tragedie incredibili, segretamente nascosti in pagine ingiallite o pareti ammuffite. Infatti molti sorridono del valore che io dò a cose “vecchie” che raccontano storie.

Ed eccomi alla casa nei Cech e alla sua storia.  Ci siete ancora? Noo? pazienza, io scriverò lo stesso.

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“Quindi siamo alla casa che è stata acquistata, utilizzata come “area attrezzata” per vacanza in camper, e poi nelle mani di progettisti, muratori e desideri.

Entriamo in cucina? noi la chiamiamo ora CUCINA, ma nelle case dei nostri paesini, ancora quando io ero bambina, la cucina era la CASA. Sì, la casa era il locale dove si trascorreva la maggior parte della giornata, dove si soggiornava, si mangiava, si facevano i compiti, si ricevevano gli amici, si leggeva il giornale…
Quindi eccoci in “casa”, il centro della vita di allora, dove oggi principalmente si cucina, e infatti è chiamata cucina.

Mostrerò alcune immagini di come era prima della ristrutturazione e dopo.

Si possono notare molte differenze: la tinta delle pareti, molto colorate prima, i soffitti in legno tinteggiati a tempera come le pareti, che si scrostavano molto. E dopo i lavori di sistemazione ecco alcune travi mantenute, ma ripulite e valorizzate nella loro tinta naturale. Abbiamo cercato di mantenere diverse testimonianze della precedente vita: il grande camino, il lavandino di cemento costruito sul posto e sistemato nella rientranza della finestra, le travi sopra alle porte, il tavolo giallo in formica, le sedie in legno… certo tutto ripulito e restaurato, con molto lavoro (anche fatto da me). La lampada saliscendi recuperata nei mercatini, con filo intrecciato che corre sulla trave, le piastrelle esagonali trovate in un fondo di magazzino che sostituiranno il vecchio cemento lavabile…

Dunque entriamo?

Il portoncino che ci porta all’interno, passando dal terrazzino e arrivando, una volta, dai prati e dalle stalle, è collocato al muro con dei grossi cardini, munito di chiavistello e catenaccio, era robusto ma lo abbiamo sostituito con una porta a vetri per dare più luce al locale, lo rivedremo in gran forma in un altro luogo della casa dove non deve entrare la luce!

Ora, da questo lato si arriva con una comoda strada asfaltata mentre prima c’erano solo sentieri, quindi questo è diventato l’ingresso di casa.

La finestra della cucina, con l’inferriata e lo scuro, era posta sopra al lavandino a cui era poi stato aggiunto il prezioso rubinetto dell’acqua corrente, impedendone però la comoda apertura. Nella ristrutturazione abbiamo quindi modificato la finestra con l’aggiunta di un vetro fisso per dare spazio al rubinetto e tolto scuro e inferriata per aumentare la luce. Il lavandino è allo stesso posto, un po’ basso per lavare i piatti, ma da vedere è molto tenero e retrò

L’arredo principale della cucina di un tempo era la credenza, insieme al tavolo naturalmente, poi è arrivata la “cucina all’americana” con elettrodomestici sempre più numerosi.

Al centro il grande tavolo di legno coperto da formica gialla è rimasto col suo luminoso piano di appoggio che è tanto piaciuto all’arredatore. Abbiamo cercato di mantenere l’atmosfera della cucina contadina di un tempo, rendendola più funzionale e gradevole.

Alla parete fra le due porte, dove c’era il fornello, abbiamo sistemato una vecchia credenza del nonno restaurata a dovere, la nicchia nel muro farà da “bar”, dietro la porta un appendiabiti fatto di resti trovati, assemblati e colorati.

Il posto sicuramente più importante è occupato dal grande camino su cui si legge la data di costruzione, posteriore a quella della casa, il 1928. In quegli anni era questo il modello ricorrente, infatti si trova in molte abitazioni della zona. Abbiamo voluto mantenerlo, convinti anche del suo buon funzionamento, purtroppo invece il tiraggio non era ottimale e abbiamo usato questo spazio per sistemare una stufa. Mi piace molto questa soluzione: salva la storia, crea un vano più sicuro per contenere questa fonte di calore ed è un’importante scenografia allo spettacolo creato dalla fiamma, oltre ad avere una nuova canna che aspira il fumo e non fa ricadere la fuliggine all’interno.

Un secondo portoncino, che una volta serviva proprio come principale accesso alla casa, è ora sul retro della cucina e ci porta sulle scale che salgono sopra e scendono in cantina, oltre a far accedere agli stretti vicoli del paese. Ora il vicolo è stato chiuso, quindi lo spazio resta interno, come vano scale.

Usciamo a dare un’occhiata alla trasformazione del vano scale?
Questo spazio è cambiato molto, nonostante si sia conservata tutta la struttura, compreso il muretto a riparo della scala che scende in cantina, ma lo vedremo in seguito.

Alla prossima puntata

 Una casa nei Cech (3) -Dai vicoli agli svincoli-

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Diemme
    Ott 06, 2018 @ 12:52:17

    Bello, che trasformazione!

    Rispondi

  2. ecy
    Ott 06, 2018 @ 22:41:51

    Si intravedono dalle foto i muri di sasso, spesso non in “squadra”, umidi, con malta poco consistente; travi e architravi in legno, ancora “sane” ma intrise di fuliggine; porte in tavole di legno senza telaio e quindi con molti spifferi “rinfrescanti”, camino grande che accoglieva la, spesso numerosa, famiglia ma scaldava poco; scala esterna per salire nelle camere-fienili, il gabinetto sicuramente era fuori…… insomma si vede com’ era l’abitazione del popolo fino agli anni 40/50 del secolo scorso. Bello e utile ricordarla, rispettarla e conservare quanto possibile. Brava!!

    Rispondi

    • alicemate
      Ott 14, 2018 @ 16:46:38

      Giusto, giusto, Ecy, il gabinetto era esterno, sotto al terrazzino verso i prati… Bisogna che recuperi la foto, ricordo perfettamente di averlo fotografato prima della demolizione. Era molto tenero: c’era il posto per “sedersi” grande per gli adulti e piccolo per i bambini, suppongo: non ne avevo mai visti con tale attenzione.
      Comunque, sì, la trasformazione si vede, ma spero si possa ancora leggere la vita e la storia degli abitanti dell’epoca in quella zona, non perchè si debba ripetere, ma certamente ricordare e rispettare per l’ingegno e la fatica che aveva richiesto.

      Rispondi

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