Il fascino delle case di ringhiera lombarde.

articolo ribloggato  di Luca Livraghi  Il fascino delle case di ringhiera lombarde..

Passeggiando per la Cerchia dei Bastioni e per i Navigli, chiunque abbia visitato Milano o qualche altra città lombarda ha sicuramente notato delle suggestive abitazioni d’altri tempi: le case di ringhiera. Queste, nate agli inizi del Novecento per rispondere all’altissima domanda di alloggi, allora costituivano veri e propri quartieri popolari animati da quel proletariato urbano di cui ormai s’è persa ogni traccia.

Il ballatoio di ferro battuto era raggiungibile con le scale su un lato. Questa infatta era la sola via d’accesso alle abitazioni, e non era stata pensata per tutelare la privacy degli inquilini. Per raggiungere la porta d’ingresso della propria casa bisognava infatti attraversare tutte le altre abitazioni con le relative finestre. Poco male, se pensiamo che anche il bagno era in comune. Oggi la maggior parte delle case di ringhiera è ristrutturata e al posto dell’intonaco scrostato ci sono tinte giallo chiaro, il giallo Milano.

Non solo, spesso piante rampicanti e fiori adornano i lunghi corridoi, e per comodità si è provveduto a montare ascensori esterni: forse la più forte testimonianza di una trasformazione storica che abbraccia la storia di una Milano sparita. Ed ecco nascosto il valore delle case di ringhiera: delle residenze che, in periodi diversi della storia, hanno fatto crescere entro le proprie mura tutte le diverse facce della società italiana.

Annunci

8 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Samuele Blogzero (@SamueleBlogzero)
    Ott 23, 2013 @ 23:32:57

    A quanto pare anche la Monza “storica” ha le sue case di ringhiera, non solo Milano 🙂

    Rispondi

    • alicemate
      Ott 25, 2013 @ 14:34:34

      … a quanto pare, anche a Monza ci sono case a ringhiera!!!
      E io che non avevo mai capito che i ballatoi riparati dalle ringhiere, fossero i corridoi di accesso alle varie abitazioni… per la mia idea erano dei balconcini su cui uscire a stendere, sbattere i tappeti, sigh! esporre qualche vasetto di erbe o fiorellini su cui discutere con la vicina che finge interesse per il tuo pollice verde e via dicendo… ma la socializzazione di queste case andava OLTRE! 😉 ora lo so, giusto?

      Rispondi

  2. riccardo
    Apr 30, 2016 @ 11:59:23

    Le “vedevo” anch’io come le vedevi tu, Maria!
    Ma penso che non sia grave, perché se sei incorsa in quell’errore tu, che sei lombarda, forse io posso essere giustificato.
    A parte questo, ho gustato molto il pezzo: riporta il sapore di certi tempi e di certe persone… di una spontaneità e di lotte (sì, anche quelle) che forse ora si sono perse…
    Tanti, troppi, hanno scordato come fosse la vita una volta e quanto fosse arduo perfino avere l’acqua corrente… o addirittura un alloggio qualsiasi!
    Cambiando un po’ discorso: che cosa pensi dell’idea di Sala di riattivare i Navigli?
    Buon fine settimana.
    Riccardo

    P.s.: ti ho, finalmente, risposto, lì da me… era ora!

    Rispondi

  3. riccardo
    Apr 30, 2016 @ 12:00:28

    Ah… troppe virgole nel P.s. Mannaggia!

    Rispondi

  4. alicemate
    Apr 30, 2016 @ 16:17:03

    Riccardo, mi hai riportato a questo articolo scritto nel momento in cui mio figlio cercava casa, una casa di ringhiera cercava!!! Sembrava più vivibile, meno metropolitana e aveva quel tocco di romanticismo adatto ai giovani sposi.
    Ma tu riesci a capire il dialetto milanese, quello del fimato di Antonio Bozzetti? Per noi lombardi è molto simile, anche se non identico per tutta la regione, quasi ogni paese ha delle varianti.

    Troppe virgole? ci si ossigena 😉

    Un ciao solidale come nei tempi delle “case di ringhiera” senza la ciuca della domenica sera però 😉

    Rispondi

  5. riccardo
    Mag 01, 2016 @ 09:31:18

    Non ho avuto il tempo di seguire il video, ma lo farò presto.
    Da noi, il sardo (che è una lingua neolatina, anche se non lo sanno neanche parecchi sardi) presenta significative varianti tra quello parlato tra il nord ed il sud dell’Isola.
    Io, comunque, ho “incontrato” il lombardo in alcuni film e nei libri di Luigi Santucci. E lo trovo piuttosto musicale, anche simpatico.
    Be’, ora devo uscire… alla prossima e buona domenica!

    Rispondi

  6. riccardo
    Mag 03, 2016 @ 16:05:39

    Ho capito quasi tutto, sai?
    Inoltre, ho notato che la maggior parte delle parole hanno un accento verso la fine, dove si trova l’ultima sillaba.
    Ed il contenuto, ripeto, ha molto a che fare con la solidarietà…
    Ora mi cerco qualcosa su Antonio Bozzetti.
    Buona serata!

    Rispondi

  7. alicemate
    Mag 05, 2016 @ 00:46:11

    Grande interprete!
    Tu vedi il positivo… io un po’ meno, preferisco essere meno “obbligata” a solidarizzare con i vicini 😉
    A presto!

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: