– Mariangela Melato

Possibile?  gli ultimi tre post a ricordo di tre donne, è vero che fatico a trovare il tempo per pubblicare e queste motivazioni mi forzano tristemente e doverosamente… ma è successo.

Ora Mariangela Melato, sì lo so che ne hanno parlato tutti, ma era una donna che piaceva tanto anche a me e che avrei voluto vedere recitare almeno una volta dal vivo…  ci ero quasi riuscita, avevo  prenotato per uno spettacolo in programma a Milano:

Nora alla prova

Purtroppo lo spettacolo era poi stato soppresso  per motivi di salute della Melato, con mio grande dispiacere.

Metto un pezzo di filmato con la Melato che presenta  questo suo lavoro teatrale:

Un’altra cosa curiosa: leggendo di lei riscopro le sue risposte al questionario di Proust, di Paolo di Stefano, pubblicato su “Io Donna” nel 2005.

Io non mi perdevo mai quella pagina di intervista così leggera ma anche ricca di spunti di riflessione.

Anch’io mi sono divertita con  questo “gioco di società” del grande Marcel Proust, con familiari, amici e colleghi.

Ed ecco un  pensiero per  Elide: ricordi come avevi accettato volentieri di metterti in gioco “alla Proust” e tradurci  dal francese?

( clicca qui per vedere il questionario di Proust  in francese e la traduzione)

Questo è il questionario con le risposte di  Mariangela:

Il tratto principale del suo carattere?
L’onestà.

La qualità che preferisce in un uomo?
La dolcezza.

E in una donna?
La dolcezza.

Il suo migliore amico?
Ne ho più d’uno.

Il suo principale difetto?
La testardaggine.

La persona a cui chiederebbe consiglio in un momento difficile?
Almeno due, anzi tre.

Il suo sogno di felicità?
Un po’ di serenità.

Il suo rimpianto?
Non poter tornare indietro: rifarei quasi tutto.

L’ultima volta che ha pianto?
Ieri, ahimè, ho pianto per troppa tensione.

Il giorno più felice della sua vita?
Credo che debba ancora arrivare.

E il più infelice?
Ne ho avuti una bella sequela, ma non mi hanno domata.

La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
Mio papà. So che faccio un torto a mia madre, ma la prima risposta è quella che conta.

Quale sarebbe la disgrazia più grande?
Ammalarmi e non poter fare il mio mestiere.

La materia scolastica preferita?
Italiano.

Città preferita?
Sono divisa tra Roma e Milano.

Il colore preferito?
Bianco.

Il fiore preferito?
Le rose bianche.

L’uccello preferito?
I passerotti piccolissimi, degli altri ho paura.

Bevanda preferita?
Vino rosso.

Il piatto preferito?
Mangio disordinatamente di tutto. Ma il riso mi piace in tutti i modi.

Il suo primo ricordo?
Ero a scuola per la prima volta e ricordo una smisurata differenza tra me e gli altri. Mi sentivo molto diversa e inadeguata.

Libro preferito?
“Il giovane Holden”.

Autori preferiti in prosa?
Pirandello su tutti.

Poeti preferiti?
Tanti: Penna, Quasimodo, Eliot. La Merini è fantastica.

Cantante preferito?
Otis Redding è stato il mio idolo per anni. Poi: Ray Charles, Sinatra e Billie Holiday.

Sport preferito?
Ginnastica artistica.

I suoi eroi?
Le persone semplici che sopportano una vita insopportabile.*

I suoi pittori preferiti?
Gli espressionisti. Poi: Boldini e in genere i figurativi.

La trasmissione televisiva più amata?
Quella di Arbore: Renzo riesce a fare tutto con grazia e classe.

Film più amato?
“Quarto potere”.

Attore preferito?
Marlon Brando tra gli uomini.  Tra le donne: Bettie Davis e Alida Valli.

Canzone che fischia più spesso sotto la doccia?
Canticchio canzonette allegre, più con i ritmi che con le parole. Ultimamente: “Sola me ne vo’ per la città”.

Se dovesse cambiare qualcosa nel suo fisico, che cosa cambierebbe?
Gambe più lunghe. Per il resto, mi è andata bene anche se non sono una modella. Ho imparato ad apprezzare anche le mie imperfezioni.

Personaggio storico più ammirato?
La storia non mi interessa minimamente.

I nomi preferiti?
Nomi semplici: mi fanno pena le Samantha.

Quel che detesta di più?
L’arroganza e la volgarità. **

Se potesse parlare a quattr’occhi con l’uomo più potente del mondo?
Non credo che possa servire.

Il dono di natura che vorrebbe avere?
Qualche volta vorrei essere invisibile.

Il regalo più bello che abbia mai ricevuto?
Le cose che mi piacciono di più le ho comperate io.***

Come vorrebbe morire?
Con la sensazione di avere finito.

Stato d’animo attuale?
Con mille dubbi e paure.

Le colpe che le ispirano maggiore indulgenza?
Sono sempre molto indulgente.

Il suo motto?
Andare avanti. ****

———————————————-

* questa risposta è anche la mia da diversi anni.

** a me basta la prima.

*** eh eh, forse è così per tutti, ma se quacuno lo imbrocca… è spettacolo!

**** d’accordo, e al bisogno, “tappandosi il naso”!

—————————————————–

Mariangela Melato era nata a Milano nel ’45. Nel cinema aveva cominciato recitando con Petri (“La classe operaia va in paradiso”, 1971), con De Sica (“Lo chiameremo Andrea”, 1972) e con Lina Wertmüller (“Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Film di amore e d’anarchia”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”), poi anche con Bertolucci, Comencini, Salce, Steno, Monicelli, Avati, Brusati e altri. Anche in teatro aveva lavorato con i maggiori registi, da Strehler a Ronconi, ottenendo notevoli riconoscimenti di pubblico e di critica.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. riccardo uccheddu
    Gen 18, 2013 @ 19:36:30

    I suoi eroi?
    Le persone semplici che sopportano una vita insopportabile.*
    Penso che quella sia una risposta che avrebbe potuto dare solo una grande, grandissima persona.
    Perchè il mondo è pieno di gente che deve davvero sopportare una vita insopportabile…
    Una vita cioè fatta di salari scarsi o insignificanti, senza diritti, persone attorniate anzi circondate da esseri vuoti, di plastica, costrette a vivere con persone che non amano e/o che non li capiscono, persone costrette a mandar giù di tutto e senza neanche uno straccio di ricompensa…
    Grande, Mariangela!

    Rispondi

    • alicemate
      Gen 19, 2013 @ 22:01:29

      Grazie!!!
      A nome di Mariangela, anche a nome mio (eh eh *), ma soprattutto a nome degli “eroi”. Chissà che serva almeno a far prendere coscienza a questi “eroi”, rianimarne un po’ lo spirito, a dare grinta alla loro tolleranza… ma che tale grinta possa anche far loro trovare un po’ di felicità: sognandola, spiandola, rubandola alla “missione eroica” che li ha inguaiati.

      p.s. parlo in terza persona perchè io non sono più un eroe, solo perchè ne ho coscienza… così mi pare o ci voglio credere 😉
      Ciao.

      Rispondi

  2. riccardo uccheddu
    Gen 20, 2013 @ 18:35:41

    Eppure (non prenderla per una sviolinata) il fatto stesso che tu continui a dedicarti all’insegnamento oltre che con competenza anche con passione, in un una società che considera così poco l’istruzione…
    Beh, è anche quello segno di eroismo!
    E lo è anche l’affrontare, per es. su questo blog, tanti e difficili argomenti con quello spirito curioso-gioioso che fa tutta la differenza tra degli imbalsamatissimi “eruditi” (dei veri uccelli impagliati!) e delle persone davvero colte.
    Stavolta senza virgolette.
    Del resto, il fine dell’essere umano è proprio la felicità.
    E non dico questo solo perchè era l’opinione (mi pare) di Aristotele.
    Salutone.

    Rispondi

    • alicemate
      Gen 22, 2013 @ 22:35:36

      No Riccardo, non sono eroica.
      Primo perchè quel che si fa con passione non è più eroismo… ma è ripagato dalla soddisfazione, anche se spesso è solo personale, ma che vuoi di più? contento tu… è raggiunto uno scopo “aristotelico”… tu lo dici.
      Secondo: un commento come il tuo vale la pena di qualche ora piccola!
      A risentirci 🙂

      Rispondi

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