– “Anime selvatiche”

Ciao, adesso che posso dire? Che idea mi sono fatta della soffitta, della libertà, della ricerca della propria realizzazione…  Come rivedo la rappresentazione teatrale “Anime selvatiche” alla luce delle letture di Ibsen e di Lou Salomè?


Ho le idee più chiare intorno ai personaggi, a queste donne nella loro soffitta… poi c’è la soffitta di Ibsen dove viene riprodotto il bosco in cui si può perfino cacciare e dove è stata messa in salvo l’anatra ferita…

E c’è anche la soffitta di Lou Salomè che ne fa la fiaba iniziale in “Figure di donne” ed é qui che meglio si inserisce lo spettacolo. La soffitta dove le donne/anitre selvatiche si ritrovano per differenti vicissitudini e ognuna di loro reagisce diversamente a questa condizione.

Ma nella soffitta di Lou ci sono solo anitre, non donne, nella soffitta del teatro di Milano ci sono donne e la loro anima selvatica, interpretata da un’ altra attrice donna, si aggira fra loro risvegliando ricordi, amori e passioni in modo da condurle alla coscienza di ciò che sono, vogliono, desiderano, rinunciano…

Tutte le donne hanno lo stesso trucco e lo stesso abito, perché? Le scarpe bianche, uguali, ben allineate che le donne indossano dopo le prime battute, che significato hanno?

… che  bisogna adeguarsi alle regole della soffitta?

… che è necessario indossare una maschera per riuscire a riconoscersi e convivere?

 E per concludere,

un’ impressione mi è rimasta ora più chiara:

sono tanti, troppi i suicidi di “anime selvatiche” che ci ha lasciato Ibsen, quanto sensibile e vulnerabile può essere l’animo umano e Lou ce lo spiega, ora anche noi contemporanei riviviamo tutto questo dramma di come condurre la nostra vita…

  è veramente difficile quindi

VIVERE LIBERI ED EDUCATI

 Per riuscire a farlo bisogna esserne capaci: conoscere, capire, sopportare e sognare per avere la forza di recuperare le energie e … ripartire.

 La mia soffitta è un buon riparo? La vostra?

 La finestra della soffitta è aperta alla libertà di uscire nel cielo azzurro?

 Sappiamo uscire e ritornare? O abbiamo paura ad uscire perché ci potremmo ferire o perdere?

Ci proviamo?

 Voliamo tutti nell’azzurro cielo ma abitiamo anche una buona soffitta

– come nido per noi

– per i nostri piccoli

– con buone aperture per l’aria e il sole

– per accogliere gli altri

– per uscire nella libertà quando il momento e l’energia ce lo permettono.

 Vola solo chi osa farlo dunque?

dalla soffitta vola solo chi osa farlo…

ma nella soffitta non tutti sanno abitare…

la forza sta in entrambe le capacità

 BUONA  SOFFITTA  A  TUTTI,  IN PARTICOLARE  ALLE  ANITRE  SELVATICHE!!!


(L’audio del filmato è “Confortable Numb” dei Pink Floyd, eseguito dal gruppo Cometa Rossa. Il brano è stato pubblicato da Giacomo sul suo blog: http://lameladiodessa.wordpress.com/2010/05/29/musicaaaaaa/)

 

– L’ anitra selvatica nelle donne di Ibsen

Ho finito di leggere i drammi di Ibsen che hanno come protagoniste le donne rappresentate nel teatro “Anime selvatiche” di Gloria Geoni e Alessandro Wagner.

Seguendo un percorso che passava dai drammi alla rivisitazione/interpretazione di Lou Salomè sono entrata in contatto con queste donne “speciali”.

Bene, sono soddisfatta di aver compiuto questo viaggio nelle profondità di tali “nature” forti e desiderose di vivere liberamente e coscientemente fino a doverne, a volte, anche… morire.

Mi pare qui di aver capito che è proprio in questa forza, posseduta da certe nature, che si vede “l’anitra selvatica”.

Quindi alcune donne (penso valga anche per gli uomini) che hanno riconosciuto in loro questa natura libera, questa anitra selvatica, faticano più di altre ad adattarsi alla soffitta che rappresenta il domestico, le regole, le costrizioni a cui è necessario sottostare per vivere nella società. 

Alcune riescono, se ne comprendono e accettano responsabilmente le motivazioni, altre ci provano ma con gravi danni e sofferenze per sé e per chi vive loro accanto, altre ancora non possono adattarsi a vivere nell’angustia di tale soffitta senza perdere la felicità e l’amore e volano fuori all’aria aperta, ad affrontare venti e tempeste e godere albe e tramonti, e altre ancora devono rinunciare a questa soffitta che richiede abnegazione, ma non sanno più neppure volare libere nel cielo aperto e non rimane altra soluzione che togliersi la vita per evitare l’alienazione totale dalla loro volontà, dalla loro anima.

La sola donna di Ibsen che si salva è Ellida, la donna del mare, il cui dramma è l’unico che finisce “bene”… quindi non è un completo “dramma”.

Nora in “Casa di bambola”,  per cercare il suo equilibrio, la sua emancipazione che non sappiamo se troverà,  sarà costretta ad abbandonare i suoi figli e la casa…. creando sofferenza a sé e agli altri.

Rebekka, Hedda Gabler e Irene devono scegliere la morte per impossibilità di conciliazione e recupero di una vita che accordi la loro anitra selvatica con le richieste della vita sociale, non riescono per motivi differenti ad adattarsi alla mancanza di libertà, nel rispetto delle loro scelte.

I drammi più sublimi e superbi sono quelli delle tre donne libere e ribelli, ma quale epilogo spetta loro!!!

La donna migliore, che non parte con colpe da sanare è quella di Irene in Quando noi morti ci destiamo”Irene è corretta, pura, si adatta, si dona, ma poi non regge al dramma di un amore sacrificato e fugge nella disperazione e non riuscirà più a salvarsi  neanche quando la sorte gliene farà dono.

Helene Alving e Hedvig sono altre due figure di donne che Lou prende in esame ma non compaiono nel teatro visto a Milano.

Al dramma di Irene,  figura di donna di”Anime selvatiche” che non viene ripreso dall’analisi della Lou terapeuta,  Joyce fa supreme lodi in un breve saggio riportato in “Ibsen I capolavori” (Grandi Tascabili Economici Newton).

Ne riporto una breve parte:

“Ipsen, in questo dramma, ci ha dato forse il meglio di se stesso. C’è una fantasia che sconfina con la stravaganza nel selvaggio Ulfheim (cacciatore di orsi) e un sottile umorismo reciproco nel disprezzo sornione di Rubek e Maya (lo scultore e la giovane moglie). Nell’insieme, “Quando noi morti ci destiamo” può delinearsi fra le opere maggiori dell’autore, se non addirittura la massima. Ultima della serie che cominciò con “Una casa di bambola”, è l’epilogo magistrale che suggella le dieci opere precedenti. Nella storia del teatro antico e moderno poche opere sono in grado di rivaleggiare con queste, quanto ad abilità drammatica, psicologia dei personaggi e forza di suggestione.” (James Joyce)


Ora un po’  ho studiato… ritorno a ripensare al teatro visto a Milano nel mese di maggio…  e al prossimo post con la risistemazione mentale ottenuta!!!


– I drammi di Ibsen

   Henrik Ibsen

E’ da un mese che leggo Ibsen seguito dalle chiarificazioni profonde ed esaurienti  di Lou Salomè nell’interpretazione psicologica dei personaggi che lo scrittore ha fatto vivere nei suoi drammi.   Ho fatto questo per capire meglio il teatro “Anime selvatiche”     visto il maggio scorso,  che aveva messo in scena sei  figure di donne di Ibsen, di cui cinque riprese poi  da Lou Salomè.  La figura di donna di  Helene Alving non c’è nel teatro, ma c’è invece Irene (del dramma “Quando noi morti ci destiamo”), donna che Lou non “analizza”.

Ho fatto questo anche perchè Lou Salomè è una mia eroina e perchè Ibsen era un autore che “mi stava aspettando”…

Qualche informazione su questo grande scrittore, liberamente  tratta dall’introduzione di Giovanni Antonucci  a

“Ibsen  I capolavori”

La contemporaneità di un artista si misura su vari piani, ma soprattutto  sulla capacità che hanno le sue opere di rispondere alle domande di una società che non è più quella del suo tempo. Il “classico”, inteso nel senso corretto del termine, è colui che riesce ad esprimere perfettamente lo spirito della sua epoca e, nello stesso tempo, a parlare agli uomini delle generazioni successive, creando una sorta di ponte fra passato e futuro.

Oggi, al di là di certi pregiudizi, Ibsen, come Cechov e Strindberg, acquista ogni anno che passa i tratti del “classico” che non finisce di stupirci e che  rivela continuamente aspetti imprevisti.

La sua opera è così complessa e inquietante da risultare un enigma.

Ibsen non è nè un ideologo nè un riformatore, ma un poeta, un artista che ha saputo leggere e presentare lucidamente tratti della società del suo tempo, modificandone il modo di pensare della sua generazione e di quella successiva.

Ibsen disse a uomini e donne, specie alle donne, che la coscienza morale e la personale idea di libertà di ciascun individuo sono prioritarie, sul piano etico, rispetto alle esigenze della collettività.

La novità del suo teatro è quella di aver riportato sulle scene (per la prima volta dopo i Greci) il dramma dell’uomo alle prese con la verità. Questo già stabilisce il carattere altamente intellettuale, cerebrale, astratto del teatro moderno, dal patriarca Ibsen ai contemporanei Beckett e Ionesco.

Ibsen persegue come tutti noi il sogno di un’esistenza risolta, di un’armonia fra natura e cultura. Un sogno impossibile, che la realtà di tutti i giorni smentisce, ma che pure tutti perseguiamo tenacemente perchè l’uomo ha dentro di sè l’aspirazione alla felicità, alla sintesi, alla conciliazione  fra anima e corpo, fra istinto e ragione, fra reale e irreale.

Tutti i testi di Ibsen sono percorsi dalla stessa anima , un’anima alla ricerca della verità e dalla volontà di cogliere il dissidio irrimediabile fra l’anelito all’eroismo e la realtà che lo incatena alle sue miserie e alle sue colpe.

Il discorso di Ibsen è tutto sull’individuo e all’interno dell’individuo perchè

è proprio l’individuo che, trovando la verità in se stesso, riesce  a trasformare anche la società.

Pirandello  riteneva Ibsen il maggior autore dopo Shakespeare.

            

La lettura  non è ancora terminata, ma ho sentito l’esigenza di una pausa e di un incontro con l’autore,  anche perchè l’ ultimo dramma letto:  “Hedda Gabler”  mi aveva lasciato un po’ di ansia e di disagio. Uhhh… Hedda, che figura inesorabilmente inquietante.

Ora torno ai libri…  augurando buone letture a tutti.

– “Mother” Pink Floyd

“Mother” (“Mamma”)

ascoltata dalla voce di Roger Waters 

al concerto The Wall lunedì 04 luglio 2011

mi ha procurato una totale dolce emozione

in doloroso attrito con la scenografia invadente e ingombrante del pupazzone della madre

questo contrasto ha suscitato il  bisogno di capire meglio il messaggio del testo

Quindi l’ho ascoltata, ascoltata e mi ha sempre più avvicinato…  sono stata letteralmente conquistata

ascoltarla è partire,  andare via, in un luogo delicato, incantato, in un luogo sconosciuto e desiderato, amato…

raggiungibile???

La voce di Roger è convincente e sicura, non è più un bambino e la sua mamma non è che una parte del suo passato, che ha costruito in bene e in male la sua personalità, la sua vita…

sicuramente è stata per lui importante come importante e trascinante è la sua canzone

video Pink Floyd – Mother –  Live 1980  (proiettato sulla scena al concerto The Wall)

testo e traduzione:

Mother

Mother do you think they’ll drop the bomb
Mother do you think they’ll like the song
Mother do you think they’ll try to break my balls
Mother should I build the wall
Mother should I run for president
Mother should I trust the government
Mother will they put me in the firing line
Oooh is it just a waste of time
Hush now baby, baby don’t you cry
Mama’s gonna make all of your nightmares come true
Mama’s gonna put all of her fears into you
Mama’s gonna keep you right here under her wing
She won’t let you fly but she might let you sing
Mama’s will keep baby cozy and warm
Oooh babe
Oooh babe
Oooh babe of course Mama’s gonna help build the wall
Mother do you think she’s good enough for me
Mother do you think she’s dangerous for me
Mother will she tear your little boy apart?
Ooooh Mother will she break my heart?
Hush now baby, baby don’t you cry
Mama’s gonna check out all your girlfriends for you
Mama won’t let anyone dirty get through
Mama’s gonna wait up until you get in
Mama will always find out where you’ve been
Mama’s gonna keep baby healthy and clean
Oooh babe
Oooh babe
Oooh babe, you’ll always be a baby to me
Mother, did it need to be so high

Mamma

Mamma pensi che lasceranno cadere la bomba?
Mamma pensi che a loro piacerà la canzone?
Mamma pensi che mi romperanno le palle?
Mamma devo costruire un muro?
Mamma devo cercare di diventare presidente?
Mamma devo fidarmi del governo?
Mamma mi metteranno in prima linea?
Mamma è davvero uno spreco di tempo?
Zitto adesso bambino non piangere
Mamma adesso farà avverare tutti i tuoi incubi
Mamma ti inculcherà tutte le sue paure
Mamma ti terrà sempre qui sotto le sue ali
Non ti lascerà volare ma forse ti farà cantare
Mamma terrà il suo bambino caldo e coccolato
Oooh, bambino
Oooh, bambino
Oooh, bambino naturalmente mamma ti aiuterà a costruire il muro
Mamma pensi che lei vada bene per me?
Mamma pensi che sia pericolosa per me?
Mamma pensi che farà del male al tuo bambino?
Mamma pensi che spezzerà il mio cuore?
Zitto adesso bambino,bambino non piangere
Mamma sceglierà per te tutte le tue amichette
Mamma non ti lascerà frequentare cattivi soggetti
Mamma aspetterà sveglia fino al tuo ritorno a casa
Mamma scoprirà sempre dove sei stato
Mamma ti terrà sempre sano e pulito
Oooh bambino
Oooh bambino
Oooh bambino tu sarai sempre il mio bambino per me
Mamma,c’è proprio bisogno di essere così per bene?

I Pink Floyd: Richard Wright, David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason.

– No alla censura

Per la libertà di espressione… per tutti

In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l’AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice. Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.

Cosa puoi fare:

  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a “La notte della rete“: 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.

Mi sa che è ora di darsi da fare, altrimenti tra poco rischiamo di essere cancellati.
A me spiacerebbe veramente tanto.
E a voi?

Fonte: Metilparaben

– Un sogno…

Raramente ricordo i miei sogni…

“Alice nel paese delle meraviglie” è il racconto del sogno di una bambina curiosa del mondo …

provo quindi a raccontare il mio da “Alicemate” dove mi  interrogo e provo a interrogare il mondo.

Ho sognato uno tsunami!!! Quale significato avrà???

Certo un significato i sogni lo portano con sé, se è il nostro cervello ad elaborare immagini, parole, storie e a volte conclusioni, dico a volte perché spesso il risveglio improvviso decide la fine della storia…

Dunque, dopo giornate un po’ più frastornate da eventi vari ed emotivamente “scombinanti” …. ho deciso di lasciar riposare tutto il mio essere che significa: non ti svegliare finché non sei RIPOSATA.

Bene mi sveglio proprio perché scampata ad un “valtellinese tsunami”.

L’onda era altissima, scura, veniva dal lago, la cresta larga e arricciata era paurosamente decisa a coprire tutto…  me compresa, piccola e sola….

Partiamo dall’inizio, o almeno da come ricordo questo sogno:

 “ Avevo una classe di bambini,  piccoli, penso classe prima, sei, sette anni, c’erano altri colleghi con me e non era chiaro cosa dovessimo fare, eravamo fuori dall’edificio scolastico e dovevamo andare in qualche luogo, qualche uscita sul territorio… Siamo poi su una piazza in cui c’è una strana costruzione al centro, un altare con ciborio e quattro scale che  raggiungevano il piano altare, ma questo spazio era grande, molto grande,  poteva ospitare tutto il gruppo di bambini impegnati in un gioco in cerchio.

Poi io mi trovo sotto alla costruzione a controllare, nessuno più è intorno a me,  forse c’è stato un invito a spostarsi e a cercare un posto più sicuro? Bene… sono rimasta solo io e devo raggiungere gli altri, quindi  mi dirigo verso la zona più alta del conoide su cui si trovava questo luogo che non riconosco. Mentre sto affrettandomi verso monte e cerco tracce di qualcuno sento uno strano, cupo,  lontano,  ma terribile rumore… alzo lo sguardo e vedo l’onda color del fumo e del fango …. cerco un riparo:  nulla, solo pareti lisce chiuse, strade vuote, il tempo è un attimo, decido di mettermi nell’angolo formato da due case vicine , mi faccio più piccola possibile… forse che l’acqua non riesca a spostare questa piccola parte ben ferma fra le pareti???   Non so perché ho preso questa decisione, ma non ne ho trovato altre.

          

Dal mio angolo provo a spiare: sarò certamente morta, mi sveglierò? … Ma dove?

Invece sono ancora lì nel mio angolo: intorno a me tutto bagnato, tutto ripulito… ma nulla è distrutto… m’ incammino fra le case, dentro le case, dentro le scuole. Vedo locali, aule, spogliatoi di palestra dove tutto è bagnato, pulito, ma nulla distrutto, tutto in ordine, tutto a posto, scarpe sui panchetti in fila in attesa della fine dell’ora di palestra…

          

Trovo un uomo e una donna che vagano come me fra le case e le cose bagnate e faccio un sospiro di sollievo: non sono l’unica “sopravvissuta” o “abbandonata”…  Continuo ad attraversare questo strano paese deserto e alla fine c’è un torrente che scende impetuoso e ferma il nostro cammino. Che si fa?

Compare mio marito che ci suggerisce di scendere seguendo il corso del torrente… beh, tutto sembra rientrare alla normalità, mi sveglio.

SONO RIPOSATA e…  pure sopravvissuta ad uno tsunami… che pretendere di più??

un caro grazie a tutti i miei “bianconigli”