II) Attraversiamo… l’affresco

 

(ricordate  i tre colori?  nero: tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo e dal racconto della “Regina”; verde: dalla lettura degli affreschi, dietro lo specchio;  rosso: tempo della mia infanzia, dai miei ricordi)

“Attraverso gli affreschi” come “Alice ”

II^  puntata: Attraversiamo… l’affresco

…Oh, Frufrù, che bellezza se potessimo entrare nella Casa dello Specchio! Son certa che ci sono tante belle cose. Fingiamo di poterci entrare, Frufrù, fingiamo che lo specchio sia morbido come  un velo, e che si possa attraversare… (Carroll)

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La nostra “Regina Bianca” ci prepara per entrare, attraverso gli affreschi,  ascoltiamola:

nel  1500, la Chiesa Cattolica deve combattere l’eresia (dottrine contrarie ai dogmi della Chiesa Cattolica), deve riuscire a mantenere i suoi fedeli e  riprendersi chi è stato attratto dalle nuove dottrine provenienti dal nord, dai predicatori che condannano il mal governo religioso. Per questo il Papa accoglie e legittima il formarsi di comunità di frati  che sappiano contrastare e fermare con le armi della convinzione, e non solo, la discesa del Protestantesimo. La Valtellina è un importante punto di passaggio, a questo scopo i Domenicani (cani di Dio) , persone colte e fedeli a Dio, si preparano alla loro missione: predicare e convincere la gente, confusa dal sorgere di queste nuove dottrine e dalla corruzione romana, della bontà e verità del Cattolicesimo. A tale scopo i frati domenicani utilizzeranno la loro cultura e, per far da tramite con la gente semplice e analfabeta, ricorreranno “all’alfabeto universale delle immagini”.

Ora la nostra “Regina” ci accompagna  davanti  alla porta che dal chiostro porta nell’attigua  chiesa di Sant’Antonio Abate , alziamo lo sguardo verso i due affreschi “La Pietà” e “La Natività”, stanno uno sopra e uno a destra della porta. Perchè sono accostati e in una importante collocazione come quella all’entrata della chiesa?

LA NASCITA e LA MORTE sono i limiti della VITA, l’inizio e la fine, due eventi importanti e definitivi, non correggibili, non rinviabili , due date che  connotano e testimoniano il nostro  passaggio sulla Terra.
Ecco la morte di Gesù: una Pietà tra San Domenico  e San Pietro,  i nostri due frati domenicani, vissuti entrambi nel 1200 e posti nell’immagine di fianco alla Madonna,  che regge il corpo di suo figlio, nell’anno 33, realtà temporale impossibile, ma rappresentazione simbolica che comunica a tutti noi un preciso e voluto messaggio.
La Natività, in questo affresco della nascita di Gesù il pittore ha dipinto l’immagine di San Sebastiano (263 ca. – 304 ca.) trafitto dalle frecce, neppure qui il tempo fa giustizia nelle date ma, in quei tempi,  le immagini di martiri con ferite erano  promessa  di guarigione (in attesa degli antibiotici!) Quindi comprendiamo la loro frequente rappresentazione, anche se oggi  può sembrare  poco adatta, come in questo caso,  a stare vicino ad un neonato, sepppur ne riconosciamo la sua unicità.
Entrambe le scene pare siano state dipinte allo stesso pittore Vincenzo de Barberis e dalla sua scuola leonardesca tra il 1520 e il 1530.  Tutte le informazioni, attinenti alle  conoscenze storico-geografiche su come presentare le scene, i pittori le attingevano da testi specifici, in particolare dai “Vangeli Apocrifi” e dalla “Leggenda Aurea” (una collezione di vite di santi scritta  da Jacopo da Varazze).
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…. To’, adesso sta diventando come una specie di nebbia… Entrarci è la cosa più facile del mondo.”L’istante dopo Alice attraversava lo specchio e saltava agilmente nella stanza di dietro.”… (Carroll)
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Anche noi siamo di dietro?  siamo negli affreschi (clicca sulle immagini per ingrandire)


Gesù è morto, è stato crocifisso, ha subito tutto questo per la nostra salvezza, ora è tra le braccia straziate di sua madre, la Madonna,  prima di essere sepolto.  In  questo momento di immenso dolore sono presenti Fra Pietro e  l’Abate Domenico, quindi loro hanno visto, conoscono e testimoniano a noi il messaggio che  Gesù ci ha voluto portare sulla Terra morendo per noi: dobbiamo credere a questi nostri frati-messaggeri di verità.

… ora andiamo all’anno 0, nel vicino affresco: nasce Gesù, nasce povero come noi, inizia come noi la sua vita, con una mamma e un papà, con vicino gli animali e la campagna, obbedendo a  suo Padre,  per redimerci dal peccato e portarci la sua parola, il suo messaggio d’amore e fratellanza. Anche San Sebastiano è stato capace di subire il martirio e donare la sua giovane vita per seguire la parola per cui Gesù è venuto fra noi. Le ferite che sanno anche trasmettere il potere e il coraggio delle guarigioni dalle malattie terrene come miracoloso medicamento, lo faranno solo se avremo fede, se sapremo curarci la mente e lo spirito. Dobbiamo rinascere nella fede.

Andiamo ai ricordi della mia infanzia…. saltelliamo nella storia con disinvoltura come in un gioco da ragazzi?  ok?

Cosa vedevo io alla porta per entrare in chiesa? Gli affreschi no, anche se mi pare che questi due non fossero del tutto intonacati, ma erano troppo in alto o comunque “invisibili”,  nessuno ha mai pensato di farceli notare!!

Dunque, alla domenica si passava da questa porta per la prima messa, alle 7,30!!! orario impossibile per considerare la  domenica un giorno di RIPOSO!!!

Alla domenica pomeriggio, dopo catechismo e prima dei vespri, si passava da lì per la benedizione con Don Fausto, era uno spettacolo, anzi ogni volta era la prova dello spettacolo “Benedizione”, per capirci il Don fermava continuamente la funzione per correggere, rimproverare, castigare qualcuno o qualcosa… che per lui proprio  NON  FUNZIONAVA!!!

Durante la settimana invece,  vedere questa porta aperta era preoccupante: o bisognava andare a confessarsi alla grata della sagrestia in fondo al cunicolo buio, già il luogo era una gioia!  o c’era Suor Tiburzia in cerca di vittime volontarie per pulire la Chiesa – pavimento in cemento ruvido da passare con segatura umida fra i banchi, non so se mi son fatta capire, un lavoro utile per REDIMERSI L’ANIMA, fatto una volta… spa-ri-re per sempre!

– Mariuccin!… quando mi sentivo chiamare in questo modo era il segnale, era l’unica a usare questo diminutivo, allora, o trovare una colonna vicina intorno alla quale ruotare con attenzione, o trovare una scusa. Suor Tiburzia era minuta, anziana, inoffensiva ma faceva tenerezza,  mi avvicinavo e chiedevo di essere esonerata dalla  chiesa in cambio di una  assicurata promessa di aiuto per il pollaio o l’ortaglia,  tutti feudi di sua giurisdizione, accordato lo scambio non senza suppliche teatrali, mi sentivo un angelo e tornavo ai miei giochi:

IMPEGNO RIMANDATO!!!

 

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. nelda
    Set 13, 2010 @ 21:37:51

    INTERESSANTE ANCHE LA STORIA DELLA TUA VITA. QUANTO DIVERSA LA TUA INFANZIA E ADOLESCENZA DALLA MIA E, ANCORA MOLTO DI PIU’ , DA QUELLA DEI TUOI FIGLI!

    Rispondi

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