4. “Il Capitolo”diventa… Gioco!

4^ puntata: ritorno nel “sottomondo”, come “Alice in Wonderland”

Per capire meglio il racconto utilizzo sempre i diversi colori  per il testo:

nero… tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo

fucsia… tempo della mia infanzia, dai miei ricordi

blu… dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”

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Voi sicuramente sì… ma io non sapevo dell’esistenza di una sala chiamata “Il Capitolo” e dire che ci sono stata in diverse occasioni, ma non era più “Il Capitolo”, io l’ho vissuto come  salone gioco, sala  cinema e TV , sala  teatro… che fortuna dunque aver risposto alla chiamata del mio “Bianconiglio” di turno… eh eh eh !! dobbiamo sempre stare attenti a non lasciarci sfuggire i bianconigli… quante meraviglie…  a rischio!!!

Allora attraversiamo il cortile e l’ambulacro, da ovest ci portiamo sul lato est ed entriamo direttamente in un salone che ci offre subito al centro della parete più lunga un affresco tardo quattrocentesco che rappresenta un Crocifisso con tre Santi Domenicani… eccoci nel “Capitolo”


Il Capitolo: era la sede delle assemblee ufficiali della vita monastica, nonché il luogo di lettura di brani della  Regola (L’Ordine dei domenicani si fonda principalmente sulla regola di S. Agostino). Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre a un capitolo, questo nome ancora oggi indica la sala ove i monaci prendevano conoscenza del loro codice.

“È mattino presto, infatti la sala ha delle grandi finestre ad est affinchè sia ben illuminata in queste ore, l’abate sta in centro alla sala e tutti i frati seduti intorno, oltre all’ascolto della lettura di un Capitolo della loro Regola, potevano discutere e dare sfogo ad ogni problema che era sorto fra loro, o qualsiasi cosa volessero comunicare ai  fratelli. Questa pratica non era solo concessa ma stimolata in modo da mantenere serenità e coltivare buone rapporti fra tutti i frati (frate = fratello = che vive insieme, contrariamente  a monaco = chi si consacra a Dio abbracciando la vita ascetica da eremita)”.

Qui ancora prima di emettere i voti il novizio viene accettato definitivamente alla vita monastica, divenuto membro della comunità, avrà diritto a sedere in Capitolo ogni volta che l’abate crederà di consultare i fratelli su qualche affare importante, perché qui si trattano gli interessi maggiori della casa
(“avere voce in capitolo”… ecco da dove deriva)
Se un frate giungeva in ritardo doveva sdraiarsi a terra su un fianco in attesa di “venia”, perdono e accoglienza da parte dell’assemblea
( da qui il modo di dire “chiedo venia”)
Ora che il Bianconiglio ci ha erudito su come nel 1500 veniva utilizzata questa sala, vi voglio raccontare anche  la mia esperienza un po’ più recente, le carte da gioco mi circondano e mi confondono nella già difficile distinzione fra realtà e fantasia…
1-Capitolo/SALA GIOCHI Subito dapo il pranzo in refettorio, chi di noi ragazzine non aveva “uffici” poteva iniziare il momento della “ricreazione
(certo che i termini usati avevano mantenuto un non so che di  monacale o no?)
quindi al richiamo liberatorio di conclusione della mensa, noi già pronte con la sedia indietreggiata per una veloce alzata, ci si indirizzava, saltando in leggerezza i muretti (e qui chi mangiava poco ci guadagnava) per raggiungere il “Capitolo” dove si trovavano i “biliardini”.

Avrebbero dovuto essere così per accontentarci tutte??

Il nostro modo di utilizzare i biliardini era “creativo”, nessuno ci aveva dato istruzioni, quindi come far goal più facilmente se non piroettando i calciatori in modo vorticoso, quando la palla era nella parte del campo della porta avversaria? non era il gioco corretto? ma era di un divertentissimo sfogo fisico e mentale da non credere, da sballo!!!

2-Capitolo/ SALA CINEMA eTV …altro ricordo: ogni tanto, forse una volta o due al mese, di domenica pomeriggio, si andava nella sala Capitolo a vedere un film proiettato dall’ “esperta tecnologica” di turno, che dall’alto del palcoscenico, con il suo proiettore a due grosse bobine, faceva srotolare la pellicola per  farla scorrere e visualizzarla, attraverso un forte fascio luminoso, su un telo bianco ben teso alla parete opposta del locale…WOW!! Silenzio da convento! specialmente se il film aveva come titolo “Il posto delle fragole”…
(ho scoperto solo da alcuni anni che quello che mi si era impresso nella mente erano alcune scene di un bellissimo film di Ingmar Bergman del 1957, io per anni ho sognato l’orologio senza lancette nella strada deserta, l’uomo senza occhi, la bara che cade dal carro e ne esce la mano del defunto… sigh!!  se volete vedere queste scene cliccate qui Il sogno dell’orologio )

…dunque silenzio di terrore o di panico o di apprensione fino a quando: BBBOOOHHHH!! un boato. Noi tutte: NOOOOOO!! La pellicola si era spezzata, l’addetta a questo punto doveva andare a recuperare i due capi di pellicola spezzata, unirli con nastro adesivo, perdendo qualche fotogramma e questo aimè poteva succedere  più di una volta nel corso della proiezione e non sempre si poteva concludere la visione di tutto il film, non so se perchè la suora tecnica si spazientiva o il tempo a disposizione era terminato… eh sì anche per noi tenere fanciulle il tempo era preziosamente scandito!!!

La TV… ricordo poco, solo che un apparecchio era chiuso in un’anta del grande armadio a muro sulla parete dove si proiettava il cinema.

3-Capitolo/ SALA TEATRO… bellissimi ricordi!! il teatro era  un  mio sogno infantile, insieme ai cavalli, ai prati, alla bici… chissà perchè? Il palcoscenico era posto a destra, guardando le finestre, era rialzato e in legno con quinte e sipario come tutti i teatri di rispetto, c’era anche un pianoforte nella sala e dietro al palco uno spogliatoio. Tutto in regola dunque.

Vi racconto:  una volta all’anno, mi sembra in occasione della festa della riconoscenza, che cadeva in primavera, si presentava un importante spettacolo teatrale. Si iniziavano le prove forse dopo le vacanze natalizie, si distribuivano le parti con rispettivi copioni da studiare, si fissavano gli orari per le prove, per ultimo si sceglievano i costumi, le acconciature e il trucco, a me piaceva tutto! ma il giorno della prima  era una vera emozione: c’erano le autorità, l’Arciprete così buono, così felice… i benefattori, così sconosciuti e prodighi di sorrisi a cui dovevamo distribuire i cuoricini rossi di pannolencio con scritto “grazie!”

Ciaoo a tutti e tanti auguri ai miei nipotini gemelli: 
oggi è il loro compleanno!!
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Per continuare il racconto clicca – 5. Libri… fatica e mistero – 20 Jul 2010

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. nelda
    Set 13, 2010 @ 21:56:50

    ti ringrazio a nome dei miei gemelli , oggi, 13-09-. Meglio tardi che mai…

    Rispondi

  2. alicemate
    Set 15, 2010 @ 20:49:45

    Che strano modo di comunicare… si possono fare anche gli auguri senza che gli interessati li ricevano…. ma il fatto resta e lo si può sempre ritrovare e recuperare prima o poi, giusto? ciaooooo vecchioni!!!

    Rispondi

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