3. Il refettorio

3^ puntata: ritorno nel “sottomondo”, come “Alice in Wonderland”

Per capire meglio il racconto utilizzo sempre i diversi colori  per il testo:

nero … tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo

fucsia … tempo della mia infanzia, dai miei ricordi

azzurro … dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”

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Seguiamo il nostro sapiente bianconiglio che, come vuole Carroll, deve essere lo stimolo, la guida alla scoperta di luoghi e mondi sconosciuti.  Ed eccoci in una bella sala dove venivano consumati i pasti: il refettorio!

Non è stato l’unico locale della mia vita collettiva adibito a tale compito, ma questo è stato il refettorio per antonomasia,  quello che ricordo maggiormente. Qui tutti i personaggi del sottomondo si affollano, ognuno con immagini, sapori, odori, sensazioni di disgusto o piacere per tutto quello che di importante significa il momento della convivialità, dell’appagamento di un bisogno fondamentale alla sopravvivenza. Non è proprio la visione di una compagnia di amici  in pizzeria, ma suvvia, non sottilizziamo!!

La pasta: colla rosata, sempre colla, sempre rosata, chissà come facevano a non sbagliare mai!!

Le zucchine lesse: “impassabili”, sempre nella fontana, dove varcavano lo scarico senza problemi!!

Il formaggino incartato a forma triangolare: unico alimento che mi ha causato una dura rappresaglia della regina rossa… aimè!! non lo avevo mai e poi mai mangiato, ero sempre riuscita a smerciarlo facilmente a voraci estimatori  di questo triangolare prodotto… Quando un giorno, non so come, la regina aveva fissato la sua attenzione su  di me e  io non ho più avuto occasione di “mangiare” il formaggino e, sola davanti al piatto e con la guardiana  a fianco e il refettorio vuoto, il tempo sembrava fermarsi, il formaggio ingrossarsi, il mio stomaco sigillarsi, tutto l’universo era con me… e il formaggino MAI SAREBBE ENTRATO NEL MIO CORPO!!!  La Regina Rossa spazientita mi trascinò dal capo supremo che, dolce come il Re di Cuori, mi liberò dalla coppia di aguzzini: guardiana e formaggino… (p.s. i formaggini incartati non sono ancora diventati alimenti in casa mia!!!).

Ma c’erano anche le leccornie:

La scodella di latte bianco che ogni mattino fungeva da colazione con qualche pezzo di pane raffermo da ammorbidire dentro senza farlo troppo ammollare… dolce, caldo, poco, troppo troppo poco!

Lo schizzo di nutella con i biscotti,  dopo la perenne minestrina serale, rianimava le affamate cellule cerebrali…

Il risotto giallo con il pollo e le patatine “dei sacchetti”:  pasto domenicale dopo le due messe e i vari uffici che avevano occupato l’intera mattina… era un vero sballo!!!

Bene: 3 a 3 , pari, palla al centro …  e  si torna a giocare!!

Ed ora seguiamo nel “tempo” il nostro bianconiglio e prestiamo un po’ di attenzione  alla nobile e colta storia di chi fece edificare e dipingere questa bella sala . Questo salone nascondeva, sotto  successivi  intonaci, affreschi che raffigurano santi benedettini intorno alla croce, sul soffitto a volte, due medaglioni affrescati di epoca più recente, inizi del1700, epoca in cui il refettorio subì delle modifiche nelle strutture  per un diverso utilizzo di questa ala ovest dell’edificio. Gli affreschi nei medaglioni rappresentano due scene di carità cristiana attinenti ai due fondamentali alimenti: il pane e l’acqua. Nella parete di fronte alla Crocefissione avrebbe dovuto esserci un affresco raffigurante l’ Ultima Cena che  purtroppo  non è più stata ritrovata a causa delle continue ristrutturazioni.

Lunghe tavole disposte su tre lati venivano preparate per il consumo dei pasti e  ogni posto apparecchiato con piatti, bicchieri, posate e tovagliolo  e il tutto veniva coperto con  parte di tovaglia (da qui il nome di “coperto”), che ognuno poi scopriva quando si sedeva per mangiare.

Il contegno a tavola era oggetto di prescrizioni assai precise, tutti i frati dovevano servirsi reciprocamente, e durante le mense non doveva mancare la lettura della parola divina, ascoltata in assoluto silenzio (Regola cap.3.15) “Sedendo a mensa e finché non vi alzate, ascoltate senza rumore e discussioni ciò che secondo l’uso vi si legge, affinché non si sfami soltanto la gola, ma anche le orecchie appetiscano la parola di Dio”. Il mangiar troppo era sconveniente per il buon cristiano perchè appesantiva il cuore, era rigorosamente bandita la carne dei quadrupedi, consentita solamente ai monaci malati e molto indeboliti, inoltre, secondo la teoria aristotelica con la carne si stimolavano pratiche sconvenienti alla castità di monaci e asceti.

Infatti era partecipata  la convinzione che ogni ricerca di perfezione spirituale dovesse passare attraverso una stretta disciplina alimentare.

M’è venuta una riflessione/quesito: che nella mia infanzia ci sia  stata questa particolare cura dello spirito??  io, e non sola,  pensavo che a pancia piena si ragiona meglio!! Ora sono nel dubbio?!

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Per continuare il racconto clicca – 4. “Il Capitolo”diventa…gioco – 19 Jul 2010


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