Una casa nei Cech (8) -la soffitta-

Nel romanzo di Dostoevskij “L’adolescente” troviamo la descrizione di una soffitta, dove il protagonista Arkadij, ormai diciannovenne, vive a Pietroburgo, in casa della mamma Sof’ja. (cliccate sulle foto sotto per leggere della soffitta)

Avete provato ad immaginarvi la soffitta descritta nel libro?

E cosa c’entra con la casa nei Cech lo avete capito?

Anche in questa nostra casa nei Cech abbiamo una soffitta, che in origine era un sottotetto adibito a fienile, in disuso per molti anni, ed ecco le prime misure per i lavori di intervento che trasformeranno questo piccolo spazio… in una “soffitta”da usare come stanza per un giovane”Arkadij”, che ospiterà anche la sorella “Liza”!

Dopo la vecchia scala ristrutturata (vedi qui), una nuova scaletta a chiocciola ci accompagna agevolmente alla soffitta. Ci accoglie un leggero armadietto foderato di “parole e immagini” di Virginia Woolf e sua sorella Vanessa.

Il locale è piccino, ma possiamo uscire sul terrazzino coperto; non c’è alcun tavolo di legno rozzo, ma due sedie sì, non di vimini bucato, ma di vecchio legno ritinteggiato di rosso o blu, anche se è opportuno preferire le brande, coperte da coloratissima lana lavorata dalle mani della nonna. E non abbiamo nessuna Lucher’ja che ci prepara il letto per la notte stendendo un lenzuolo sul divano coperto d’incerato e mettendo un cuscino: tutto è già predisposto! Ci attirerà sicuramente la vista della luminosa finestra, stiamo un po’ piegati come il padre Versilov nel racconto, per non battere la testa sulle travi, e non è solo un timore, ma la vista merita l’esercizio!
Che altro aggiungere, noi non abbiamo chiesto nessun compenso per l’uso di questo rifugio, ma non ci sembra neppure di poterlo definire una “cassa da morto” e di non dover quindi neppure pagare chi ci soggiorna e si riposa.
(Nelle foto la nostra soffitta, per ora!)

Vi siete trovati a vostro agio? Vi sono piaciute le due soffitte? Certo a San Pietroburgo si vive in città, una bella e ricca città, ma non bella e ricca per tutti!

Io conosco solo la soffitta nella casa del piccolo paese dei Cech, senza la nobiltà nè la schiavitù dei tempi di Dostoevskij!

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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alla prossima!

 

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Gennaio -L’omino di paglia-

Il racconto L’omino di paglia di Attilio Cassinelli, pubblicato da Giunti Editore, nella collana dodici mesi, l’ho trovato in biblioteca in una edizione del 1993. L’ho cercato nelle varie librerie ma risulta anche questo esaurito.

Anche in questo tenero racconto ci sono molteplici spunti da cogliere e approfondire, secondo l’età e l’attività che ci siamo prefissi di sviluppare, o seguendo le curiosità che possono nascere spontaneamente dai bambini stessi.

Si parte citando la migrazione degli uccelli in AFRICA, quindi avendo un mappamondo si potrebbe toccare la Terra che ha questo nome, facendo magari osservare che il sole in inverno le sta più vicino rispetto alla nostra Italia/Europa… per questo gli uccelli ci lasciano, alla ricerca del cibo che da noi non troverebbero più, ecc…

Si parla delle stagioni, e sempre girando il mappamondo attorno ad una lampadina, si potrebbe far intuire il succedersi delle quattro stagioni a causa dell’ inclinazione del nostro globo terrestre (vedi fig.1)

Si parla di alberi, del gelso spoglio… se vogliamo fare un po’ di scienze, potremmo utilizzare del materiale per giochi “scientifici”: foglie reali da toccare, annusare; la foglia montessoriana con le sua parti da comporre e denominare… (vedi fig. 2) ecc

Per italiano certo c’è l’ascolto, la lettura personale, quella espressiva a voce alta… e i valori comunicati sono “poetici”!

I disegni sono molto belli e chiari, possono stimolare la copiatura e la lettura per immagini, per i bambini che non hanno ancora appreso la tecnica della lettura.

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Per chi volesse leggerlo o farlo leggere ai suoi bambini (adatto indicativamente dai 3 ai 7 anni) metto il pdf che ho costruito, perchè questo libro non è più in commercio.

l’omino di paglia

Scritto, fotografato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Lavoro dedicato in particolare alla mia piccola Viola che ama ascoltare e guardare le storie.

 

Come togliere “la Pietra dalla strada” (Dostoevskij)

LA PIETRA IN MEZZO ALLA STRADA

Arkadij e Versilov ascoltano

«Ah, eccoti», disse Versilov, tendendomi amichevolmente la mano senza alzarsi. «Siediti qui con noi; Pëtr Ippolìtoviè mi sta raccontanto una storia interessantissima a proposito di quella pietra, vicino alle caserme Pàvlovskie… o da quelle parti…»

«Senz’altro conoscevate quella pietra, uno stupido macigno in mezzo alla strada. Perché stava lì? A cosa serviva? Era soltanto d’intralcio, non è vero? Il sovrano passava di lì di frequente e si imbatteva sempre in quella pietra. Finalmente al sovrano la cosa venne a noia, e, effettivamente, era una vera e propria montagna, una montagna in mezzo alla strada, la rovinava: “Fate in modo che la pietra sparisca!” Che fare con quella pietra?

Tutti persero la testa; si convocò persino la Duma e, soprattutto, uno dei primi dignitari di quel tempo, al quale era stato affidato questo incarico. Questo dignitario interpellò varie persone: la cosa sarebbe costata non meno di quindicimila rubli, gli dicevano, e d’argento. “Come, quindicimila, che assurdità sono mai queste!”. Gli inglesi volevano posare delle rotaie e trasportar via il masso col vapore, ma quanto sarebbe venuto a costare? Allora non c’erano ancora le ferrovie, era in funzione soltanto quella di Càrskoe Selò…».

«Be’, ecco, si sarebbe potuto farlo a pezzi», feci io «Proprio così, farlo a pezzi, e proprio a quello approdarono, e precisamente Montferrand, che allora stava costruendo la cattedrale di Sant’Isacco. “Fatelo a pezzi” dice, “e portatelo via”. Certo, ma quanto costa una cosa simile?». «Bisogna installare una macchina a vapore e poi portar via dove? Una montagna di quella fatta? Ci vogliono diecimila rubli, dicevano, di meno non può costare; dieci o dodicimila rubli»

«Per l’appunto si fece avanti un borghese, e giovane, ancora, un russo, con una barbetta a punta, con un caffetano lungo fino ai piedi. Si limitava a starsene lì, questo borghese, mentre loro discutevano, gli inglesi e Montferrand, e questo personaggio incaricato della cosa, che era arrivato in calesse, li stava ad ascoltare e si stizziva che quelli discutessero tanto senza riuscire ad arrivare a una conclusione; e, a un tratto, nota che questo borghese se ne sta lì in disparte con un sorriso ironico, ironico, sissignore, cioè un po’ ironico, quel bonario sorriso russo, sapete… Be’, al personaggio, naturalmente, la cosa fece saltare la mosca al naso: “Ehi, tu, che aspetti lì? Chi sei?” – “Guardo, dice, il sassolino, vostra serenità”. “Allora, la porterai forse via tu la pietra? Perché ridacchi?” – “Ce l’ho soprattutto con gli inglesi, vostra serenità: chiedono un prezzo davvero esagerato, perché la borsa russa è grossa e loro non hanno nulla da mangiare a casa loro. Stabilite una ricompensa di cento rubli, vostra serenità, e per domani sera faremo sparire la pietra”. Be’, potete immaginarvi l’effetto che fece una proposta simile: gli inglesi, si capisce, avrebbero voluto mangiarselo, Montferrand rideva. Soltanto questo luminosissimo cuore russo fa: “Che gli siano dati cento rubli! Davvero, dice, ci riuscirai?”. “Per domani sera ce la faremo, vostra serenità”. “E come farai?”. “Questo, se vostra serenità non si offende, è un nostro segreto. La cosa piacque al personaggio: “Dategli tutto quel che chiederà!”.

E se ne andarono; «E voi, cosa pensate che facesse?» «Ecco come fece: ingaggiò dei contadini con dei picconi, di questi semplici contadini russi, e si misero a scavare proprio accanto al masso, a filo di esso, una fossa; scavarono tutta la notte e ne fecero una enorme, grande quanto la pietra, soltanto un palmo più profonda, e, quando l’ebbero scavata, ordinò di scavare a poco a poco e con cautela la terra di sotto alla pietra stessa. Be’, naturalmente, quando ebbero scavato abbastanza, alla pietra mancò il sostegno e cominciò a oscillare; allora loro si misero a spingerla dall’altra parte con le mani, così, gridando urrah, alla russa: e la pietra, patapum, giù nella fossa! Allora subito la ricoprirono di terra con i badili, pressarono la terra col mazzapicchio, la lastricarono di ciottoli, tutto liscio e il sassolino era sparito!».

«Pensate un po’! La gente, la gente che accorse, un’infinità! C’erano anche gli inglesi: da un pezzo avevano indovinato e si rodevano. Giunse Montferrand: questo, dice, è un lavoro da contadini, è troppo semplice. Ma proprio qui sta il punto, che è semplice, voi però non ci siete arrivati, stupidi che siete! Allora, vi dico, questo personaggio, un’alta carica dello stato, fece solo un “ah” d’ammirazione, lo abbracciò, lo baciò e gli chiese: “Di dove sei tu?”. “Vengo dal governatorato di Jaroslàvl’, vostra serenità, di mestiere noi, propriamente, facciamo i sarti, ma per l’estate siamo venuti nella capitale a commerciare con la frutta”. Ne giunse voce alle autorità; queste ordinarono che gli fosse data una medaglia e così se ne andava in giro con la medaglia al collo…

Questo aneddoto, letto nel romanzo “L’adolescente” di Fëdor Dostoevskij, mi fa pensare a come le persone semplici e concrete sappiano spesso superare quelle erudite, che si sono allontanate dalla quotidianità e le cui soluzioni sono diventate troppo complesse e costose, quindi spesso non più adeguate e attuabili.

Link al pdf del romanzo (a pag 198 l’aneddoto della pietra in mezzo alla strada):
http://www.writingshome.com/ebook_files/222.pdf

L’immagine dei coniglietti è del bloc-notes della Erickson per il Metodo Analogico su cui ho fatto gli schizzi del sasso.

 

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Letto, sintetizzato, illustrato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

Dicembre -L’Albero di Natale-

Il racconto L’Albero di Natale di Attilio Cassinelli, pubblicato da Giunti Editore, nella collana dodici mesi, l’ho trovato in biblioteca in una edizione del 1993. L’ho cercato nelle varie librerie ma risulta anche questo esaurito.

È una storia natalizia, che racconta ai bambini senza mai perdere di vista i valori più importanti della convivenza pacifica: il rispetto per tutti,  la conoscenza delle cose che ci circondano, con semplicità e sensibilità, la capacità di stare insieme e condividere i momenti di gioia.

Le illustrazioni sono adatte ai piccoli che possono poi rileggere facilmente il racconto anche attraverso le immagini, e per chi inizia a leggere possono essere un valido contributo alla comprensione del testo.

Se poi si volesse prendere spunto per un approfondimento scientifico: gli alberi sono tanti, per foglie, fiori… ma anche per chi li abita o ne ha cura.

Per chi vuole leggerlo o farlo leggere ai suoi bambini (adatto indicativamente dai 4 ai 6 anni) metto il pdf che ho costruito, perchè questo libro è ormai introvabile.

Dicembre L’albero di Natale

 

Scritto, fotografato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Lavoro dedicato in particolare alla mia piccola Viola che ama ascoltare e guardare le storie.

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Una casa nei Cech (7) -le fresche scale-

Lasciamo il vicolo del comodo passaggio (qui) e “rientriamo” in casa, ho virgolettato perché nella nostra casa nei Cech le scale erano esterne!

Che aria fresca, se non  fredda, si sentiva quando si usciva sulle scale. Allora era tutto aperto, si era in mezzo a muri di sasso che quasi non si vedeva il cielo, l’aria si doveva intrufolare, e correndo fra cantine e sottoscala ombrosi si vestiva del loro umido aroma.

Abbiamo poi chiuso con una grande vetrata il passaggio anche al correre dell’aria, ma dalla cantina sempre riesce a risalire il lento fresco del terreno bagnato dalla piccola sorgente.

Salendo poi verso le stanze, ci coglie ancora un odore di fuliggine, di canne fumarie fredde e camini spenti.

Il forno non funziona da tanto, ma la cenere trovata al suo interno ci ha testimoniato il suo importante lavoro. Abbiamo dovuto smantellarlo, ma la sua presenza non sarà dimenticata, ne abbiamo fatto un’artistica nicchia, un quadro moderno.

La salita ora è meno greve, ci si ferma più agevolmente anche al vecchio bagno, collocato in questo spazio fresco e ombroso, un po’ lo abbiamo rischiarato e anche riscaldato, ma il sole non riesce ad aiutarci molto.

Tipico delle passate generazioni era costruire i bagni in posti nascosti e spesso freddi, e come potevano dare loro uno spazio più importante, quando prima non erano nemmeno considerati servizi da mettere dentro all’abitazione?!

E  finalmente ci accoglie la grande porta ruvida a protezione dei sonni passati, e presenti.

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Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Una casa nei Cech (8) -la soffitta-

 

 

 

 

Una casa nei Cech (6) -Un comodo passaggio-

-Un comodo passaggio- e perchè lo abbiamo chiuso.

(l'audio della pioggia "cigola" 
non sono stata capace di sistemarlo, abbassate il volume )

Come ho detto anche nel precedente articolo (qui), fra i primi lavori alla casa nei Cech, uno dei più impegnativi e urgenti è stato quello di raccogliere le acque piovane che, scorrendo in superficie, in discesa lungo le stradine del paese, arrivavano alla nostra casa. Dal vicolo del cortliletto l’acqua scendeva verso la scala della cantina trascinando sassi, legni e tutto quello che trovava lungo il selciato ormai molto sconnesso; dall’altro vicolo, più lungo e ripido, le acque prendevano anche velocità, creando un ruscello che invadeva il praticello davanti alla casa, attraversava la strada e si disperdeva nei prati sottostanti.

Che fare? Il Comune non aveva intenzione di intervenire, abbiamo così presentato il nostro progetto: collocato griglie, tubature, tombini, pozzetti e altri accorgimenti per mantenere asciutta la casa, ma non sempre tutto funziona. Abbiamo  chiuso il passaggio, acquistando una porzione di terreno e facendo attraversare sotto terra i tubi di raccolta dell’acqua fino alla strada.

Alcuni lavori per raccogliere l’acqua piovana dai due vicoli. Leggere e ingrandire cliccando su una foto:

Certo abbiamo interrotto un comodo passaggio per alcuni abitanti e passanti, ma al Comune non interessava completarlo, perchè significava affrontare altre spese per sistemarlo e mantenerlo, mentre era stata da poco tracciata una nuova strada di accesso a tutte le abitazioni.

Quindi ecco il risultato dei diversi interventi di sistemazione del “passaggio” e della parte di casa che si affaccia su questo vicolo.

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Una casa nei Cech (7) -le fresche scale-

Una casa nei Cech (5) -I primi interventi-

-I primi interventi-

L’estate del 2004, soggiornando con il camper, si lavora già a fare un po’ di ordine, documentare la storia e recuperare quanto ancora di utile e di interesse. (Fra cui le porte di cui già detto qui)

Sulla facciata, il vecchio “gabinetto esterno era da demolire, ma per me era un reperto da museo, quindi l’ho prima ripulito e fotografato:

e anche la “lavanderia” doveva essere demolita, al loro posto si ricaverà un comodo terrazzo con garage… e lavanderia!

I mobili di una vecchia stanza  potrebbero essere riutilizzati ma servono buoni interventi di restauro. Li rivedremo ricollocati nella nuova stanza, dopo la ristrutturazione.

Urgenti anche i lavori sul retro della cucina, e antico accesso alla casa dal paese, per regimazione acque, risanamento e copertura scale… pulitura e sostituzione di muri e porte.  (anche in vicoli e svincoli, qui)

La scala è stata sistemata rendendola più praticabile, diminuendo l’alzata e aumentando l’appoggio dei gradini. Insomma una volta salire le scale era veramente un’impresa, ora è considerato un esercizio utile per un quotidiano movimento, ma senza eccessi!

Il bagno, aggiunto alla casa negli anni ’60, sarà stato molto utile, ma purtroppo, come in molte altre case, ne aveva rovinato l’armonia della struttura. Troveremo il modo per mantenere l’intervento ma inserendolo al meglio nell’ambiente, con tettucci e finestre sorretti e incorniciati da vecchie travi.

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Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Una casa nei Cech (6) -Un comodo passaggio-

 

 

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