Da Cevo… nella Valle di Spluga

Scrivevo su facebook domenica 21 giugno alle ore 15:59: ho raggiunto questo mondo grazie alla volontà… e alla mancanza di  rappresentazione del percorso. La rappresentazione me la sono costruita cammin facendo, come pure la volontà si è imposta lungo il percorso.

Dunque l’obiettivo era scoprire la Valle di Spluga, una valle poco nominata, poco frequentata, fuori dalle gite estive. Chissà perchè?

Lo abbiamo scoperto avvicinandoci ad essa. Difficile salita, poche case e quasi completamente abbandonate nel primo nucleo, ridotte a ruderi nel secondo nucleo, dove poi ci siamo fermati.

Nella mappa sopra della Swisstopo viene indicato il Monte Spluga dove altre indicano il Desenico (plastico della Provincia di Sondrio), mentre il Monte Spluga a volte è una seconda denominazione della Cima del Calvo (mappa Konpass):

Salendo ho scattato alcune foto, perchè mi piace e per poter prendere respiro.

Cliccare su una foto per ingrandire, far scorrere la galleria
e leggere le didascalie:

Il ritorno è stato decisamente meno impegnativo, anche se le racchette sono state indispensabili per frenare e rassicurare.

Da Ceresolo ho fotografato le immagini sacre di devozione popolare o lasciate in memoria di persone che hanno perso la vita in questi luoghi, immagino per incidenti causati dalla impervietà del percorso.

Chissà se la prossima volta che ci avventuriamo avremo la volontà di raggiungere i laghi a 2163 m s.l.m.

Link per approfondire: QUI

Carte on line qui

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Maria Valenti/Alicemate

Giardinaggio

Dovrei fare cose più utili e sagge, ma dai, un momento e scrivo qualcosa del mio “giardinaggio”, sì perchè è una piccola cosetta che si è formata nel corso della mia vita, quando? Quando ho scoperto che è bello vedere e curare cose belle, è come circondarsi di amore, di gioia. Non è come veder crescere l’insalata o cogliere i pomodori maturi nel piccolo orto che d’inverno diventa triste e dismesso, in primavera è tutto sudore e in autunno ci saluta. Il giardino no, il giardino c’è sempre, ci circonda sempre, ci ama sempre senza sfamarci lo stomaco ma soddisfando l’anima.

E allora concediamoci questo lusso di pace, questo spreco di tempo, questo regalo d’amore.

Il giardinaggio delle donne poi è diverso da quello maschile, è come… come in cucina: le donne lo fanno ogni giorno con semplicità e pazienza, senza professionismo. La cucina femminile è utile e quindi indispensabile, la cura dei fiori  spesso è mal tollerata, compatita, una debolezza!

I fiori recisi sono il regalo alle donne che pare il massimo del donare, il massimo dello spreco, con la loro poca durata!

No, ho scoperto che il mio fiore è la cura del fiore, la voglia di vederlo a suo agio vicino a me, capaci entrambi di aiutarci a vicenda con il nostro esserci e il nostro allontanarci, il nostro cambiare, il nostro soffrire e morire nella terra.

Il fiore reciso muore sicuramente, spesso per distrazione, quello in terra può gioire di più se a volte ce ne disoccupiamo. Sì proprio come succede a tutti i viventi, se lasciati soli trovano il loro tempo, il loro ritmo e respirano!

Dunque vado a mettere qualche foto? Lo faccio con le ultime fatiche di ieri sulla scarpatina del parcheggio della casa dei Cech: dalle 11 alle 19 quasi senza sosta con guanti e falcetto, e piccole macchine di supporto, per liberare le piante che hanno resistito a tutto, a cervi, caprette, erbe infestanti di ogni tipo o pioniere di terreni difficili, inverni rigidi ed estati assolate, primavere di lotta per salvarsi un posticino e autunni di abbandoni.

L’erba è alta, il trifoglio e una gramigna rampicante strisciano e avvolgono quel che possono… al lavoro!

Ho dato spazio anche all’agrifoglio deformato dalla fame delle caprette, al bel cespuglio di ginestra ora sfiorito, alla piccola erica che spero riesca a farsi largo, al profumato timo che sta colonizzando felice, al caprifoglio che non è in buone condizioni, e alla piccola spirea troppo trapiantata.
E poi mi riposo guardando il mio lavoro e quello più importante della Natura!

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Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Articolo sull’orto della casa nei Cech qui

Una casa nei Cech (13) -zona orto-

Con il racconto alla casa nei Cech, ci eravamo lasciati nei luoghi dove trascorrere notti serene (qui).

Ora è venuto il momento per me, ma non solo, di valorizzare “la catena alimentare”.

– Premessa motivazionale –

In quest’ultima primavera di “quarantena”, in difesa dall’assediamento dell’invisibile nemico coronato, molti di noi umani hanno avuto più tempo da occupare in pensieri e  progetti alternativi. Io non ho faticato a restarmene quieta in casa, ma, ma non ho più avuto la possibilità di  avviare lavori e risistemazioni fuori casa… quindi mi sono data un maggior impegno nel predisporre piccole sperimentazioni di orticultura casalinga. Qualche busta di semi al supermercato l’ho trovata, fra cui una di pomodori e una di basilico…

… e alcune sementi rimaste dagli anni precedenti (che si sono poi rivelate inattive) e qualche dritta di amici e da internet, ma proprio a digiuno non ero: le semine scolastiche, la cura di piante e fiori, alcuni orticelli con i figli e ultimamente per la nipotina: certo piccole esperienze agricole di spirito didattico, non da “contadina in proprio”.

– Passaggi storici orto/frutticoli –

Ora siamo a giugno, da un mese liberi di spostarci senza autorizzazioni speciali, e dunque ho sistemato anche nella mia casa nei Cech lo spazio orto.

Questo spazio è un po’ separato dal passaggio di accesso e più vicino alla cucina, quindi lo avevamo da subito riservato a qualche utile e profumata coltivazione: erbe aromatiche, piccoli frutti e un pezzetto di orticello per le verdure estive. Avevamo collocato un rubinetto con la canna per l’acqua, e inizialmente anche l’irrigazione a goccia.
Nel tempo l’esigenza di trascorrere qualche periodo nei Cech è venuto meno, con il sopravvento di altre precedenze. Ora stiamo rivalutando le offerte migratorie per nonni, amici e nipotini.

Ma restiamo in zona orto e vediamo come questo spazio è nato, evoluto, involuto, ricreato.
Con le foto diventa più curiosa la storia, anche di questo piccolo angolo nascosto.

1- Ecco la zona, dove avevamo cominciato a mettere a dimora qualche pianta aromatica verso il muro della costruzione e la lavanda appena sopra il basso muretto. Nella seconda foto com’è ora:

2- il vicolo che porta dalla cucina all’orto prima, dopo e ora…

3- L’aiuola delle erbe aromatiche, i tre mirtilli, il cespuglietto di rosmarino, i prugni selvatici in centro, i lamponi a sinistra verso il muro ed ecco l’orticello (a destra nella seconda foto)… la legna richiede spazio (sistemazione attuale):

4- I lamponi maturano, il rosmarino esplode in fiori e rametti odorosi, i prugni si uniscono e ci regalano saporiti frutti:

5- Dopo qualche anno di sosta, riprendiamo a sistemare l’orticello, con bordure di piastrelle, per approccio didattico della nipotina, e poi mantenuto. I lamponi li spostiamo nel campo per dar spazio alla catasta di legna e alla buca per il compostaggio, e il prugno selvatico deve essere purtroppo tagliato:

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Agiornamenti nel corso dell’estate con qualche foto dell’evoluzione della semina:

06.07.2020

 

 

 

 

 

 

 

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Al giardinaggio qui

Ulisse di Joyce e “collegamenti”

PRIMO COLLEGAMENTO – Ulisse di Joyce e Carmelo Bene –

Leggendo “Vita di Carmelo Bene” (di C. Bene e G. Dotto) scopro che l’Ulisse di James Joyce è stato, per l’artista/attore Carmelo, l’incontro letterario e forse anche non letterario decisamente più importante della sua vita.

Era il 1960, anno in cui viene pubblicato per la prima volta l’Ulisse di Joyce in Italia, tradotto da Giulio De Angelis. Questo traduttore aveva allora poco più di trent’anni e, in un loro incontro parla a Carmelo del suo lavoro: di giorno insegnava inglese a Fiesole e di notte, tutte le notti per undici anni, aveva lavorato alla traduzione dell’Ulysses.

Scrive Carmelo a pag. 113-114 “La lettura dell’Ulysses mi aveva depennato tutto il resto. Spazzato via Camus, ogni forma di esistenzialismo, ogni ismo. L’Ulysses è un fantastico gioco di significanti. Il pensiero non è mai descritto, ma immediato. Dai lacerti più dotti ai luoghi melodrammatici più comuni. Nessun’altra opera gli è pari. […]  Avrei dovuto incidere un ellepì dall’Ulysses di Joyce. La spiaggia era il brano che avevo scelto. Non uscì mai. Non lo ritenevo all’altezza, quel mio Joyce. Lo feci a pezzi. Pur essendo alla fame, mi permisi questo lusso. […] La lettura di Joyce mi aveva scombussolato. Non si poteva più scrivere niente. Niente. […]  A pag 120 Il bambino (suo figlio e di Giuliana) io l’avevo chiamato Stefano, in omaggio a Dedalus naturalmente (Stephen Dedalus è coprotagonista con Leopold Bloom nell’Ulysses), ma la madre e la nonna gli appiopparono anche il nome di Alessandro.  […] A pag 309 a proposito di cinema: E l’Ulysses Joyciano non è forse, nella pagina, la più immediata “pellicola” mai realizzata, via via “filmantesi” in perpetuo travaso filosofico-grottesco-sentimentale-patetico-psicologico e melodrammatico a un tempo? È pensiero immediato. Ebbene questo sì che è cinema.”

Interessante intervista a Carmelo Bene:

Brano del terzo episodio dell’Ulisse di Joyce letto da Carmelo Bene a inizio intervista:

“Sacco di gas cadaverici mézzo di marcia salmastra. Un brulichio di pesciolini, grassi del bocconcino spugnoso, sprizza fuori dalle fessure della patta abbottonata. Dio diventa uomo diventa pesce diventa oca bernacla diventa montagna del letto di piuma. Aliti morti io vivente respiro, calco morta polvere, divoro i rifiuti urinosi di tutti i morti. Issato rigido sopra lo scalmiere rifiata all’insù il tanfo della sua tomba verde, con le nari lebbrose che russano al sole. Trasformazione marina, questa, occhi castani azzurrosalino. Morte marina, la più mite di tutte le morti note all’uomo. Il vecchio Padre Oceano. Prix de Paris: guardarsi dalle imitazioni. Provare per credere. Ci siamo divertiti immensamente.”

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SECONDO COLLEGAMENTO – “Ulisse” di Joyce ne “L’amica geniale” di Elena Ferrante –

Nell’ultima puntata della seconda serie di “L’amica geniale”, trasmessa lunedì 3 marzo, una scena mi ha stupito:

Lila viene riconosciuta dalla sua maestra Oliviero mentre, seduta su una panchina con il suo piccolo Rinuccio nella carrozzina, legge un grosso libro… La maestra interessata al libro più che al bambino, le chiede:
– E quello cos’è?
– S’intitola Ulisse
– Parla dell’Odissea?
– No, parla di quanto è terra terra la vita di oggi
– Ti piace?
– È difficile, non capisco tutto

La vecchia maestra non è d’accordo che Lila legga questo libro difficile perchè può farle male.
Si tratta dell’Ulisse, ma quale? Proprio l’Ulisse di Joyce!
Grande Lila e grande Ferrante!

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Dalla pagina del libro di Elena Ferrante: Storia del nuovo cognome, da cui è tratta la serie televisiva ecco la presenza del libro Ulisse di Joyce.

Pag 380 Storia del nuovo cognome (E. Ferrante)

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Descrizione del libro nell’edizione di cui parla Carmelo e che legge LIla: Edizioni Mondadori, Milano, 1960, pp. Ulisse. Romanzo. Unica traduzione integrale autorizzata di Giulio de Angelis. Consulenti: Glauco ...1025, legatura editoriale t. tela e sovraccoperta verde con il logo della Medusa mondadoriana. Prima edizione in lingua italiana del capolavoro di Joyce, nonché una delle pietre miliari della letteratura novecentesca. Traduzione di Giulio de Angelis, con la consulenza di Glauco Cambon, Carlo Izzo, Giorgio Melchiori. Medusa, vol. 441. L’opera fu compiuta tra il 1919 e il 1920 e comparve in volume nel 1922, in inglese, a Parigi. Ulisse rappresenta uno dei più smisurati assunti che si conoscano di letterato moderno: seguendo fedelmente la traccia dell’omerica Odissea, considerata un grande viaggio sperimentale nel mondo antico, l’autore fa percorrere in lungo e in largo ai suoi due personaggi una grande città moderna, Dublino, che può dare una sintesi materiale e spirituale del mondo di oggi. Dei due personaggi, uno, il maturo Bloom, trafficante semita vagabondo, sarebbe l’Ulisse del poema, e l’altro, il giovane intellettuale Stefano Dedalus, in cui si può ravvisare lo stesso Joyce, sarebbe il Telemaco. Le avventure che conducono alla fusione di codesti due uomini si svolgono nel giro di una giornata, dall’alba alla notte: ogni ora ha il suo episodio, e corrisponde a un canto dell’Odissea: ogni episodio ha il suo centro di sensazioni in una parte del corpo umano, cervello, orecchi, naso, stomaco, intestino e via via più in basso; ogni episodio è anche contraddistinto da un simbolo (erede, cavallo, affossatore, editore, vergine, madre, prostituta, terra), in ciascuno di tali momenti è considerata una singola atttività dello spirito o dei sensi, con mutamenti di linguaggio e di stile conforme all’argomento, ai personaggi introdotti e alla situazione. Con la psicologia freudiana armonizza l’uso sistematico del monologo interiore che tanto colpì i critici del romanzo-poema di Joyce e tanto fu imitato in tutte le letterature. L’idea prima di questo monologo era venuta a Joyce da un romanzo del francese Dujardin, pubblicato nel 1887, quando di Freud ancora non si parlava (Silvio Benco in Diz. Bompiani d. Opere, 1959, VII, pp. 576-577).

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Febbraio -Viva il Carnevale-

Il racconto Viva il Carnevale di Attilio Cassinelli, pubblicato da Giunti Editore, nella collana dodici mesi.

L’ho trovato in biblioteca in una edizione del 1993. L’ho cercato nelle varie librerie ma risulta anche questo esaurito.

La storia racconta come organizzare uno spettacolo per Carnevale, quindi ecco i personaggi di Attilio alla ricerca di materiali per mascherarsi. Chi saprà travestirsi al meglio avrà il premio!

Adatto ai bambini, che possono facilmente prendere spunto per uno spettacolo carnevalesco con i loro amici.

Per chi vuole leggerlo o farlo leggere ai suoi bambini (adatto indicativamente dai 4 ai 6 anni) metto il pdf che ho costruito, perchè questo libro per ora è introvabile.

Febbraio Viva il carnevale

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Lavoro dedicato alle mie nipotine.

San Valentino con Dante e Carmelo

Domani sarà il 14 febbraio e ai tempi moderni si festeggiano gli innamorati e l’innamoramento.

Innamorati ce ne sono stati in ogni tempo, più o meno famosi, più o meno furiosi, fortunati, leggendari o scapestrati. Un ricordo a quelli finiti nel girone dei lussuriosi nel tremendo Inferno di Dante, in particolare ascolteremo i versi recitati da Carmelo Bene dell’incontro dei due innamorati “disobbedientissimi”: Paolo e Francesca.

 

Link per approfondire: 

Inferno, Canto V

Inferno – Canto quinto (Wikipedia)

carmelo bene lectura dantis bologna

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Anello Storico per pensionati

Un giretto intorno a casa di circa 14 km per rivedere percorsi “storici”, in parte trasformati.

(cliccare su mappa e foto per ingrandire)

Punti di riferimento: Ponte di Ganda, Campovico, Paniga, Desco, strada chiusa per frana, Chiosco del Ponte, la vecchia strada e il viadotto sul Tartano, Talamona Case Barri, cimitero, Centro, e a Morbegno “contro montagna” cioè sotto le ombrose Orobie, per raggiungere il Santuario e Sant’Antonio a Morbegno Sud.

Sotto potete cliccare e aprire la mappa interattiva dell’anello: da Morbegno Nord a Chiosco del Ponte, poi ritorno per Talamona a Morbegno Sud.

Cliccando sui Punti degli indicatori dovreste vedere alcune foto scattate lungo il percorso. Il tratto da Desco al Chiosco del Ponte non è segnato perchè non percorribile, infatti c’è una brutta frana che blocca il passaggio anche ai pedoni. Noi ci siamo avventurati, ma è meglio fermarsi. Sul punto della mia mappa vedrete la foto della vecchia mulattiera e l’Adda sotto la frana.

 

Altre foto delle strade e dei ponti, vecchi e nuovi, sul fiume Adda e torrente Tartano.

Qualche soddisfazione e qualche tristezza nel vedere mutare, valorizzare, abbandonare, riprovare, rischiare ….

Ho documentato questi 14 km come fossi andata a "Compostela"... XD

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Crostata innovata per Eleonora

Benvenuta  Eleonora!

Lunedì 25 novembre, con qualche giorno di anticipo, è nata Eleonora!

Oggi ho preparato una crostata pensando a lei!

Negli ultimi tempi, tempi in cui ci siamo ormai tutti dimenticati della sobrietà, dimenticati di quando le torte si vedevano solo nelle grandi occasioni, o spiate nelle vetrine dei pasticceri se si avevano desideri e non grandi occasioni… negli ultimi tempi dicevo, tempi in cui la torta è meno costosa del pane fresco e la mangiamo spesso anche a merenda o a colazione… in questi ultimi tempi, certi ingredienti prima eccellenti, sono diventati dannosi per gli Umani rallentati e il Pianeta affaticato.

Quindi “innovare” le ricette pare giusto e doveroso, e forse anche di moda!

Vado a rivedere la mia ricetta, quella che avevo sperimentato come la migliore e pubblicata sul blog di Alicemate, cerco poi una crostata di Benedetta pubblicata di recente su internet; scrivo gli ingredienti di entrambe e li metto a confronto: trovo nell’ultima meno grassi, specialmente quelli più nocivi (amato burro), meno zucchero, meno uova, meno richiesta di tempo, solo più lievito per sveltire la preparazione.

(A fondo pagina i link alle due ricette)

In onore ad Eleonora e per rispetto del suo futuro mondo e dei suoi abitanti, che ora richiedono altre attenzioni, devo optare per la nuova ricetta, quella di Benedetta in internet.

Al lavoro allora per fare la torta alle nipotine che ieri sono raddoppiate!

 Alcuni passaggi:

 

La torta è cotta e pronta per fare il viaggio dalle nipotine!

Chissà se otterrà l’approvazione, o richiederà qualche modifica?

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link utili:

– Una crostata?  06 Dic 2011 dal mio blog Alicemate

CROSTATA DI MARMELLATA SEMPLICE FATTA IN CASA DA BENEDETTA    con il video su internet

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Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

In Val di Mello

 

10 novembre 2019

In Val di Mello, puntando verso est sempre in vista la Cima Cameraccio (2701m) e il Monte Disgrazia (3678m)

In Val di Mello, prima e dopo a confronto, e io che raddoppio gli anni!

Per approfondire:
http://www.paesidivaltellina.it/valmasino.htm#mello

carta on line qui

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Maria Valenti/Alicemate

Ottobre nei Cech

Ottobre è un bel mese? É sempre stato un mese redditizio.
Quando ero bambina era il mese di inizio delle scuole, quindi impegnativo perchè l’inizio è fondamentale: bisogna dare un’impressione positiva alla maestra, ai professori, con attenzione ad ogni parola, bei quaderni ordinati, e se andava bene ottobre, non eri in vacanza, ma scivolavi meglio!
Da insegnante era un mese lungo, senza distrazioni, fino a quando non si è inserita la festa di Halloween, ma fortunatamente era proprio alla fine!
E ora che sono libera da impegni rigidi e richieste precise, ecco ottobre come il mese del raccolto, non solo attraverso le poesie e i racconti, i grappoli d’uva e le pannocchie appesi in classe, ora raccolgo un po’ veramente quello che la natura ha prodotto per suo conto o guidata dall’uomo.
É anche un mese autunnale, tutti lo sanno, ma vivere le giornate all’aperto quando splende ancora un bel sole, o con impermeabile per la  pioggia e la nebbia, è gioiosa e gratificante armonia.
Quindi ecco ottobre nei Cech: giornate di tranquilla raccolta all’aperto di prodotti coltivati o regalati dalla terra e di incanto ad osservare colori, respirare profumi e covare pensieri.

“I Cech”, per chi non lo sapesse, sono cosiderate tutte le zone poste sul versante sud delle Alpi Retiche dal lago di Como fino al taglio della Val Masino.

Quindi in autunno sui Cech si può ancora godere un po’ di calduccio, anche se l’aria mite del lago e quella rigida che scende dai ghiacciai della Val Masino, si scambiano i loro umori e nel corridoio dietro il Culmine di Dazio le “scighere” sono spesso in movimento.

I paesaggi a me familiari risevano sempre sorprendenti scorci, e in particolare il mutare del nostro rapporto mi invita a fermare il momento in scatti, pur incompleti e deludenti.
Ed eccomi a raccontare le mie emozioni ottobrine con immagini e parole
(alcune date del racconto sono link di pubblicazioni fatte su facebook)

Se volete ingrandire le foto cliccateci sopra e fatele scorrere

Martedì 01 ottobre

Controllo del campo di zafferano in sperimentazione: benissimo, i teli neri hanno funzionato: niente erbacce da pulire e tutti i bulbi hanno la loro piantina.

É proprio andata così, nonostante la mia avversione a questi brutti mantelloni neri che pezzano e soffocano in modo così innaturale i nostri campi e giardini. Chissà che si trovi qualche modalità meno rovinosa.

venerdì 11 ottobre

Da qualche giorno è iniziata la fioritura dello zafferano. Nel campo questa mattina sono da sola, c’è un bellissimo sole che richiede il cappello, ma l’aria è fresca e si lavora volentieri. É il cappello di Virginia Woolf, così lo chiamo perchè acquistato nel giardino della sua amica Vita, viaggiatrice, scrittrice e appassionata giardiniera. Durante il raccolto potrei anche pensare, immaginarmi in altri spazi, abbandonarmi al respiro della natura, alle gradazioni di viola ingioiellate di oro e del rosso dei preziosi pistilli, potrei se non dovessi contare i fiori che raccolgo, potrei se non dovessi contendermi i fiori con le amiche api che si nascondono nella profondità del loro richiamo. Conto e cerco trucchi per non dimenticarmi i totali parziali: 23 numero di mia sorella, e faccio la foto… 46 numero di casa… e rispondo al saluto dalla strada, ma ero a  100 o 200?

Poi in casa a terminare il lavoro di mondatura dei fiori, da cui togliere gli stimmi e farli essiccare. Accidenti quest’anno bisogna essiccare anche petali e quanto non utile a fare lo zafferano, non posso più restituire niente alle api. Accendo la radio, parlano di Calvino, lo stavo dimenticando, bisognerebbe avere più memoria per non dover ripetere le stesse cose, per questo che si ripetono anche tanti errori.

martedì 15 ottobre
Anche sotto la pioggia bisogna raccogliere i fiori dello zafferano, e prima che si aprano e si rovinino i pistilli.
Oggi ci è andata bene, ma eravamo organizzati. Ha poi piovuto per tutto il giorno! Siamo in coppia a raccogliere, non si può parlare, bisogna contare: essere in due è una distrazione in più. Sono impermeabilizzata e impacciata, ma è bello farcela e potersi premiare con una tazza di caffè che abbatte tutti i meriti.

giovedì 17 ottobre

Autunno al paesello dal sorgere al tramontare del sole.

Il sole illumina le cime, ancora non è nel campo. Meglio arrivare prima del sole per raccogliere i fiori: è ancora tutto bagnato, i petali stretti fra loro scivolano sotto le dita, gli stivali affondano nella terra nera tra i cumuli, la posizione è instabile ma bisogna far presto prima dell’arrivo del sole e delle api sul campo e di dover togliere i fiori non solo alla terra ma pure alle amiche api che non si mostrano felici! Ora però non dobbiamo più essiccare i petali, non si riesce a mantenerli, quindi metteremo tutto nell’orto su cui ronzeranno per tutto il giorno gli insetti. Questo scambio di attenzioni mi rende più in armonia con loro.

Le ore di sole non sono molte, alle 17 ci si saluta! Le api se lo godono tutto e noi?

Un giretto a raccogliere noci e castagne nel bosco vicino. Vorrei poter andare oltre, ma è difficile farsi strada fra i rovi e le pianticelle cresciute dopo alcuni disboscamenti recenti. Il terreno è umido e coperto di ricci e di castagne che rotolano mossi dal mio bastocino. Il sentiero che è rimasto è quello che hanno tracciato i cavalli e che continuano a percorrere di notte i cervi che popolano numerosi le zone. I cervi, le talpe, le cavallette, ma anche i cavalli, i maiali, le api… siamo in sintonia con loro o siamo i loro nemici? Abbiamo recintato il campo per poter preservare il raccolto, ma le talpe entrano e ci smuovono i bulbi, le api mettono un po’ di ansia, le cavallette hanno bisogno di cibo e se scelgono il sambuco del mio giardino non è piacevole. Le noci sono quasi tutte marce, le castagne sono buone. Torno a casa.

22 e 23 ottobre

Lavorare e godersi la natura in compagnia è dividere la fatica e moltiplicare le gioie! In campagna è più semplice stare con gli altri, gli spazi e i campi accolgono gli ospiti ricambiando la gioia della loro presenza.

I fiori di zafferano continuano a sbucare al centro della loro piantina, a volte pochi, a volte molti, ci vuole pazienza e costanza ma il nostro autunno ci premia e anche a fine ottobre pranziamo sotto l’ombrellone e alla sera, calato il sole, accendiamo la fiamma!

lunedì 28 ottobre

Oggi niente fiori, la giornata è tiepida e luminosa, quindi scarponi, bastoncini e contenitori: si va nel bosco a fare un po’ di scorta per l’inverno! Un sentiero porta nel piccolo bosco di noci e castagni, i frutti riempiono secchiello, sacchetti e zainetto; i ricci li ammucchiamo con la foglia colorata, ma cosa sarebbe bene tagliare, cosa lasciare, i ricci marciranno se si ammucchiano? se puliamo il terreno crescerà erba, ma poi l’erba andrà tagliata, e per chi? e lasciare che la natura faccia da sola? i ricci stanno sotto agli alberi con la foglia sparsa concimando e decomponendosi? i contadini raccoglievano la foglia per fare il letto alle bestie, in questo modo tenevano il bosco pulito si dice, ma cosa sarà meglio? Certo qualche albero va sistemato, se non lo si fa secca da solo e cade.

La nebbia è la regina
di queste due
ultime
giornate di ottobre
Come essere
sospesi nel nulla,
leggeri e liberi.
E a fine giornata anche i contadini si rilassano.

Con il raggiante ciclamino rosso in mezzo alle foglie cadute dalla pergola, l’ottobre dei Cech vi saluta: – Ciao, ci vediamo a novembre!

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

 

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