Crostata innovata per Eleonora

Benvenuta  Eleonora!

Lunedì 25 novembre, con qualche giorno di anticipo, è nata Eleonora!

Oggi ho preparato una crostata pensando a lei!

Negli ultimi tempi, tempi in cui ci siamo ormai tutti dimenticati della sobrietà, dimenticati di quando le torte si vedevano solo nelle grandi occasioni, o spiate nelle vetrine dei pasticceri se si avevano desideri e non grandi occasioni… negli ultimi tempi dicevo, tempi in cui la torta è meno costosa del pane fresco e la mangiamo spesso anche a merenda o a colazione… in questi ultimi tempi, certi ingredienti prima eccellenti, sono diventati dannosi per gli Umani rallentati e il Pianeta affaticato.

Quindi “innovare” le ricette pare giusto e doveroso, e forse anche di moda!

Vado a rivedere la mia ricetta, quella che avevo sperimentato come la migliore e pubblicata sul blog di Alicemate, cerco poi una crostata di Benedetta pubblicata di recente su internet; scrivo gli ingredienti di entrambe e li metto a confronto: trovo nell’ultima meno grassi, specialmente quelli più nocivi (amato burro), meno zucchero, meno uova, meno richiesta di tempo, solo più lievito per sveltire la preparazione.

(A fondo pagina i link alle due ricette)

In onore ad Eleonora e per rispetto del suo futuro mondo e dei suoi abitanti, che ora richiedono altre attenzioni, devo optare per la nuova ricetta, quella di Benedetta in internet.

Al lavoro allora per fare la torta alle nipotine che ieri sono raddoppiate!

 Alcuni passaggi:

 

La torta è cotta e pronta per fare il viaggio dalle nipotine!

Chissà se otterrà l’approvazione, o richiederà qualche modifica?

—————-
link utili:

– Una crostata?  06 Dic 2011 dal mio blog Alicemate

CROSTATA DI MARMELLATA SEMPLICE FATTA IN CASA DA BENEDETTA    con il video su internet

—————–

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

Ottobre nei Cech

Ottobre è un bel mese? É sempre stato un mese redditizio.
Quando ero bambina era il mese di inizio delle scuole, quindi impegnativo perchè l’inizio è fondamentale: bisogna dare un’impressione positiva alla maestra, ai professori, con attenzione ad ogni parola, bei quaderni ordinati, e se andava bene ottobre, non eri in vacanza, ma scivolavi meglio!
Da insegnante era un mese lungo, senza distrazioni, fino a quando non si è inserita la festa di Halloween, ma fortunatamente era proprio alla fine!
E ora che sono libera da impegni rigidi e richieste precise, ecco ottobre come il mese del raccolto, non solo attraverso le poesie e i racconti, i grappoli d’uva e le pannocchie appesi in classe, ora raccolgo un po’ veramente quello che la natura ha prodotto per suo conto o guidata dall’uomo.
É anche un mese autunnale, tutti lo sanno, ma vivere le giornate all’aperto quando splende ancora un bel sole, o con impermeabile per la  pioggia e la nebbia, è gioiosa e gratificante armonia.
Quindi ecco ottobre nei Cech: giornate di tranquilla raccolta all’aperto di prodotti coltivati o regalati dalla terra e di incanto ad osservare colori, respirare profumi e covare pensieri.

“I Cech”, per chi non lo sapesse, sono cosiderate tutte le zone poste sul versante sud delle Alpi Retiche dal lago di Como fino al taglio della Val Masino.

Quindi in autunno sui Cech si può ancora godere un po’ di calduccio, anche se l’aria mite del lago e quella rigida che scende dai ghiacciai della Val Masino, si scambiano i loro umori e nel corridoio dietro il Culmine di Dazio le “scighere” sono spesso in movimento.

I paesaggi a me familiari risevano sempre sorprendenti scorci, e in particolare il mutare del nostro rapporto mi invita a fermare il momento in scatti, pur incompleti e deludenti.
Ed eccomi a raccontare le mie emozioni ottobrine con immagini e parole
(alcune date del racconto sono link di pubblicazioni fatte su facebook)

Se volete ingrandire le foto cliccateci sopra e fatele scorrere

Martedì 01 ottobre

Controllo del campo di zafferano in sperimentazione: benissimo, i teli neri hanno funzionato: niente erbacce da pulire e tutti i bulbi hanno la loro piantina.

É proprio andata così, nonostante la mia avversione a questi brutti mantelloni neri che pezzano e soffocano in modo così innaturale i nostri campi e giardini. Chissà che si trovi qualche modalità meno rovinosa.

venerdì 11 ottobre

Da qualche giorno è iniziata la fioritura dello zafferano. Nel campo questa mattina sono da sola, c’è un bellissimo sole che richiede il cappello, ma l’aria è fresca e si lavora volentieri. É il cappello di Virginia Woolf, così lo chiamo perchè acquistato nel giardino della sua amica Vita, viaggiatrice, scrittrice e appassionata giardiniera. Durante il raccolto potrei anche pensare, immaginarmi in altri spazi, abbandonarmi al respiro della natura, alle gradazioni di viola ingioiellate di oro e del rosso dei preziosi pistilli, potrei se non dovessi contare i fiori che raccolgo, potrei se non dovessi contendermi i fiori con le amiche api che si nascondono nella profondità del loro richiamo. Conto e cerco trucchi per non dimenticarmi i totali parziali: 23 numero di mia sorella, e faccio la foto… 46 numero di casa… e rispondo al saluto dalla strada, ma ero a  100 o 200?

Poi in casa a terminare il lavoro di mondatura dei fiori, da cui togliere gli stimmi e farli essiccare. Accidenti quest’anno bisogna essiccare anche petali e quanto non utile a fare lo zafferano, non posso più restituire niente alle api. Accendo la radio, parlano di Calvino, lo stavo dimenticando, bisognerebbe avere più memoria per non dover ripetere le stesse cose, per questo che si ripetono anche tanti errori.

martedì 15 ottobre
Anche sotto la pioggia bisogna raccogliere i fiori dello zafferano, e prima che si aprano e si rovinino i pistilli.
Oggi ci è andata bene, ma eravamo organizzati. Ha poi piovuto per tutto il giorno! Siamo in coppia a raccogliere, non si può parlare, bisogna contare: essere in due è una distrazione in più. Sono impermeabilizzata e impacciata, ma è bello farcela e potersi premiare con una tazza di caffè che abbatte tutti i meriti.

giovedì 17 ottobre

Autunno al paesello dal sorgere al tramontare del sole.

Il sole illumina le cime, ancora non è nel campo. Meglio arrivare prima del sole per raccogliere i fiori: è ancora tutto bagnato, i petali stretti fra loro scivolano sotto le dita, gli stivali affondano nella terra nera tra i cumuli, la posizione è instabile ma bisogna far presto prima dell’arrivo del sole e delle api sul campo e di dover togliere i fiori non solo alla terra ma pure alle amiche api che non si mostrano felici! Ora però non dobbiamo più essiccare i petali, non si riesce a mantenerli, quindi metteremo tutto nell’orto su cui ronzeranno per tutto il giorno gli insetti. Questo scambio di attenzioni mi rende più in armonia con loro.

Le ore di sole non sono molte, alle 17 ci si saluta! Le api se lo godono tutto e noi?

Un giretto a raccogliere noci e castagne nel bosco vicino. Vorrei poter andare oltre, ma è difficile farsi strada fra i rovi e le pianticelle cresciute dopo alcuni disboscamenti recenti. Il terreno è umido e coperto di ricci e di castagne che rotolano mossi dal mio bastocino. Il sentiero che è rimasto è quello che hanno tracciato i cavalli e che continuano a percorrere di notte i cervi che popolano numerosi le zone. I cervi, le talpe, le cavallette, ma anche i cavalli, i maiali, le api… siamo in sintonia con loro o siamo i loro nemici? Abbiamo recintato il campo per poter preservare il raccolto, ma le talpe entrano e ci smuovono i bulbi, le api mettono un po’ di ansia, le cavallette hanno bisogno di cibo e se scelgono il sambuco del mio giardino non è piacevole. Le noci sono quasi tutte marce, le castagne sono buone. Torno a casa.

22 e 23 ottobre

Lavorare e godersi la natura in compagnia è dividere la fatica e moltiplicare le gioie! In campagna è più semplice stare con gli altri, gli spazi e i campi accolgono gli ospiti ricambiando la gioia della loro presenza.

I fiori di zafferano continuano a sbucare al centro della loro piantina, a volte pochi, a volte molti, ci vuole pazienza e costanza ma il nostro autunno ci premia e anche a fine ottobre pranziamo sotto l’ombrellone e alla sera, calato il sole, accendiamo la fiamma!

lunedì 28 ottobre

Oggi niente fiori, la giornata è tiepida e luminosa, quindi scarponi, bastoncini e contenitori: si va nel bosco a fare un po’ di scorta per l’inverno! Un sentiero porta nel piccolo bosco di noci e castagni, i frutti riempiono secchiello, sacchetti e zainetto; i ricci li ammucchiamo con la foglia colorata, ma cosa sarebbe bene tagliare, cosa lasciare, i ricci marciranno se si ammucchiano? se puliamo il terreno crescerà erba, ma poi l’erba andrà tagliata, e per chi? e lasciare che la natura faccia da sola? i ricci stanno sotto agli alberi con la foglia sparsa concimando e decomponendosi? i contadini raccoglievano la foglia per fare il letto alle bestie, in questo modo tenevano il bosco pulito si dice, ma cosa sarà meglio? Certo qualche albero va sistemato, se non lo si fa secca da solo e cade.

La nebbia è la regina
di queste due
ultime
giornate di ottobre
Come essere
sospesi nel nulla,
leggeri e liberi.
E a fine giornata anche i contadini si rilassano.

Con il raggiante ciclamino rosso in mezzo alle foglie cadute dalla pergola, l’ottobre dei Cech vi saluta: – Ciao, ci vediamo a novembre!

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

 

Dalla Val Fabiòlo alla Val Tartano

Mercoledì 2 ottobre siamo riusciti a fare una passeggiata in montagna in compagnia di amici. Nonostante la copiosa pioggia notturna, al mattino siamo partiti con un po’ di tempo nuvoloso ma con buone previsioni per il pomeriggio.

Il programma della passeggiata ci doveva portare in una valle già poco soleggiata e ricca di vegetazione, dove abbiamo fatto colorati e inconsueti incontri con decine di salamandre, lungo la mulattiera che segue a spirale la stretta e ombrosa valle Fabiòlo.

Questa Valle ha inizio a Sirta, non si può dire si apre, perchè pare si nasconda dietro al piccolo paese. E risalendo fino a 1000 metri, ci porta a Campo, in Val Tartano. Giunti là dove il turismo è arrivato in seguito alla costruzione della “passerella nel cielo”, ci fermeremo a mangiare un buon piatto tipico. Scenderemo poi seguendo un altro percorso storico: il sentiero del Dos de la Crus. Sia la Val Fabiòlo che il sentiero del Dos sono le strade che gli abitanti di questi monti percorrevano a piedi, da soli o con le bestie, carichi di gerle o zaini per poter vivere e sfamare le proprie famiglie, questo fino alla costruzione della strada carrozzabile nel 1957. I bambini e i ragazzi anche le percorrevano tutti i giorni per recarsi a scuola o andare a messa, verso Sostila o la Sirta. E durante l’estate le ragazzine andavano per i sentieri a tagliare erba per le capre o raccogliere i fiori per le Madonne dei vari gisööi. E proprio i gisööi, le cappellette con dipinti soggetti religiosi, attirano l’attenzione ancora oggi: così visibili, posti in punti strategici del percorso per poter dare consolazione con una sosta di riposo e preghiera.

La Valle Fabiòlo, ho scoperto, è nota anche come “Valle degli spiriti” per le numerose leggende legate a questo luogo. Mentre raggiungiamo il primo ponte dove c’è la cappella d’inem la val, l’amica mi racconta infatti di spiriti che l’attraversavano con candele in mano, spaventando il povero viandante costretto a seguirli fino al cimitero di Sostila… e molte altre sono le storie, ora scritte sul libricino: “Su per la Valle alla ricerca di antiche leggende” (Liberale Libera e Franco Mottalini, 2013).

Alla località dei Bures, dove troviamo una cappelletta e alcune case, c’è la deviazione per Sostila che noi non faremo per proseguire verso Somvalle e Campo. Quindi raggiungiamo l’ultimo maggengo della valle, la Sponda, a 900 metri, qui ci sono anche le mucche al pascolo che si fanno sentire con le loro zampogne. Ecco ancora una bella cappelletta e alcune case dove si racconta si tenessero danze macabre e dove  si transitava pericolosamente anche col buio per raggiungere e conquistare l’amore. E infine la cappelletta del zapèl de uàl, oltre la quale si apre la piana luminosa di Somvalle, Cà e Campo.

E nel pomeriggio la veloce discesa dal Dos de la Crus, con il sole, le castagne e il panorama sulla bassa Valtellina.

Un video di due minuti per far rivivere la passeggiata sulle due mulattiere, una abitata da salamandre e la seconda con le castagne che cadevano sonore sull’acciottolato.

 

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(per vedere la Val Fabiòlo ferita dalle frane dell’alluvione del 1987, QUI)

Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

La stanza dei maschi è diventata un bagno al sole (qui) e quella delle femmine? Dalle idee ai lavori:

E i maschi dove dormiranno ora? e le femmine avranno ancora un loro spazio?

Per ora vediamo com’era questa stanza delle femmine e in cosa si è trasformata? Diciamo per ora come viene utilizzata, perchè tutto può essere sempre modificato, se c’è il bisogno, l’idea, la voglia e la forza.

Anzi partiamo ancora da prima, da quando ce l’hanno mostrata nel 2003 come “la stanza della zia“, ricordo che conteneva i mobili di una vecchia stanza, un po’ malmessa, specialmente il comò che era stato bagnato da una perdita di acqua dal tetto, il letto aveva ancora l’elastico che andava eliminato e il tutto era stato attaccato dal tarlo e dall’usura del tempo, ma le lavorazioni a mano e il materiale in legno invece delle moderne impiallacciature, ci hanno fatto decidere di ridare nuova vita a questa mobilia, ripulita e data ad un bravissimo “lustrone” è ora ancora con noi! (vedi qui)

Ecco le foto della porta e della finestra con gli scuri, esistenti, tutti tinteggiati in verde, che poi abbiamo “copiato” nella ristrutturazione della prima parte della casa. Questi sono inizialmente stati puliti e riutilizzati per diversi anni nella cameretta “delle femmine”:

Quindi nel 2004 si fanno i primi lavori indispensabili a mettere in sicurezza la struttura: tetto, solette…

Questa cameretta la manterremo, come quella dei “maschi”, fino ai nuovi lavori decisi in seguito.

Ecco la “stanza delle “femmine” a confronto con il successivo e recente intervento definitivo del 2015:

—————

Quindi pare che maschi e femmine, essendo cresciuti, riescano a condividere meglio gli spazi, potendo anche scegliere maggiormente i tempi dei soggiorni!

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

 

 

 

Una casa nei Cech (11) -un bagno al sole-

Che bello avere un bagno “al sole”!

Avere uno spazio confortevole per potersi rilassare con una doccia, ripulire le unghie annerite dopo aver lavorato in campagna o  magari aver spazzolato con forza i vecchi attrezzi, colorando di ruggine la “posa” di sasso (qui).

E chi non ama lavarsi in un luogo caldo, chi non ama pettinarsi, curarsi mani e viso… e vestirsi in un luogo luminoso?

Eppure le stanze da bagno (o semplicemente i bagni) sono spesso sistemate in spazi della casa angusti e non sempre felici. Spesso le finestre sono inesistenti o piccole, o poste in alto, con vetri smerigliati, la vista su cortili interni…

Certo tutte le stanze meritano attenzione, quindi? Nel mio caso non è stato difficile avendo quasi la completa esposizione della casa a sud/est, ma il vecchio bagno, era a nord! (qui)

Quindi nella ristrutturazione abbiamo ricavato uno spazio per un bagnetto verso sud, con luce, sole, accesso al balcone e vista sulla valle! Qualcuno lo trova un po’ poco intimo, ma si sa, a qualcosa bisogna rinunciare!

Vediamo il cambiamento?

Nello spazio occupato dal nuovo bagno prima c’era una cameretta, che anche noi avevamo sistemato e utilizzato per alcuni anni. Il pavimento era in cemento liscio, non in legno come quello delle altre stanze, perchè sotto c’era il grande forno del pane; la porta finestra in legno verde scolorito con un pesante scuro appeso grazie a due vitoni, e due vetri sottili fermati con dello stucco e schermati da una sottile tendina. Nel muro di una parete era presente una niccchia, che avrei voluto salvare… ma non è stato possibile.
Questa cameretta era in centro e serviva anche da passaggio per la camera vicina (nessun svincolo, vedi qui).

Questa era per noi la camera dei figli maschi.

(cliccare sulle foto per ingrandirle e farle scorrere)

Vediamo nella foto successiva la stanza demolita al suo interno, senza il pavimento, in basso a sinistra i mattoni del vecchio forno, che in parte verrano mantenuti; il soffitto era già stato rialzato; in primo piano il pavimento in legno della “stanza delle femmine”, anche lui purtroppo non sarà recuperato.

lavori di demolizione (19.11.2015)

Ed ecco il nuovo bagnetto e lo svincolo che hanno occupato quasi tutta la precedente cameretta. La porta sarà trasformata in finestra e resterà nella stanza vicina in coppia con la finestrina esistente, mentre qui verrà aperta un’altra porta per uscire sul balcone.

Il bagno, che abbiamo voluto molto semplice, luminoso e bianco, è riscaldato dal sole e da un po’ di legno, e rallegrato dal colore ROSSO!

Dall’esterno si possono osservare le modifiche: il balcone del nostro bagnetto è quello in centro, prima era l’unico sulla facciata, ed è stato mantenuto, le due finestrine anche, come parte dell’ intonaco… Come vedete ci sono stati molti altri interventi, ma di quelli ne riparleremo.

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Ciao, alla prossima puntata!

Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

Una casa nei Cech (10) -ambienti e attrezzi da lavoro-

E dopo il riposo (qui), iniziava di buon’ora una giornata di lavoro. In casa e nel paese c’era da fare per tutta la famiglia, lo testimoniano la distribuzione degli spazi, dove quelli per produrre superavano quelli abitativi: ecco infatti molte stalle, fienili, pollai, orti, campi e prati ricavati tagliando parte di bosco; boschi preziosi per ricavare legna e castagne, funghi, frutti selvatici.

Oggi come servizi nelle case sono intesi i bagni, i ripostigli, i locali attrezzi, i garage…

Un tempo quali potevano essere i locali, meglio gli spazi di servizio? Anche allora c’erano i depositi attrezzi per l’agricoltura, le cantine e i solai, ma anche i rifugi per le galline, per le pecore, il posto per allevare il maiale o i conigli, oltre alle stalle vere e proprie per le mucche. Tutti questi spazi di lavoro erano vicino alle abitazioni, spesso sotto alle abitazioni stesse.

Insomma a ben vedere in queste case rurali dei nostri paesi era tutto in funzione del lavoro agricolo e di allevamento a cui ci si doveva dedicare la famiglia intera per riuscire a vivere e crescere i figli. Quando poi gli uomini hanno trovato un lavoro più sicuro nelle fabbriche,  questi impegni sono stati in parte mantenuti, occupando il tempo libero e l’aiuto delle donne e dei ragazzi.

Fermiamoci qui e andiamo a vedere cosa c’era nella casa nei Cech, adattata come abitazione intorno al 1900, ma precedente come utilizzo agricolo, e abitata fino al 1970 circa.

per vedere meglio cliccare sulla foto che si ingrandisce

 

La zona occupata da animali e attrezzi era quella seminterrata a sinistra, nella foto è nascosta dalla vegetazione cresciuta per l’abbandono, ma si vedeva chiaramente il recinto del pollaio e la retrostante porta che permetteva alle galline di rifugiarsi per la notte e per il freddo. Nello stesso ambiente c’era una parte adibita all’allevamento del maiale, recintato e con il grosso trogolo dove si versavano gli alimenti per “ingrassarlo”.

Per visualizzare meglio guardiamo i due portoncini a destra, visibili dopo i primi interventi di ristrutturazione. Questi spazi furono in un primo momento, solo ripuliti e messi in sicurezza. Ora sono stati recuperari completamente per nuovi “servizi”.

La porta di sinistra era quella per far entrare le galline e tenere il maiale.

La porta a destra portava in un ambiente buio e stretto che, ci è stato detto, veniva utilizzato come rifugio per le pecore, ma anche come deposito attrezzi. Questo secondo uso è testimoniato anche dal fatto che noi, ripulendo il fondo del locale, abbiamo trovato sotto la terra molti pezzi di attrezzi da lavoro, solo la parte in ferro, quella in legno era stata consumata; erano attrezzi da lavoro per la campagna e per il taglio del bosco.

Appena ho potuto ho sistemato i pochi e vecchi oggetti di legno perchè i tarli smettessero di mangiarseli. Fra questi ho recuperato il grande contenitore che serviva da trogolo per il maiale.

I ferri ritrovati li ho messi da parte per poterli poi osservare ed eventualmente rivalorizzare.

Ogni tanto prendevo un oggetto che mi incuriosiva, lo ripulivo e lo collocavo qua e là: i campanacci delle mucche ora li uso per chiamare al pranzo, molti chiodi sono stati utilizzati per sostenere fili o appendere oggetti.

Quest’estate finalmente ho avuto un po’ più di tempo e sono riuscita a ripulire diversi attrezzi: zappini, zapponi, vanghe, badili, forche, picconi, accette e altri piccoli oggetti. Non ho ancora terminato, mancano mazze, catenacci, cardini… ma ormai sappiamo che sarà fatto.

Alcuni momenti del recupero:

 

 

Se poi qualche amica o amico ricevesse in dono un “pezzo di questi ferri”, spero lo apprezzi come un oggetto che racconta le fatiche e intelligenze della nostra umile e operosa gente valtellinese.

————————-

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Ciao, alla prossima puntata! QUI

La figlia del Capitano

Ho letto questa storia, l’ho letta dopo il mio breve viaggio nelle “due capitali” russe dove, nella storica libreria di San Pietroburgo, ho acquistato questo romanzo di Aleksandr Sergeevič Puškin: La figlia del Capitano, per un regalino. Io, incuriosita, l’ho poi letto in una edizione della De Agostini del 1983 che avevo in casa: La figlia del capitano e altri racconti.

Trovare questo romanzo in italiano in questa bella libreria di San Pietroburgo è stato il “collegamento”, la motivazione che ha stimolato la lettura, oltre a scoprire dalle innumerevoli piazze, vie, statue dedicate a questo poeta, quanto Puškin sia ancora amato e onorato.

cosacco Pugačëv

Aleksandr Puskin

Questo breve romanzo storico pubblicato nel 1836 mi ha mostrato una realtà lontana ma di cui avevo già sentito narrare in canti e fiabe popolari: guerre civili russe condotte da coraggiosi ribelli contro armati eserciti imperiali, rivolte combattute per la libertà, la vita e la terra. Nobiltà e ricchezze calcolate sul numero di uomini posseduti, una terra di servi fedeli a padroni assoluti che avevano in alto onore i valori del  loro rango e la fedeltà verso il loro sovrano. Insomma una gerarchia molto rigida e difficile da modificare.

Ecco nel romanzo citare i tartari, apparire i cosacchi, i baschiri, i kirghisi, popoli nomadi e coraggiosi a cavallo nelle steppe e sotto le loro tende, ecco le guarnigioni imperiali a difesa di fortini sperduti ai confini della grande Russia. Tutto nel romanzo ci viene presentato come un’avventura rocambolesca, dove i sentimenti e le passioni sono forti, ma sono anche veri, sono relamente esistiti i personaggi principali, ci sono le città, i giardini, le bufere, la storia, ambientata alla fine del Settecento al tempo di Caterina II, è storia vera.

Ecco la zarina Caterina II nel Castello di Puskin di cui ho scritto nel precedente articolo, lei ci appare proprio lì, in quel luogo dorato, e proprio lì si conclude il romanzo, dove Mar’ja, la protagonista femminile giunge a cercare la grazia per il suo giovane tenente Pëtr condannato per  alto tradimento, in seguito all’accusa di aver complottato con il capo della rivolta Pugačëv.

Trovate in pdf le ultime 4 pagine del romanzo dove potete leggere la parte ambientata nel Palazzo di Caterina:

ultime 4 pagine La figlia del capitano

Alcune belle immagini dalla miniserie televisiva del 2012 tratta da La figlia del Capitano di Puškin:

Se volete vederlo lo trovate in due episodi su Rai Play

—————————-

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

 

Voci precedenti più vecchie